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Spiritualità della rinuncia e spiritualità della completa e giusta fruizione

Alcune considerazioni sull’edonismo o eudemonismo:

  • Quando si solleva un sasso non mosso da tempo si vedono le piantine distorte, avvizzite e pallide; lo stesso succede in relazione alla sessualità: come le piantine condizionate dal sasso, una sessualità repressa, distorta, avvilita e morbosa è causa di problematiche psicologiche e fisiche più o meno gravi.
    Sesso e Amore sono aspetti fondamentali della vita.
    Un rapporto positivo e libero da tabù, condizionamenti culturali, sociali e religiosi è della massima importanza.
    La sessualità è un elemento determinante della espressione individuale più profonda e totalizzante. Limitarla, frenarla o costringerla in parametri più o meno angusti (salvo che per non recare danno a terzi) può essere peggio che negare o limitare la libertà di pensiero e di espressione.
    Occorre quindi essere molto cauti prima di vietare o vietarsi una adeguata vita sessuale.
  • La vita delle scimmie bonobo ci mostra come un comportamento sessuale spontaneo e libero da tabù possa evitare parecchi problemi sia tra gli individui che nella società. (http://www.paniscus.net/kanzi2.htm)
  • Altrettanto può valere per qualsiasi aspetto dell’espressione psicofisica umana.
  • La natura stessa ha reso piacevoli i comportamenti utili all’individuo e alla specie. Ad es. ci piace giocare, mangiare, bere, dormire, imparare, socializzare e, soprattutto, ci piace fare l’amore.
    Quello che ci piace, salvo le esagerazioni, fa bene ed è positivo per noi e per la specie.
  • Supponiamo di essere dei genitori che hanno fatto dei regali ai figli. Ovviamente nel decidere quali regali fare, i genitori cercano il bene dei figli, non solo con il divertimento e lo svago, ma anche l’apprendimento attraverso il gioco.
    Se i nostri figli decidesse di non utilizzare i giochi nella convinzione di farci felici, non ci sentiremmo frustrati e non cercheremmo di convincerli di far tesoro dei regali?
    Supponendo un qualche Essere Superiore o una Natura Viva della quale siamo parte, dovremmo ritenere che le opportunità della vita siano da vivere, non da rinunciare.
  • Si sente spesso che la vita è uno schifo. Certamente lo è se si vive con una concezione negativa che considera la rinuncia un ideale.
  • Occorre certamente usufruire della vita e della natura rispettandole e tenendo conto delle loro esigenze, dal locale all’ecosistema globale. Si deve quindi scegliere un eudemonismo, ovvero un edonismo intelligente, sostenibile e positivo.
  • Bisogna comunque evitare che il benessere di alcuni sia a spese o a danno di altri. Uno slogan opportuno potrebbe essere: non nulla per nessuno, ma tutto per tutti
  • Non conosciamo gli scopi ed i disegni della natura, ma sembra logico utilizzare e valorizzare al massimo la vita e la natura in modo intelligente e creativo, non coltivare la rinuncia sistematica

Edonismo e eudemonismo

Da Wikipedia:

… l’eudemonismo e l’utilitarismo .. presumono una ricerca del piacere tramite il calcolo della ragione; l’edonismo vuole conseguire invece o il benessere immediato e attuale, il “piacere cinetico” come lo intendono i cirenaici, o il “piacere catastematico” come indicato dalla dottrina epicurea.

La concezione edonistica fu rappresentata nell’antichità da Aristippo, allievo di Socrate e fondatore della scuola cirenaica, il quale, partendo dalla concezione socratica del bene come piacevole e della sua attraenza per chi lo conosce razionalmente (“eudemonismo”), approda all’edonismo in quanto bene. Aristippo in effetti devia totalmente dalla strada dell’intellettualismo etico socratico, riducendo il bene al piacere che l’uomo può godere momento per momento, poiché non vi è nessuna certezza che ne possa usufruire nel futuro imperscrutabile, dove può intervenire il destino che rende vana ogni speranza di vita felice.

La ricerca di un bene futuro si accompagna dunque sempre a un senso di incertezza e inquietudine che alla fine rende affannosa la vita dell’uomo che cerca di impossessarsi di un piacere in movimento (“cinetico”). Meglio quindi cogliere il piacere immediato[2] come la gioia, l’allegria, che si può cogliere nel presente badando sempre bene a non divenirne schiavo. Il saggio è infatti colui che può affermare:
«Posseggo, ma non sono posseduto».[3]

Originale

 

Spiritualità Razionale

Per Spiritualità Razionale intendiamo una spiritualità «umana» o, più semplicemente, una Filosofia Di Vita fondata sulle conoscenze umane attuali.

