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Biocentrismo

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La chiave è il biocentrismo

Lanza propone una nuova disciplina, il biocentrismo, in cui la biologia ha un ruolo essenziale dal momento che secondo questo scienziato, è la nostra stessa coscienza che crea l’universo e non il contrario. Lanza spiega attentamente questa teoria in un libro che ho appena iniziato a leggere la settimana scorsa (in inglese): “Biocentrismo”.

Secondo questa teoria, non sarebbero stati i fenomeni fisici a creare la realtà ma la vita stessa. Questo suggerisce che la coscienza determinerebbe l’esistenza degli oggetti nell’universo e anche molti fenomeni che diamo per scontati, come lo spazio e il tempo.

Pertanto, quando accettiamo che lo spazio e il tempo siano sono solo strumenti della nostra mente che usiamo per orientarci, la morte diventa priva di significato perché non è un punto di arrivo, non è un fine a se stesso. Il problema consiste nel fatto che ci è stata trasmessa l’idea che la morte è associata al corpo fisico e questo, prima o poi muore. Tuttavia, la nostra coscienza è molto di più che semplici proteine e acidi nucleici.

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Panpsichismo

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La fisica quantistica dimostra che la vita continua dopo la morte

Da Il Navigatore Curioso:

Il Biocentrismo si attesta come la teoria del tutto e mette la vita al centro e all’essenza dell’attività dell’Universo. Lanza spiega che la vita e la biologia sono il centro dell’esistenza. Anzi, è la vita stessa a creare l’Universo e non il contrario.

Ciò significa che è la coscienza della persona a determinare la forma e la dimensione degli oggetti nell’Universo. La filosofia realista di provenienza greca ha sempre affermato che la realtà esiste di per sé, a prescindere dall’esistenza dell’osservatore. La fisica quantistica, invece, ha scoperto che l’osservatore è determinante nella formazione della realtà. In effetti, la realtà che noi percepiamo con i nostri sensi è l’incontro tra il ‘funzionamento di base dell’Universo’, che potenzialmente può assumere infinite forme, e la ‘presenza dell’osservatore’, che ne determina con la sua coscienza la forma.

Praticamente, la realtà è come la pensiamo! Lanza fa un esempio sul modo in cui percepiamo la realtà intorno a noi: una persona percepisce il cielo come di un certo colore, e gli viene insegnato che quel colore si chiama ‘blu’. Ma le cellule del cervello di un’altra persona potrebbero percepire un colore diverso, che chiamerebbe sempre blu, ma che potrebbe corrispondere al mio ‘verde’.

Da Il Navigatore Curioso:

Mentre Irene Giaceva Morente. Si può superare l’angoscia di morire?

In una clinica Irene stava morendo – ahimè, troppo lentamente! –di un cancro al retto che era stato recidivo due anni dopo una operazione importante e dei trattamenti ai raggi X. Il male si era adesso propagato a tal punto da non essere più operabile. Il fegato e le ossa erano stati colpiti. Non c’era più niente da fare, se non tentare di alleviare le sue sofferenze. Ma, malgrado le forti dosi di sonniferi e di sedativi, continuava ad essere nervosa e a lamentarsi quando era sveglia, e gemeva e si agitava durante il sonno provocato dagli ipnotici. Sua sorella e il medico curante si domandarono se non potevano fare di più per aiutarla durante il processo angoscioso. L’ L.S.D. fu suggerito con qualche esitazione, poiché non era stato somministrato fino ad allora che ad una sola persona in un caso simile. Il medico sperava che la droga avrebbe potuto – almeno per alcune ore – allontanare i pensieri di Irene da se stessa e dalla prospettiva della morte. Se fosse stato possibile elevare il suo pensiero cosciente al di là di se stessa, forse si sarebbe convinta che la sua prossima scomparsa non doveva essere causa di terrore. Col consenso della famiglia, venne somministrata una leggera dose unica di LSD ; Irene allora cominciò a parlare, e il suo medico annotò dettagliatamente.

Ecco più o meno parola per parola, ciò che Irene pronunciò con calma sotto l’influenza dell’LSD.

“La mia scomparsa adesso, non ha più importanza, neanche per me. Non è che un episodio dell’alternanza dell’esistenza e della non-esistenza. Io non vedo nessuna relazione con la religione e con quello che si dice della morte. Suppongo di essere distaccata – questa è la parola – liberata da me stessa, dalle mie sofferenze e dalla mia disintegrazione. Posso morire con calma, in questo istante, se così deve essere. Non chiamo la morte, né la respingo. Sì, vedo ciò che avete fatto. Avete estirpato il mio IO. E’ un approccio alla morte, una preparazione al grande incontro, quando il NON-IO sarà più permanente. C’è ancora qualcosa. Per una volta, posso vedere l’ordine nel disordine. Ciò che assomiglia ad un caos, ad una confusione, non è che la vasta complessità del tutto, dei movimenti che si intrecciano gli uni negli altri. Per me che vi parlo, l’dea che la vita è priva di senso, la teoria secondo cui tutto è casuale è un non-senso”.

