Archivi categoria: Apocrifi

Libro dei Pontefici

Di Marcus Prometheus 

Questo Libro dei Pontefici, che nel medioevo possedette un grande prestigio, era l’elenco dei primi vescovi di Roma, a cominciare da Pietro. In realtà è un falso della vasta serie delle spudorate “falsificazioni Simmachiane” dell’inizio del sesto secolo (quando papa Simmaco per evitare di essere processato fece produrre una incredibile mole di documenti tutti inventati di sana pianta: carteggi interi, atti (apparentemente del 303) di un Sinodo inventato, mai tenutosi, atti di processi inventati anche essi, il tutto per creare precedenti fasulli alla sua pretesa di non poter esser giudicato da nessuno al mondo, neppure da un concilio).

Il Liber pontificalis dichiara Santi tutti i papi fino al 352 e martiri la maggior parte di quelli fino al 314, con la formula standard “hoc martyrio coronatur”, ovviamente senza altri riscontri. Ma il primo vescovo di Roma che ebbe a patire qualcosa è San Fabiano, ventesimo “papa” in elenco (236-250) che però fu solo imprigionato per un periodo, non giustiziato!

Ma per la chiesa sui primi 17 vescovi di Roma ci sono ben 11 martiri, tutti creati in quel falso Simmachiano Liber Pontificalis del sesto secolo. Falsa è addirittura l’esistenza di alcuni di tali vescovi (così come è assolutamente indimostrato ed altamente improbabile che S. Pietro che predicava solo fra gli ebrei circoncisi e per questo era in contrasto con Paolo sia mai arrivato a Roma, od abbia mai pensato di andarci).

Originale di Marcus Prometheus 

Ndr:

Chiaro esempio delle innumerevoli falsificazioni fatte dai rappresentanti e principali esponenti della dottrina cristiana a cominciare proprio dagli inizi dell’era cristiana.

La Santa Fabbrica della Falsificazione – 1a parte

La Santa Fabbrica della Falsificazione – 2a parte

Vangeli Apocrifi

La Letteratura Intratestamentale e gli Apocrifi Cristiani – Introduzione

Se il messaggio cristiano fosse stato vero, non ci sarebbe stato bisogno di tante ed incredibili falsificazioni lungo quasi tutta la storia del Cristianesimo in quanto la “storia” di Gesù sarebbe già stata superiore a qualsiasi fantasia. Il colmo mi pare proprio dagli inizi con il proliferare incontrollato di “Vangeli” e tanti scritti “apocrifi” dai quali furono poi scelti e dichiarati “canonici”/autentici i Vangeli ed i testi neotestamentari.

Inoltre che credibilità dovrebbero avere sia il clero che ha prodotto, sostenuto e attestato tali falsi sia l’intero messaggio Cristiano che si fonda su tali premesse, falsi e falsificatori?

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Era il Serpente, il vero Dio del Giardino dell’Eden

 

Era il Serpente, il vero Dio del Giardino dell’Eden. Jahvé era solo un visitatore che passeggiava nel fresco della sera.

In realtà era il Serpente il dio del Giardino dell’Eden. Jahvè, che camminava nel fresco della sera, era solo un visitatore. Il Giardino è il luogo del serpente. E’ una storia antichissima. Ci sono sigilli sumeri del 3500 a.C. che mostrano il serpente insieme con l’albero e la dea, una dea che offre il frutto della vita a un visitatore maschio. E’ proprio qui che nasce il vecchio mito della dea.

Molti anni fa, al cinema ho visto una cosa fantastica: una sacerdotessa birmana del serpente che, per portare la pioggia alla sua gente, doveva inerpicarsi lungo un sentiero di montagna, fare uscire dalla tana il Re Cobra e baciarlo tre volte sul naso. Qui il cobra, portatore di vita, di pioggia, è visto come una figura positiva, non negativa. Ma allora come si spiega la differenza fra questa immagine del serpente e quella narrata dalla Genesi? La risposta ci viene dalla realtà storica, e si basa sull’arrivo degli Ebrei a Canaan e sull’assoggettamento a cui sottoposero i Cananei. La gente di Canaan adorava la Dea e, insieme ad essa, il serpente. Gli Ebrei, portatori di un dio maschile, rifiutarono questa divinità femminile. In altre parole, la vicenda del Giardino dell’Eden rappresenta il rifiuto storico della Dea madre. Ma nella storia cristiana il serpente è anche il seduttore. Questa identificazione nasce dal rifiuto della vita che è insito nel cristianesimo. Secondo la tradizione biblica, la vita è corrotta e ogni impulso naturale è peccaminoso a meno che non sia stato circonciso e battezzato. Il serpente è colui che porta il peccato nel mondo ed è la donna a consegnare la mela nelle mani dell’uomo. L’identificazione della donna e del serpente con il peccato, e di conseguenza della vita con il peccato, ha influenzato l’intera storia del mito biblico e della Caduta.

