Linguaggio ed Etimologia

Per quanto riguarda l’importanza dell’evidenza linguistica nel trovare l’origine dell’uomo, James Churchward dice, “Si ammette che il linguaggio sia la guida più accurata nel rintracciare le relazioni familiari di vari popoli, anche quando abitano paesi che sono separati da vaste estese di acqua ed estensioni di terra”.23

L’evidenza linguistica/etimologica che collega il mondo è stupefacente ed è stata dimostrata lungo questo libro. Principalmente, comunque, la nostra analisi è stata confinata al “Vecchio Mondo”. Noi abbiamo già visto alcuni esempi abbaglianti su come i linguaggi di ambedue i mondi siano correlati. Come un esempio di base, la parola “Mama” e/o “Ma” che significa mamma si trova in numerose culture intorno al globo. Una similarità etimologica più complessa si può trovare nel nome Messicano di Mexitili o Mesitili, che significa “l’Unto”24, ovviamente riferito all’Egizio Messu e l’Ebraico Messia. In Maia, “balaam” è un sacerdote, mentre in Ebraico è il nome di un profeta. Ci sono di fatto numerose correlazioni tra l’antico linguaggio Messicano e quello del Medio Oriente, incluso il Sumero. Veramente, la cultura Messicana ha stretti paralleli nell’arte, nella religione e nel linguaggio anche con il Sumero.

Inoltre, il dio creatore Maia era chiamato “Hurakan”e il dio del temporale Caraibico era “Hurukan” ambedue dei quali sono quasi identici alla divinità irosa Tibetana, “Heruka”, che a suo turno è in relazione ad Heracle o Ercole. È da questo dio tempestoso che noi prendiamo la parola “Hurricane (uragano)”. Walker ipotizza che “Horus” fosse “Heruka” dell’Est e nota che i Pigmei veneravano Heru, un nome arcaico di Horus. “Hul-Kin” nel linguaggio Indiano di Naga-Maya e Hurki in Accadico/Caldeo ambedue significano “colpo di sole”25, il che sarebbe certamente una ltro aspetto iroso del dio sole.

Esistono molti altri esempi di corrispondenze tra parole del “Vecchio” e del “Nuovo” Mondo. Charles Berlitz cita, per esempio, la similarità tra “teocalli, che significa “casa degli dei” in Azteco/Nahuatl, e “theu kalia”, che significa “casa di Dio” in Greco. La parola per “fiume” in Greco è “potamos”, che è molto simile al Fiume Potomac in Nord America. Nel linguaggio Sud Americano di Aymara, “malku” significa “re”, come “melek” e “melchi” nei linguaggi Semitici. Sia nel linguaggio Americano di Araucaria ed il linguaggio Egiziano la parola “anta” significa “sole”, mentre un certo numero di termini in Quechua sono simili nella forma e nel significato a termini Sumeri. La lista va avanti e include anche culture dai Mari del Sud fino al Nord Europa.

Citazioni:

23. J. Churchward, LCM, 311.

24. Sitchin, LR, 28.

25. J. Churchward, CM, 235.

Bibliografia

Traduzione da “The Christ Conspiracy” di Acharya s

Movimento Laico - Resistenza Laica Forum Laici Libertari Anticlericali

Testamento biologico e consenso informato: intervista al “paziente dissenziente”

Da UAAR:

di Isabella Cazzoli, Genova

Diversamente da quanto accade in altri Paesi del Nord Europa come nei Paesi Bassi, Belgio, Danimarca o Germania e negli Stati Uniti, non esiste in Italia una normativa sul testamento biologico. Nel 2001 il nostro Paese ha ratificato la convenzione di Oviedo del 1997 che stabilisce che «i desiderî precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la propria volontà saranno tenuti in considerazione». Inoltre, secondo il Presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica, «i desiderî espressi per iscritto dal paziente devono essere tenuti in considerazione dal medico anche se non ha un obbligo assoluto di rispettarli. In tal caso però il sanitario deve giustificare con un atto formale perché ha disatteso quelle richieste».

