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Confronto con Padre Maggi sulla storicità di Gesù

2014-06-01_124634

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Gesù: Chi finì sulla croce?

Perché sono state falsificate le Lettere pastorali?

Originale:

L’autore è qualcuno che si è trovato a dover risolvere problemi nuovi una generazione dopo Paolo, problemi che Paolo stesso non aveva mai affrontato, e che vuole farlo sotto l’egida di un’autorità che sarà ascoltata. E chi poteva vere più autorità di Paolo nelle chiese da lui fondate? Così, per esempio, l’autore affronta il problema dei falsi maestri che promuovevano «favole e genealogie» nella Prima lettera a Timoteo e di quelli che sostenevano che la resurrezione era «già avvenuta» nella Seconda. Affronta anche il problema della guida delle comunità e del ruolo delle donne all’interno della chiesa. E lo fa fingendo di essere Paolo.

Alcuni studiosi hanno pensato che a giustificare questi falsi sia intervenuta una circostanza più precisa. In un saggio molto interessante, lo studioso americano Dennis MacDonald ha sostenuto che le Lettere pastorali furono scritte per combattere le concezioni che circolavano nelle storie di Tecla. È vero, infatti, che gli Atti di Paolo, in cui si trovano oggi le storie di Tecla, furono scritti settanta-ottanta anni dopo le Lettere pastorali. Ma le storie registrate negli Atti di Paolo dovevano aver circolato parecchio prima che il presbitero dell’Asia Minore fabbricasse il suo racconto. E le concezioni sottese alle storie di Tecla contrastano con quelle espresse dalle Pastorali in modo sorprendente. Forse una di esse è stata scritta per dare autorevolezza a una concezione opposta contando sull’autorità di Paolo?

Negli Atti di Paolo il matrimonio è oggetto di disprezzo. Nelle Pastorali il matrimonio è incoraggiato: i capi delle chiese devono obbligatoriamente essere sposati. Negli Atti di Paolo il sesso è condannato: soltanto rimanendo casti sarà possibile entrare nel regno dei cieli. Nelle Pastorali l’attività sessuale è incoraggiata: le donne saranno salvate soltanto se partoriranno. Negli Atti di Paolo le donne – in particolare Tecla – possono insegnare ed esercitare la loro autorità. Nelle Pastorali le donne devono stare zitte ed essere sottomesse; non possono né insegnare né esercitare alcuna autorità. Poiché le Pastorali sembrano contrapporsi direttamente alle posizioni espresse dagli Atti di Paolo, MacDonald sostiene che le lettere furono falsificate da qualcuno che aveva ascoltato le storie di Tecla e voleva rettificare il racconto in base al “vero” punto di vista di Paolo.

Originale (seguito)

Libro dei Pontefici

Di Marcus Prometheus 

Questo Libro dei Pontefici, che nel medioevo possedette un grande prestigio, era l’elenco dei primi vescovi di Roma, a cominciare da Pietro. In realtà è un falso della vasta serie delle spudorate “falsificazioni Simmachiane” dell’inizio del sesto secolo (quando papa Simmaco per evitare di essere processato fece produrre una incredibile mole di documenti tutti inventati di sana pianta: carteggi interi, atti (apparentemente del 303) di un Sinodo inventato, mai tenutosi, atti di processi inventati anche essi, il tutto per creare precedenti fasulli alla sua pretesa di non poter esser giudicato da nessuno al mondo, neppure da un concilio).

Il Liber pontificalis dichiara Santi tutti i papi fino al 352 e martiri la maggior parte di quelli fino al 314, con la formula standard “hoc martyrio coronatur”, ovviamente senza altri riscontri. Ma il primo vescovo di Roma che ebbe a patire qualcosa è San Fabiano, ventesimo “papa” in elenco (236-250) che però fu solo imprigionato per un periodo, non giustiziato!

Ma per la chiesa sui primi 17 vescovi di Roma ci sono ben 11 martiri, tutti creati in quel falso Simmachiano Liber Pontificalis del sesto secolo. Falsa è addirittura l’esistenza di alcuni di tali vescovi (così come è assolutamente indimostrato ed altamente improbabile che S. Pietro che predicava solo fra gli ebrei circoncisi e per questo era in contrasto con Paolo sia mai arrivato a Roma, od abbia mai pensato di andarci).

Originale di Marcus Prometheus 

Ndr:

Chiaro esempio delle innumerevoli falsificazioni fatte dai rappresentanti e principali esponenti della dottrina cristiana a cominciare proprio dagli inizi dell’era cristiana.

