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Le Società Occulte di Destra contro l’evoluzionismo darwiniano, mito dell’ideologia scientistico-borghese e demo-massonica

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Contrariamente a quello che viene comunemente insegnato nelle scuole, non vi è alcun anello di congiunzione fra la scimmia e l’uomo, fra i 950 cm³ di volume della scatola cranica della scimmia ed i 1550 cm³ di quella dell’uomo.
C’è un abisso di milioni anni fra il gibbone dello zoo ed uno scienziato atomico di Saclay.  In breve, qualcosa non va, nell’enunciazione darwiniana: il virus, le amebe, il lombrico, il serpente, il coccodrillo, la vacca, la scimmia, l’uomo.
Quello evoluzionistico è chiaramente uno dei miti cari all’ideologia scientistico-borghese e demo-massonica.

La dottrina della razza si presenta come recisa antitesi di tale mito. Per essa, come non esiste una “umanità” in generale, cosi non esiste nemmeno la storia come uno sviluppo automatico di questa sostanza umana omogenea secondo leggi immanenti o trascendentali, sociali o economiche o “ideali”, da un meno ad un più di civiltà: ove il “meno” sarebbe costituito dalle civiltà di tipo tradizionale, gerarchico, sacrale e il “più”, invece, dalle civiltà “sociali”, illuminate, brucianti incenso all’altare degli immortali principii, dello scientismo e dell’amoralismo borghese. Dal punto di vista più immediato, il razzismo vede invece la storia come l’effetto dell’incontro, dello scontro, dell’ascendere, decadere o mescolarsi delle forze di razze diverse, di sangui distinti; forze, si badi bene, ad un tempo umane e super-umane. È una visione, dunque, essenzialmente dinamica, agonistica e antagonistica, che considera non solo nei varii avvenimenti storici decisivi, ma altresì nelle grandi idee storiche, nelle varie forme di civiltà, nei grandi movimenti trasformatori della faccia del mondo, nelle varie strutture sociali e, infine, nella stessa fenomenologia delle forme di governo e di Stato, non delle realtà autonome e tanto meno delle cause, bensì gli effetti, i segni e quasi i simboli di corrispondenti forze di razza, in ascesa o discesa, quali realtà, ripetiamo, ad un tempo etniche e spirituali. Si affaccia cosi la possibilità di guardare con occhi nuovi la storia e di scoprirne vari aspetti insospettati e particolarmente istruttivi, anche se non sempre rassicuranti. Esistono già dei tentativi di sintesi storica effettuati partendo da tali premesse: però, nulla più che tentativi, solo sporadicamente giunti a risultati di qualche validità. È dunque un dominio che attende ancora di esser adeguatamente e seriamente esplorato. A ciò, occorreranno uomini, che ad una speciale sensibilità razziale e ad una adeguata conoscenza del lato positivo, visibile della storia, aggiungano quella sicurezza in fatto di idee tradizionali che, al giorno d’oggi, è ravvisabile in ben poche persone. La dottrina della razza è antistoricista e antievoluzionista, poi, anche in un senso specifico, perché se volesse indicare il senso generale approssimato della storia partendo dai primordi, sarebbe assai più portata a parlare di involuzione che di evoluzione. Constatando che le vicende storiche hanno condotto a mescolanze e ad ibridismi crescenti, tanto che oggi sarebbe difficile indicare, in una qualunque nazione europea, un nucleo di tipi di razza completamente pura, il razzismo va necessariamente a considerare come forme più normali e regolari di civiltà quelle dei primordi, ove le mescolanze non erano ancor giunte a tal punto e dove si può legittimamente supporre l’esistenza di nuclei etnici primari sufficientemente inalterati. A ciò si aggiunge lo schierarsi senza riserve, da parte di ogni forma superiore del razzismo, sullo stesso fronte di quella nuova interpretazione delle origini, che sconfessa a pieno 1’ipotesi-base dell’evoluzionismo, vale a dire l’idea, che alle origini vivesse un uomo animalesco e selvaggio, discendente dalle scimmie. La nuova veduta è che un simile uomo o è una invenzione, ovvero corrisponde a razze assolutamente inferiori estintesi, per quanto esse, attraverso ibridismi, siano talvolta riuscite a trasmettere alcune loro qualità al tipo umano vero e proprio. Di questo tipo l’origine vera e essenziale sta però altrove, in razze superiori che già in età preistoriche pos-sedevano una civiltà di limitato sviluppo materiale, ma di notevolissima levatura spirituale,      tanto da venir designate simbolicamente, nei ricordi mitici di esse conservatisi in tutti i popoli, come “razze divine” o “celesti”. Vedremo a suo tempo più partitamente tutto ciò. Il razzismo, in ogni modo, si oppone alla teoria evoluzionista, controparte inseparabile dell’universalismo democratico e del razionalismo scientista, non solo riguardo all’interpretazione generale della storia, ma anche riguardo alla premessa biologico-darwiniana, assunta e fatta valere da detta teoria come una specie di dogma.