Ben otto disegni di legge sono stati presentati in Parlamento al fine di legiferare su un argomento così delicato come il testamento biologico. Definizione italiana di un concetto che sembra appartenere quasi alle ultime ore di vita. Proviamo invece ad utilizzare il termine sicuramente più forte e positivo degli  anglosassoni, il living will, testamento di vita.

È proprio questo il nuovo concetto da prendere in considerazione: non una decisione sulla morte, ma un progetto di vita.

L’UAAR, il cui scopo principale è quello di tutelare i diritti civili dei non appartenenti ad alcun credo religioso, sente questo tema come una forma avanzata di civiltà giuridica.

A questo scopo siamo andati a intervistare il “paziente dissenziente” dell’Ospedale San Martino di Genova.

Il Dott. Bruno ci accoglie sorridente nella sua casa del centro cittadino, dove svolge ancora attività di studio e di ricerca relativa alla sua professione di psicologo, e dove risiede per pochi giorni la settimana, poiché i restanti li trascorre a Milano. Un uomo non stanco della propria vita o assalito dal male di vivere, ma un uomo vivace, attivo, sempre in viaggio, capace e cosciente e che in virtù di  questo vuole scegliere il proprio cammino futuro.

Bruno, la sua storia comincia un anno fa, quando invia al Comitato Etico la sua prima richiesta di chiarimenti sul consenso informato. Vuole raccontarci?
Volentieri. Oltre un anno fa, a causa di un fattore di rischio scoperto casualmente e nell’eventualità di dovermi sottoporre a un delicato intervento chirurgico esposto, come tutti i trattamenti chirurgici, al rischio statistico di un esito anomalo ma con conseguente grave inabilità della  persona, quale ad es. uno stato vegetativo persistente, inoltrai richiesta al Comitato Etico di poter aggiungere una postilla al consenso informato.

In cosa consisteva la clausola?
«Nel disporre in piena consapevolezza e altrettanto piena capacità di intendere e di volere di rifiutare il mio consenso a ogni accanimento (cosiddetto) terapeutico, ivi compresa l’idratazione e l’alimentazione artificiale e forzata e che ogni cura estrema e inefficace sul piano della guarigione venga sospesa o addirittura non intrapresa».

Quindi una sorta di testamento biologico come estensione del consenso informato?
«Proprio questo. Con il consenso informato autorizzo il medico a effettuare l’intervento sul mio corpo. La mia clausola, inserita al termine del consenso informato, ha la valenza di una limitazione dell’autorizzazione con la quale dispongo che nel caso in cui io non sia più in grado di esprimere la mia volontà e nell’eventualità di un esito imprevisto con condizione clinica inguaribile e irreversibile, rifiuto l’accanimento terapeutico compresa l’idratazione e l’alimentazione forzata».

La sua richiesta è stata quindi accolta positivamente dal Comitato Etico, un passo avanti verso il testamento biologico.
«Non come privato cittadino, poiché ho dovuto ripresentare la mia domanda attraverso il medico del reparto dove avrei potuto essere operato. Ma l’importante è il risultato raggiunto».

Cosa suggerisce quindi, nel caso ci si debba sottoporre ad un intervento chirurgico?
«Fate come me, sollecitate un ampliamento del consenso informato».

E riguardo al testamento biologico? Ha suggerimenti?
«Personalmente ho redatto un testamento biologico olografo (pagina 1, 2 e 3) di cui autorizzo la pubblicazione sul vostro sito perchè ne possiate attingere. Per ora possiamo solo sperare che ne venga tenuto conto perché, in una società culturalmente evoluta, ribadire il principio dell’autodeterminazione e del consenso da redigere prima che un danno cerebrale ne impedisca una consapevole espressione è un atto di civiltà che deve essere recepito. Suggerisco inoltre di designare in calce allo stesso atto un fiduciario che attesti di fronte a chiunque le volontà espresse dal firmatario».