La Santa Fabbrica della Falsificazione – 1a parte

La Santa Fabbrica della Falsificazione – 2a parte

Vangeli Apocrifi

La Letteratura Intratestamentale e gli Apocrifi Cristiani – Introduzione

Se il messaggio cristiano fosse stato vero, non ci sarebbe stato bisogno di tante ed incredibili falsificazioni lungo quasi tutta la storia del Cristianesimo in quanto la “storia” di Gesù sarebbe già stata superiore a qualsiasi fantasia. Il colmo mi pare proprio dagli inizi con il proliferare incontrollato di “Vangeli” e tanti scritti “apocrifi” dai quali furono poi scelti e dichiarati “canonici”/autentici i Vangeli ed i testi neotestamentari.

Inoltre che credibilità dovrebbero avere sia il clero che ha prodotto, sostenuto e attestato tali falsi sia l’intero messaggio Cristiano che si fonda su tali premesse, falsi e falsificatori?

I primi cristiani non furono perseguitati

“The Myth of Persecution”: Early Christians weren’t persecuted

Traduzione di Libero Dalla Chiesa:

Il mito della persecuzione: i primi cristiani non furono perseguitati.I romani non presero di mira, cacciarono o perseguitarono la chiesa antica. -Articolo di Laura Miller.Nel periodo immediatamente successivo alla strage della Columbine High School, un mito moderno è nato. Si è diffusa una storia secondo la quale uno dei due killer ha chiesto a una delle vittime, Cassie Bernall, se credeva in Dio. La Bernall secondo testimonianze avrebbe detto “sì” poco prima che lui le sparasse. La madre della Bernall ha scritto un libro di memorie, intitolato “She Said Yes: Il Martirio inverosimile di Cassie Bernall”, un omaggio alla coraggiosa fede cristiana della figlia. Poi, appena il libro è stato pubblicato, uno studente che si nascondeva nelle vicinanze della Bernall ha detto al giornalista Dave Cullen che il fatto non è mai successo.

Anche se il nuovo libro di Candida Moss, “Il mito della persecuzione: come primi cristiani inventarono una storia di martirio”, riguarda il periodo di circa tre secoli dopo la morte di Gesù, l’autrice cita questo parallelo con i giorni nostri. Ciò che la Bernall ha veramente detto e fatto nei momenti prima della sua morte è di cruciale importanza, afferma la Moss, se dobbiamo considerarla come una “martire”. Tuttora malintesi e travisamenti possono insinuarsi facilmente. Il pubblico può ottenere la storia sbagliata, anche in questa età fortemente mediatica – e malgrado la presenza tra noi di testimoni oculari viventi.

Cosa farcene, allora, dei resoconti di terza mano, pesantemente rivisti, anacronistici e finalizzati a uno scopo preciso circa i martiri del cristianesimo delle origini? La Moss, professore di Nuovo Testamento e cristianesimo antico presso l’Università di Notre Dame, contesta alcune delle leggende più sacre della religione, interrogandosi su quello che lei chiama “la narrativa da scuola domenicale circa una Chiesa di martiri, di cristiani accalcati nelle catacombe per paura, che si incontravano in segreto per evitare di essere arrestati e spietatamente gettati ai leoni solo per le loro credenze religiose”. Niente di tutto questo, lei sostiene, è vero.

Nei 300 anni tra la morte di Gesù e la conversione dell’imperatore Costantino, ci sono stati forse 10 o 12 anni sparsi durante i quali i cristiani sono stati scelti per la soppressione da parte delle autorità imperiali di Roma, e anche allora l’esecuzione di tali iniziative è stata casuale – blanda in molte regioni, anche se dura in altre. “I cristiani non sono mai stati”, scrive Moss, “le vittime della sostenuta persecuzione mirata.

Gran parte della sezione centrale di “Il mito della persecuzione”, è ripreso con una lettura attenta dei sei “cosiddetti racconti autentici” di primi martiri della chiesa. Essi comprendono Policarpo, vescovo di Smirne che fu bruciato sul rogo nel corso del secondo secolo, e Santa Perpetua, una giovane madre di buona famiglia giustiziata nell’arena di Cartagine con il suo schiavo, Felicity, all’inizio del terzo secolo. La Moss sottolinea attentamente le incongruenze tra questi racconti e quello che sappiamo sulla società romana, la ricerca di eresie che neppure esistevano quando i martiri sono stati uccisi, ed i riferimenti alle tradizioni di martirio che dovevano ancora essere stabilite. C’è sicuramente qualche fondo di verità in queste storie, spiega, e nlela prima storia di merito della chiesa scritta nel 311 da un palestinese di nome Eusebio. E’ solo che è impossibile distinguere la verità dalle invenzioni colorate ed i tentativi di rafforzare le ortodossie in età successiva.

