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Ipazia

Da Antonella Rizzo: Ipazia d’Alessandria nacque nel 350 d.C. e morì nel 415 d.C. Filosofa neoplatonica, matematica, astronoma, scienziata di grande ingegno diresse il Museion, la più famosa Accademia dell’antichità. Fu martirizzata e uccisa dai monaci parabolani al servizio del vescovo Cirillo, divenuta figura scomoda per il nuovo potere religioso.

Seguito (Lettera a Teone)

NDR:

Una delle prime delle innumerevoli martiri fatte dal Cristianesimo dopo l’editto di Teodosio che sanciva la religione Cristiana come religione unica dell’impero.

I Primi Sballi, Ragazze!

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La Marijuana ha questo di divertente: le prime volte che fumi vedi le cose in una nuova luce magnifica, tranquilla e rilassata. All’improvviso il mondo si spoglia dei suoi polverosi veli grigi e diventa una scorpacciata di risate, ma di un riso speciale, imbevuto di colori brillanti e scintillanti che ti colpiscono come un’onda di calore. Niente ti lascia più indifferente: anche le cose più piccole, come un tic ad un mignolo o il tintinnio di un bicchiere di birra, diventano comiche, solleticanti e piene di significato. Tutti i pori ti si aprono come imbuti e le terminazioni nervose spalancano la bocca affamate e assetate di nuove visioni e suoni e sensazioni, e ogni sensazione, quando arriva, è la più eccitante che hai mai avuto.
Non ne hai mai abbastanza di niente: vorresti trangugiarti tutto il fottuto universo soltanto come aperitivo. I primi sballi sono una mazzata, amiche!

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L’etica non ha bisogno di dio

Da cronachelaiche:

La posizione del filosofo tedesco in ambito religioso è chiara e devastante nella sua semplicità: l’essere umano non ha bisogno, per regolarsi nella sua vita morale, di alcun dio; la legge morale è una produzione umana e non dipende da alcuna legge divina; la religione non è che una conseguenza dell’esistenza della legge morale e della libera volontà umana, in quanto, essendo l’uomo un essere imperfetto e limitato, trova nella religione un aiuto all’affermazione della legge morale. Una posizione, quindi, che rivoluziona il modo di pensare occidentale, fortemente influenzato dalla tradizione giudaico-cristiana, e che rivela la forza incredibile della razionalità, della libertà, dell’uomo in quanto essere unico ed irripetibile.
Le parole di Kant squarciano il velo dell’ipocrisia religiosa, dell’accettazione passiva, del dogmatismo; esse irradiano pura ragione, sono la luce che illumina l’umanità e la libera dalle catene di platonica memoria: «La morale, in quanto basata sul concetto dell’uomo, come essere libero, ma che appunto per questo, sottopone se stesso, mediante la propria ragione, a leggi incondizionate, non ha bisogno né dell’idea di un altro essere superiore all’uomo per conoscere il proprio dovere, né di un altro movente oltre la legge stessa per adempierlo. È almeno per sua propria colpa che l’uomo trova in sé un bisogno simile, perché quello che non ha origine da lui stesso e dalla sua libertà non può mai surrogare quello che gli manca di moralità. Essa dunque per se stessa non ha assolutamente bisogno di appoggiarsi sulla religione; ma, in virtù della ragione pura pratica, essa basta a se stessa». L’uomo, quindi, senza bisogno di alcuna rivelazione divina, sa già cos’è il bene e cos’è il male, e sa altresì che è un suo obbligo fare il bene e rifiutare il male senza che quest’obbligo prenda le mosse da una morale religiosa.
La legge morale trae vita dalla libertà umana, ed essere liberi significa possibilità di fare il bene ma anche di fare il male. Vi è dunque una duplice natura nell’uomo: una natura buona, che è vista da Kant come una disposizione alla sopravvivenza della specie, alla convivenza pacifica, al senso di responsabilità morale; ed una natura cattiva, che si manifesta come tendenza al male e a disobbedire alla legge morale. Le due nature sono presenti in ogni essere umano, sono i retaggi della nostra storia, sono l’essenza della nostra specie. Questa natura bifronte potrebbe portarci a pensare che l’uomo non ha colpe per la sua tendenza al male, ma così non è, perché ogni uomo è responsabile delle proprie azioni, e la tendenza al male, anche se non può essere estirpata, può essere controllata con una condotta di vita saggia e virtuosa.

Originale

I pagani da persecutori a perseguitati, e i cristiani da perseguitati a persecutori

Da cronachelaiche.globalist.it:

….

