Archivi categoria: Vecchio Testamento

Amerai il Signore Dio tuo

Dal Vangelo di Matteo (22):

[35] e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova:

[36] “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”.

[37] Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

[38] Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.

[39] E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.

[40] Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”.

Quando nascono le piantine dai semi che ho seminato nell’orto sarei un pazzo se pretendessi il loro amore! Indubbiamente la distanza ontologica tra me e le piantine è enormemente e radicalmente inferiore di quella che ci sarebbe tra un eventuale Dio e gli esseri creati da lui! La distanza tra un eventuale Essere assoluto ed il creato contingente è abissale. Immaginare che una tale entità comandi agli esseri creati di amarlo mi pare assurdo ed altrettanto assurdo che tale Essere assoluto e perfetto abbia tanto bisogno dell’amore delle sue creature e, addirittura di un amore comandato!

Il comandamento di amare il prossimo è molto meno assurdo in quanto riguarda esseri simili e sullo stesso piano esistenziale, ma ritengo sia comunque errato in quanto l’amore non dovrebbe essere comandato. Mi pare che non si possa comandare di amare in quanto l’amore non credo che possa nascere dal comando, ma solo dal rispetto, dall’ammirazione, ecc. Per questo il tanto propagandato precetto dell’amore di Dio e del prossimo mi pare un controsenso: l’amore non si comanda (casomai si deve meritare)!

Se dicessi ad una ragazza: “ti ordino di amarmi” che reazione potrei aspettarmi?

Come leggiamo dal testo evangelico: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”.

Certamente, leggendo il Vecchio Testamento si ricavano anche ben altri messaggi e ben diversi. Verrebbe da chiedersi quale “Legge” e quali “Profeti” avesse letto Gesù/l’evangelista!

Mi pare evidente quindi che ne consegua comunque che “tutta la Legge ed i Profeti” si basino su presupposti errati e persino assurdi!

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Che direi al (supposto) Dio dei Cristiani

Di Mattia Fabbri:

Tempo fa, nella pagina “CATTOLICI-CRISTIANI EVANGELICI-ATEI A “CONFRONTO”, venne rivolto agli atei il solito domandone trito e ritrito (ogni ateo se lo sarà sentito fare miliardi di volte):” Obiettivamente parlando, cosa e come rispondereste se per ipotesi un giorno, successivamente all’ultimo vostro alito di vita, vi ritrovaste diciamo così “a tu per tu” con Dio? A voi le risposte! “Ecco la mia risposta:” Gli chiederei conto, nel caso si trattasse del dio biblico, di tutte le atrocità che gli sono state attribuite nella Bibbia.
Gli chiederei perché ha eletto un popolo per poi permettere che subisse terribili persecuzioni nel corso della storia fino ad arrivare alla barbarie nazista.
Gli chiederei perché ha creato persone con istinti che lui stesso considera “contro-natura”.
Gli chiederei perché ha vietato l’omicidio se poi lui stesso lo prescrive nella maggioranza dei casi di infrazione della sua legge.
Gli chiederei perché non si è reso manifesto a TUTTA l’umanità, di tutte le generazioni, piuttosto che pretendere (sotto minaccia di dannazione eterna) una fede cieca e timorata.
Gli chiederei perché ci ha donato la ragione se questa è di ostacolo alla fede che lui esige incondizionatamente da noi.
Gli chiederei perché ad alcuni ha fatto dono della fede in lui e a molti altri no.
Gli chiederei perché si rivelato solo ad alcuni uomini e ad altri no (vincolandoli così a credere ciecamente alla parola di altri uomini).
Gli chiederei perché ha ordinato sacrifici di animali (e all’inizio anche umani, cfr. Esodo 13.2 : «Consacrami ogni primogenito tra i figli d’Israele, ogni primo parto,sia tra gli uomini, sia tra gli animali: esso appartiene a me»), dal momento che non dovrebbe avere bisogno di nulla, essendo lui stesso perfetto.
Gli chiederei perché ha rivelato falsità scientifiche (es. terra piatta, movimento del sole, acqua al di sopra oltre che sotto il firmamento, luce precedente la nascita del sole, creazione istantanea delle specie animali, ecc.) se sapeva benissimo che, data l’ottusità dei suoi “interpreti autorizzati”, avrebbero ritardato di secoli il progresso delle conoscenze.Gli chiederei inoltre come sia possibile che:a) il desiderio di conoscere il bene e il male sia un peccato gravissimo nei suoi confronti;
b) tale supposto peccato si possa trasmettere per generazione all’intera umanità;
c) il sangue versato da un uomo innocente (fosse pure la sua stessa incarnazione terrena!) possa “redimere” da tale “peccato”;
d) nonostante la redenzione da tale “peccato” (originale e “originante”) l’umanità continui a peccare, a soffrire e a morire;
e) anche gli animali debbano soffrire a causa degli effetti di un peccato che non hanno commesso;
f) colpe TEMPORALI (dovute al fatto che lui stesso ci ha creati imperfetti e fragili) debbano meritare pene ETERNE;
g) gli uomini siano “liberi” nell’atto di volere o di scegliere, se li ha CREATI esattamente come lui VOLEVA che fossero, e SAPENDO AB AETERNO come si sarebbero comportati;
h) si sia rivelato in maniera così equivoca, contraddittoria, controversa, enigmatica, al punto da permettere che alcuni uomini (fallibili come me) pretendessero di ergersi ad unici suoi “interpreti autorizzati”, dando luogo così ad infinite prevaricazioni e abusi di potere in suo nome…;
i) la morale del bastone e della carota (basata sulle sue promesse e minacce) possa considerarsi una VERA morale, e non piuttosto un semplice e meschino commercio;
j) la semplice mancanza di fede lo offenda così tanto, se è vero che, essendo perfetto, è al di sopra di tutto ciò che noi miseri mortali possiamo dire o pensare di lui;
k) abbia autorizzato a tanti dittatori della storia di parlare e di agire in suo nome.Insomma, di domande possibili ce ne sarebbero un’infinità….Ma soprattutto – e per concludere – gli chiederei come può essere così sadico da compiacersi delle sofferenze delle sue creature al punto da pretendere, sempre sotto pena di dannazione eterna (!), che vengano accettate come un “dono” (come se non fosse legittimo rifiutare un dono che comporta tortura al ricevente) , una “prova” (con buona pace della sua onniscienza), o al peggio, una “punizione per i peccati” (con buona pace della sua tanto declamata misericordia)…Non credo che Dio risponderebbe, ma il problema non si pone perché un simile dio non può esistere.E la probabilità della sua esistenza non è certo superiore a quella delle altre miriadi di divinità (altrettanto inverosimili) che sono credute/adorate nel presente o che sono state credute/adorate nel passato… ”