L’idea della donna come peccatrice non appare in nessun’altra mitologia, se non forse nel mito di Pandora. Ma in quel caso non si trattava del peccato, ma solo dei guai creati dalla donna. Invece nella tradizione biblica, l’idea della Caduta è che la natura, così come la conosciamo, è corrotta, il sesso è corrotto, e la donna come personificazione del sesso, è corruttrice. Perché ad Adamo ed Eva era interdetta la conoscenza del bene e del male? Senza questa conoscenza saremmo ancora un pugno di lattanti nell’Eden esclusi dalla vita. Le donne portano la vita nel mondo. Eva è la madre del mondo temporale. Il Giardino dell’Eden era un paradiso di sogno, senza tempo, senza nascita, senza morte…senza vita. Il serpente che muore e risorge, spogliandosi della sua pelle e rinnovando la vita, è il signore dell’albero centrale, in cui tempo ed eternità si congiungono. Ecco perché in realtà è lui il dio del Giardino dell’Eden. Le donne rappresentano la vita. Per entrare nella vita, l’uomo deve passare attraverso la donna: è lei a condurci in questo mondo di coppie di opposti e sofferenza. Ma c’è ancora qualcosa che ci può insegnare il mito di Adamo ed Eva circa il problema degli opposti. Come abbiamo visto, tutto ebbe inizio con l’uscita dal luogo mitologico del Giardino del Paradiso, dove il tempo non esiste e l’uomo e la donna non sanno di essere diversi l’uno dall’altra. Sono solo due creature. Dio e l’uomo sono la stessa cosa. Dio cammina nel fresco della sera nel giardino dove si trovano anche l’uomo e la donna. Poi l’uomo e la donna mangiano il frutto, che rappresenta la conoscenza degli opposti, e quando scoprono di essere diversi scoprono anche la vergogna. Non avevano mai pensato a se stessi come opposti. Maschile e femminile sono una delle opposizioni; un’altra e quella fra umano e divino, un’altra ancora fra bene e male. Le opposizioni primarie sono quella sessuale e quella tra esseri umani e Dio. Poi viene l’idea del bene e nel male nel mondo. Tutto ciò che si ritrova nelle dimensioni del tempo si può ricondurre a coppie di opposti. Così si entra nel campo del tempo.

Dove i bambini fumano la marijuana in chiesa

Funzione che si svolge nella chiesa copta etiopica di Zion, vicino a Kingston, Giamaica.

E’ una setta cristiana in cui il sacramento si svolge fumando marijuana (l’erba della saggezza, il cibo degli angeli, l’albero della vita). Questo gesto rappresenta un “sacrificio destinato” a Gesù.

Credit: Daniel Laine.  Cosmos Photo Press Agency

NATIONAL GEOGRAPHIC: Religione Segreta

Da National Geographic Channel:

… una miniserie di tre documentari storici sulla religione cristiana: le origini, i testi sacri, i momenti storici. Ma nel Cristianesimo, come in tutte le grandi religioni, c’e’ una lunga storia di segreti di cui questi documentari non mancano di affrontarne i diversi aspetti. Ogni argomentazione si fonda su prove storiche e tutte le analisi e le riflessioni si basano esclusivamente su elaborazioni e trattati scientifici.
Il risultato è una rinnovata e sorprendente lettura di un tema che tocca profondamente l’esistenza di molti…..

Video su Axteismo (vedere data 29/03/09)

Introduzione al Vangelo di Maria Maddalena

Libera traduzione da “The Pre-Nicene New Testament” di Robert M. Price (Signature Books)

Nei vangeli canonici il modo di trattare Maria Maddalena è analogo a quello di Giovanni il Battista. Entrambi sono presentati in modi enigmatici e contraddittori, implicando che ambedue siano state in qualche modo figure problematiche. Sappiamo che il Battista era la figura guida di una setta rivale e che alcuni dei primi cristiani lo hanno diffamato come falso profeta (vedi la Predicazione di Pietro), mentre altri (Giovanni e Matteo) gli hanno fatto confermare Gesù in modo fittizio nel tentativo di elevare la Cristianità sopra la setta di Giovanni. Marco non offre alcun indizio che Giovanni abbia conosciuto mai Gesù più che come un volto nella folla, ma ci dice che Gesù ricevette il battesimo di Giovanni, presumibilmente come certo genere di credenziale poiché Giovanni era tenuto in una così alta stima. La fonte di Q, seguita da Luca e da Matteo, dice che Giovanni sentì parlare di Gesù mentre languiva in prigione e si era domandato per la prima volta se questo uomo potesse essere Quello che doveva venire che egli aveva predetto. C’è un fatto storico in qualcosa di tutto questo? Non possiamo saperlo. Sappiamo soltanto che Giovanni compare in modi diversi per riflettere le differenti strategie Cristiane nel trattare con lui e con la setta che egli rappresentava.

