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Verifica storica dell’esistenza di Gesù

Mauro Biglino – Cio’ che non ti aspetti dalla Bibbia

Il problema della datazione dei manoscritti (neotestamentari)

Da “La Croce di spine“:

I più antichi frammenti dei quali è stato possibile per noi moderni prendere visione, risalgono al terzo o quarto secolo, con la sola esclusione di pochi frammenti in parte rinvenuti a Oxyrhynchus, risalenti pare al secondo secolo (secondo le datazioni paleografiche che, come vedremo, soffrono di molti limiti), in un’epoca, quindi, nella quale verosimilmente avevano già assunto una certa forma le “grandi falsificazioni” che, per via deduttiva, sono in minima parte cronologicamente collocabili nel primo secolo, mentre sono appartenenti, con ragionevole probabilità, al periodo che seguì al definitivo tramonto dell’ideologia messianico-giudaica, coincidente con la sconfitta dell’ultimo messia Simone bar Kochba (135 d.c.)

…..

Volendo giungere ad una sintesi conclusiva di questa parentesi sui più antichi frammenti neotestamentari, si può affermare che:

– non esiste un solo frammento papiraceo ragionevolmente attribuibile al I secolo;

– non esiste, parimenti, un solo frammento in quella che dovrebbe essere la lingua d’origine dei personaggi narrati nei Vangeli: tutti i frammenti sono stati scritti in greco koinè;

– tutto ciò che possediamo risale in minima parte (forse) alla seconda metà  II secolo, per lo più al III o al IV secolo e, soprattutto, a quelli successivi;

– infine tutto ciò che sappiamo sulla divinità di Cristo, i miracoli, la nascita, la morte e la resurrezione, assume per la prima volta consistenza e forma compiuta soltanto nei Codex Vaticanus e Sinaiticus dei quali sono state rinvenute copie risalenti soltanto al IV secolo!

Originale integrale

Messaggi “divini”

Quando vogliamo comunicare, al telefono, tramite mail o altro, cerchiamo di essere più chiari possibile e, soprattutto, facciamo in modo che l’interlocutore capisca…. Per questo cerchiamo di parlare nella lingua del destinatario del messaggio e con il linguaggio più consono alla sua cultura….. Ricorriamo a traduttori solo nel caso che non ci sia possibile esprimerci in un linguaggio comune ad entrambi e, se il messaggio è importante, ci assicuriamo che sia stato ben compreso.

Chi ha avuto qualche esperienza di traduzioni sa bene quanto sia difficile rendere adeguatamente certe frasi e quanto sia facile travisare il concetto originale, soprattutto se si tratta di testi specialistici o/e di culture lontane dalle nostre nel tempo e nello spazio…. Ad es., traducendo dall’inglese “Sunday” con “domenica”, in alcuni contesti si tradirebbe il significato perché “Sunday” deriva da “sun” = sole e “day” = giorno, per cui “giorno del sole” avrebbe un significato e una serie di implicazioni fondamentali per capire e rendere bene il significato religioso e sociale originale.

Diverse religioni si basano su “testi sacri” che sarebbero messaggi divini all’umanità per la salvezza degli uomini. Ovviamente, trattandosi di messaggi che riguardano aspetti fondamentali della vita, dell’etica e della salvezza, si tratterebbe di messaggi di estrema importanza. Sembrerebbe logico attenderci messaggi molto chiari e comprensibili per tutti in modo univoco.

Invece, per comprendere questi testi, generalmente assai antichi, si richiedono stuoli di archeologi, antropologi, esegeti, linguisti, biblisti, teologi, …, concili e istituzioni religiose! (tutt’altro che  gratuite!)

Leggendo i commenti ad un semplice post “Dio non creò la terra, errata traduzione” si vede chiaramente quanti studi occorrano per l’esatta interpretazione di una sola parola della Bibbia e come si ricorra al magistero cattolico…(che, tra l’altro, si fonda sulle scritture e sulla tradizione che, a loro volta, sono scelte (canone), trasmesse, interpretate ed espresse dal magistero stesso!). Ma il risultato finale è che, nonostante tanti studi e interventi di autorità religiose, ci sono innumerevoli interpretazioni; non di rado persino diametralmente diverse!

