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Il concetto di vita

Fino a pochi decenni fa si riteneva comunemente che la vita fosse chiaramente suddivisa in tre stadi: umana, animale e vegetale.  Nonostante gli studi di Darwin sull’evoluzione delle specie, generalmente si pensava che tra uno stadio ed un altro ci fosse un salto netto e radicale. L’egocentrismo e la megalomania umana sono dure a morire.
Gli studi degli ultimi tempi, soprattutto quelli naturalistici, hanno aperto nuove ed importanti prospettive e visioni della realtà.

Sono stati documentati innumerevoli casi di comportamenti intelligenti degli animali e, ultimamente, anche delle piante e si hanno continuamente nuove conferme del fatto che ogni specie vivente, relativamente al proprio tipo di esigenze vitali, agisce in modi che considereremmo intelligenti in un essere umano.
Le scienze e le pratiche mediche degli ultimi decenni ci hanno mostrato che gli organi vitali umani e di animali possono essere conservati “in vita” indefinitamente e lo stesso vale per gli esseri umani.

I recenti sviluppi in ambito della biogenetica stanno aprendo orizzonti impensati che mettono in crisi aspetti fondamentali delle concezioni precedenti sui limiti e le caratteristiche della vita.
Di fronte a tutto questo si impone un ripensamento del concetto di vita stesso.
Tutti i giorni abbiamo a che fare con strumenti elettrici di ogni tipo, dai frigoriferi ai computer.
Sappiamo bene che questi funzionano solo se sono integri nei loro componenti essenziali e se sono accesi e collegati alla rete elettrica. Quando li spegniamo o si guastano alla rete elettrica non succede nulla e gli stessi apparecchi tornano a funzionare appena risolto il problema.

Agli esseri viventi succede qualcosa di analogo: se non hanno danni che ne compromettano le funzioni vitali manifestano normali segni di vita; altrimenti li consideriamo morti. Ma la vita, che ragionevolmente, alla luce delle recenti conoscenze scientifiche, possiamo considerare o ipotizzare intrinseca alla materia, non viene intaccata o, tantomeno, muore.

Siamo ben lontani quindi dal concetto di un qualche Dio che, ad ogni concepimento, intervenga per immettere il seme della vita. E siamo altrettanto lontani dalla convinzione che la vita singola vita sia “un dono di Dio” per cui l’uomo non avrebbe il diritto di toglierla o modificarla. Del resto, anche ammesso e non concesso che la vita singola sia un dono di Dio, normalmente di un dono ci sentiamo liberi di fare e disfare a nostro piacimento.
Anche le recenti scoperte in astronomia e le ricerche nel mondo subatomico, ci costringono a una visione diversa e grandiosa della realtà, impensabile solo un secolo fa, per cui, anche supponendo un eventuale Entità Superiore a tutto l’Universo conosciuto e a quello, certamente molto più vasto e meraviglioso che non conosciamo ancora, dobbiamo ritenere che tale Essere sia ben più di tutto questo.
Al tempo della nascita delle principali religioni, gli uomini concepivano le divinità poco più di una spanna superiori ai migliori esseri umani e anche anche l’osservazione astronomica non poteva spingersi molto oltre alla Terra.
Oggi il concetto di un eventuale divinità va riveduto radicalmente con tutti gli adeguamenti del caso. Possiamo ritenere pertanto che un eventuale Entità Superiore a tutto “il creato”, sia ben oltre le nostre vicende umane, granelli di sabbia in granelli di sabbia nell’insondata vastità dell’Universo. Se si suppone un intervento divino sulla realtà, sarebbe più logico immaginarlo, una volta per tutte, all’origine nelle regole stesse del “creato” senza ulteriori interventi ad ogni stormire di foglia; un comportamento diverso non sarebbe all’altezza di una divinità trascendente, creatrice e superiore a tutta la realtà.

Quindi, in relazione alle scelte di inizio o fine vita, ritengo che debba essere superato il concetto della vita dei singoli individui come “dono di Dio” secondo cui spetterebbe a Lui e solo a Lui ogni decisione in merito, lasciando così a ciascuno il diritto e il dovere della scelta del proprio destino.