Lo stesso sembra essere vero per Maria Maddalena. Viene detto che era stata liberata da sette demoni (Luca 8: 2), anche se non abbiamo alcun racconto che lo descriva. In seguito fu considerata come una prostituta convertita. In modo abbastanza interessante, ci può essere un indizio di tale accusa nei vangeli. I rabbini (trattato del Talmud Babilonese Hagigah, 4b) che la hanno denominata  “Maria la parrucchiera„ (Aramaico, megaddela), denotante una signora del bordello, potrebbero conservare un insulto generato dai rivali di Maria. I racconti della tomba vuota sono in disaccordo su come trattarla, implicando che qualcuno le abbia dato un ruolo che altri hanno ritenuto troppo grandioso per lei. In Marco 16:1 – 8, Maria vede un giovane nella tomba e disobbedisce il suo ordine di dirlo a Pietro e gli altri di incontrare Gesù in Galilea. In Luca 24:1 – 10, Maria vede due uomini ma obbedisce ad un ordine differente. In Matteo 28:1 – 10, ella vede Gesù. Il passo in Giovanni 20:11 – 18 sembra conservare una storia differente che supponeva che Maria da sola avesse visto Gesù prima della sua ascensione: Gesù le fa semplicemente salutare Pietro e la compagnia piuttosto che promettere di incontrarli.

Questo è il nostro maggiore indizio, dato che qui vediamo un passo lungo una traiettoria che possiamo seguire attraverso i vari testi Gnostici nel secondo e terzo secolo, inclusa la Pistis Sophia, il Dialogo del Salvatore, le Piccole Domande di Maria, le Grandi Domande di Maria, il Vangelo di Maria, il Vangelo di Filippo ed altri. In questi, ci sembra di trovare in piena fioritura quello che viene omesso con cura dai testi dei vangeli più noti: Il ruolo di Maria come la più grande degli apostoli, “la donna che ha capito il Tutto.„ È Maria che sostiene rivelazioni di una risurrezione speciale che sorpassano quelle dei discepoli maschi.

Maria è un persona rappresentativa simbolica per sette Gnostiche ed altre che la sostenevano come loro autorizzazione. Ella prende chiaramente il posto del consorte divino che risuscita il dio morente in vari miti della salvezza, la versione cristiana di Cibele, Iside, Ishtar e Anath. Ma lei può anche rappresentare una figura apostolica storica delle origini. Comunque, dobbiamo presupporre che il suo stato fosse abbastanza importante che persino i suoi nemici non potessero semplicemente ometterla dai propri vangeli, benché siano stati felici di denunciarla come una demoniaca e prostituta, rendendola poco più di quanto avesse fatto Celso: una, “femmina isterica„ non degna di fede ai cui insegnamenti tramandati nessuno dovrebbe dare credito.

I documenti tenuti nascosti dalla chiesa

Da Lezapp:

Seguito

Il Libro di Giovanni Battista – Introduzione

I Vangeli di Luca e Giovanni, persino Marco, chiariscono abbastanza bene che Giovanni il Battista ha condotto un movimento che è continuato accanto al Cristianesimo più o meno per almeno un secolo e forse più a lungo. In Marco 2:18 leggiamo che i discepoli di Giovanni non hanno emulato la pratica dei discepoli di Gesù e non hanno smesso di digiunare. Essi hanno continuato cospicuamente ad andare per la loro strada. Da Luca 11:1 apprendiamo che la setta di Giovanni ebbe preghiere speciali e Marco ci dice, anche se egli potrebbe non averlo voluto fare, che alcuni già stavano predicando che il Giovanni martirizzato era risorto dalla tomba, reso potente nuovamente con energia divina per effettuare i miracoli (6: 14). Marco presuppone che tali credenze fossero interpretazioni erronee dei miracoli dello stesso Gesù, ma questo era probabilmente il suo tentativo di smontare una setta rivale.

Sia Luca che Giovanni manipolano il carattere del loro Giovanni Battista per fargli negare quello che i suoi seguaci credevano di lui, che egli era il Cristo (Luca 3:15 – 16; 1:8, 20; Giovanni 3:25 – 30). Matteo 3:14 – 15 e Giovanni 1:29 fanno proclamare pubblicamente a Giovanni che era il suo superiore e successore, ma questo non si trova in Marco, il cui Giovanni non sembra distinguere Gesù da Adamo. Il Gesù di Marco è un volto nella folla, un supplicante in più che voleva essere immerso nel Giordano.

