Archivi tag: guerra

…Emersione Rapida!

sophie on boat

Ho fatto una volta una “crociera” in un sommergibile. Sono rimasta circa 1000 ore sott’acqua. Sui sommergibili c’è uno strumento che serve per indicare il momento in cui è necessario rinnovare l’aria. Ma tanto tempo fa quello strumento non esisteva e i sommergibilisti imbarcavano alcuni conigli bianchi i quali, quando l’atmosfera di bordo diventava tossica, morivano e i marinai sapevano di non avere più che pochissime ore di vita. A questo punto il comandante doveva prendere una decisione disperata. Tentare con ogni mezzo di risalire alla superficie. Fallendo questo supremo tentativo non rimaneva che morire, lui e l’equipaggio. D’ordinario ognuno preferiva finire la propria vita con un colpo di pistola. Nel sommergibile dove ero imbarcata non c’erano conigli bianchi, ma strumenti indicatori. Ma il comandante aveva notato che io percepivo la graduale diminuzione di ossigeno e mi canzonava, per il mio eccesso di sensibilità, ma andò a finire che, senza guardare gli strumenti, poteva accertarsi osservandomi se c’era ancora aria respirabile o no. E gli strumenti gliene davano conferma. E’ una virtù che ho in comune con i conigli bianchi di sentire sei ore prima degli altri l’istante in cui l’aria diventa irrespirabile. Da un po’ di tempo, provo la stessa sensazione che sentivo a bordo del sommergibile. L’atmosfera è diventata pesante. Parlo dell’atmosfera nella quale vive la società attuale. L’essere umano non la può più sopportare. Gli uomini sono condannati all’asfissia e non se ne rendono conto. Persistono a credere che tutto sia normale come per il passato. Anche gli uomini nel sommergibile resistevano essi pure circondati dall’aria infetta e duravano in vita sei ore dopo la morte dei conigli. Ma io so che è la fine di tutto.

 Liberamente tratto dal racconto “La Venticinquesima Ora” di Virgil Gheorghiu. 1950

Annunci

Non è un articolo ma….

A tutti i cittadini degni di appartenere a questa Repubblica
pubblicato da Marisa Bonsanti il giorno sabato 12 febbraio 2011 alle ore 0.23

Esiste una sottile, subdola ed indegna guerra rivolta al nostro Presidente della Repubblica, sostenitore dell’unità d’Italia, contro il quale si rivolge una corrente politica profumatamente pagata con denaro e poltrone per remare allo sfascio di questo paese, la stessa corrente politica che oggi può parlare solo perché vive in una nazione fondata sullo stato di diritto della quale sono indegni cittadini.

Il 17 marzo sarà festa e faremo festa in onore di tutti coloro che hanno contribuito a far progredire questo paese nella civiltà e nella cultura, a dispetto degli arroganti, ignoranti,incivili, prepotenti che sono in minoranza ma sembrano tanti perché sono costretti a fare tanto rumore altrimenti non esisterebbero.



Gli scienziati e la loro coscienza

«Gli scienziati», ha scritto nel giugno ’48 un uomo di scienza che ha voluto rimanere anonimo, «sono i mercenari della guerra moderna. Estranei alle considerazioni umanitarie, considerano la ricerca come un ideale con un fine in se stesso e che trascende le preoccupazioni dei semplici mortali. Se uno scienziato può seguire la sua linea di condotta senza essere disturbato, poco gli importa del governo al quale apporta il suo contributo, o in quali condizioni vivono gli uomini attorno a lui. E’ la scienza che conta, non gli uomini. “Date un problema da risolvere a uno scienziato ed egli sarà felice. Durante la Seconda Guerra Mondiale il problema era quello di sapere come poter uccidere il maggior numero di persone il più presto possibile e meglio di quanto fosse mai stato fatto. Su questa via gli scienziati sono giunti a risultati che i militari non avevano mai osato sperare.» L’autore aggiunge: «Sì, gli scienziati sono responsabili. Dire il contrario è il più grande inganno che lo spirito scientifico abbia mai inventato. Se vogliono, possono controllare l’uso che viene fatto delle loro scoperte e non dovrebbero limitarsi a una specie di corsa alla cieca per accumulare fatti su fatti. “Se vogliono dimostrare di non essere dei mercenari devono schierarsi contro le lobbies della ricerca militare. Devono incoraggiare i loro colleghi a non fabbricare più bombe. Devono cessare di portare il contributo del loro sapere, sia direttamente che indirettamente, alle imprese belliche. Gli uomini pretendono che gli scienziati vadano oltre alla condanna dell’utilizzazione delle armi di ieri: essi vogliono che cessino di fabbricare le armi per le guerre di domani.» L’autore di questo scritto, era uno scienziato atomico, la cui coscienza era agitata dalla più grave crisi che avesse attraversato l’animo di un uomo di scienza. Egli ha con i suoi colleghi, contribuito a dare al mondo quella bomba atomica, che pareva ora ricadere su di loro. I giornali americani li paragonarono a Prometeo che soffrì tormenti eterni per aver rubato a Giove il fuoco del cielo. L’avvoltoio che rodeva questi uomini era il rimorso. Come scriveva la rivista Time, «gli scienziati sono ormai sconvolti e frustrati. La maggior parte non sanno più cosa fare. La bomba ha polverizzato il loro mondo di clausura così come ha totalmente distrutto Hiroshima. Essi vagano come fantasmi inconsolabili o furiosi fra le rovine di questo mondo».