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Ecco una interessante conferenza nella quale lo scienziato Stefano Mancuso espone gli studi sull’intelligenza delle piante:

 

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Che c’è oltre quello che vediamo e sappiamo?

Di fronte ad un cielo stellato o del meraviglioso mondo del microcosmo, uno “spiritualista” direbbe che c’è un Essere Superiore/Dio trascendente o immanente che è la causa di tutto e, come un regista, dispone di ogni esistenza; un materialista penserebbe invece che si tratta solo di materia “bruta” e di caso e che tutto il resto sia frutto del nostro desiderio di dare un senso alla realtà; di superare le nostre paure della morte e del nulla e di cucirci addosso un vestito che ci faccia vivere comodi e ragionevolmente felici.

Personalmente ritengo che sia più logico, umile ed onesto riconoscere che, in realtà, non ne sappiamo nulla per cui possiamo solo avanzare ipotesi di esseri che sono granelli di sabbia nel Sistema Solare, che è un granello di sabbia nella Via Lattea la quale è un granello di sabbia di fronte agli ammassi di galassie, e così via.

Le conoscenze che abbiamo e la nostra piccolezza non ci consentono di dire se “là fuori” o “dentro il tutto” ci sia altro rispetto a quello che ci mostrano le scienze odierne o tutto si riduca in una fredda realtà governata dal caso.
Penso che però possiamo prendere atto che siamo di fronte all’ignoto che comprende tutto quello che non conosciamo incluse eventuali risposte al nostro desiderio di attribuire senso alla nostra vita e a tutto l’esistente.

Nell’ambito di quello che non conosciamo oggi o che non conosceremo mai, ci possono essere forze o realtà ben oltre ogni nostra più fervida immaginazione o desiderio. L’ignoto è quello che ogni ramo della scienza cerca di sondare e rendere noto ed è quello a cui tende ogni tentativo di comprendere. In pratica tutti ci confrontiamo con l’ignoto e tendiamo ad esso.
Così può non essere tanto peregrina l’ipotesi di un Ignoto intrinseco al tutto.

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La pianta ed il bambino – 1a Parte

Da dal ricordo di una storia ascoltata molti anni fa :

Un bambino ed una piccola pianta erano grandi amici.
Il bambino giocava spesso con la pianta salendo sui rami, e dondolandosi in tutti i modi. La pianta curvava i rami per accoglierlo ed abbracciarlo teneramente tra le proprie foglie.
Crescevano tutti e due spensierati e contenti.
Ma un giorno il bambino si presentò tutto triste a dare addio alla pianta. “Devo andare a scuola in un collegio lontano; per lungo tempo non potrò più venire a trovarti ed a giocare con te” disse, e si lasciarono con il pianto nel cuore.
Passò molto tempo.
Un giorno il bambino tornò dalla pianta. Questa agitò le proprie fronde di gioia e lo salutò calorosamente. Il bambino era cresciuto e si mostrava un poco distaccato tanto che quando gli capitò di rompere qualche rametto per fare una sua capriola, non si curò neppure di chiedere scusa.
Ma la pianta era troppo contenta di aver ritrovato l’amico per dar peso a simili sciocchezze.
Dopo qualche tempo, di nuovo il bambino disse addio alla pianta.
Passarono anni ed il bambino non tornava.
Finalmente un giorno la pianta lo vide venire da lontano e ne fu tanto felice. Si era fatto grande e robusto; era diventato un giovanotto.
Arrivò ai piedi della pianta e le disse: “Ormai non sono più un bambino per giocare ancora con te, anzi, mi devi scusare, ma mi servono i tuoi rami per fare uno steccato per il mio giardino”.
“Prendili pure, non c’è problema”, disse la pianta.
Passò ancora del tempo.
Il giovane era diventato uomo. Ricordatosi un giorno della pianta pensò che i suoi rami ed il suo tronco alto e robusto sarebbero stati ben pagati.
Prese l’accetta e la sega e, andò per abbatterla.
Giunto ai piedi della pianta, vide che era cresciuta molto ed era diventata imponente. Se ne rallegrò in cuor suo perché ci avrebbe ricavato tanto ottimo legname. Si mise subito al lavoro.
In poco tempo della pianta maestosa non rimase altro che un povero ceppo.
Passarono molti, molti anni.
Un giorno un anziano curvo si trascina lungo il sentiero. Si ferma e si siede esausto su un vecchio ceppo. È proprio demoralizzato: La vita gli sta sfuggendo e sente di non aver fatto praticamente nulla di degno e di importante che possa dare un senso al suo pur lungo e duro cammino. Si ritrova vecchio e stanco senza nulla in mano. È veramente triste.
Ricorda tanti fatti della sua esistenza, ma non trova sollievo.
Gli ritorna in mente la sua fanciullezza spensierata e sente di aver sprecato la vita.
Con i ricordi della fanciullezza, improvvisamente ricorda la pianta, l’amica di tanti giochi … Capisce di essere stato cieco, egoista, ingiusto, di aver perso un carissimo amico per tanto poco. Sente un profondo rimorso. Vorrebbe chiedere perdono, ma ormai è troppo tardi…. Il suo è stato proprio un fallimento completo poiché non ha saputo conservare l’unica cosa importante della sua vita: la grande amicizia con quella povera pianta. Si sente spezzare il cuore.