Alla luce di tutto questo è lecito chiederci come mai un eventuale essere superiore e creatore dell’universo si sia espresso in modo tanto difficile ed equivoco per comunicarci messaggi fondamentali per la stessa nostra salvezza eterna da richiedere tanti esperti, traduttori ed intermediari di ogni genere, per arrivare poi alla più assoluta confusione.

Se pensassi che un  eventuale Dio si “offenderebbe” o fosse in qualche modo “deluso” dal pensiero o dall’agire umano, considererei una delle più grandi offese ritenere che abbia mandato messaggi di questo tipo al genere umano: che cioè non abbia voluto o potuto fare di meglio!

Testi correlati:

Ispirazione “divina” ed umana

 

Quando vogliamo comunicare, al telefono, tramite mail o altro, cerchiamo di essere più chiari possibile e, soprattutto, facciamo in modo che l’interlocutore capisca…. Per questo cerchiamo di parlare nella lingua del destinatario del messaggio e con il linguaggio più consono alla sua cultura….. Ricorriamo a traduttori solo nel caso che non ci sia possibile esprimerci in un linguaggio comune ad entrambi.

Chi ha avuto qualche esperienza di traduzioni sa bene quanto sia difficile rendere adeguatamente certe frasi e quanto sia facile travisare il concetto originale, soprattutto se si tratta di testi specialistici o/e di culture lontane dalle nostre nel tempo e nello spazio…. Ad es., traducendo dall’inglese “Sunday” con “domenica”, in alcuni contesti si tradirebbe il significato perché “Sunday” deriva da “sun” = sole e “day” = giorno, per cui “giorno del sole” avrebbe un significato e una serie di implicazioni fondamentali per capire e rendere bene il significato religioso e sociale originale.

Diverse religioni si basano su “testi sacri” che sarebbero messaggi divini all’umanità per la salvezza degli uomini. Ovviamente, trattandosi di messaggi che riguardano aspetti fondamentali della vita, dell’etica e della salvezza, si tratterebbe di messaggi di estrema importanza. Sembrerebbe logico attenderci messaggi molto chiari e comprensibili per tutti in modo univoco.

Invece, per comprendere questi testi, generalmente assai antichi, si richiedono stuoli di archeologi, antropologi, esegeti, linguisti, biblisti, teologi, …, concili e istituzioni religiose!

Leggendo i commenti ad un semplice post “Dio non creò la terra, errata traduzione” si vede chiaramente quanti studi occorrano per l’esatta interpretazione di una sola parola della Bibbia e come si ricorra al magistero cattolico…(che, tra l’altro, si fonda sulle scritture e sulla tradizione che, a loro volta, sono scelte, trasmesse, interpretate ed espresse dal magistero stesso!). Ma il risultato finale è che, nonostante tanti studi e interventi di autorità religiose, ci sono innumerevoli interpretazioni; non di rado persino diametralmente diverse!

Alla luce di tutto questo è lecito chiederci come mai un eventuale essere superiore e creatore dell’universo si sia espresso in modo tanto difficile ed equivoco per comunicarci messaggi fondamentali per la stessa nostra salvezza eterna da richiedere tanti esperti, traduttori ed intermediari di ogni genere, per arrivare poi alla più assoluta confusione.

Se pensassi che un  eventuale Dio si “offenderebbe” o fosse in qualche modo “deluso” dal pensiero o dall’agire umano, considererei una delle più grandi offese ritenere che abbia mandato messaggi di questo tipo al genere umano: che cioè non abbia voluto o potuto fare di meglio!

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Ispirazione “divina” ed umana

Il Nuovo Testamento Pre-Niceno – Bibliografia

Bibliografia e letture ulteriori:

Walter Bauer. Orthodoxy and Heresy in Earliest Christianity. Translated by the Philadeiphia Seminar on Christian Origins; edited by Robert A. Kraft and Gerhard Krodel. Philadeiphia: Fortress Press, 1971.

Rudolf Bultmann. Primitive Christianity in Its Contemporary Setting. Translated by Reginald H. Fuller. Philadelphia: Fortress Press, 1980.

John Burton. The Collection of the Qur’an. New York: Cambridge University Press, 1977.

Hans von Campenhausen. The Formation of the Christian Bible. Translated by J. A. Baker. Philadelphia: Fortress Press, 1972.

Robert M. Grant. A Short History of the Interpretation of the Bible. New York: Macmillan, 1963.

Adolf von Harnack. Marcion: The Gospel of the Alien God. Translated by John E. Steely and Lyle D. Bierma. Durham: Labyrinth Press, 1999.

