Il Dio Ignoto – Prologo

Tratto da Alexamenos  (grazie)

Appena venti secoli or sono, l’Essere Onnipotente per eccellenza (quel medesimo che avrebbe creato addirittura il Tutto dal Nulla) è sceso sulla Terra incarnandosi in forma umana, di modo che, morendo su uno strumento di supplizio, avesse potuto mondare i peccati accumulati dagli uomini nel corso dei millenni, a partire dalla creazione dell’Uomo. Ciò implica in primo luogo che, a parte episodi come la cacciata dall’Eden, il diluvio universale o la torre di Babele, nei quali questo stesso dio (si presume) non aveva mostrato altrettanta benevolenza, per tutto il tempo precedente ha semplicemente assistito allo svolgersi degli eventi; ed inoltre che, almeno in teoria, questa “discesa” sia un evento unico, mai verificatosi prima d’allora. Chiunque può ben vedere che tale episodio non abbia affatto risolto le cose; si è trattato di un “esempio”, diciamo. La cosa potrebbe essere placita, poiché, una volta risorto dalla morte, ancora il medesimo dio ha “profetizzato” una sua ennesima discesa, stavolta come giudice inflessibile, per annientare gli impenitenti alla “Fine dei Tempi”.

Parecchie persone non hanno dubbi: qualora inquadrate in un contesto lineare e non episodico (come si è soliti fare), l’immediata evidenza dei controsensi di storie siffatte ci indica chiaramente che si tratta di mitologie, peraltro assai grossolane e non certo originali, dacché tematiche analoghe erano note presso parecchie altre culture al mondo parecchi millenni prima. Di contro, certuni desiderano delle “prove sicure” per poter suffragare un’affermazione così “onerosa”; non richiedono, però, prove su ciò che essi affermano quanto alla “certa esistenza” di dio. A debito momento, queste stesse persone possono pure dire che è “puerile” voler dimostrare la falsità delle religioni, poiché ci sono “cose più importanti a cui pensare”. In verità, la religione è ritenuta basilarmente qualcosa d’importante perché, occupandosi del “Tutto”, viene messa alle fondamenta del comportamento umano, con tutto quel che ne consegue; la sua importanza ed influenza sono proporzionali all’importanza tributata all’oggetto cui essa si riferisce, e se quest’ultimo è spurio, ne deriva che le sue conseguenze saranno proporzionalmente gravi. Ciò è poco notabile, proprio perché si pensa che si tratti di un argomento lontano dalle “miserie umane”; per emendare le quali, poi, il Creatore si sarebbe scomodato personalmente (o quasi).

Imprechiamo, lodiamo, agiamo, preghiamo in nome di divinità del genere; intitoliamo persone, strade, intere città a personaggi “santi”; manteniamo sacerdoti ed edifici di culto col danaro dei “profani”; portiamo addosso simboli religiosi; facciamo guerre in loro “onore”. Dunque, inconsciamente o meno, la religione è alla base del comportamento umano: diventa “trascurabile” semplicemente quando si tratta d’evitare di prendere atto del fatto che si tratta di favole. Ciò accade anche perché non sempre è facile tracciare seduta stante le basi formative di una data credenza (anche perché si ritiene che dio sia un’idea “innata”); senza contare il fatto che l’argomento è antitetico ai piaceri, all’immediatezza delle pulsioni, alle necessità di un’esistenza da cogliere il più interamente possibile prima della Fine. Così, si delega il loro culto a speciali classi di “uomini”, che, perlomeno sulla carta, rinunziano a tali necessità.

“Perché l’uomo ha creato queste favole?”, si chiede l’uomo stesso. I motivi sono tanti: quello d’utilizzarle come strumento di controllo per gli istinti umani, non è fra i primi. O meglio, è semplicemente un effetto. Principalmente, la causa è da ricercarsi nella necessità di dare un senso alla nostra esistenza: ci chiediamo perchè siamo noi, così come siamo, e perché esistiamo, in ciò in cui esistiamo, e di cui ci chiediamo origini e fini. Quando non riusciamo a trovare delle risposte, ricorriamo all’Ignoto, all’Inspiegabile: e lo personifichiamo, cercando così di “alleviare” la nostra ignoranza. E siccome quest’ultima è spesso e volentieri la causa dell’agire senza prima aver pensato, utilizziamo queste stesse favole per “moderarci”; in teoria, le paure dovrebbero servire a limitarci, farci sentire la nostra umanità, darci un termine di paragone. Senza qualcos’altro sopra di noi, ci crederemmo onnipotenti: il fatto è che non lo siamo mai stati, né si dovrebbe ambire ad esserlo, senza che vi sia bisogno di divinità che ce lo rammentino costantemente.

E il cerchio si chiude. Così, non riusciamo a trovare il bandolo di questa matassa: e la superstizione di dio si protrae indisturbata nei secoli dei secoli.

Seguito

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Una risposta a “Il Dio Ignoto – Prologo

  1. “Perché l’uomo ha creato queste favole?”: forse per far mescolare le carte?
    Il Dio di cui parli te non e’ DIO, ma e’ Babbo Natale, un essere superpartes che e’ inarrivabile e a cui bisogna credere ciecamente.
    Qundo invece forse l’unica cosa che bisogna fare e’ CONOSCERLO.
    Qui (http://elevarsi.com/2011/08/28/diventa-dio/) come la penso io, se vuoi un dibattito … pronto!

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