A breve seguirà una seconda parte.

Nulla o Tutto?

Mi convinco sempre più che le risposte vadano cercate nel microcosmo ove si trovano i mattoni costitutivi e sufficienti alla realizzazione dell’intero Universo.
Ovviamente ritengo che l’uomo sia parte delle complessificazioni, diversificazioni e specializzazioni, realizzate a partire dagli elementi minimi e di esse, e solo di esse, sia formato.

Sappiamo che l’energia elettrica sia originata a livello elettronico e, forse, anche più oltre nelle particelle che determinano il comportamento degli elettroni.

Sostengo quindi, sempre più convintamente che la piramide, in cima alla quale ci siamo auto proclamati essere di diritto, vada rovesciata, ponendo in cima ad essa gli elementi costitutivi minimi della materia.
A noi, cresciuti in una cultura megalogalatticamente egocentrica, sembra assurdo e risibile, ma credo che, in un modo o in un altro, dovremo ricrederci.
Per stimolare a riflessioni ed approfondimenti in questo senso, ripropongo una delle conferenze di Stefano Mancuso.
So già di attirare le critiche e lo scherno di molti “materialisti” e constato che abbiamo due modi di guardare opposti: chi pensa e sostiene che “la fuori” o “lì dentro”, intrinsecamente alla “materia” ci sia il nulla e chi il tutto.
Il Tutto che non conosciamo possiamo chiamarlo l’Ignoto.

L’organizzazione vista dalle piante – Stefano Mancuso

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Spunti per una Spiritualità Razionale aggiornata

Ipotesi della Genesi e Dinamiche del Male

Il sistema binario ha la capacità strabiliante di funzionare utilizzando sia l’essere che il non essere. Infatti, nella combinazione di “acceso”/“spento” si “appoggia” al non essere per valorizzare e sviluppare le potenzialità dell’essere.

Il sistema binario consente ai computer di svolgere ogni genere di operazioni e di sviluppare innumerevoli meraviglie delle più varie e complesse.
La scienza degli ultimi secoli ci ha dimostrato come la materia che ci sembra compatta e solida, in realtà sia “piena” di spazio vuoto dove le particelle sfuggenti e minuscole si muovono nel “nulla” quasi completo.
Lo stesso troviamo nel macrocosmo ove i corpi celesti sono come isolati nel grande vuoto cosmico.

L’impresa di utilizzare ed avvalersi persino del nulla per maggiore possibilità di sviluppo ha dell’incredibile ed è di portata e valore incalcolabile. Questo processo introduce, sviluppa ed articola anche l’imperfezione all’interno del processo di sviluppo, evoluzione e complessificazione della realtà.