La Moss esamina anche altre fonti romane giunte fino a noi. Fa notare che durante l’unica concertata campagna romana contro i cristiani, sotto l’imperatore Diocleziano tra il 303 e il 306, i cristiani sono stati espulsi dai pubblici uffici. Le loro chiese, come quella di Nicomedia, di fronte al palazzo imperiale, sono stati distrutte. Eppure, come Moss fa notare, se i cristiani tenevano alte cariche, in primo luogo e avevano costruito la loro chiesa “nel cortile personale dell’imperatore”, non è credibile che si nascondessero nelle catacombe prima che Diocleziano emanasse degli editti contro di loro. Questo non significa negare che alcuni cristiani siano stati giustiziati in modo orribile, in condizioni che cnsidereremmo grottescamente ingiuste. Ma è importante, spiega la Moss, distinguere tra “persecuzione” ed “azione penale”.

I Romani non avevano alcun desiderio di sostenere una popolazione carceraria, così la pena di morte era comune per molti reati apparentemente minori, Si poteva essere condannato a essere picchiato a morte per avere scritto una canzone diffamatoria. La Moss distingue tra i casi in cui i cristiani sono stati perseguiti semplicemente per essere cristiani e quelli in cui sono stati condannati per aver partecipato a quello che i romani consideravano sovversione o tradimento. Dati gli “ideali dell’epoca e le strutture sociali” romani considerati essenziali per l’impero, tali trasgressioni possono includere negare pubblicamente la condizione divina dell’imperatore, rifiutare il servizio militare o il rifiuto di accettare l’autorità di un tribunale.

In uno dei suoi capitoli più affascinanti, la Moss cerca di spiegare in che modo i Romani (per i quali “il pacifismo non esisteva come concetto”) trovassero sconcertanti e fastidiosi i cristiani – ammesso che i Romani pensassero affatto ai cristiani. I cristiani potevano finire nei tribunali romani per qualsiasi numero di ragioni, ma quando accadeva, erano inclini ad annunciare, come un credente di nome Liberiano ha fatto una volta, “che non poteva essere rispettoso per l’imperatore, ma solo per Cristo”. La Moss paragona questo a “imputati moderni che dicono che non si riconoscono l’autorità del tribunale o del governo, ma riconosce solo l’autorità di Dio.

Per gli americani moderni, come per gli antichi romani, questo suona o sinistro o vagamente folle”. E il fatto che i primi cristiani abbiano sviluppato una passione per il martirio non ha certo giovato. La sofferenza dimostrava [dal punto di vista dei cristiani] sia la devozione del martire che l’autenticità della religione stessa, ed inoltre il martire guadagnava un posto immediato, di prima classe nel regno dei cieli. (i comuni cristiani dovevano attendere il giorno del giudizio). Ci sono state segnalazioni di fanatici che cercavano deliberatamente la possibilità di morire per la loro fede, incluso un popolano che si presentò alla porta di un funzionario romano in Asia Minore chiedendo di essere martirizzato, finendo solo per essere allontanato. La Moss non può essere considerata una scrittrice dallo stile naturale o fluente, ma è completa, si sforza di essere chiara ed è veramente preoccupata per l’influenza del mito del martirio sulle società occidentali. “L’idea della chiesa perseguitata è quasi interamente invenzione del 4 ° secolo e successiva”, scrive.

Questo è stato, in modo significativo, un periodo durante il quale la chiesa era “politicamente garantita”, grazie a Costantino. Eppure, invece di fornire un resoconto veritiero dei primi anni del Cristianesimo, gli studiosi e chierici del IV secolo fecero pubblicare racconti di orribili violenze sistematiche. Queste storie erano sottilmente (e nemmeno tanto sottilmente) usate come propaganda contro idee o sette eretiche. Sono anche servite da accattivante intrattenimento per i credenti che erano, personalmente, abbastanza sicuri; la Moss paragona questi raccapriccianti racconti al godimento di un film dell’orrore da parte dei contemporanei.Oggi i polemisti continuano a utilizzare la convinzione profondamente radicata in una chiesa perseguitata -e quindi moralmente giustificata- come farebbe un club politico per demonizzare i suoi avversari.

La Moss vede un legame diretto tra la valorizzazione dei martiri e l’assurda retorica della destra sulla “guerra al cristianesimo.” E ‘una tattica che rende impossibile il compromesso. “Non si può collaborare con qualcuno che ti perseguita”, evidenzia sagacemente la Moss. “Devi difenderti”. Dove la Moss è meno accorta è nella sua convinzione che esponendo la “falsa storia di persecuzione”, possiamo in qualche modo eliminare questo approccio paranoico alle divergenze politiche. Uno degli aspetti più illuminanti del “Mito della persecuzione” è invece la capacità della Moss ‘di trovare analogie contemporanee che rendono il mondo antico più comprensibile al lettore medio, come ad esempio la storia di Cassie Bernall. Ma questa storia ha una lezione supplementare da offrire, sulla impenetrabilità del vero credente a fatti sgradevoli. La famiglia e la chiesa della Bernall sono smosse dai compagni di scuola che erano presenti alla ripresa e che hanno sfatato il “Lei ha detto di sì” leggenda. “Si può dire che non sia successo in quel modo,” ha detto a un giornalista il pastore dei Bernall, “ma la chiesa non lo accetterà. Per la chiesa, Cassie sarà sempre quella che ha detto di sì, punto”.