Impariamo di più sulla setta di Giovanni, sia ai suoi inizi che verso la fine del primo secolo, dal libro dei Riconoscimenti attribuito a Clemente di Roma. In esso ascoltiamo di nascosto un dibattito fra varie sette Ebraiche, una di loro, i partigiani del Battista: “Ed ecco, uno dei discepoli di Giovanni ha asserito che Giovanni era il Cristo e non Gesù: “tanto che” ha detto, che “Gesù stesso ha dichiarato che Giovanni era più grande di tutti gli uomini e profeti. Se quindi,” ha detto, “lui è più grande di tutti gli uomini, deve senza dubbio essere ritenuto maggiore di Mosè e Gesù stesso. Ma se è maggiore di tutti, egli stesso è il Cristo” (1: 60: 1-3a).

Questa polemica può avere avuto la sua origine in una data precedente ma era tuttavia ancora in uso quando i Riconoscimenti di Clemente furono compilati: in qualche tempo nel quarto secolo, il che significa che la setta di Giovanni era ancora viva.

Impariamo dai Riconoscimenti 2:8 e dalle omelie 1:23 che Simone il Mago e Dositeo il Samaritano erano stati fra i trenta discepoli di Giovanni.a L’insieme dei membri era uguale al numero dei giorni di un mese lunare, così come il Pleroma Gnostico degli Eoni. Abbiamo qui un piano d’azione in cui Giovanni Battista è associato chiaramente con il settarismo Gnostico – Giudaico come il nonno del Nazoreanesimo – di Gesù, Simonianismo e Dositeanismo, così come il padre della sua propria setta vissuta a lungo. Quanto longevo? Può esistere ancora oggi.

In Irak sopravvive nelle antiche paludi di canne una setta Gnostica chiamata dagli studiosi i Mandaeaniani, che è Aramaico per “Gnostici”, anche se essi si definiscono Nazoreani. Molti eruditi lo negano, ma io rimango convinto che Richard Reitzenstein, Rudolf Bultmann ed altri abbiano avuto ragione a dire che questa setta sopravvive dal settarismo Ebreo–Gnostico pre-Cristiano ed è, specificamente, un resto della setta di Giovanni Battista. È al contrario difficile, impossibile in realtà, spiegare perché essi venerano Giovanni Battista come un profeta ed essere divino, mentre esecrano Gesù come l’anticristo! Ciò deve rappresentare semplicemente l’antipatia antica della setta, irritata per il maggior successo del Cristianesimo. Se un tal rancore sembra troppo antico per essere plausibile, ricordiamo solo l’antichissima calunnia indirizzata contro i Giudei “Uccisori di Cristo”, poiché il loro crimine era stato il non essersi convertiti alla fede Cristiana rivale.

Le sacre scritture Aramaiche dei Mandaeani sopravvivono in copie medioevali. Non c’è modo di essere sicuri su quanto tempo fa i loro originali siano stati composti, ma alcuni eruditi hanno proposto una data fra il 250 e il 300, in base al presupposto che le leggende e le poesie liturgiche contenute all’interno delle sacre scritture sono anche più vecchie.

Quanto segue è basato sulla ricostruzione di G.R.S. Mead del Libro Mandaeano di Giovanni. I lettori noteranno che sembra fare il parallelo col Vangelo di Luca, ma la parte nettamente maggiore del materiale è più antico ed indipendente da Luca e fornisce una visione non-Cristiana del Battista, un Giovanni che non è semplicemente una funzione della polemica Cristiana.

Il libro è episodico, non necessariamente nell’ordine cronologico e le varie scene sono introdotte “da Giovanni parla nella notte, Giovanni durante le sere della notte”, intese a ricordare più e più volte la posizione caratteristica di Giovanni e della sua predicazione, che ancora echeggia. Ai lettori può risultare utile che venga loro ricordato che i genitori terreni di Giovanni furono il sacerdote Zaccaria e la sua moglie Elisabetta.

a.Vedere le Rivelazioni di Dositeo in questa raccolta.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

Bibliografia

Messa a punto del taglio: criteri

Come aspetto della tradizione, la selezione dei libri per il canone fu graduale e, fino ad un certo grado, aleatoria. Fu il risultato di un accumulazione graduale dell’uso locale e poi di un confronto di tali versioni ed usi locali da concili più grandi. Rimaneva ancora un affare di abitudine e di costume locale finché i vescovi Cattolici ed i teologi principalmente anonimi nel secondo, terzo e quarto secolo cominciarono ad applicare determinati criteri per determinare il grado col quale avrebbe dovuto essere onorato un libro. Alcuni questi criteri di verifica sembreranno ormai familiari, ma io li discuterò ugualmente in ordine di importanza decrescente, notando come ogni argomento ha una tendenza a sprofondare in un altro.

