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Perché sono state falsificate le Lettere pastorali?

Originale:

L’autore è qualcuno che si è trovato a dover risolvere problemi nuovi una generazione dopo Paolo, problemi che Paolo stesso non aveva mai affrontato, e che vuole farlo sotto l’egida di un’autorità che sarà ascoltata. E chi poteva vere più autorità di Paolo nelle chiese da lui fondate? Così, per esempio, l’autore affronta il problema dei falsi maestri che promuovevano «favole e genealogie» nella Prima lettera a Timoteo e di quelli che sostenevano che la resurrezione era «già avvenuta» nella Seconda. Affronta anche il problema della guida delle comunità e del ruolo delle donne all’interno della chiesa. E lo fa fingendo di essere Paolo.

Alcuni studiosi hanno pensato che a giustificare questi falsi sia intervenuta una circostanza più precisa. In un saggio molto interessante, lo studioso americano Dennis MacDonald ha sostenuto che le Lettere pastorali furono scritte per combattere le concezioni che circolavano nelle storie di Tecla. È vero, infatti, che gli Atti di Paolo, in cui si trovano oggi le storie di Tecla, furono scritti settanta-ottanta anni dopo le Lettere pastorali. Ma le storie registrate negli Atti di Paolo dovevano aver circolato parecchio prima che il presbitero dell’Asia Minore fabbricasse il suo racconto. E le concezioni sottese alle storie di Tecla contrastano con quelle espresse dalle Pastorali in modo sorprendente. Forse una di esse è stata scritta per dare autorevolezza a una concezione opposta contando sull’autorità di Paolo?

Negli Atti di Paolo il matrimonio è oggetto di disprezzo. Nelle Pastorali il matrimonio è incoraggiato: i capi delle chiese devono obbligatoriamente essere sposati. Negli Atti di Paolo il sesso è condannato: soltanto rimanendo casti sarà possibile entrare nel regno dei cieli. Nelle Pastorali l’attività sessuale è incoraggiata: le donne saranno salvate soltanto se partoriranno. Negli Atti di Paolo le donne – in particolare Tecla – possono insegnare ed esercitare la loro autorità. Nelle Pastorali le donne devono stare zitte ed essere sottomesse; non possono né insegnare né esercitare alcuna autorità. Poiché le Pastorali sembrano contrapporsi direttamente alle posizioni espresse dagli Atti di Paolo, MacDonald sostiene che le lettere furono falsificate da qualcuno che aveva ascoltato le storie di Tecla e voleva rettificare il racconto in base al “vero” punto di vista di Paolo.

Originale (seguito)

Aforismi e citazioni religiose contro le donne

Originale:

“Se le vostre donne avranno commesso azioni infami, confinate quelle donne in una casa senz’acqua nè vitto finché non sopraggiunga la morte.” Corano, Sura IV, 15
“I coniugi peccano non appena si abbandonano alla voluttà per cui, dopo, devono pregare: «Perdona, o Dio, la nostra colpa!»”
Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica

“Quanto maggiore il piacere, tanto più grave il peccato. Chi ama con troppo calore la moglie è un adultero!”
Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica

“L’atto coniugale è un peccato grave in nulla differente dall’adulterio e dalla dissolutezza nella misura in cui entra in ballo la passione dei sensi e l’odioso piacere, così che nessun dovere coniugale accade senza peccato e i coniugi non possono essere senza peccato.”
Martin Lutero, padre della riforma cristiana protestante

“La verità è che il matrimonio, quale istituto naturale conforme alla volontà del creatore, non ha come primo e unico fine il personale completamento dei coniugi, bensì la procreazione e l’educazione di una nuova vita.” Papa Pio XII°

“Una madre, in quanto sposata, otterrà in cielo un posto inferiore a quello della figlia in quanto vergine.”
Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica

“Le donne non dovrebbero essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi.” Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica

Originale

La Cospirazione di Cristo

A seguito di gentile richiesta:

LA COSPIRAZIONE DI CRISTO (PDF)

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La Cospirazione Di Cristo (Word)

 (Libera traduzione dal libro di Acharya S a cura di A. C.)