Originale (Traduzione di Libero Dalla Chiesa)

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I pagani da persecutori a perseguitati, e i cristiani da perseguitati a persecutori

Da cronachelaiche.globalist.it:

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L’accorato appello di Libanio, il più eminente oratore del suo tempo – “pagano” – all’imperatore Teodosio, fervente cristiano, ben mostra la situazione alla fine del IV sec. d.C.: «Tutte queste violenze si osano anche in città, ma per lo più nelle campagne»; i cristiani distruggono i templi, che costituiscono «l’anima delle campagne, i primi edifici in esse innalzati e attraverso molte generazioni affidati a noi che ora viviamo». Da una di queste “violenze”, perpetrata più di un secolo dopo, prende idealmente inizio la tradizione monastica occidentale: recatosi a Cassino, Benedetto trova che la «gente dei campi» ancora compiva «riti superstiziosi» e «sacrileghi sacrifici» in onore di Apollo presso un tempio dedicato al dio sulla cima del monte. Senza indugio egli «fece a pezzi l’idolo, rovesciò l’altare, sradicò i boschetti e dove era il tempio di Apollo eresse un oratorio in onore di san Martino e dove era l’altare sostituì una cappella che dedicò a san Govanni battista» (la nostra fonte sono i Dialoghi di Gregorio Magno). I monaci d’altronde erano stati tra i più fanatici persecutori dei “pagani” e i più implacabili distruttori degli edifici sacri alle divinità tradizionali.
Le tradizioni e gli usi che non poterono essere estirpati vennero riadattati, mascherati o trasformati parzialmente o totalmente in chiave cristiana. Non a caso ciò avvenne proprio nelle realtà più lontane dai centri urbani, e legate agli antichi ritmi rurali: esempio lampante la festa di san Domenico a Cocullo (Aq), celebrata il primo giovedì di maggio. In questa occasione la statua del santo viene ricoperta di rettili, implicita richiesta di difesa dalle morsicature dei serpenti e più in generale contro i mali del mondo: ma tale valenza era con tutta probabilità estranea al significato originario della festa, poiché determinata verosimilmente dal carattere sostanzialmente negativo del serpente in ambito cristiano, mentre anticamente esso costituiva un simbolo positivo, incarnazione materiale e visibile del genius loci, l’essere divino che si riteneva proteggesse ciascun luogo, dalla casa alla foresta più selvaggia (alcuni vedono nel santo una “traduzione” di Angitia, dea venerata anticamente in quei luoghi).

Originale

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Originale:

Analogamente alla leggenda di Gesù, anch’essi sono nati il 25 dicembre, da una vergine, annunciati da una stella proveniente da oriente, a 12 anni insegnavano alle masse, compivano gli stessi miracoli, a 30’anni furono investiti di carica spirituale, hanno accanto 12 discepoli, a 33 anni muoiono per risorgere dopo 3 giorni…

Originale

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La Bibbia sconfessa Cristo

Da Utopia:

….Il libro Sapienza riporta la condanna a morte di Cristo [cap. 2, 13-20], narra la profanazione delle sinagoghe con l’introduzione delle statue di Caligola nel 38 [cap. 14-15], menziona l’uccisione di Caligola e la lettera dell’imperatore Tiberio che nel 41 mise fine alla dissacrazione [cap. 18]. In sostanza, ci sono i riscontri storici che la stesura di Sapienza ha oltrepassato lo spaziotempo della vita di Cristo. Ma c’è anche la prova che la Parola di Dio disconosce la Resurrezione e sconfessa il Messia. È la più clamorosa Rivelazione biblica celata nell’ultimo libro di Jahvè 

.Se Sapienza è l’apice della Rivelazione divina, allora, chi ha mentito?
Dio o Cristo? Oppure entrambi?

….Sapienza sconfessa il Messia e di conseguenza anche la Chiesa cattolica.
La Parola di Dio contro la Parola di Cristo. È proprio un giallo divino
.

Parrebbe proprio che Dio (padre), ispirando il libro Sapienza, fosse all’oscuro e concettualmente in disaccordo con il Dio (figlio) che si sarebbe già incarnato e stava predicando ed agendo “a insaputa del Padre”!!!

Originale

La bugia più grande della storia