R. Joseph Hoffmann. Marcion on the Restitution of Christianity: An Essay on the Development of Radical Paulinist Theology in the Second Century. American Academy of Religion Series 46. Chico, California: Scholars Press, 1984.

Frank Kermode. “Institutional Control of Interpretation.” In The Art of Telling: Essays on Fiction, edited by Frank Kermode. Cambridge: Harvard University Press, 1983, 168-84.

John Knox. Marcion and the New Testament: An Essay in the Early History of the Canon. Chicago: University of Chicago Press, 1942.

Winsome Munro. Authority in Paul and Peter: The Identification of a Pastoral Stratum in the Pauline Corpus
and 1 Peter.
Society for New Testament Studies Monograph Series 45. New York: Cambridge University Press, 1983.

Elaine Pagels. The Gnostic Gospels. New York: Random House, 1979.

Robert M. Price. “The Evolution of the Pauline Canon.” Journal of Higher Criticism website, online at www.depts.drew.edu/jhc/.

Hugh J. Schonfield. The Authentic New Testament. London: Dobson, 1955.

Ethelbert Stauffer. New Testament Theology. New York: Macmillan, 1956.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

Falò delle eresie

La prima lista conosciuta delle nostre ventisette scritture del Nuovo Testamento compare nella lettera pasquale (di Pasqua) di Atanasio alla sua diocesi nel 367 AD/CE. Atanasio le elenca ed avverte il suo gregge di usare queste e non altre. Un risultato immediato di questa enciclica fu di spingere i fratelli del monastero del san Pacomio in Egitto, il primissimo monastero cristiano conosciuto, a nascondere via le loro copie dei libri vietati. Essi li seppellirono in una caverna in cartelle di cuoio, in cui riposarono nell’oblio fino al 1945 quando sono stati scoperti accidentalmente da un ragazzo pastore a Nag Hammadi. I monaci sapevano che gli inquisitori sarebbero venuti ancora li per vedere se l’enciclica fosse stata obbedita, e non volevano consegnare da bruciare le loro copie preziose dei vangeli di Tommaso, di Filippo, di Pietro, degli Egiziani e di Maria Maddalena; la loro Apocalisse dei Zostriani, Giacomo, Melchisedek, Set, Shem e Dositeo; le loro Epistole di Pietro e di Giacomo; o le loro opere apocrife di Giovanni e di Giacomo. La loro biblioteca attesta di una gamma sorprendente di scritture Cristiane ancora in uso. Noi abbiamo soltanto questi e molte poche altre copie dei libri esclusi perché le autorità di Costantino effettuarono una purga sistematica degli scritti ritenuti eretici per l’enciclica di Atanasio. Altri, come il Pastore di Erma, sono sopravvissuti fuori del canone poiché non sono stati considerati pericolosi, solo non officiali. L’importanza di questo fatto è ancora oggi notevolmente sottovalutato. Significa che il Nuovo Testamento come lo leggiamo noi è tanto un documento del quarto secolo quanto del primo. La piattaforma canonica fu pulita, per così dire, per lasciarci con un’impressione altamente ingannevole di come fosse il Cristianesimo iniziale. Anche così, lo studioso F.C. Baur nel diciannovesimo secolo fu capace di discernere la divisione nella Cristianità iniziale sul pro – e anti-Torah, linee Pietrine contro quelle Paoline, con lo Gnosticismo che stava in agguato in qualche luogo lungo il percorso. Alcune decadi più tardi Walter Bauer (Ortodossia e Eresia nella Cristianità più antica) ha dimostrato che il movimento Cristiano era molto più vario di quanto aveva pensato persino Baur, quel cattolicesimo emergente era riuscito a riscrivere la storia in modo da lanciarsi come il Cristianesimo originale, facendo una caricatura di tutte le altre varietà come gruppi insignificanti eccentrici e marginali. Poco tempo dopo che apparve il libro di Bauer, la scoperta del 1945 della biblioteca di Nag Hammadi rese chiaro che la Cristianità iniziale deve essere stata una giungla teologica ancor più rigogliosa di quanto qualsiasi studioso avesse ritenuto. Qui, per la prima volta, c’erano molteplici fonti primarie che attestano di molte famiglie di credi Cristiani iniziali completamente differenti, di cui avevamo avuto fino ad allora solo un minimo, o alcun, indizio. Chi avrebbe immaginato che ci fossero intere ali del Cristianesimo che pensavano che Gesù fosse la reincarnazione di Seth, di Melchizedek, o di Zoroastro? Elaine Pagels (i Vangeli Gnostici) fu quasi l’unica erudita che è sembrò rendersi conto del pieno significato dei testi Gnostici scoperti a Nag Hammadi, che essi non erano una certa specie di romanzi antichi di fantascienza ma piuttosto le sacre amate scritture della fede vivente della gente. Lei ha fatto un buon lavoro nel mettere un pò di carne sulle ossa. Per esempio, se ci domandiamo circa l’identità “dei singoli” sostenuti come modelli nel Vangelo secondo Tommaso, abbiamo bisogno solo di ricordarci che la parola greca è monachos (monaco) e che il documento è stato trovato presso un monastero. Come ancor oggi nel Buddismo, allora non c’era alcun canone. Differenti tipi di Cristiani usavano libri sacri differenti. Questo stava per cambiare. La lista del canone di Atanasio, che sostenne la cristologia “homoousica” (Cristo è “della stessa natura” del Padre) a Nicea, è stata adottata ufficialmente dal sinodo locale di Ippona nel 393 ed ancora dal sinodo di Cartagine nel 397. Ciò difficilmente significava che da quel momento in poi tutti abbiano acconsentito su che cosa avrebbe dovuto costituire il Nuovo Testamento. I codici dei manoscritti sopravvissuti (e ce ne sono proprio molti) a partire dai secoli successivi continuano ad includere alcuni dei libri meno eretici o a non includere alcuni più ortodossi. Gli scrivani apparentemente non si sentivano particolarmente legati a conformarsi alla norma Atanasiana. Perché avrebbero dovuto? Nessun concilio ecumenico avrebbe regolato in materia fino al Concilio della Contro Riforma di Trento nel 1551! In generale, comunque, sarebbe giusto dire che dal 400 AD/CE circa, le chiese mediterranee occidentali hanno usato il canone Atanasiano, restando riluttanti sugli Ebrei. Ci vollero altri due secoli finché le chiese orientali fossero pronte ad accettare l’Apocalisse come canonica. Anche oggi nelle chiese di Monofisite dell’Armenia e dell’Etiopia, il canone del Nuovo Testamento contiene libri come Barnaba, Clemente e 3 Corinti.