In primo luogo, la cattolicità: Un libro era conosciuto ed usato liturgicamente per tutto l’impero? Se non fosse stato, era dubbio perché uno scritto realmente apostolico (vedi subito sotto) avrebbe avuto il tempo di circolare più ampiamente. In meno zone della chiesa era conosciuto, maggiore era la probabilità che potesse essere un falso recente. “Perché non abbiamo sentito parlare di questo Vangelo di Wally finora? Sento odore di topo” è come andò la logica. Il piccolo libro di 3 Giovanni ebbe difficoltà a passare nella raccolta su questo criterio, ma ci entrò perché era evidentemente dallo stesso autore della popolare e rinomata 1 Giovanni, così si ragionò che la relativamente breve lunghezza aveva fatto sì che fosse largamente sottovalutato. In pratica, la cattolicità ha significato “conosciuto più diffusamente” qualunque fosse il suo contenuto, perché la lunga familiarità e la diffusa lettura significava che c’era stata più occasione perché i bordi ruvidi fossero eliminati con l’armonizzazione dell’esegesi. Ma se non fosse stato familiare, il suono straniero della prosa saltava subito fuori.

Questo è quello che è accaduto al Vangelo di Pietro. Al Vescovo Serapione fu chiesto di esaminarne una copia nella Siria rurale ove era popolare. Il vescovo non ne aveva mai sentito parlare, così egli lo esaminò ma non vide alcun problema. Allora qualcuno consigliò un secondo controllo ed egli trovò segni di Docetismo, la credenza che Gesù fosse sembrato (Greco: dokeo) soffrire rimanendo divinamente impassibile. Così il libro fu condannato. Se il lettore interessato fosse cresciuto sentendolo leggere ogni Domenica in un contesto familiare, egli non avrebbe notato alcun problema più di quanto avessero le congregazioni siriane. In aggiunta, meno un libro era conosciuto, più facile era di escluderlo per considerazioni politiche poiché aveva meno partigiani per sostenerlo.

In secondo luogo, ortodossia. I contenuti promuovevano la regola di fede, che era la dottrina religiosa emergente? Di nuovo, la cattolicità avrebbe potuto superare questo poiché gli elementi non ortodossi potevano essere armonizzati se il libro fosse tenuto in grande stima. Per esempio, nessuna protesta sui numerosi versi Gnostici, doceti e adozionistici nelle lettere del Paolo. Anche così, l’evidenza di docetismo poteva pregiudicare la decisione, come con il Vangelo di Pietro o degli Atti di Giovanni. Un libro poteva essere respinto anche in base a qualcosa tanto semplice come la citazione di altri libri non più considerati canonici. Barnaba citava 1 Enoch come sacra scrittura e non è stato canonizzato; ma Giuda citava 1 Enoch ed è stato accettato, anche se qualcuno provò a sostituirlo con 2 Pietro, un libro che comprende la maggior parte di Giuda e taglia i riferimenti alla Assunzione di Mosè e 1 Enoch.

Un libro avrebbe potuto essere rifiutato anche non a causa di autentica eresia ma perché rischiava di lasciare entrare il naso del cammello sotto la falda della tenda. In questo modo, apocalissi tarde come il Pastore di Erma sono state considerate pericolose perché erano di una annata tarda e se si fosse potuto accettarle, non ci sarebbe stato più alcun motivo chiaro per non accettare le farneticazioni profetiche della profetessa Montanista Maximilla.

Altri libri sono stati rifiutati non tanto a causa del loro contenuto ma a causa della colpa per l’associazione dovuta all’uso lungo o notorio dalle sette eretiche. Il vangelo di Tommaso è stato probabilmente escluso perché Valentiniani e Manichei lo usavano. Le loro interpretazioni erano in alcun modo l’unico modo di leggere il libro, e se fosse stato incluso nel canone oggi non sarebbe sembrato eretico a nessuno. Il familiare Vangelo di Giovanni arrivò ad un passo dal condividere il destino di quello di Tommaso perché era popolare fra gli Gnostici, uno dei quali, Heracleon, scrisse il primo commento conosciuto su di esso. L’anti-Montanista Gaio pensava che fosse stato scritto dallo Gnostico Cerinto stesso. Un intero gruppo, definito dai suoi nemici gli alogoi (un gioco di parole: avversari del Logos/gli sciocchi), si opponeva a Giovanni. Ed infatti, Giovanni probabilmente era Gnostico. Come Bultmann ha mostrato, è stato attenuato “da un redattore ecclesiastico” per adattarlo alle orecchie ortodosse.