Quindi una spiritualità basata sullo spirito, sulla scienza e sulla ragione umana.

La ragione non può e non deve limitare il campo di percezione ed indagine dello spirito libero ed incondizionato,

ma può e deve stabilire, più chiaramente e nettamente possibile, quello che è dimostrato o dimostrabile da quello che invece è ipotesi o convinzione personale non supportato da prove adeguate e convincenti.

Filosofie di vita oggi

Probabilmente si può dire che chiunque non segua totalmente e ciecamente una religione, si formi una propria filosofia di vita.

Sono tantissime e molto differenti tra loro le convinzioni personali e gli stili di vita conseguenti.

E’ vitale condividere più possibile le proprie convinzioni ed esperienze spirituali
a) perché si può migliorare di molto l’analisi,
b) si possono correggere distorsioni o visioni parziali o condizionate,
c) perché come specie umana siamo anche animali di branco che hanno bisogno di condividere e vivere insieme gli aspetti importanti della vita
d) tecniche di rilassamento, di interiorizzazione e di meditazione di gruppo sono di grande importanza sia per i singoli che per la società

Dalai Lama e spiritualità libera dalle religioni

Dalai Lama

 

 

Ndr:
Condivido tutto salvo sul fatto che le religioni sono state utili in passato (mi pare che in passato, cambiati i parametri, fosse come oggi.
Comunque sono completamente d’accordo sulla necessità di una spiritualità ed una morale completamente libera dalle religioni..

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Regole per essere Umani

L’etica non ha bisogno di dio

Da cronachelaiche:

La posizione del filosofo tedesco in ambito religioso è chiara e devastante nella sua semplicità: l’essere umano non ha bisogno, per regolarsi nella sua vita morale, di alcun dio; la legge morale è una produzione umana e non dipende da alcuna legge divina; la religione non è che una conseguenza dell’esistenza della legge morale e della libera volontà umana, in quanto, essendo l’uomo un essere imperfetto e limitato, trova nella religione un aiuto all’affermazione della legge morale. Una posizione, quindi, che rivoluziona il modo di pensare occidentale, fortemente influenzato dalla tradizione giudaico-cristiana, e che rivela la forza incredibile della razionalità, della libertà, dell’uomo in quanto essere unico ed irripetibile.
Le parole di Kant squarciano il velo dell’ipocrisia religiosa, dell’accettazione passiva, del dogmatismo; esse irradiano pura ragione, sono la luce che illumina l’umanità e la libera dalle catene di platonica memoria: «La morale, in quanto basata sul concetto dell’uomo, come essere libero, ma che appunto per questo, sottopone se stesso, mediante la propria ragione, a leggi incondizionate, non ha bisogno né dell’idea di un altro essere superiore all’uomo per conoscere il proprio dovere, né di un altro movente oltre la legge stessa per adempierlo. È almeno per sua propria colpa che l’uomo trova in sé un bisogno simile, perché quello che non ha origine da lui stesso e dalla sua libertà non può mai surrogare quello che gli manca di moralità. Essa dunque per se stessa non ha assolutamente bisogno di appoggiarsi sulla religione; ma, in virtù della ragione pura pratica, essa basta a se stessa». L’uomo, quindi, senza bisogno di alcuna rivelazione divina, sa già cos’è il bene e cos’è il male, e sa altresì che è un suo obbligo fare il bene e rifiutare il male senza che quest’obbligo prenda le mosse da una morale religiosa.
La legge morale trae vita dalla libertà umana, ed essere liberi significa possibilità di fare il bene ma anche di fare il male. Vi è dunque una duplice natura nell’uomo: una natura buona, che è vista da Kant come una disposizione alla sopravvivenza della specie, alla convivenza pacifica, al senso di responsabilità morale; ed una natura cattiva, che si manifesta come tendenza al male e a disobbedire alla legge morale. Le due nature sono presenti in ogni essere umano, sono i retaggi della nostra storia, sono l’essenza della nostra specie. Questa natura bifronte potrebbe portarci a pensare che l’uomo non ha colpe per la sua tendenza al male, ma così non è, perché ogni uomo è responsabile delle proprie azioni, e la tendenza al male, anche se non può essere estirpata, può essere controllata con una condotta di vita saggia e virtuosa.