L’imperfezione nella realtà consente anche l’origine, lo sviluppo e la strutturazione del male nelle forme e nei modi più diversi, accompagna e viene fatta interagire con la realtà nelle sue forme e dinamiche.

Generalmente, quando parliamo di “male” includiamo il dolore che, però, non dovrebbe essere considerato un male ma una spia ed un richiamo a problemi fisici o morali.

A questo punto possiamo avanzare l’ipotesi che il male nasca da una carenza originata sul e dal non essere composto e combinato con l’essere.

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Spunti per una Spiritualità Razionale aggiornata

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Sui sentieri verso l’Ignoto

La scienza e la tecnologia di oggi ci consentono di ricavare alcuni spunti per tentare di elaborare una Spiritualità Razionale più adeguata alle conoscenze odierne e più fondata nei contenuti.

Alcuni aspetti comuni della nostra vita quotidiana, specialmente le reti di distribuzione elettriche, idriche, telefoniche, Internet, ecc., ci forniscono esempi significativi ed illuminanti.

I nostri apparecchi di recezione captano segnali di ogni genere che vengono decodificati in comunicazioni, suoni, immagini, ecc. Captiamo i segnali in base al tipo di emissione e alle caratteristiche dei mezzi di recezione. Un televisore può essere in grado di captare solo in bianco e nero, a colori, stereo, in hd, ecc. Ovviamente, il segnale di origine comprende almeno tutte le caratteristiche possibili in recezione.
Altrettanto vale per le altre reti di comunicazione e di distribuzione: le fonti sono più complete sia qualitativamente che quantitativamente.

Anche l’energia che si esprime nella materia è minima e limitata ai livelli che caratterizzano la nostra esperienza comune come “utilizzatori finali” (piante, animali ed umani) tanto che le temperature alle quali è possibile la nostra forma di vita sono a poche centinaia di gradi al di sopra dello zero assoluto che è a -273,16°C. mentre le temperature possono salire enormemente fino parecchi miliardi di gradi all’interno delle stelle ed altre realtà cosmiche.

L’utilizzo dell’energia atomica ci ha mostrato quanto questa sia enormemente superiore alle forme di energia note prima dell’era atomica. Più si va verso le forme elementari di materia, più grande e complessa è l’energia coinvolta.

Sembrerebbe alquanto strano che, per quanto riguarda la vita o la percezione psichica o la coscienza, si verificasse l’opposto!
Anche se non sappiamo che rapporto ci sia tra l’energia e l’energia vitale psichica, possiamo ipotizzare ragionevolmente che i due aspetti, o coincidano o siano strettamente legati.
Così, anche se ci sembra strano e persino improponibile al “buon senso”, possiamo e dobbiamo riconoscere possibile e ragionevole ipotizzare i nostri livelli di vita e percezione psichica ai limiti minimi della “Psiche Cosmica” (una specie di “massimo del minimo”), mentre la pienezza e completezza sarebbero nelle massime forme di energia.

Come logico corollario dovremmo considerare la “Psiche Cosmica” autocosciente e “personale”.

In ogni caso però, non dobbiamo dimenticare che “siamo sui sentieri verso l’Ignoto”.

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Edonismo e eudemonismo

Da Wikipedia:

… l’eudemonismo e l’utilitarismo .. presumono una ricerca del piacere tramite il calcolo della ragione; l’edonismo vuole conseguire invece o il benessere immediato e attuale, il “piacere cinetico” come lo intendono i cirenaici, o il “piacere catastematico” come indicato dalla dottrina epicurea.

La concezione edonistica fu rappresentata nell’antichità da Aristippo, allievo di Socrate e fondatore della scuola cirenaica, il quale, partendo dalla concezione socratica del bene come piacevole e della sua attraenza per chi lo conosce razionalmente (“eudemonismo”), approda all’edonismo in quanto bene. Aristippo in effetti devia totalmente dalla strada dell’intellettualismo etico socratico, riducendo il bene al piacere che l’uomo può godere momento per momento, poiché non vi è nessuna certezza che ne possa usufruire nel futuro imperscrutabile, dove può intervenire il destino che rende vana ogni speranza di vita felice.