Analisi banale sulle origini della Bibbia

Da Cronache Laiche:

La Bibbia è un libro cristiano che nasce nel 367 E.v. (o d.C.) come raccolta di libri, per opera di Atanasio di Alessandria, il cui processo di selezione si vedrà concluso collegialmente solo nel 1546, col Concilio di Trento.

Analiticamente, può essere suddivisa in due parti: il Vecchio (o Antico) Testamento ed il Nuovo Testamento, ovvero la Tanakh ebraica, costituita, a sua volta, dalla Torah, o Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), gli Scritti (ai quali appartengono i Libri sapienziali di cui fanno parte i Salmi), i Libri storici, i Libri profetici, i quattro Vangeli sinottici, le Lettere di Paolo, le Lettere cattoliche, gli Atti degli Apostoli, l’Apocalisse, in cui il numero complessivo dei volumi è differente a seconda della comunità ecclesiale che l’adotta come proprio fondamento.

Due le informazioni, già molto importanti, che si possono fin qui rilevare: la data. Vede la luce più di trecento anni dopo la morte di Cristo, mettendocene più di mille (di accorgimenti) per raggiungere la versione da noi conosciuta; e l’arbitrarietà del contenuto. Innanzi tutto una umana selezione di umane opere letterarie (che spiegano il perchè dei diversi stili) taluni derivanti da tradizioni orali (motivo per cui alcuni testi sono anonimi) poi, un diverso numero di libri, più numerosi (73) per le Chiese cattolica (dal greco katholikòs, cioè “universale”) ed ortodossa (che non riconosce il primato papale, il Purgatorio e non ammette la grazia creata, credendo alla partecipazione dell’uomo alle energie divine increate), rispetto a quelli (66) inseriti dalle comunità nate dalla riforma protestante del sedicesimo secolo.

Originale.

Marco Travaglio – Andreotti e la PEDOFILIA NEL CLERO

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Stupri continuati, approvati e legalizzati

Le lettere di S. Paolo per la Chiesa rappresentano uno dei più importanti cardini del Nuovo Testamento, pertanto una parte fondamentale della “rivelazione divina”.

Su “San Paolo e le donne” troviamo una breve sintesi della dottrina paolina in relazione alle donne da cui risulta evidente che l’”Apostolo delle genti” insegna che le donne sono inferiori agli uomini e debbono ubbidire ai mariti.

Questa è stata la dottrina della Chiesa, ben codificata dal concilio di Trento, fino a pochi decenni fa quando, la cultura comune ha costretto le gerarchie ecclesiastiche ad attenuare questi aspetti e a insistere su altri temi più in sintonia con il sentire comune.

Non ci sarebbe nulla di strano se si prendessero gli scritti di Paolo come espressione del mondo culturale del tempo. Potremmo facilmente trovare convinzioni simili nell’ambito culturale nel quale sono nate le epistole di Paolo.

Ma l’aspetto importante sta nel fatto che, se si considera il pensiero di Paolo come “rivelazione divina” e ci si rifà ad esso per una dottrina immutabile, si assolutizza una cultura di un preciso periodo storico e ci si trova in evidente conflitto con gli sviluppi culturali successivi.

In base ai testi citati sopra e ad altri simili la Chiesa Cattolica ha sostenuto per quasi due millenni che le donne, non solo dovevano essere sottomesse ai loro mariti, ma dovevano osservare i “doveri coniugali” che comprendevano l’assecondamento dei desideri sessuali dei mariti.

Il Concilio di Trento riassume e codifica la dottrina della Chiesa Cattolica sul matrimonio e la condizione delle spose (296): “…..secondo l’insegnamento di alcuni Padri, Eva non fu tratta, per esempio, dai piedi dell’uomo, ma dal suo fianco; ne dal suo capo, affinché capisse di essere non padrona, ma suddita del marito.

