Archivi tag: vecchio testamento

Era il Serpente, il vero Dio del Giardino dell’Eden

 

Era il Serpente, il vero Dio del Giardino dell’Eden. Jahvé era solo un visitatore che passeggiava nel fresco della sera.

In realtà era il Serpente il dio del Giardino dell’Eden. Jahvè, che camminava nel fresco della sera, era solo un visitatore. Il Giardino è il luogo del serpente. E’ una storia antichissima. Ci sono sigilli sumeri del 3500 a.C. che mostrano il serpente insieme con l’albero e la dea, una dea che offre il frutto della vita a un visitatore maschio. E’ proprio qui che nasce il vecchio mito della dea.

Molti anni fa, al cinema ho visto una cosa fantastica: una sacerdotessa birmana del serpente che, per portare la pioggia alla sua gente, doveva inerpicarsi lungo un sentiero di montagna, fare uscire dalla tana il Re Cobra e baciarlo tre volte sul naso. Qui il cobra, portatore di vita, di pioggia, è visto come una figura positiva, non negativa. Ma allora come si spiega la differenza fra questa immagine del serpente e quella narrata dalla Genesi? La risposta ci viene dalla realtà storica, e si basa sull’arrivo degli Ebrei a Canaan e sull’assoggettamento a cui sottoposero i Cananei. La gente di Canaan adorava la Dea e, insieme ad essa, il serpente. Gli Ebrei, portatori di un dio maschile, rifiutarono questa divinità femminile. In altre parole, la vicenda del Giardino dell’Eden rappresenta il rifiuto storico della Dea madre. Ma nella storia cristiana il serpente è anche il seduttore. Questa identificazione nasce dal rifiuto della vita che è insito nel cristianesimo. Secondo la tradizione biblica, la vita è corrotta e ogni impulso naturale è peccaminoso a meno che non sia stato circonciso e battezzato. Il serpente è colui che porta il peccato nel mondo ed è la donna a consegnare la mela nelle mani dell’uomo. L’identificazione della donna e del serpente con il peccato, e di conseguenza della vita con il peccato, ha influenzato l’intera storia del mito biblico e della Caduta.

L’idea della donna come peccatrice non appare in nessun’altra mitologia, se non forse nel mito di Pandora. Ma in quel caso non si trattava del peccato, ma solo dei guai creati dalla donna. Invece nella tradizione biblica, l’idea della Caduta è che la natura, così come la conosciamo, è corrotta, il sesso è corrotto, e la donna come personificazione del sesso, è corruttrice. Perché ad Adamo ed Eva era interdetta la conoscenza del bene e del male? Senza questa conoscenza saremmo ancora un pugno di lattanti nell’Eden esclusi dalla vita. Le donne portano la vita nel mondo. Eva è la madre del mondo temporale. Il Giardino dell’Eden era un paradiso di sogno, senza tempo, senza nascita, senza morte…senza vita. Il serpente che muore e risorge, spogliandosi della sua pelle e rinnovando la vita, è il signore dell’albero centrale, in cui tempo ed eternità si congiungono. Ecco perché in realtà è lui il dio del Giardino dell’Eden. Le donne rappresentano la vita. Per entrare nella vita, l’uomo deve passare attraverso la donna: è lei a condurci in questo mondo di coppie di opposti e sofferenza. Ma c’è ancora qualcosa che ci può insegnare il mito di Adamo ed Eva circa il problema degli opposti. Come abbiamo visto, tutto ebbe inizio con l’uscita dal luogo mitologico del Giardino del Paradiso, dove il tempo non esiste e l’uomo e la donna non sanno di essere diversi l’uno dall’altra. Sono solo due creature. Dio e l’uomo sono la stessa cosa. Dio cammina nel fresco della sera nel giardino dove si trovano anche l’uomo e la donna. Poi l’uomo e la donna mangiano il frutto, che rappresenta la conoscenza degli opposti, e quando scoprono di essere diversi scoprono anche la vergogna. Non avevano mai pensato a se stessi come opposti. Maschile e femminile sono una delle opposizioni; un’altra e quella fra umano e divino, un’altra ancora fra bene e male. Le opposizioni primarie sono quella sessuale e quella tra esseri umani e Dio. Poi viene l’idea del bene e nel male nel mondo. Tutto ciò che si ritrova nelle dimensioni del tempo si può ricondurre a coppie di opposti. Così si entra nel campo del tempo.