Celebrazione della giornata delle donne

Anche quest’anno, in occasione della giornata delle donne, si faranno, più o meno, i soliti discorsi e le solite considerazioni che non cambiano affatto la situazione che continua addirittura a peggiorare.

Ritengo che il problema sia fondamentale e alla radice di molti altri problemi per cui non si risolve niente con piccoli ritocchi, raccomandazioni, pie intenzioni, ecc., come, ad es. le quote rosa…

Credo che, sintetizzando al massimo, possiamo riassumere:

1)      La cultura dominante e maschilista relega le donne ad una situazione subalterna, condizionata e sottovalutata.

2)      La cultura è stata ed è determinata, almeno in gran parte se non completamente (a causa di secoli di pensiero unico Cristiano), dalle religioni dominanti. Ad es.

a)      Aforismi e citazioni religiose monoteiste contro le donne

b)      LA CACCIA ALLE STREGHE. OVVERO: UN MILIONE DI DONNE TORTURATE E UCCISE DALLA CHIESA CATTOLICA NELL’ ARCO DI 5 SECOLI

c)     Stupri continuati, approvati e legalizzati

3)      Le religioni sorgono e rispecchiano le condizioni socioeconomiche di particolari periodi storici.

Occorre quindi intervenire radicalmente sulle sorgenti di questa cultura dominante operando alla fonte delle condizioni socioeconomiche che possiamo chiamare il parossistico dominio della proprietà individuale esclusiva che, a sua volta, possiamo far risalire agli inizi della pastorizia.

Non a caso, nei dieci comandamenti  si dice nello stesso versetto/comandamento (poi diviso in due): “non desiderare la roba d’altri; non desiderare la donna d’altri”, come si trattasse di una proprietà dell’uomo. Infatti nella società dei pastori era fondamentale sapere quali fossero i propri figli perché erano mano d’opera affidabile ed importante per la cura del proprio bestiame…

Quando la società si fonda sulla forza per la cura e la difesa delle proprietà, per la conquista di proprietà altrui, per l’affermazione di diritti e giustizia (come se il più forte avesse ragione, assurdità sostenuta, almeno implicitamente, ancor oggi con le guerre), ecc., naturalmente la donna passa in secondo piano.

Enigmi Alieni “La Creazione dell’Uomo”

Ndr:

L’eventuale influsso di esseri  extraterrestri  sull’uomo o, persino, sulla sua “creazione” non esclude la selezione naturale generale.

Sembra più logico valutare la possibilità di fattori diversi.