E ancora (296):

(Le donne) “Stiano volentieri in casa, se il bisogno non le costringa a uscire, e in tal caso chiedano sempre il permesso allo sposo. Infine (ed è qui l’essenza dell’unione matrimoniale) ricordino sempre che per volontà divina nessuno devono amare e apprezzare più del marito, al quale obbediranno prontamente in tutto ciò che non sia in contrasto con la virtù cristiana.”

La dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio (e la dipendenza economica e sociale) toglie alle spose ogni “uscita di sicurezza”.

Il Concilio di Trento insegna e dispone ancora (295): “Il terzo bene, denominato “sacramento”, consiste nell’infrangibile vincolo matrimoniale poiché, secondo l’Apostolo, il Signore ha imposto alla moglie di non abbandonare il marito, di restare, qualora se ne allontani, senza marito, oppure di riconciliarsi con lui; al marito comanda di non mandar via la propria moglie (1 Cor 7,10). Infatti il Matrimonio esprime, in quanto sacramento, l’unione di Cristo con la Chiesa e poiché Cristo mai si separa dalla Chiesa, è necessario che, per quanto riguarda il vincolo coniugale, la moglie non possa mai separarsi dal marito.

Solo in tempi recenti finalmente la cultura comune ha “capito” che le donne hanno pari diritti e doveri degli uomini e che non sono loro inferiori o suddite….e, conseguentemente, anche la legislazione civile di molti paesi si è adeguata. Così la Cassazione Italiana circa un anno fa ha sentenziato:

Se la moglie va a letto con il marito solo per evitare scenate, lui è colpevole di violenza sessuale.

Lo ha deciso la Cassazione, confermando la condanna a un anno e tre mesi di reclusione inflitta a un uomo che obbligava la moglie ad avere rapporti sessuali con lui sotto la minaccia di discussioni davanti ai figli, costringendola anche con la violenza e picchiandola ripetutamente.

….

Insomma, se una moglie non ama più il marito, questo non la può costringere, magari picchiandola davanti ai figli, ad avere rapporti con lui.

Pertanto, le donne, trovandosi “suddite” dei mariti e senza vie di uscita, sono state oggetto di violenze e di stupri continuati e legalizzati….

Purtroppo la situazione è ben lontana dall’essere risolta:

1) La dottrina dell’indissolubilità del matrimonio continua a condizionare i credenti

2) La cultura generale è ancora molto legata al modello di matrimonio proposto per secoli dalla Chiesa per cui si vive il divorzio come un male estremo, una colpa ed un trauma per i soggetti, per i figli e per parenti ed amici

3) I costi e le conseguenze incidono in modo notevole specialmente per le persone di ceto medio basso.

4) Le donne spesso si trovano senza una propria indipendenza economica e sociale per cui devono fare di tutto per evitare separazioni e divorzi e “far buon viso a cattiva sorte!

5)  Ecc.

Invece di bei discorsi e buoni propositi, bisognerebbe eliminare le cause delle violenze e degli stupri.

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Violenze sui bambini o genocidio? Il caso dei nativi americani

Donne: solo vittime o anche complici?

Violenza sulle donne (e sui bambini)

Tra Mitra e Gesù

Da Edicolaweb:

Il racconto cristiano del Natale è talmente popolare che molti credono che esso si trovi in tutti i Vangeli, mentre, al contrario, è presente in forma completa soltanto in Luca.
Ebbene, è piuttosto evidente come l’evangelista, nel suo racconto, abbia pesantemente attinto, rielaborando, sia dal patrimonio tradizionale veterotestamentario (il che, in realtà potrebbe far pensare semplicemente ad un “continuum profetico”) che, soprattutto, al patrimonio culturale pagano. Gli studi teologici anche di recente (3) hanno, infatti, sottolineato la profonda influenza pagana sulla narrazione di Luca, influenza che si esplica in una serie notevole di elementi:

  • La descrizione, così piena di sentimentalismo, della madre errante, che non trova un luogo dove partorire la propria creatura. Qualsiasi lettore greco non poteva non ricorrere col pensiero alla madre di Apollo, che non riesce a trovare un luogo per partorire, e che i poeti descrivono in modo analogo.
  • Come in Callimaco il figlio di Zeus viene avvolto in fasce e Dioniso bambino giace dentro un crivello, così in Luca il Gesù bambino giace dentro una mangiatoia, avvolto in fasce.
  • Il racconto bucolico dei pastori viene riferito pressoché identico a proposito della nascita di Ciro e di Romolo, nonché nelle storie dell’infanzia di Mithra; esso non ha nulla a che fare con i racconti analoghi dei Vecchio Testamento, dove manca proprio l’elemento essenziale, cioè l’omaggio alla divina creatura.
  • La luce nella notte è parte della natura dei Misteri: “Nella notte io vidi risplendere il Sole in luce accecante”, così suona il racconto della cerimonia iniziatica dei Misteri di Iside.
  • Dalle celebrazioni misteriche proviene il grido: “Oggi vi è nato il Salvatore”. L’esclamazione di giubilo degli Ierofanti in Eleusi suona: “La Signora ha generato un sacro fanciullo”; e nelle feste ellenistiche dell’Eone, influenzate da questa tradizione, risuonava il grido: “In quest’ora, oggi la Vergine ha partorito l’Eone” e “La Vergine ha partorito, la Luce cresce”. Per Osiride il grido suona: “Il Signore di tutte le cose viene alla luce… un Grande Re e Benefattore, Osiride, è nato” e nel culto dei re: “Vi è nato un Re e lo ha chiamato Carilao, perché tutti divennero felicissimi”.
  • Dalla pietas verso i sovrani derivano le locuzioni “annunciare una grande gioia”, “Salvatore”, “a tutto il popolo”.
  • L’annuncio d’una grande gioia in occasione della nascita di un redentore è motivo tipico della storia delle religioni, del quale non sappiamo con certezza se abbia le proprie radici nel sorriso del cielo e del mondo quando nacque Buddha oppure nel giubilo cosmico per Zarathustra o se i due motivi videro la luce solo nell’Ellenismo. Forse possiamo presumere in Luca le medesime fonti ellenistiche della IV Ecloga di Virgilio.
  • Le schiere celesti in Luca derivano da concezioni veterotestamentarie, ma ci riportano alla memoria anche i Cureti vestiti da soldati e i Coribanti intorno alla culla di Zeus, o le schiere che circondano il fanciullo Dioniso (4).
  • Tra tutti questi elementi, per altro in gran parte strettamente correlati l’uno all’altro, quello che, per questioni di più stretto parallelismo con il racconto cristiano, risulta storicamente più interessante è quello relativo al culto di Mithra (o Mitra).

    Originale completo

    Il Papa si lamenta

    Benedetto XVI: anche nella Chiesa di oggi ci si morde e ci si divora

    La notizia ha risvolti interessanti sotto diversi punti di vista:

    Anzitutto va rilevato che si tratta di un fatto straordinario: in genere si cerca di “lavare i panni sporchi” in casa; non si lanciano messaggi o si lasciano filtrare anticipazioni ai media. Su questo aspetto la Chiesa Cattolica è maestra. Ad es. basta pensare alla politica di segretezza e copertura adottata in riferimento al clero coinvolto in casi di pedofilia. In questi casi le gerarchie ecclesiastiche hanno giustificato tale comportamento affermando che fosse bene non pubblicizzare i fatti ma risolvere tutto all’interno della Chiesa….

    Si deve quindi ritenere che ci sia qualche forte motivo per rendere pubblica la lettera del Papa al clero. Forse si vogliono prendere più piccioni con una sola fava. Forse intende farsi udire dai politici credenti ma non allineati e dai cattolici che seguono il Vaticano “con riserva”. Infatti scrive: «anche i cattolici abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco»…

    Dalla lettera traspare anche una certa somiglianza tra il Papa e Berlusconi: ambedue dicono o fanno cose che poi vengono “travisate” e, si considerano vittime di incomprensione, odio, detrazione, preconcetto, cattiva informazione, ecc.