In terzo luogo, l’apostolicità. Era stato scritto da un apostolo o da un associato ad un apostolo? Noi abbiamo visto quanto fosse importante questo criterio, ma era una punta di cera aggiratoafacilmente. Se un libro fosse stato ampiamente conosciuto e ritenuto ortodosso, allora si poteva creare una stretta linea apostolica. In questo modo, per assicurare l’entrata nel canone, l’Epistola anonima agli Ebrei fu attribuita a Paolo. Era inoltre possibile sostenere un tenue collegamento fra la attribuzione di scrittore e un apostolo, come quando Marco fu reso segretario di Pietro e Luca di Paolo.

Se un libro suonasse troppo evidentemente eterodosso malgrado una attribuzione chiaramente apostolica, come i numerosi libri attribuiti a Tommaso, Pietro, Paolo, Mattia, Giacomo e Giovanni, avrebbe potuto essere scartato come falso. Mentre Eusebio abbracciava l’insegnamento chiliastico (millenaristico) dell’Apocalisse, la attribuiva a Giovanni, il figlio di Zebedeo. Quando rifiutò la dottrina, egli decise che l’Apocalisse doveva essere stata opera di un altro Giovanni dopo tutto. In modo simile, si è costretti a domandarci se il Vangelo di Matteo ricevette la sua attribuzione apostolica fu perché era di gran lunga il più popolare dei vangeli, mentre Marco e Luca furono condannati con elogio debole attraverso le assegnazioni di nomi sub-apostolici. Per il momento in cui il grossolanamente differente Giovanni veniva aggiunto all’equazione, Gaio, si ricordi, aveva suggerito Cerinto come suo autore in funzione del suo contenuto Gnostico. Per fare tanto fino ad assegnargli un pedigree completamente apostolico fu  necessario un duro contrappeso. Se nessuno lo avesse fatto tanto da accreditarlo a Cerinto, è probabile che nessuno lo avrebbe compensato in modo eccessivo attribuendone la paternità a Giovanni come scrittore. È parallelo alle critiche verso il Cantico erotico di Salomone nel primo secolo tra i rabbini. Un tale brano di pornografia non dovrebbe essere espulsa dalla lettura del pubblico e del canone? No, venne la replica. Infatti, il libro sarebbe particolarmente santo, rendendo chiunque che lo toccasse ritualmente sporco. Da un’estremità del pendolo all’altra.

In quarto luogo, la numerologia. Ireneo era disperato per includere Matteo, Marco, Luca e Giovanni ed ugualmente zelante nel cacciare fuori il Valentiniano Vangelo della Verità. Egli pensava ci potessero essere soltanto quattro vangeli canonici dato che ci sono quattro venti, quattro direzioni della bussola e quattro creature con occhi di Argo nella stanza del trono celestiale nel capitolo 4 dell’Apocalisse. Ireneo era anche attento al numero perfetto sette, il numero dei pianeti conosciuti agli antichi, ciascuno adorato un giorno della settimana. Le Epistole di Paolo furono organizzate inizialmente secondo le sette chiese riceventi: Roma, Corinto (1 e 2 Corinti un tempo combinate o confuse), Galazia, Filippi, Tessalonica, Colossi, Efeso. Ma questa disposizione minacciava di lasciare la piccola (epistola a) Filemone fuori al freddo, per non parlare delle Pastorali. Una volta che queste furono aggiunte, si sarebbero potute contare le epistole, senza destinatari e questo ha portato il totale a tredici con due per ciascuno a Corinti ed a Tessalonica. Quindi la necessità di rendere Ebrei una quattordicesima epistola di Paolo, risultando in due sette. Si sarebbe potuto attribuire altrettanto facilmente Ebrei ad Apollo o Clemente o Barnaba, come alcuni hanno fatto.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