“Sto morendo, me ne rendo perfettamente conto. Ben presto gli ingranaggi della mia mente si fermeranno, poiché gli ingranaggi complicati del corpo non riusciranno più a sopportarli. Tutto si sfascerà in un cumulo di molecole tra gli scarti da cui sarà tirata una nuova matrice. La nuova non avrà nessun punto in comune con me. Bisogna che accetti e ammetta questa possibilità dell’estinzione totale in quanto essere umano”.

L’uomo è probabilmente la sola specie animale che venga presa dall’angoscia all’idea della sua scomparsa, poiché l’uomo soltanto ha la facoltà di riflettere su se stesso. E’ il solo essere capace di concepire l’avvenire e a considerarsi una creatura distinta dalla natura. Noi siamo nati in un mondo senza ego. Ma viviamo e moriamo prigionieri di noi stessi. Questa coscienza di sé – senza la fede capace di donargli un senso – può suscitare una paura insopportabile della morte. Freud diceva che nessuno può realmente concepire il suo proprio annientamento. Ed è così che la paura di morire costituisce, in molti casi, l’ultima sofferenza.

Nel caso di Irene, speravamo che un po’ di questa fantastica droga che è LSD le avrebbe permesso di affrontare le sue sofferenze e la prossima fine. Volevamo provocare un breve e lucido intervallo di assenza del suo ego per farle accettare l’idea che l’integrità fisica non è assolutamente necessaria e che forse, c’è qualche cosa “al di là”. Attraverso questo processo, noi speravamo che avrebbe potuto sopportare le sue sofferenze e la sua angoscia: sembrava proprio che questo scopo fosse stato raggiunto.

La morte deve umanizzarsi. Conservare la dignità nella morte per coloro che stanno morendo, è uno dei più grandi problemi della medicina moderna. Le sofferenze continue, violente, profonde non lasciano intatte neanche le personalità più forti. Quando il malato sa che solo la morte metterà fine alla sua sofferenza, questa si identifica con la morte e diventa in proporzione più difficile da placare.

Per alleviare il terrore, lottare contro la depressione e diminuire le sofferenze, sono stai utilizzati sin dai tempi preistorici dei narcotici. L’oppio è stato rimpiazzato dalla morfina e da altri derivati, così come da nuovi prodotti chimici sintetici. Tutti questi medicamenti diminuiscono le sofferenze, permettono al malato di dormire e possono risollevargli il morale. Per coloro la cui morte è vicina, il pericolo di assuefazione è irrilevante.

Uno studio del Dr Eric Kast, di Chicago, indica che LSD supera di gran lunga gli altri narcotici per quanto riguarda l’efficacia e la durata dell’azione nell’alleviamento del dolore.

Anche altre ricerche confermano questa constatazione. Sembrerebbe che l’LSD non agisca sulla parte del cervello che riceve gli impulsi del dolore, ma alteri il significato della sofferenza, e, di conseguenza, la diminuisca. E’ ciò che è successo a Irene. Assorta in pensieri e sentimenti che andavano al di là di se stessa, era indifferente alla sofferenza, che era stata la sua preoccupazione principale della sua esistenza cosciente da diversi mesi, e che ora aveva perso il suo significato.

Nel corso della lunga giornata del suo trattamento con l’LSD, delle infermiere entrarono due volte nella camera per ricordare che la puntura destinata ad alleviare le sue sofferenze non era stata fatta.

Riprese a parlare solo verso la fine del pomeriggio.

“Quando morirò, non ci si ricorderà a lungo di me; non lascio molti amici, e quasi nessun parente.

Non ho fatto molte cose, niente bambini, niente. Ma va bene così”.

“Ecco che ricomincia. Sembra che vada e venga, ma non è più come prima”.

– L’importante è ricordarsi, dice il medico.

– Sì, oh sì, ma mi ricorderò di tutto?

– Vi ricorderete di molte cose, ed ho qui alcuni appunti che potremo rivedere per aiutarvi a farvi rammentare il resto, rispose.

Il giorno dopo i suoi lineamenti erano di nuovo profondamente tirati. Ma nuotava ancora in una atmosfera di calma.

“Il dolore è ritornato, ma credo di poter adattarmi. Che giornata è stata ieri! Una specie di giorno di festa per me”.

Durante le tre settimane seguenti, Irene fu sensibilmente più distesa. C’era un aura di calma intorno a lei. Ebbe ancora bisogno di calmanti di tanto in tanto. Poi morì.

L’Esperienza della Morte Volontaria: per conoscere, prima dell’arrivo della vostra ora, i Regni dell’Oltre Tomba

Dosaggi forti di ketamina possono produrre tutte le caratteristiche delle NDE, “esperienze vicino alla morte”, comprese il viaggio attraverso un tunnel verso la luce (il cosiddetto “effetto-tunnel”), la convinzione che si è morti, uscite dal corpo e fluttuazioni nell’ambiente circostante, comunicazioni “telepatiche” con entità disincarnate, ecc. Possono essere rivissuti eventi della propria infanzia. Le esperienze dissociative appaiono spesso così genuine che chi le esperisce è certo di aver abbandonato il proprio corpo.
Timothy Leary ha descritto le sue esperienze con ketamina come “esperimenti nella morte volontaria“. Stanislav Grof afferma che “se hai un’esperienza completa con la ketamina, non puoi più credere che esista veramente la morte o che la morte ti possa influenzare“.