Una diversa prospettiva sull’Evoluzione Naturale

Panpsichismo

Messaggi divini

Messaggi della natura e messaggi divini

Aforismi e citazioni religiose contro le donne

Originale:

“Se le vostre donne avranno commesso azioni infami, confinate quelle donne in una casa senz’acqua nè vitto finché non sopraggiunga la morte.” Corano, Sura IV, 15
“I coniugi peccano non appena si abbandonano alla voluttà per cui, dopo, devono pregare: «Perdona, o Dio, la nostra colpa!»”
Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica

“Quanto maggiore il piacere, tanto più grave il peccato. Chi ama con troppo calore la moglie è un adultero!”
Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica

“L’atto coniugale è un peccato grave in nulla differente dall’adulterio e dalla dissolutezza nella misura in cui entra in ballo la passione dei sensi e l’odioso piacere, così che nessun dovere coniugale accade senza peccato e i coniugi non possono essere senza peccato.”
Martin Lutero, padre della riforma cristiana protestante

“La verità è che il matrimonio, quale istituto naturale conforme alla volontà del creatore, non ha come primo e unico fine il personale completamento dei coniugi, bensì la procreazione e l’educazione di una nuova vita.” Papa Pio XII°

“Una madre, in quanto sposata, otterrà in cielo un posto inferiore a quello della figlia in quanto vergine.”
Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica

“Le donne non dovrebbero essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi.” Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica

Originale

La Bibbia spiegata da un ateo

La Bibbia spiegata da un ateo volume 4  di Pietro Micaroni

….la saggezza biblica è davvero poco profonda, per nulla originale, di scarso interesse già all’epoca della sua elaborazione, figurarsi al giorno d’oggi.

Si tratta di riflessioni funzionali ad una religione legata a doppio filo con il potere, anzi essa stessa potere assoluto e spietato, in cui le classi subalterne, i figli, le donne, gli schiavi erano le vittime predestinate.

Pietro Micaroni (Paperback) – Lulu.

Altre opere dell’autore

Mauro Biglino e se la Bibbia ci dicesse altro!??

Visto che il video precedente sembra sparito, ecco uno simile

La Bibbia sconfessa Cristo

Da Utopia:

….Il libro Sapienza riporta la condanna a morte di Cristo [cap. 2, 13-20], narra la profanazione delle sinagoghe con l’introduzione delle statue di Caligola nel 38 [cap. 14-15], menziona l’uccisione di Caligola e la lettera dell’imperatore Tiberio che nel 41 mise fine alla dissacrazione [cap. 18]. In sostanza, ci sono i riscontri storici che la stesura di Sapienza ha oltrepassato lo spaziotempo della vita di Cristo. Ma c’è anche la prova che la Parola di Dio disconosce la Resurrezione e sconfessa il Messia. È la più clamorosa Rivelazione biblica celata nell’ultimo libro di Jahvè 

.Se Sapienza è l’apice della Rivelazione divina, allora, chi ha mentito?
Dio o Cristo? Oppure entrambi?

….Sapienza sconfessa il Messia e di conseguenza anche la Chiesa cattolica.
La Parola di Dio contro la Parola di Cristo. È proprio un giallo divino
.

Parrebbe proprio che Dio (padre), ispirando il libro Sapienza, fosse all’oscuro e concettualmente in disaccordo con il Dio (figlio) che si sarebbe già incarnato e stava predicando ed agendo “a insaputa del Padre”!!!

Originale

Immanenza della Vita, dell’Ignoto, del Sacro, del Mistero, dell’Essere

Nell’articolo “Origine della vita” ho cercato di mostrare come quelli che chiamiamo “esseri viventi” in realtà non lo siano in quanto possiedono qualche principio vitale proprio ma solo in virtù del fatto che siano in grado di percepire, esprimere e realizzare secondo le proprie caratteristiche il “principio vitale” presente nella realtà in modo immanente ed universale. Uno strumento come una radio, un televisore o un telefonino capta dei segnali presenti nell’ambiente e li riproduce secondo le proprie caratteristiche come mono, stereo, in bianco e nero, a colori, ecc.
Riprendendo l’articolo “L’Ignoto” possiamo orientare la nostra ricerca di verità e di assoluto a questa sorgente ed essenza di vita che pervade, sostiene e anima tutti e tutto come ho cercato di esporre nell’articolo “Panpsichismo”.