    Sembra che il Papa si aspetti ubbidienza cieca, sorda e muta o un comportamento di “critica positiva” come quello di Emilio Fede verso il suo cavaliere!

    La lettera di S. Paolo ai Galati tratta vari argomenti e si presta a importanti considerazioni: Tra queste possiamo qui limitarci ad alcune:

    a) molti immaginano le origini del Cristianesimo come un periodo ideale nel quale le comunità erano unite nell’amore, nella fede, nella preghiera, ecc. Come accenna il Papa, dalla lettera di S. Paolo risulta che la situazione fosse simile a quella di oggi e di sempre (“Ma se vi mordete e divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri”). La frase sembrerebbe esagerata se non fosse confermata da un clima incandescente che trapela un po’ in tutta la lettera.

    b) Le divisioni e le lotte causate da annunci differenti del messaggio di salvezza, (esistevano già profonde differenze tra le varie comunità e i diversi annunciatori. Tutto questo nonostante, secondo l’insegnamento Cristiano, si trattasse del messaggio unico e infallibile di Gesù predicato solo pochi anni prima.

    c) Nella lettera si parla anche del significativo e forte rimprovero di Paolo a S. Pietro per il suo comportamento. Quindi il Papa dovrebbe accettare critiche anche forti…

    d) Come in genere in tutte le lettere attribuite a Paolo, sia i richiami alle virtù, sia i messaggi dottrinali, sono ricavati e appoggiati da ragionamenti dell’autore, a volte assai “tirati”…. Questo aspetto è stato notato dagli studiosi. Se prendiamo per vero che Gesù aveva sconvolto e rivoluzionato il mondo contemporaneo con il suo messaggio e se lo si considerava il Messia, figlio di Dio, inviato per la salvezza dell’umanità da Dio e Dio lui stesso, come mai, invece di citare i suoi detti, Paolo ha bisogno di fare delle elucubrazioni dimostrative? Oltre ad essere più facile citare il Maestro, sarebbe stato un modo di argomentare indubbiamente di valore incommensurabilmente superiore….

    Ad es. lo stesso passo citato dal Papa “Voi infatti fratelli siete stati chiamati a libertà, che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece al servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il tuo prossimo come te stesso“, non avrebbe avuto un ben diverso valore e tanta più forza se fosse stato aggiunto ad es. “come disse Gesù: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,37-40)?

    Per evidenziare meglio la stranezza prendiamo l’esempio di Emilio Fede: tutte le volte che può cita i detti o le gesta di Berlusconi e lo fa ampiamente fino a riportare interi discorsi….S. Paolo fa il contrario!; e non parla di un cavaliere, ma del Cristo! Per quale motivo? Ma questa è un’altra storia…

    L’Ignoto

    Si racconta che, alla richiesta di parlare di Dio, Budda abbia espresso il concetto che appena si parla di Dio lo si riduce a dimensione umana; pertanto non si può dire nulla di Dio…

    Nel Vecchio Testamento nel 2° comandamento “Dio” ordina:

    Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla ter­ra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai.”

    Negli Atti degli Apostoli (17:22-23) si racconta:

    “Allora Paolo, alzatosi in mezzo all`Areòpago, disse:

    “Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei.

    23 Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un`ara con l`iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio…”

    Ovviamente, appena “Paolo” inizia a descrivere il Dio che egli annuncia, questi non è più “ignoto”, perdendo così questo aspetto “qualificante”….

    Una corrente importante del pensiero filosofico/teologico è quella chiamata “apofatica”.