La ketamina è un anestetico generale che viene adoperato sia per uso umano che veterinario. La sua molecola [2-(2-clorofenil)-2(metilammino) cicloessanone] è molto simile a quella del PCP (fenciclidina o benactazina, venduta principalmente come Sernylan), che fu la prima sostanza di questa nuova classe di composti ad essere utilizzata come anestetico. E’ più corretto definire la ketamina come un anestetico dissociativo poiché, in base a quanto si è appreso dai racconti di pazienti sottoposti ad operazioni chirurgiche e ad anestesia con ketamina, la mente viene separata dal corpo e in numerosi casi questa scissione provoca allucinazioni profonde, esperienze extracorporee, visioni mistiche, sensazioni di ingresso in un’altra realtà, sensazioni che sono state definite clinicamente come “reazioni da emersione”.

I suoi effetti sono stati riassunti qui:

• ineffabilità;
• convizione in merito alla veridicità dell’evento e di
essere morti;
• stato di calma e tranquillità (anche se non sono mancati
casi di paura che sono rimasti spiacevoli);
• emersione di eventi passati, spesso rivisti come una
sorta di “revisione di vita” (o life-review);
• OBE (out-of-body experience). Percezione di separazione
dal corpo, che spesso comprende una vista oggettiva
dello stesso;
• ingresso in un’altra “realtà”, caratterizzato da rapidi
movimenti attraverso tunnels, comunemente conosciuto
come “effetto tunnel”;
• incontri con esseri di luce, parenti e amici defunti, archetipi
ed entità mistiche;     

                                                                                       

Approfondimento per i più enciclopedici:

Stan Grof è oggi il più stimato ricercatore psichedelico. Scienziato cecoslovacco venuto negli USA nel 1967 per un anno sabbatico e ivi rimasto dopo la repressione sovietica della Primavera dubcekiana, Grof è uno dei fondatori della psicologia transpersonale, scuola di pensiero che coniuga le intuizioni di Jung, Reich e Rank con i risultati della sperimentazione con gli psichedelici. Nella sua più recente opera “Beyond the Brain” (1985), egli espone un modello comprensivo del funzionamento dell’inconscio che sistematizza vent’anni di esplorazioni psichedeliche.
Così nel libro “Storming Heaven”, intervistato dall’autore Jay Stevens, Grof descrive gli effetti della Ketamina:
“La Ketamina è una sostanza assolutamente incredibile. In un certo senso è molto più misteriosa dell’LSD. Cose veramente stupefacenti accadono che hanno strordinarie implicazioni per la nostra comprensione della realtà. Essa sembra essere totalmente imprevedibile. Non puoi giudicare dalla tua esperienza precedente come sarà la prossima. Ti può portare alla realtà subatomica o astrofisica, ad altre galassie. Ti può far vivere la vita di un girino o sperimentare quello che tu senti sia la coscienza di oggetti inanimati. La mitologia di una certa cultura può prendere vita davanti ai tuoi occhi… Non sono molto convinto del suo potenziale terapeutico. Penso tuttavia che abbia un incredibile potenziale per affrontare il problema della morte. Se hai un’esperienza piena con la Ketamina, non potrai mai credere che la morte esista o che possa influenzare ciò che tu sei.”
Se questa descrizione degli effetti della Ketamina può lasciare quantomeno perplessi, essa è moderata a confronto di quella che segue. John Lilly, neuroscienziato che ha assunto la droga per cento giorni consecutivi (!) ed autore di un libro in cui descrive la propria esperienza ketaminica, senza pudori infatti afferma al riguardo:
“Sotto Ketamina posso oltrepassare il confine che porta ad altre realtà… Posso sperimentare la realtà dei quanti. Posso vedere dall’interno l’iperspazio descritto da John Wheeler… Ho sperimentato stati in cui posso contattare i creatori dell’universo, così pure come i locali controllori creativi”
Benché tali affermazioni in un mondo pre-basagliano condurrebbero dritti all’internamento psichiatrico, è tuttavia necessario dire che anche altri consumatori di Ketamina hanno parlato della comparizione nel proprio viaggio di “piccole entità”, con le quali sarebbe possibile dialogare e ottenere risposte su quisquiglie quali la storia dell’universo, il futuro del pianeta e dell’evoluzione umana, nonché, last but not least, sulla realtà della morte.
Sta di fatto che, come Jay Stevens riporta nell’opera succitata, in una sede rispettabile quale il convegno americano di Psicologia Umanistica, parte degli intervenuti erano più interessati a confrontare le “affermazioni” delle entità per stabilirne l’univocità, piuttosto che ad ascoltare le relazioni.
Approfittate di questa opportunità unica, per conoscere, prima dell’arrivo della vostra ora, i regni dell’oltre tomba, e dare uno sguardo di là della soglia…