Il testo del testamento biologico di Paolo Ravasin

Da Associazione Luca Coscioni:

Io Paolo Ravasin nato a Ceggia, in provincia di Venezia il quattro aprile 1960, attualmente ospite presso la Casa Soggiorno Villa delle Magnolie a Monastier, in provincia di Treviso e sono stato adeguatamente informato, nel corso di approfonditi colloqui con il dottor Agostino Paccagnella [06/02/08] e il dottor Guido Zerbinati [06/02/08 e 13/02/08] alla presenza del dottor Camillo Barbisan Presidente del Comitato di Bioetica dell’ULSS 9, dell’evoluzione della mia malattia e della conseguente indicazione ai relativi trattamenti. In particolare per quanto riguarda la possibilità di nutrirmi ed idratarmi. La mia ferma, convinta e documentata volontà in proposito è la seguente:”nel momento in cui non fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca oppongo il mio rifiuto ad ogni forma di alimentazione e di idratazione artificiale sostitutive della modalità naturale. Tale rifiuto è da ritenersi efficace anche nella circostanza in cui perdessi qualsivoglia capacità di esprimere e ribadire la mia volontà.Inoltre, a partire dal momento in cui non fossi più in grado di nutrirmi e idratarmi attraverso la mia bocca rifiuto la somministrazione di qualsiasi terapia medica destinata a trattare la malattia di cui sono affetto e oltre altre patologie sopravvenienti intese come complicazioni. Accetto unicamente i farmaci necessari a trattare i sintomi dolorosi derivanti, in particolar modo, dalla disidratazione nella modalità di somministrazione che il mio medico - dottor. Guido Zerbinati o i suoi sostituti - riterrà appropriata.Affermo di essere stato informato e quindi sono pienamente consapevole delle conseguenze a cui mi espongo mediante tale rifiuto che tuttavia considero quale mia insuperabile manifestazione di volontà. Infine oppongo il mio rifiuto ad ogni trasferimento in strutture ospedaliere”.Non essendo in grado di sottoscrivere materialmente tale documento a causa della mia infermità attribuisco al medesimo il valore di espressione della mia autentica volontà attraverso una videoregistrazione nel corso della quale ho letto la lettura di questo testo al quale ho dato oralmente il mio assenso e che viene sottoscritto dai testimoni presenti.

Originale e Video Associazione Luca Coscioni

Alcune considerazioni sul “Consenso Informato”

L’articolo 32 della Costituzione Italiana afferma:

“…..

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

In base a questo articolo e ad altri principi si riconosce al malato il diritto al “consenso informato” prima di un intervento o una cura di una certa gravità e/o rilevanza per l’individuo.

Questo evidentemente comporta che il paziente (o i suoi parenti più prossimi in caso di incapacità) abbia/no il diritto di rifiutare la cura proposta….

Credo ne conseguano alcune riflessioni:

1) Se viene riconosciuto il principio che il paziente può accettare o rifiutare una cura, per quale ragione poi questi non avrebbe il diritto di interromperla?

2) Non dovrebbe essere consentito anche un “consenso informato” a termine rinnovabile o meno?

3) Nei casi nei quali sia possibile, prima di concedere il proprio consenso, il paziente non potrebbe esigere che gli venga predisposto un “pulsante” che gli permetta di “staccare la spina” in modo da non mettere in difficoltà psicologica o di fronte alla legge familiari o/e terze persone?