Durante la riforma protestante, Martin Lutero poté rimodellare il canone semplicemente in virtù del fatto che stava preparando l’edizione tedesca ufficiale della Bibbia. Spettava a lui decidere che cosa sarebbe stato incluso. Egli rifiutò le Opere Apocrife del Vecchio Testamento Opere, soprattutto perché non erano sopravvissute nelle relative lingue originali. Egli sentiva che la sacra scrittura potesse essere considerata autorevole nel relativo originale Ebreo o Greco, che non ci si poteva basare sui Settanta o la Vulgata Latina; quindi un libro che esisteva soltanto come traduzione non poteva essere canonizzato. Egli rifiutò anche il contenuto teologico di alcune delle Opere Apocrife, ma egli non arrivò a condannarle. Anche i Puritani avrebbero letto dalle Opere Apocrife per edificazione, ed sono state incluse nella Bibbia del re Giacomo fino al 1823 quando i suoi editori decisero infine di rimuoverli.

Lutero ha rimescolato i libri del Nuovo Testamento, limitando gli Ebrei, Giacomo, Giuda e e l’Apocalisse ad un’appendice. Egli si riferì in modo sprezzante a Giacomo come “l’epistola di paglia”, mentre disse che il libro dell’Apocalisse meritava per essere gettato nel fiume di Elba. Nessuno di questi libri convogliava in modo adeguato la dottrina della salvezza per mezzo della grazia attraverso la sola fede, che era il suo filo a piombo. Inutile per dire, i Luterani non avrebbero scelto di seguire il loro capo su questo punto. Nel diciannovesimo secolo, i teologi protestanti avrebbero riconsiderato la questione, Schleiermacher invitò i colleghi a separare “il canonico” “dall’apocrifo” all’interno del Nuovo Testamento, mentre Harnack disse che era tempo di seguire Marcione e abbandonare il Vecchio Testamento. Forse l’osservazione protestante più sorprendente sulla questione canonica venne da Willi Marxsen, un tedesco del ventesimo secolo che notò che i Protestanti avevano implicitamente segato il ramo su cui erano seduti quando avevano rifiutato la tradizione della chiesa come norma per la fede in favore “della sola sacra scrittura”. Come sono giunti a questo frangente? Ignorando che lo stesso canone era puramente un aspetto della tradizione della chiesa, non di un decreto da Dio. La Bibbia non ci dice che cosa deve esserci nella Bibbia, lo fa tradizione, e quest’ultima è quello che i Protestanti sostenevano di rifiutare. Uh-oh.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