L’accorato appello di Libanio, il più eminente oratore del suo tempo – “pagano” – all’imperatore Teodosio, fervente cristiano, ben mostra la situazione alla fine del IV sec. d.C.: «Tutte queste violenze si osano anche in città, ma per lo più nelle campagne»; i cristiani distruggono i templi, che costituiscono «l’anima delle campagne, i primi edifici in esse innalzati e attraverso molte generazioni affidati a noi che ora viviamo». Da una di queste “violenze”, perpetrata più di un secolo dopo, prende idealmente inizio la tradizione monastica occidentale: recatosi a Cassino, Benedetto trova che la «gente dei campi» ancora compiva «riti superstiziosi» e «sacrileghi sacrifici» in onore di Apollo presso un tempio dedicato al dio sulla cima del monte. Senza indugio egli «fece a pezzi l’idolo, rovesciò l’altare, sradicò i boschetti e dove era il tempio di Apollo eresse un oratorio in onore di san Martino e dove era l’altare sostituì una cappella che dedicò a san Govanni battista» (la nostra fonte sono i Dialoghi di Gregorio Magno). I monaci d’altronde erano stati tra i più fanatici persecutori dei “pagani” e i più implacabili distruttori degli edifici sacri alle divinità tradizionali.
Le tradizioni e gli usi che non poterono essere estirpati vennero riadattati, mascherati o trasformati parzialmente o totalmente in chiave cristiana. Non a caso ciò avvenne proprio nelle realtà più lontane dai centri urbani, e legate agli antichi ritmi rurali: esempio lampante la festa di san Domenico a Cocullo (Aq), celebrata il primo giovedì di maggio. In questa occasione la statua del santo viene ricoperta di rettili, implicita richiesta di difesa dalle morsicature dei serpenti e più in generale contro i mali del mondo: ma tale valenza era con tutta probabilità estranea al significato originario della festa, poiché determinata verosimilmente dal carattere sostanzialmente negativo del serpente in ambito cristiano, mentre anticamente esso costituiva un simbolo positivo, incarnazione materiale e visibile del genius loci, l’essere divino che si riteneva proteggesse ciascun luogo, dalla casa alla foresta più selvaggia (alcuni vedono nel santo una “traduzione” di Angitia, dea venerata anticamente in quei luoghi).

Originale

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L’Era dell’Oscurità

SEI IN ARRESTO PER REATI DI DROGA? CONOSCI I TUOI DIRITTI!

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Conosci i tuoi diritti.
Nelle faccende in cui c’entra la polizia ci sono due tipi di considerazioni: quelle dal punto di vista legale e quelle dal punto realistico. Legalmente, c’è una lunga lista di diritti garantiti dalla Costituzione e dalle leggi, ma in realtà la polizia può fare praticamente quello che vuole, facendola franca il 99% delle volte. Alla fine tutta la questione si riduce al fatto che i poliziotti hanno un distintivo e, cosa più importante, una pistola e voi probabilmente non ce l’avete. Questo aspetto dei rapporti con la polizia è particolarmente importante per il criminale medio, i cui reati probabilmente non vanno al di là dell’atto di fumare una canna o magari vendere del libanese rosso.
Abbiamo delineato brevemente i vostri diritti per quel che riguarda la legge: tutti i particolari che seguono si applicano sia ai rapinatori a mano armata che a quelli di voi coinvolti in reati senza vittima. Continua a leggere

Ipazia, storia della prima scienziata vittima del fondamentalismo religioso

Da  MicroMega

…..L’assassinio di Ipazia è stato un altro atroce episodio di quel ripudio della cultura e della scienza che aveva causato molto tempo prima della sua nascita, nel III secolo dopo Cristo, la distruzione della straordinaria biblioteca alessandrina, che si dice contenesse qualcosa come 500.000 volumi, bruciata dai soldati romani e poi, successivamente, il saccheggio della biblioteca di Serapide. Dei suoi scritti non è rimasto niente; invece sono rimaste le lettere di Sinesio che la consultava a proposito della costruzione di un astrolabio e un idroscopio.

Dopo la sua morte molti dei suoi studenti lasciarono Alessandria e cominciò il declino di quella città divenuta un famoso centro della cultura antica, di cui era simbolo la grandiosa biblioteca. Il ritratto che ci è stato tramandato è di persona di rara modestia e bellezza, grande eloquenza, capo riconosciuto della scuola neoplatonica alessandrina.

Ipazia rappresenta il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatto grande la civiltà ellenica. Con il suo sacrificio comincia quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tenta di soffocare la ragione.Tanti altri martiri sono stati orrendamente torturati e uccisi. Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno fu mandato al rogo per eresia, lui che scriveva: «Esistono innumerevoli soli; innumerevoli terre ruotano attorno a questi, similmente a come i sette pianeti ruotano attorno al nostro Sole. Questi mondi sono abitati da esseri viventi». Galileo, convinto sostenitore della teoria copernicana, indirettamente provata dalla sua scoperta dei quattro maggiori satelliti di Giove, fu costretto ad abiurare.