Nell’Induismo l’intuizione fondamentale è che la realtà è Una. Il mondo, l’uomo, gli dèi, le cose che sono state, sono e saranno. Tutto questo è l’unica e medesima Realtà: “Tutto è Brahman” (Chandogya Upanisad). E quando la persona ha attinto una conoscenza illuminata, anche lei può dire: “Io sono Brahman” (Brhadaranyaka Upanisad).Il Brahman è l'”Uno, senza secondo” (Chandogya Upanisad).L’io profondo dell’uomo, l’Atman, è anch’esso identico al Brahman. “Questo Atman dentro il mio cuore è più piccolo di un grano di riso o di frumento, di un seme di senape o di un grano di miglio; e tuttavia questo Atman dentro il mio cuore è più grande della terra, più grande dello spazio atmosferico, più grande del cielo…Questo Atman dentro il mio cuore è il Brahman stesso” (Chandogya Upanisad). E per quanto riguarda l’uomo, l’Induismo ripete da secoli la frase di Uddalaka a suo figlio Svetaketu: “Tu sei Quello” (Tat tvam asi) (cfr. Chandogya Upanisad). Viene così riconosciuto che il Brahman-Atman è l’unico Assoluto, la radice e il fondamento di tutto, il Signore che regge e sostiene ogni cosa, la guida interiore e il fine di ogni vivente. In questo senso, il mondo non è creato e non ha consistenza in se stesso. Sia che esso venga concepito come Maya (illusione) presso il saggio Sankara (788-820 d.C.), o venga piuttosto descritto come il gioco di Dio, lila, presso i Visnuiti, esso è l’eterna manifestazione dell’eterno esistente, il volto fenomenico dell’Eterna Persona, la dimora mutevole del Permanente Inabitante. Quando si parla di inizio o di fine, di creazione e di distruzione, le parole si riferiscono ai processi ciclici di apparizione e di sparizione delle cose, di uscita e di rientro delle medesime nella loro eterna Origine.
Tutto ciò che appare è lo stesso Brahman, che si manifesta attraverso ogni cosa. Egli è la Realtà vera di ogni manifestazione. Solo se si considera un fenomeno a sé stante, si può parlare di inizio e di fine, di nascita e di morte; ma il fenomeno stesso è sempre stato in seno al Brahman, e sarà in lui eternamente custodito. Allora l’uomo non muore con la sua morte fisica? Non solo l’uomo non muore, ma in realtà egli non è mai nato. La risposta che Krsna dà ad Arjuna nella Bhagavad Gita è la seguente: “Non ci fu mai un tempo in cui non ero, io, tu, e questi prìncipi tutti, né ci sarà mai un tempo in cui non saremo, noi tutti, dopo questa esistenza. A quel modo che in questo corpo il sé incorporato passa attraverso l’infanzia, la giovinezza e la vecchiaia, così, alla morte, egli assume un altro corpo. Il forte non è su ciò mai perplesso” (2,13-14). In altre parole, l’io profondo di ogni uomo, la verità della sua persona, è l’Atman, ed esso è identico al Brahman. “Egli non nasce e non muore mai, né, essendo stato, v’è tempo in cui non sarà ancora. Innato, eterno, permanente, antico, egli non muore, quando muore il corpo…A quel modo che un uomo abbandona i suoi vecchi vestimenti e ne prende di nuovi, così il suo sé abitante nel corpo abbandona i suoi vecchi corpi e ne prende di nuovi”(Bhagavad Gita, 2, 21-23).  (L’Induismo in generale)

Tutto è Essere, tutto è “Mistero profondo”, tutto è “Sacro” che pervade e costituisce ogni esistenza, ogni nostra esistenza.
La differenza del pensiero, della cultura e delle religioni del mondo occidentale, è evidente e radicale rispetto a questa ipotesi: da un lato esistono dualismo, divisione, alterità, alienazione,  inconciliabilità,  giudice e giudicati, spirito e materia, sacro e profano, creatore e creato, bene e male, il peccato e la grazia, ecc.; dall’altro tutti questi aspetti sono solo superficiali ed apparenti, mentre in realtà e fondamentalmente tutto è immanente. Per renderci conto della radicale differenza tra le due spiritualità basta confrontare il Vecchio Testamento, o il “Dies Irae”, o il Giudizio universale di Michelangelo, o testi come “Il Sacro” di Rudolf Otto con il piccolo estratto sulla spiritualità dell’Induismo riportato poco sopra  (L’Induismo in generale).
Le conseguenze sono molto significative e determinanti anche sulla vita stessa dei singoli individui: da un lato c’è il rapporto di esseri contingenti, creati, dipendenti, limitati, “peccatori”, ecc., con una realtà “totalmente altra”, irraggiungibile, increata, eterna, perfetta, sacra, ecc., dall’altro il rapporto è costituito da una interiorizzazione verso le radici  e l’essenza del nostro stesso essere e, contemporaneamente, con tutta la realtà nella quale e con la quale si è parte e partecipi.
Riprendiamo ancora una volta la metafora dell’onda del mare che nasce, si sviluppa in tante forme e torna a rimescolarsi nel mare di cui è parte.
Rispetto alla comune concezione dell’Induismo aggiungo un aspetto molto importante: non si tratta di una continua ed interminabile ripetizione senza scopo o senso, ma ogni nuova onda si carica di vissuto, esperienza, conoscenza e coscienza che costituisce un arricchimento che verrà poi condiviso con il tutto. (Spunti di riflessione e di dibattito per un possibile SENSO DELLA VITA).
Ancora una volta: “E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

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