Canone indefinito

Per Ireneo (115-202), il vescovo di Lione e l’avversario principale dello Gnosticismo, il Testamento Cristiano comprendeva i quattro Vangeli, le Epistole Paoline e gli Atti. Egli usò anche la 1 Pietro, 1 Giovanni, 2 o 3 Giovanni (non lo dice quale, ma accenna a “un’altra” Epistola Giovannina), Giuda e l’Apocalisse ma non sembrava ancora considerare questi come la sacra scrittura. Nessuna menzione degli Ebrei, di 2 Pietro, o di Giacomo. Venti anni più tardi, Tertulliano (metà del secondo – metà del terzo secolo), un seguace di Ireneo, ebbe la stessa lista ma li considerò tutti la sacra scrittura. Tertulliano ha usato gli Ebrei ed le Epistole di Barnaba senza dire specificamente che li considerava canonici. Egli pensava che 1 Enoch dovesse essere incluso nel Vecchio Testamento. Il primo Cristiano che conosciamo che si è riferito alle sacre scritture ebree come Vecchio Testamento fu Melito di Sardis alla fine della terza parte del secondo secolo. Clemente di Alessandria (160-215) fu il primo a chiamare le sacre scritture Cristiane il Nuovo Testamento.

Anche se Ireneo considerava i libri appena elencati sopra come autorevoli e canonici, non predicava che quell’autorità fosse da ispirazione divina. Come la vedeva lui, la loro autorità derivava dalla loro posizione come documenti fondamentali dell’era apostolica. Di nuovo, Tertulliano portò le cose ad un passo ulteriore significativo, individuando l’autorità di questi libri nella condizione di scritture specificamente scritte dagli Apostoli piuttosto che solo del periodo iniziale del Cristianesimo. Per essere considerati autorevoli, dovevano essere stati composti dagli Apostoli di Gesù e dai loro delegati, che egli considerava Marco e Luca perché si diceva che fossero stati assistenti rispettivamente a Pietro ed a Paolo. Ireneo come il suo predecessore, Papia, Vescovo di Ierapoli, avevano collegato Marco a Pietro in questo modo verso il 130 AD/CE. Tuttavia, attribuendo affermazioni a Papia funzionò come hadith – di licenze convenienti per rendere questo o quell’argomento autorevole secondo la necessità – come nell’Islam dove la rivendicazione di accesso allo Ieft – sopra i versi coranici o alle tradizioni orali antiche era un modo per aggirare la sacra scrittura.