La ricerca di un bene futuro si accompagna dunque sempre a un senso di incertezza e inquietudine che alla fine rende affannosa la vita dell’uomo che cerca di impossessarsi di un piacere in movimento (“cinetico”). Meglio quindi cogliere il piacere immediato[2] come la gioia, l’allegria, che si può cogliere nel presente badando sempre bene a non divenirne schiavo. Il saggio è infatti colui che può affermare:
«Posseggo, ma non sono posseduto».[3]

Originale

 

Spiritualità e realtà ; una visione umanistica e scientifica del mondo

Dal sito Bocconi, un aticolo interessante  di Marcello Costa che sottoponiamo alla riflessione:

….

Non intendo definire qui la spiritualità in modo troppo rigoroso, ma indicherò, con questo termine un po’ generico, tutte quelle attività umane che ci spingono ad andare oltre l’esperienza immediata del qui ed ora. Questa semplice definizione comprende il mondo dei sentimenti interiori, delle idee, dell’immaginazione e delle credenze. Parte di queste attività spirituali comprende le visioni del mondo sia personali che collettive, fra cui vi sono i miti, le religioni e anche la scienza stessa.

Queste attività spirituali, del tutte umane, rappresentano il tentativo di dare un senso in tre aspetti dell’esistenza umana. Dare senso:

1. al mondo attorno a noi,

2. ai nostri rapporti con altri esseri umani e

3. alla nostra stessa esistenza individuale.

Originale

 

Ipnosi regressiva

Da Wikipedia:

L’ipnosi regressiva è una metodologia non scientifica utilizzata da alcuni psicoterapeuti che, secondo i suoi sostenitori, sarebbe in grado di fare affiorare durante la trancericordi rimossi di eventi traumatici che influenzerebbero la vita presente di un soggetto provocando pertanto in lui problemi di ordine psicologico.

Secondo tale ipotesi il termine “regressiva” indicherebbe proprio l’intenzione di stimolare nel soggetto in trance la capacità di ricordare esperienze rimosse dal conscio facendo, per l’appunto, “regredire” lo stesso soggetto nello stato ipnotico capace di indurlo a recuperare suoi ricordi rimossi di eventi passati e, grazie a questo recupero, di eliminare i suoi problemi psicologici conseguentemente.

L’ipnosi regressiva è considerata dalla maggior parte dei medici e più in generale dalla comunità scientifica una procedura metodologica pseudoscientifica che crea dei falsi ricordi:[1] la fonte dei ricordi, presentati come frutto di vite passate, è costituita da racconti creati dal subconscio sotto l’influenza delle informazioni e dei suggerimenti forniti dal terapeuta.[2][3][4][5][6][7][8] I ricordi creati sotto ipnosi non sarebbero inoltre distinguibili dai reali ricordi e potrebbero apparire più vivi di quelli reali.[3]

Originale

NDR:

Suggestione o realtà?

Che ne pensate?

Gli scienziati scoprono che l’anima è in grado di lasciare il corpo

Da C.M.I.:

Un gruppo di scienziati olandesi ha eseguito una ricerca su 70 persone che in precedenza erano state dichiarate clinicamente morte, scoprendo che l’anima delle persone era riuscita a vedere cosa accadeva intorno a loro in quei momenti. Secondo quanto riporta il sito web ‘Epoch Times’, i ricercatori hanno usato un paziente per far capire la realtà delle loro affermazioni. L’uomo era stato dichiarato morto per 20 minuti e miracolosamente, il suo cuore aveva ripreso a battere riportandolo in vita ma, ancora più incredibile è stato il suo racconto; ha spiegato di aver visto come un tunnel con una luce, come se stesse uscendo dal proprio corpo.

Originale