Bibliografia

Falò delle eresie

La prima lista conosciuta delle nostre ventisette scritture del Nuovo Testamento compare nella lettera pasquale (di Pasqua) di Atanasio alla sua diocesi nel 367 AD/CE. Atanasio le elenca ed avverte il suo gregge di usare queste e non altre. Un risultato immediato di questa enciclica fu di spingere i fratelli del monastero del san Pacomio in Egitto, il primissimo monastero cristiano conosciuto, a nascondere via le loro copie dei libri vietati. Essi li seppellirono in una caverna in cartelle di cuoio, in cui riposarono nell’oblio fino al 1945 quando sono stati scoperti accidentalmente da un ragazzo pastore a Nag Hammadi. I monaci sapevano che gli inquisitori sarebbero venuti ancora li per vedere se l’enciclica fosse stata obbedita, e non volevano consegnare da bruciare le loro copie preziose dei vangeli di Tommaso, di Filippo, di Pietro, degli Egiziani e di Maria Maddalena; la loro Apocalisse dei Zostriani, Giacomo, Melchisedek, Set, Shem e Dositeo; le loro Epistole di Pietro e di Giacomo; o le loro opere apocrife di Giovanni e di Giacomo. La loro biblioteca attesta di una gamma sorprendente di scritture Cristiane ancora in uso. Noi abbiamo soltanto questi e molte poche altre copie dei libri esclusi perché le autorità di Costantino effettuarono una purga sistematica degli scritti ritenuti eretici per l’enciclica di Atanasio. Altri, come il Pastore di Erma, sono sopravvissuti fuori del canone poiché non sono stati considerati pericolosi, solo non officiali. L’importanza di questo fatto è ancora oggi notevolmente sottovalutato. Significa che il Nuovo Testamento come lo leggiamo noi è tanto un documento del quarto secolo quanto del primo. La piattaforma canonica fu pulita, per così dire, per lasciarci con un’impressione altamente ingannevole di come fosse il Cristianesimo iniziale. Anche così, lo studioso F.C. Baur nel diciannovesimo secolo fu capace di discernere la divisione nella Cristianità iniziale sul pro – e anti-Torah, linee Pietrine contro quelle Paoline, con lo Gnosticismo che stava in agguato in qualche luogo lungo il percorso. Alcune decadi più tardi Walter Bauer (Ortodossia e Eresia nella Cristianità più antica) ha dimostrato che il movimento Cristiano era molto più vario di quanto aveva pensato persino Baur, quel cattolicesimo emergente era riuscito a riscrivere la storia in modo da lanciarsi come il Cristianesimo originale, facendo una caricatura di tutte le altre varietà come gruppi insignificanti eccentrici e marginali. Poco tempo dopo che apparve il libro di Bauer, la scoperta del 1945 della biblioteca di Nag Hammadi rese chiaro che la Cristianità iniziale deve essere stata una giungla teologica ancor più rigogliosa di quanto qualsiasi studioso avesse ritenuto. Qui, per la prima volta, c’erano molteplici fonti primarie che attestano di molte famiglie di credi Cristiani iniziali completamente differenti, di cui avevamo avuto fino ad allora solo un minimo, o alcun, indizio. Chi avrebbe immaginato che ci fossero intere ali del Cristianesimo che pensavano che Gesù fosse la reincarnazione di Seth, di Melchizedek, o di Zoroastro? Elaine Pagels (i Vangeli Gnostici) fu quasi l’unica erudita che è sembrò rendersi conto del pieno significato dei testi Gnostici scoperti a Nag Hammadi, che essi non erano una certa specie di romanzi antichi di fantascienza ma piuttosto le sacre amate scritture della fede vivente della gente. Lei ha fatto un buon lavoro nel mettere un pò di carne sulle ossa. Per esempio, se ci domandiamo circa l’identità “dei singoli” sostenuti come modelli nel Vangelo secondo Tommaso, abbiamo bisogno solo di ricordarci che la parola greca è monachos (monaco) e che il documento è stato trovato presso un monastero. Come ancor oggi nel Buddismo, allora non c’era alcun canone. Differenti tipi di Cristiani usavano libri sacri differenti. Questo stava per cambiare. La lista del canone di Atanasio, che sostenne la cristologia “homoousica” (Cristo è “della stessa natura” del Padre) a Nicea, è stata adottata ufficialmente dal sinodo locale di Ippona nel 393 ed ancora dal sinodo di Cartagine nel 397. Ciò difficilmente significava che da quel momento in poi tutti abbiano acconsentito su che cosa avrebbe dovuto costituire il Nuovo Testamento. I codici dei manoscritti sopravvissuti (e ce ne sono proprio molti) a partire dai secoli successivi continuano ad includere alcuni dei libri meno eretici o a non includere alcuni più ortodossi. Gli scrivani apparentemente non si sentivano particolarmente legati a conformarsi alla norma Atanasiana. Perché avrebbero dovuto? Nessun concilio ecumenico avrebbe regolato in materia fino al Concilio della Contro Riforma di Trento nel 1551! In generale, comunque, sarebbe giusto dire che dal 400 AD/CE circa, le chiese mediterranee occidentali hanno usato il canone Atanasiano, restando riluttanti sugli Ebrei. Ci vollero altri due secoli finché le chiese orientali fossero pronte ad accettare l’Apocalisse come canonica. Anche oggi nelle chiese di Monofisite dell’Armenia e dell’Etiopia, il canone del Nuovo Testamento contiene libri come Barnaba, Clemente e 3 Corinti.