Clemente di Alessandria non aveva alcun canone chiuso e fece frequenti riferimenti non solo ai nostri quattro vangeli convenzionali ma anche al Vangelo secondo gli Ebrei ed  al Vangelo secondo gli Egiziani, all’apocrifo così come agli Atti canonici, alle Epistole di Clemente e Barnaba, la Predicazione di Pietro ed il Pastore di Erma. Se deve essere creduto Morton Smith, Clemente possedeva anche Marco Segreto. Fino a questo periodo, i libri del Nuovo Testamento erano autorevoli perché erano apostolici. Fu il successore di Clemente, Origene (185-251), che per primo li dichiarò scritti ispirati, in contrasto con gli scritti degli scrittori ispirati o autorevoli, che era una distinzione importante che continua ad essere effettuata anche nel ventunesimo secolo. Origene pensava che, poiché un libro era ispirato o non lo era, spettava alla chiesa decidere quali appartenessero alla Bibbia, ma egli stesso non ha fatto quella scelta. Egli ne vide soltanto il bisogno. Eusebio, il grande storico della chiesa ed il propagandista del Cristianesimo Constantiniano, chiarisce che i confini canonici precisi erano ancora una materia in discussione alla metà del quarto secolo. Egli ci dice come, nelle discussioni dei teologi contemporanei, le scritture disponibili in effetti rientravano in quattro categorie. In primo luogo, c’erano i libri considerati genuinamente apostolici: i quattro vangeli convenzionali ed le epistole di Paoline, con una certa disputa degli Ebrei, 1 Giovanni, 1 Pietro e Atti. Alcuni dei padri della chiesa includevano l’Apocalisse nella categoria apostolica, benché Eusebio stesso non fosse affatto un suo fan. In secondo luogo, c’erano libri generalmente discussi: 2 e 3 Giovanni, Giuda, Giacomo e 2 Pietro, mentre alcuni accettavano gli Ebrei; Origene ammetteva che “Dio solo sa” chi ha scritto gli Ebrei. Terze erano le opere “spurie” (il che vuol dire che erano possibilmente pseudonime), che erano tuttavia accettabili e usabili: il Vangelo secondo gli Ebrei, gli Atti di Paolo, il Pastore di Erma, l’Apocalisse di Pietro, la Didachè (Insegnamento dei Dodici Apostoli alle Nazioni), Barnaba e per qualcuno l’Apocalisse di Giovanni. Eusebio pensava che fosse stato “Giovanni l’Anziano” piuttosto che il figlio di Zebedeo ad aver scritto l’Apocalisse. Quarto erano falsi completamente eretici: gli Atti di Giovanni, di Andrea, Pietro, Tommaso ed altri ed i Vangeli di Pietro, Tommaso e di Mattia. La questione di una lista definitiva era ancora aperta, almeno per un pò. Ma Eusebio ci dice come Costantino avesse fatto e spedito ai prelati per tutto l’impero cinquanta copie di pergamena di lusso del Nuovo Testamento, questo naturalmente implicava un testo fisso. Non possiamo fare a meno di pensare alla tradizione Islamica che, per soffocare i dibattiti di teologici nei quali gli avversari facevano appello a testi differenti del Corano, il califfo Uthman si fece portare tutte le copie differenti conosciute, fece standardizzare un testo ufficiale dai suoi eruditi, ed abbia bruciato quelli precedenti. La distribuzione di un codice del Nuovo Testamento dal Ministero degli Interni da parte di Costantino deve aver avuto lo stesso effetto che l’instaurazione di una lista ufficiale. Tuttavia, la Bibbia di Costantino potrebbe non aver concordato abbastanza con la nostra lista familiare di ventisette libri. Il Codice Sinaitico ed il Codice Vaticano, che datano a partire da questo periodo e sono possibilmente esempi delle Bibbie del pulpito Costantiniano, includono libri come Barnaba e la 1 Clemente.

Il Canone Muratoriano, un documento frammentario proveniente da Roma scoperto da Muratori, è stato considerato generalmente del secondo secolo, ma alcuni ora sostengono che dati al quarto secolo. Esso elenca tutti i nostri libri del Nuovo Testamento tranne gli Ebrei, Giacomo e 1 e 2 Pietro, mentre comprende l’Apocalisse di Pietro e la Sapienza di Salomone. Esso menziona ma rigetta il Pastore dei Erma.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

La Santa Fabbrica della Falsificazione – 1a parte

J’accuse!

Proprio sin dall’inizio della nostra ricerca per svelare la cospirazione di Cristo, incontriamo territorio sospetto, se guardiamo indietro nel tempo e scopriamo che il fondamento reale del Cristianesimo non risulta in alcun modo simile all’immagine fornita dal clero e dalle autorità tradizionali. In verità, l’immagine dipinta dagli interessi acquisiti è molto più rosea e allegra della realtà riguardo alle origini della religione Cristiana: Vale a dire, un fondatore che operava miracoli e pio, ispirò gli apostoli che fedelmente ed infallibilmente registrarono le sue parole e le sue opere poco dopo la sua venuta, e poi andò in giro promulgando la fede con grande piacere e successo nel “salvare le anime”. Contrariamente a questo inganno popolare, la realtà è che, in aggiunta all’enorme quantità di spargimento di sangue che accompagnò la sua fondazione, la storia del Cristianesimo è piena di falsificazione e frode. Questa perfidia e dedizione ad imbrogli è così diffusa che qualunque ricercatore serio deve immediatamente iniziare a dubitare sulla storia stessa. In verità, il racconto Cristiano è sempre stato tanto difficile da inghiottire quanto i miti e le favole di altre culture; eppure innumerevoli persone sono state capaci di sorvolare la mente razionale e crederlo volontariamente, anche se esse possono essere scartate tanto facilmente che le identiche storie di queste altre culture.