Originale

Il Linguaggio del Cuore (B)

Da Psicoluce:

Spesso nella vita possiamo sentirci tristi, ansiosi, avvertire un senso di inadeguatezza, di fallimento, etc., senza accorgerci e renderci conto che dietro ognuno di questi disagi c’è la disconnessione dal nostro cuore, ossia la mancanza di gioia.

Viviamo una società che ci spinge all’autorealizzazione personale, dove sentiamo parlare di potenziale umano, di autoefficacia, di empowerment, e sarebbe utile se ognuno di noi, mettendosi una mano sul cuore, si chiedesse: “cosa desidero avere il potere di essere, di fare, di vivere?”.

Vivere un mondo, interiore ed esteriore, migliore è possibile solo aprendo il proprio cuore alla vita. Senza amare noi stessi e il nostro prossimo, senza amare la natura e l’universo, siamo esseri sconnessi dall’umanità.

Scegliere di vivere in contatto con il proprio cuore significa liberare il calore umano, questo calore è ciò che ci unisce agli altri e al mondo. Questo colore è amore.

Originale

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Il linguaggio del cuore

Crescere con il cuore pieno

OLOS L’Anima della Terra

Language Of The Heart

Cantico delle creature

Ndr:

San Francesco di Assisi scosse la cultura del suo tempo abbracciando la povertà completa e imponendola ai suoi seguaci. Francesco era mosso dal desiderio di seguire l’esempio di Gesù nato e vissuto nella povertà («Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Matteo 8:20)) e il Vangelo alla lettera: “Non portate borsa, né tasca, né scarpe…”(Luca 10:4). Credo che, più o meno coscientemente, Francesco fosse mosso anche da un certo grado di spirito olistico come mi pare testimoniato nel CANTICO DELLE CREATURE che, pur con lievi modifiche relative alla sua fede, che non condivido, potremmo benissimo adottare anche per noi.

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Language Of The Heart

Il linguaggio del cuore

Molti anni fa ho letto un romanzo: il contenuto non era niente di particolare, ma mi ha colpito il titolo: Il linguaggio del cuore.

Le vicissitudini della vita mi hanno portato a dimenticare spesso quel titolo, ma mi è rimasto comunque sullo sfondo e ha fatto capolino ogni tanto.

Oggi credo che sia possibile adottare tra di noi il linguaggio del cuore.

E’ qualcosa di grandioso. Un grande cuore è impagabile.

*****

Da Città di Luce:

quando parli con il linguaggio del cuore,il tuo angelo si avvicina
ascolta la tua vibrazione e gli permetti di aiutarti
il cuore ha una vibrazione altissima ,infinitamente sottile
e’ un’onda che comprende il tutto
e gli esseri di luce si avvicinano alla tua anima
e’ sono felici di mandarti il ricordo di cio’ che sei sempre stato da eoni di tempo
e tu anima creatrice rifletti di luce.
e’ quando il linguaggio lascia il posto al silenzio,

tu vivi nella dimensione angelica,pur facendo parte di questo mondo visibile.
e cosi’porti il regno dei cieli sulla terra.
senza spazio,senza confini,senza tempo.

dhyan

Da PremaShanti.

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Se questo è un uomo!

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

 Primo Levi

Il 27 Gennaio commemoriamo l’olocausto nei campi di concentramento. E’ certamente giusto ed importante ricordare e fare in modo che non accadano più mostruosità del genere.

Spesso si afferma che, al tempo, molti sapevano e non hanno fatto nulla o troppo poco.

Sappiamo che oggi avvengono tragedie diverse ma non meno gravi: milioni di persone muoiono di fame o di malattie legate alla malnutrizione ogni anno; milioni di persone che ogni giorno devono trovare qualcosa da mangiare per i propri figli e per se stessi.

Noi lo sappiamo bene, ma non facciamo nulla o troppo poco.

Non si tratta di fare “la carità”, ma di creare un mondo più giusto, in grado di offrire a tutti i mezzi e la possibilità di produrre almeno il cibo per i propri cari e per se stessi.

E non si tratta solo di giustizia ma anche della nostra personale dignità umana che perdiamo in quanto non consentiamo una vita degna di un essere umano a tanti nostri simili.

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