Simboli

Come notato, ci sono numerosi simboli condivisi globalmente, inclusa la croce, che, come così tanti altri, era un simbolo del sole. Uno dei simboli più onnipresenti è la ora famigerata svastica, o croce uncinata, pure emblema del sole, “nominato il simbolo più antico noto al mondo” e trovato tutto intorno al globo, come in Alaska, America del Nord e Centrale, India, Russia e Cina.21 La svastica fu anche un simbolo Cristiano per molti secoli prima della sua rinascita da parte del Cattolico Romano Hitler. Come dice Walker:

Le svastiche compaiono in incisioni Paleolitiche su avorio di mammut provenienti dall’Ucraina, datate 10.000 anni A.C. ca. le svastiche figurano sul conio di monete più antiche in India…. [Le svastiche] rappresentano anche molte altre divinità dall’Islanda al Giappone, Scandinavia fino al Nord Africa. … I primi Cristiani adottarono la svastica per rappresentare Cristo….22

Citazioni:

21. Hazelrigg, 135.

22. Wa]ker, WEMS, 965.

Bibliografia

Traduzione da “The Christ Conspiracy” di Acharya s

Movimento Laico - Resistenza Laica Forum Laici Libertari Anticlericali

Astrologia/Astronomia

Così, noi vediamo il mito ed il rituale tutto intorno al mondo. Noi sappiamo anche che questa conoscenza costituisce non solo religione ma anche scienza, rappresentando osservazioni dettagliate dei cieli e della loro relazione con la Terra, come anche delle forze naturali sul pianeta stesso. Infatti, perché qualsiasi civilizzazione fosse stata globale, avrebbe avuto bisogno di possedere il mito, poiché in realtà tale è la storia dell’astronomia. La conoscenza dettagliata dell’astronomia, insieme a quella delle correnti degli oceani, le forme del vento e le rotte migratorie degli uccelli e dei pesci, permisero ai popoli delle origini di navigare per tutto il globo. Infatti, i cosiddetti popoli primitivi della Polinesia sono considerati i “più grandi navigatori nella storia dell’umanità” e con successo colonizzarono un certo numero di isole del Pacifico tanto anticamente che 30.000 anni fa. Una tale impresa richiese una grande conoscenza delle stelle, dimostrando che questi popoli erano maestri astronomi decine di migliaia di anni fa. Questa conoscenza dettagliata viene esibita anche nei “computer” celesti in pietra che i navigatori lasciarono tutto intorno al mondo.

L’evidenza di una civilizzazione globale si trova in peculiarità astronomiche e astrologiche condivise, come la riverenza per le Pleiadi, l’Orsa Maggiore e la costellazione dello Scorpione o “stelle dello scorpione”, una designazione che si trova dall’India alla Grecia e in America Centrale. In aggiunta, come afferma Walker:

I Caldei credevano che il mondo si sarebbe dissolto e sarebbe ritornato ai suoi elementi primordiali quando tutti i pianeti si sarebbero allineati nella costellazione del granchio. La stessa dottrina apparve in India, in Egitto, in Persia, in Cina, nel nord Europa, e nell’America Centrale pre-Colombiana.19

L’antichità della conoscenza astrologica/astronomica di fatto è grande. Lo zodiaco nel tempio di Dendera in Egitto inizia con il sole nel Leone, il che lo renderebbe antico di 10.000 anni, anche se il tempio stesso è evidentemente vecchio solo un paio di migliaia di anni. Dupuis tracciò le origini dello zodiaco al nord Africa a 15.000 anni fa, e Voley lo retrodatò a 17.000 anni fa. Si suppone che l’Egitto al tempo avesse un terreno eccellente ed un cielo terso, servendo come luogo perfetto per concepire un sistema tanto complesso. In aggiunta, Massey affermò che la mitologia astronomica data indietro di almeno 30.000 anni.20 A. Churchward la spinge ancora molto più indietro.

Citazioni:

19. Walker, WEMS, 183.

20. Massey, HJMC, 201.

Bibliografia

Traduzione da “The Christ Conspiracy” di Acharya s

Movimento Laico - Resistenza Laica Forum Laici Libertari Anticlericali

Religione, Rituali e Costumi