Veramente, la storia di Gesù come è presentata nei vangeli, nonostante sia una massa di impossibilità e contraddizioni, è stata così difficile da credere che persino il fanatico “dottore” e santo Cristiano, Agostino (354-430), ammise, “Io non dovrei credere alla verità dei Vangeli se l’autorità della Chiesa Cattolica non mi forzasse a farlo”.1 Ciò nonostante, “il monumentalmente superstizioso e credulone Figlio di Fede” Agostino non deve essere stato troppo resistente, perché egli già aveva accettato “come verità storica la favolosa fondazione di Roma da Romolo e Remo, la loro nascita verginale dal dio Marte, e il loro allattamento dalla lupa…2

Apparentemente incapace di convincersi razionalmente della validità della sua fede, il padre della Chiesa delle origini Tertulliano, (c. 160-200) fece la nota affermazione, “Credo quia incredibilis est – Credo perché è incredibile”.3 Un “ex pagano”, Tertulliano difese veementemente ed irrazionalmente la propria nuova fede, considerata fabbricata da altri pagani, che riconoscevano che il Cristianesimo era “una cosa vergognosa” e “mostruosamente assurda”:

…Io sostengo che il Figlio di Dio nacque; perché non mi vergogno a sostenere una cosa simile? Perché! Ma proprio perché essa stessa è una cosa vergognosa. Sostengo che il Figlio di Dio morì: bene, ciò è completamente credibile perché è mostruosamente assurdo. Io sostengo che dopo essere stato sepolto, egli risorse: e ritengo che ciò sia assolutamente vero, perché era chiaramente impossibile.4

In aggiunta a confessioni di incredulità ugualmente da parte di Pagani e dei Cristiani, noi incontriamo accuse ripetute e ammissioni di falsificazione e frode. Mentre le masse sono spinte a credere che la religione Cristiana sia stata fondata da un operatore di meraviglie storico e che i suoi testimoni oculari che accuratamente misero per iscritto gli eventi della sua vita e ministero in libri meravigliosi che divennero la “Parola di Dio”, la realtà è che nessuno dei Vangeli fu scritto dal suo supposto autore e, in realtà, non si può trovare per iscritto menzione di alcun testo del Nuovo Testamento prima dell’inizio del secondo secolo dell’Era Comune (“CE”), molto dopo i supposti eventi. Questi libri “santi”, quindi, così riveriti dai devoti, risultano essere spuri, e poiché è in essi che noi troviamo la storia di Cristo, dobbiamo avere dubbi anche della sua validità.

Riguardo ai vangeli canonici, Wheless afferma:

I vangeli sono tutti falsificazioni sacerdotali oltre un secolo dopo le loro pretese date… Come detto dal grande critico, Salomon Reinach, “Con l’eccezione di Papia, che parla di una narrativa di Marco, ed una raccolta di detti di Gesù, nessuno scrittore Cristiano della prima metà del secondo secolo (cioè, fino al 150 DC.) cita i Vangeli o quelli che sono ritenuti i loro autori”.5

Bronson Keeler, in A Short History of the Bible, concorre:

Non se ne sente parlare fino al 150 DC., cioè finché Gesù era morto da quasi centoventi anni. Nessuno scrittore prima del 150 DC. fa la minima menzione di essi.6

In The Book Your Church Doesn’t Want You to Read, John Remsburg chiarisce:

I quattro Vangeli erano ignoti ai primi Padri Cristiani. Giustino Martire, il più eminente dei primi Padri, scrisse intorno la metà del secondo secolo. I suoi scritti a prova della divinità di Cristo avrebbero richiesto l’uso di questi Vangeli, se essi fossero esistiti al suo tempo. Egli fa più di 300 citazioni dai libri del Vecchio Testamento, e circa cento dai libri Apocrifi del Nuovo Testamento; ma nessuna dai quattro Vangeli. Il Rev. Giles dice: “gli stessi nomi degli Evangelisti, Matteo, Marco, Luca e Giovanni, non sono mai menzionati da lui (Giustino) – non compaiono nemmeno una volta in tutti i suoi scritti”.7

E Waite dice:

Proprio appena sulla soglia del soggetto, veniamo posti di fronte al fatto, che in tutti gli scritti di Giustino, nemmeno una volta, in alcun luogo, egli menzioni come minimo qualcuno dei Vangeli. Né egli nomina alcuno dei loro supposti autori, eccetto Giovanni. Il suo nome ricorre una volta; comunque, non come autore di un Vangelo, ma in una connessione tale da far sorgere un sospetto molto forte che Giustino non sapesse di alcun Vangelo di Giovanni l’Apostolo.8

Waite afferma ancora:

Nessuno dei quattro Vangeli è menzionato in una qualche altra parte del Nuovo Testamento…. Non è stata mai scoperta alcuna opera d’arte di qualsiasi tipo, nessuna pittura, o incisione, nessuna scultura, o altro relitto dell’antichità, che possa essere considerato fornire prova aggiuntiva dell’esistenza di quei Vangeli, e che sia stata eseguita prima della ultima parte del secondo secolo. Anche l’esplorazione delle catacombe Cristiane fallì nel portare alla luce qualche prova di tale carattere …. I quattro Vangeli furono scritti in Greco. E non c’era alcuna loro traduzione in altre lingue, prima del terzo secolo.9

In The Woman’s Encyclopedia of Myths and Secrets, Barbara Walker riferisce:

La scoperta che I Vangeli furono falsificati, secoli dopo gli eventi che descrivevano, ancora non è largamente conosciuta anche se l’Enciclopedia Cattolica ammette, “L’idea di uncanone completo e chiaro del Nuovo Testamento esistente fin dall’inizio … non ha alcun fondamento nella storia”. Nessun manoscritto esistente può essere datato prima del 4° secolo DC.; la maggior parte furono scritti anche più tardi. I manoscritti più antichi si contraddicono tra loro, come lo fa anche l’attuale canone dei Vangeli sinottici.10

Infatti, come dice Waite, “Quasi ogni cosa scritta fino all’anno 325 riguardante i Vangeli, e tutte le copie dei Vangeli stessi fino allo stesso periodo, sono perse o distrutte”.11 La verità è che esistono pochissimi testi dei primi Cristiani perché gli autografi, o originali, furono distrutti dopo il Concilio di Nicea ed i “ritocchi” del 506 DC sotto l’Imperatore Anastasio, che incluse la “revisione” delle opere dei padri della Chiesa,12 atti catastrofici che sarebbero stati inconcepibili qualora questi “documenti” fossero stati veramente i preziosi testamenti proprio degli Apostoli stessi riguardanti il “Signore e Salvatore”, il cui supposto avvento era stato così significativo da costituire la scintilla di profondo fanatismo e guerre senza fine. Ripetendo quella che sembrerebbe una assoluta bestemmia, nell’11° e 12° secolo l’”infallibile Parola di Dio” fu “corretta” di nuovo da una varietà di funzionari della Chiesa. In aggiunta a queste “revisioni” di grande rilievo ce ne sono state molte altre, inclusi errori di copiatura e di traduzione e mutilazioni deliberate ed offuscamento del significato.

Non sono mai stati solo i detrattori non credenti che hanno fatto tali accuse di falsificazione e di inganno da parte degli scrittori biblici. Invero, quegli individui che inventarono alcuni delle centinaia di vangeli ed epistole “alternative” che venivano fatte circolare nei molti primi secoli ammisero anche che loro avevano falsificato i testi. Riguardo a questi numerosi manoscritti, come viene citato da Wheless, la Enciclopedia Cattolica riconosce:

Spiriti intraprendenti risposero a questo naturale desiderio attraverso pretesi vangeli pieni di favole romantiche, e dettagli fantastici e sensazionali; le loro storie inventate furono lette avidamente ed accettate come vere dalla gente comune che era priva di qualsiasi facoltà critica e che era predisposta a credere quello che nutriva così sfarzosamente la loro pia curiosità. Sia i Cattolici che gli Gnostici furono coinvolti nello scrivere queste storie inventate. I primi non ebbero altro motivo che di una PIA FRODE.13

Citazioni:

1. Stemer, 168.

2. Wheless, FC, 163.

3. Wheless, FC, 145.

4. Doane, 412.

5. Wheless, FC, 94.

6. Keeler, 23.

7. Leedom, 173.

8. Waite, 307.

9. Waite, 346.

10. Walker, WEMS, 469.

11. Waite, 461.

12. Higgins, I, 680.

13. Wheless,FC, 99-100.

Traduzione da “The Christ Conspiracy” di Acharya s

Movimento LaicoResistenza Laica Forum Laici Libertari Anticlericali