    All’indirizzo: http://www.unisi.it/ricerca/prog/fil-med-online/temi/htm/teologia_negativa.htm, tra l’altro, abbiamo la seguente spiegazione:

    “La teologia apofatica è il modo di pensare Dio e di parlarne per viam negationis: Dio si pone al di là di ogni cosa creata e per questo nessuna definizione può essere adeguata alla Divinità. Il momento della negazione nella conoscenza e nel discorso su Dio è dunque l’apofasi. La teologia apofatica è l’affermazione dell’impossibilità di poter dire alcunché di positivo rispetto a Dio: è la via per eccellenza del percorso mistico, è la via attraverso la quale si giunge alla liberazione di tutti i contenuti determinati. La teologia negativa risale alla tradizione neoplatonica: l’Uno, per i Neoplatonici, è il principio, l’ipostasi, e può essere conosciuto solo per viam negationis. Fra i Neoplatonici possiamo ricordare senza dubbio Plotino e Proclo, che probabilmente è stato il modello più importante di Dionigi l’Areopagita……

    Dionigi esprime con chiarezza quali siano il collegamento e gli spazi della via affermativa e della via negativa: Dio non può essere conosciuto nella sua natura, perché è inconoscibile e supera integralmente la ragione e l’intelligenza, mentre può essere conosciuto come causa universale a partire dalle cose create. Per Dionigi teologia negativa e teologia affermativa sono le due vie della teologia che non si contrappongono, dato che ogni affermazione e ogni negazione è inadeguata all’Uno, perché esso, identificabile con Dio stesso, è al di là di ogni affermazione ed ogni negazione. Dio risulta essere totalmente altro rispetto alle cose create.

    Il Cristianesimo, specialmente quello Cattolico, non solo salta a piè pari il 2° comandamento, adottando immagini e reliquie di ogni genere, ma storicizza e fa incarnare Dio come vero uomo e vero Dio!!!

    In circa un secolo di lotte e discussioni (dal concilio di Nicea nel 325 – http://it.wikipedia.org/wiki/Primo_concilio_di_Nicea – a quello di Efeso nel 431 – la Chiesa ha fotografato Dio

    Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili. dichiarando: “

    E in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli,
    [Dio da Dio, luce da luce,] Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo di Lui tutte le cose sono state create; per noi uomini e per la nostra salvezza discese [dal cielo] e si è incarnato per opera dello Spirito Santo e della Vergine Maria e si è fatto uomo fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, [morì] e fu sepolto e il terzo giorno è risuscitato [secondo le Scritture], è salito al cielo, siede alla destra del Padre e di nuovo verrà, con gloria, a giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.
    E nello Spirito Santo, che è Signore e datore di vita, e procede dal Padre, e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.
    E nella Chiesa, una, [santa,] cattolica e apostolica.
    Professiamo un solo battesimo per il perdono dei peccati.
    Aspettiamo la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.”

    Rifiutiamo il concetto cristiano di Dio, e torniamo al “Dio ignoto”

    Il termine “Dio” è stato usato e viene ancora usato per esprimere concetti molto diversi, persino diametralmente opposti come ad es. il vendicatore irascibile, geloso vendicativo, ecc. di molti passi del Vecchio Testamento e il padre amoroso, misericordioso, che offre il figlio diletto per la salvezza dell’umanità, ecc. di alcuni passi del Nuovo Testamento. Molte contrapposizioni, lotte, persecuzioni e persino guerre sono avvenute e continuano anche oggi per le diverse concezioni di “Dio” a causa delle certezze che ogni fazione ritiene di avere per “divina rivelazione” o per testi “ispirati”….

    Anche dal punto di vista filosofico la stessa esistenza di Dio risulta problematica e difficile da conciliare con una logica stringente.

    Abbandoniamo le “certezze” non fondate su evidenze scientifiche ben documentate e dimostrate. Di conseguenza, abbandoniamo il termine stesso di “Dio”.

    Ci resta “l’Ignoto”

    L’ignoto include tutte le spiegazioni e il senso della vita di ciascuno e di tutta l’esistenza dell’universo, anche, eventualmente, un essere causa e fine di tutto….

    Ogni cosa, ogni essere, ogni scienza, ogni tensione psicologica e mistica, ecc. cerca e si dirige verso l’ignoto.

    L’idea dell’Ignoto, non solo non dovrebbe comportare gravi contrapposizioni religiose, ma favorire anche comprensione e ricerca comune….