Il fondamentalismo non è morto. Ancora oggi si uccide e ci si fa uccidere in nome della religione. Anche nei nostri civili e materialistici paesi industrializzati avvengono assurde manifestazioni di oscurantismo, come in alcuni stati della civilissima America in cui si proibisce di insegnare nelle scuole la teoria dell’evoluzione di Darwin e si impone l’insegnamento del creazionismo.

Originale

Il cuore dell’insegnamento di Krishnamurti

Da In Quiete:

Il cuore dell’insegnamento di Krishnamurti è contenuto nell’affermazione fatta nel 1929: “La verità è una terra senza sentieri“.

 L’uomo non può raggiungerla attraverso nessuna organizzazione, credo, dogma, clero, o rituali, né attraverso lo studio filosofico, o le tecniche psicologiche. … Gli uomini hanno costruito in se stessi le immagini della propria sicurezza, religiose, politiche e personali, che si esprimono come simboli idee e credenze. Il loro peso domina il pensiero, i rapporti, la vita quotidiana dell’uomo. Sono la causa dei nostri problemi, perché in qualunque rapporto dividono le persone.

La nostra percezione è modellata dai concetti già formati nella mente. Il contenuto della nostra coscienza è la coscienza stessa, ed è comune a tutta l’umanità. La personalità consiste soltanto nel nome, nella forma e nella cultura ricavata dall’ambiente. La specificità dell’individuo non sta nei fattori superficiali, ma nella totale libertà dal contenuto della coscienza. La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta. E’ una pretesa umana pensare che la possibilità di scelta sia libertà. La libertà è pura osservazione senza movente; la libertà non si situa alla fine dell’evoluzione umana, ma nel primo momento della sua esistenza. L’osservazione porta a scoprire la mancanza di libertà. La libertà risiede nella consapevolezza priva di scelta della vita quotidiana.

Il pensiero è tempo. Il pensiero nasce dalle esperienze e dalle conoscenze, che sono inseparabili dal tempo. Il tempo è il nemico psicologico dell’uomo. Il nostro agire si basa sul conosciuto e quindi sul tempo, e così l’uomo è continuamente schiavo del passato. Diventando consapevoli del movimento della coscienza, possiamo osservare la divisione tra il pensatore e il pensiero, tra osservatore e osservato, tra il soggetto dell’esperienza e l’esperienza.

Scopriremo che questa divisione è illusoria. Allora rimane la pura osservazione, che è intuizione senza residuo del passato. L’intuizione priva di tempo induce un profondo e radicale cambiamento nella mente. La negazione totale è l’essenza della positività. Dove c’è negazione di tutto ciò che non è amore (cioè desiderio e piacere), allora c’è amore, con la sua compassione e intelligenza.

Originale

Assistenza morale non confessionale e funerali laici

Da UAAR:

In studio Valentino Salvatore (impiegato UAAR e collaboratore delle Ultimissime) e Marcello Rinaldi (coordinatore circolo UAAR di Roma), in collegamento telefonico Richard Brown (autore del libro “Funerali senza Dio”).

Audio della conferenza

La Chiesa cattolica e la “Santa” inquisizione

Consenso informato e clausola per la revoca del medesimo

Premesso quanto scritto su Alcune considerazioni sul “Consenso Informato”, confermando la convinzione che sia un diritto esigere di poter revocare tale consenso, credo che, prima di firmare qualsiasi consenso, potremmo ESIGERE una clausola che consenta a) la revoca del medesimo da parte del paziente o di persona/e di propria fiducia, b) che in tal caso il centro sanitario provveda alle cure idonee a condurre ad una fine dignitosa e, per quanto possibile, indolore.

Ad es. se Welby (o chi per lui) avesse potuto esigere che il documento del consenso informato per l’uso della macchina che lo teneva in vita contenesse anche una clausola per la sospensione di tale supporto vitale, avrebbe potuto esigere il rispetto dell’accordo ed evitato tanti grossi problemi e difficoltà per porre termine alle sue sofferenze.

Ritengo in particolare che

1) se il paziente (o chi per lui) puntasse i piedi e non firmasse il modulo di consenso senza l’aggiunta della suddetta clausola, i medici si troverebbero costretti a farlo in quanto non potrebbero a) lasciare il paziente senza cure o b) procedere senza il suo consenso;

2) la clausola per la revoca stabilirebbe già l’”obbligo” dei medici, escludendo complicazioni, interpretazioni o decisioni di terzi…;

3) sarebbe un modo facile e sicuro per ottenere il rispetto delle proprie disposizioni di fine vita rendendo superflue procedure lunghe, costose, di esito incerto (in quanto le leggi, “ispirate” dal clero, potrebbero prevedere cavilli a non finire per aggirare eventuali disposizioni), e complicate per ottenere il riconoscimento del cosiddetto Testamento Biologico.