Durante la riforma protestante, Martin Lutero poté rimodellare il canone semplicemente in virtù del fatto che stava preparando l’edizione tedesca ufficiale della Bibbia. Spettava a lui decidere che cosa sarebbe stato incluso. Egli rifiutò le Opere Apocrife del Vecchio Testamento Opere, soprattutto perché non erano sopravvissute nelle relative lingue originali. Egli sentiva che la sacra scrittura potesse essere considerata autorevole nel relativo originale Ebreo o Greco, che non ci si poteva basare sui Settanta o la Vulgata Latina; quindi un libro che esisteva soltanto come traduzione non poteva essere canonizzato. Egli rifiutò anche il contenuto teologico di alcune delle Opere Apocrife, ma egli non arrivò a condannarle. Anche i Puritani avrebbero letto dalle Opere Apocrife per edificazione, ed sono state incluse nella Bibbia del re Giacomo fino al 1823 quando i suoi editori decisero infine di rimuoverli.

Lutero ha rimescolato i libri del Nuovo Testamento, limitando gli Ebrei, Giacomo, Giuda e e l’Apocalisse ad un’appendice. Egli si riferì in modo sprezzante a Giacomo come “l’epistola di paglia”, mentre disse che il libro dell’Apocalisse meritava per essere gettato nel fiume di Elba. Nessuno di questi libri convogliava in modo adeguato la dottrina della salvezza per mezzo della grazia attraverso la sola fede, che era il suo filo a piombo. Inutile per dire, i Luterani non avrebbero scelto di seguire il loro capo su questo punto. Nel diciannovesimo secolo, i teologi protestanti avrebbero riconsiderato la questione, Schleiermacher invitò i colleghi a separare “il canonico” “dall’apocrifo” all’interno del Nuovo Testamento, mentre Harnack disse che era tempo di seguire Marcione e abbandonare il Vecchio Testamento. Forse l’osservazione protestante più sorprendente sulla questione canonica venne da Willi Marxsen, un tedesco del ventesimo secolo che notò che i Protestanti avevano implicitamente segato il ramo su cui erano seduti quando avevano rifiutato la tradizione della chiesa come norma per la fede in favore “della sola sacra scrittura”. Come sono giunti a questo frangente? Ignorando che lo stesso canone era puramente un aspetto della tradizione della chiesa, non di un decreto da Dio. La Bibbia non ci dice che cosa deve esserci nella Bibbia, lo fa tradizione, e quest’ultima è quello che i Protestanti sostenevano di rifiutare. Uh-oh.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

Introduzione al Canone

Storia, testo ed interpretazione

Frutto come anche radice

La questione del canone del Nuovo Testamento, cioè della lista ufficiale delle scritture o indice dei contenuti, come tutti riconoscono, è di vitale importanza, ed anche più importante di quanto molti si rendono conto. Da un lato, se si considera la Bibbia come la sacra scrittura ispirata ed autorevole, è ovviamente un aspetto vitale mettere in chiaro circa quali scritture debbono avere l’autorità sulla fede e la coscienza e quali no. Credere nella sacra scrittura in generale non significa niente: è una materia riguardante affermazioni specifiche, ordini, dottrine e riti ed alcuni compaiono in alcuni documenti, altri in altri documenti. Per questo motivo, i Protestanti seguono Martin Lutero nel rifiutare sia il libro di 2 Maccabei che la pratica di pregare per i morti, che è promossa in esso. Sono pronti a credere nella assunzione corporea di Elia in cielo poiché questo evento è raccontato in 2 Re, ma scherniscono l’ascensione corporea della Vergine Maria poiché questa credenza molto simile è raccontata soltanto in scritti non-canonici come il La Dormizione della Santa madre di Dio. Similmente, i biblisti che si oppongono all’aborto avrebbero un caso molto più semplice da sostenere se l’Epistola di Barnaba o l’Apocalisse di Pietro fossero state ammesse nel canone, poiché condannano esplicitamente l’aborto, mentre la pratica non viene menzionata in alcun documento considerato canonico.

Un aspetto ancora più cruciale è quello dell’autorità che è alla base della bibbia. Se i testi della sacra scrittura autorizzano ogni cosa nella fede e nella pratica cristiana, che cosa è che autentica il canone biblico? Non è come se la bibbia sia stata consegnata dalla mano di un angelo come il libro dei Mormoni o sia stata dettata da un angelo come il Corano. La bibbia, come tutti sanno, è un compilazione di molte brevi scritture, molte di loro sono i prodotti di parecchi scrittori, dei redattori, dei revisori e degli scrivani. In più, c’erano libri dello stesso tipo che alla fine non sono riusciti ad entrare nella lista canonica. Chi decise riguardo alla lista e come hanno deciso? La Bibbia è non solo l’inizio di un processo teologico ma è in se la conclusione di un altro. Vale la pena di esaminare indietro “come venne fuori la Bibbia”, come Edgar J. Goodspeed usava dire. Quando avremo fatto ciò, saremo in una posizione per rivalutare altri libri che non sono stati resi canonici.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price