Spirito nella materia

Dai contributi di Giovanni Mambelli

Mi piace considerare che la Divinità pervada tutto, materia compresa.

 

Molti, soprattutto nell’emisfero occidentale, credono che lo Spirito sia manifesto solo negli esseri umani (o tuttalpiù negli esseri viventi), unici detentori di un’anima e quindi di Spirito.

Non potrebbe essere che il tutto, materiale e non, sia intriso dello Spirito che regola l’universo?

Il nome più bello che si potrebbe dare è AMORE: una pulsante e perenne sinfonia che tutto abbraccia.

Ai tempi di una non molto remota civiltà l’uomo aveva individuato nella natura:

montagne, rocce, fonti di acqua, vulcani , ecc. la sorgente o sede di Divinità o perlomeno manifestazioni di un Dio

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La vita è un viaggio che dura tutto il tempo della vita, finito il tempo ci sarà un’altra vita

Incisione su zinco a più lastre cm. 100 x 50

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Il segno del dolore – Il dolore interpretato come mezzo terapeutrico. Incisione su zinco:vernice-molle e acquatinta mm.440×340

Opera presentata alla seconda edizione del PREMIO ITALO GRANDI indetta da “Grafica d’arte” sul tema “il segno del dolore”.
Dichiarazione di poetica dell’autore: “… il segno del dolore è espresso dalle contrazioni delle nervature sia della mano che del legno della croce che ciascuno di noi deve portare…  L’energia purificatrice che scaturisce dalla sofferenza spezza la croce: le linee rigide e fredde diventano con l’aiuto dello Spirito sinuose e dolci e portano il nostro essere alla luce in Cristo.”

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Flussi e Riflussi

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La spiritualità nell’arte di Giovanni Mambelli

Note di Francesco Giuliari

“L‘arte è il prodotto di un cerimoniale e trascurarne l’intelaiatura intellettuale per ridurla ai suoi elementi fisici è un gesto barbaro, come servirsi di una stola sacerdotale per spolverare…”

E’ una considerazione tratta da un celebre saggio (La s-definizione dell’arte) di H.Rosember che si adatta alla perfezione all’arte di Giovanni Mambelli. Tutto ciò che quest’autore produce, dall’incisione all’acquaforte, al collage, al dipinto, appare con chiarezza pervaso da una forte carica di spiritualità, una spiritualità legata alle religioni orientali, come il buddismo, ma dalla quale non è estranea l’influenza del cristianesimo.

Ma via via che si approfondisce la conoscenza dell’autore, ci si rende conto che quello che appare un forte interesse per le religioni nasconde un interesse precipuo, commosso e partecipe: quello per l’umano, per l’uomo e il suo ineluttabile destino, per il mondo animale, una sorta di pietà creaturale degna del più puro francescanesimo.

Per quanto attiene al suo linguaggio espressivo cioè le tecniche che servono ad oggettivare, a rendere visibile la costruzione mentale dell’artista, appare stupefacente come la più stretta figurazione possa evolversi con semplicità e naturalezza, senza forzatura alcuna, nell’astrazione assoluta. Sembra di seguire passo passo la lezione di Kandiskij, tanto che si è portati ad abbandonare con naturalezza la ricerca e la lettura dell’oggetto per assaporare il ritmo formale e cromatico dell’immagine divenuta, grazie alla magica capacità dell’artista, una sorta di pentagramma figurato.

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