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I GRANDI AVI BIANCHI

I miti attestano l’esistenza di una genia di iniziati, che si sarebbe insediata nella regione polare, gli Iperborei. Sovente sono chiamati i Grandi Avi Bianchi, i Padri Primigeni, guide e capi supremi della gente di Atlantide. Iperborea, la loro capitale, situata da qualche parte fra l’Islanda e la Groenlandia, era incastonata fra i ghiacciai, ma godeva di un clima così mite che la sua campagna era verdeggiante, disseminata di alberi e coltivata a frumento. La capitale di questo piccolo regno era, a quanto si dice, Thule, anche se altre tradizioni ricordano Thule come un isola dell’Atlantico settentrionale (da riconoscersi forse, nell’Islanda). Comunque sia, Iperborea, con o senza Thule, sembra essere il centro iniziatico degli atlantidi, il gran quartiere generale da cui si emanavano gli ordini. Fin dai tempi di Esiodo e di Omero, molto si è scritto sugli Iperborei, ma nessun autore si è mai stupito del fatto che degli iniziatori, capaci di dirigere la conoscenza e la coscienza di un immenso popolo civilizzato, avessero scelto come sede proprio una regione polare, anche se, per un miracolo della natura o del loro ingegno, quelle terre erano diventate relativamente temperate. Si sa che il Grande nord era, ad una certa epoca, più caldo, in quanto la Terra, prima del Diluvio, girava su un asse perpendicolare al piano dell’ellittica, venendo così meno le stagioni. E’ esatto che la Svezia e la Norvegia hanno conosciuto vegetazioni tropicali che spiegano la formazione di ambra gialla fossile, di origine resinosa, che si trova sulle coste del Mar Baltico; tuttavia è probabile che la scelta della localizzazione geografica di Iperborea fosse fatta per ragioni molto più razionali di quanto non lo siano il caso o la fantasia.Si tramanda che gli Iperborei fossero di grande statura, di carnagione bianchissima e avessero, inoltre,occhi di un azzurro molto chiaro ed una capigliatura bionda, tutte caratteristiche del tipo nordico ideale dei nostri giorni, in contrapposizione con i tipi bruni o scuri delle regioni più vicine ai Tropici. E’ dunque logico pensare che questi iperborei dalla pelle bianca abbiano scelto intenzionalmente la zona meno calda della Terra, poiché corrispondeva meglio, dal punto di vista climatico, al pianeta di cui erano originari. In breve, se i padri primigeni erano degli extraterrestri, dobbiamo credere che il loro pianeta fosse più decentrato del  nostro rispetto al Sole, o al loro sole. In caso di appartenenza al nostro Sistema Solare, essi potevano venire da una zona vicina all’orbita di Marte o degli asteroidi, dove la temperatura è nettamente più bassa che non sulla Terra. Questi Iperborei extraterrestri furono, secondo le trasmissioni orali iniziatiche, gli antenati della razza bianca. Supponiamo inoltre che il sangue di questi Padri Primigeni non fosse rosso come il nostro, bensì, forse, azzurrato, in virtù del tenore di gas carbonico del loro pianeta originario. Da questa particolarità, deriverebbe l’espressione «avere sangue blu nelle vene» essere nobile, discendere da una razza superiore.