    La prima contro-riforma

    Se Marcione fosse stato soltanto un certo scrivano eccentrico, persone come il martire Giustino, Ireneo, e Tertulliano non si sarebbero occupati di lui. Infatti, egli si trasformò in una forza con la quale fare i conti come il suo Cristianesimo Paolino sparso ampiamente e profondamente. Il rapporto fra Marcione ed i capi cattolici del suo tempo è parallela in modo impressionante con i rapporti difficili fra Paolo e gli apostoli di Gerusalemme in Galati e 2 Corinti. C’erano tentativi iniziali di cooperazione ecumenica, ma non ha funzionato. La Chiesa Cattolica ha cercato di cooptare il Marcionismo alla fine del secondo secolo, come anticipato sopra, aggiungendo il materiale ai testi Paolini ed a Luca, armonizzando il Cristianesimo Paolino con il Giudaismo nel modo ancora familiare oggi, insistendo che il Cristianesimo era l’erede legittimo delle promesse del patto di Dio con Israele e il popolo Ebraico. Se avesse trionfato il Marcionismo, oso dire che avremmo visto rapporti Ebreo-Cristiani più pacifici visto che né l’uno né l’altro lato avrebbe percepito l’altra parte come una minaccia.

    Come ha risposto la Chiesa Cattolica allo Sputnik Marcionita di una sacra scrittura specificamente Cristiana? Dove Marcione ha abbandonato le sacre scritture Ebree  per la religione Ebraica e le ha sostituite con le scritture distintamente Cristiane, i vescovi Cattolici decisero di mantenere la Bibbia Ebraica, interpretata nuovamente in un modo Cristiano e di aggiungere ad essa un nuovo insieme di sacre scritture. Essi non ebbero obiezioni ad avere un insieme di libri che avrebbero parlato in modo evidente di fede e di pratica Cristiana. Si ricordi che essi li avevano già ed era solo una questione di renderle ufficialmente parte della Bibbia. Così hanno assunto il corpus Paolino, aggiungendo le Pastorali ed interpolando le altre per renderle in accordo con l’insegnamento Cattolico. Il vangelo di Marcione si è trasformato in nel nostro Vangelo di Luca aggiungendo i capitoli 1-3, il sermone della sinagoga di Nazareth, il figlio prodigo, la torretta di Siloe e il massacro di Pilato dei Galilei, “il discorso dei detti sapienziali” (della montagna), l’entrata trionfale, i coloni cattivi (vignaioli), la previsione del battesimo di spirito e l’ascensione. Per equilibrare e diluire Luca, hanno aggiunto Matteo, Marco e Giovanni, anche se Giovanni dovette essere rimescolato ed interpolato estesamente, come ha mostrato Bultmann, prima che potesse passare come ortodosso. Potrebbe attestare la scarsa importanza relativa dei Dodici il fatto che nessuno ha fatto alcun tentativo di attribuire neanche nomi apostolici ai racconti di Marco e di Luca. I vangeli sono tutti anonimi, non pseudonimi, essendo i quattro nomi convenzioni editoriali aggiunti una volta che la gente cominciò ad usare una raccolta di vangeli, generando la necessità di differenziarli: “Questa volta leggiamo dal vangelo secondo Matteo”. Forse ad un certo punto Marco e Luca furono tenuti nella stessa stima con Giovanni e Matteo come capi importanti, benché soltanto la congettura li identifichi con le personalità del Nuovo Testamento con quei nomi. È interessante che i due nomi maschili più comuni nell’impero romano risultavano essere Marco e Luca.

    Volendo ristabilire l’importanza dei dodici, i compilatori del Nuovo Testamento hanno fatto un tentativo ritardato di rappresentarli nel canone accanto a Paolo. Gli Atti degli Apostoli hanno cercato di cooptare Paolo e rendere Pietro il suo gemello, riunendo entrambi i lati, i devoti alla memoria di Paolo ed i devoti di quella di Pietro, così come anche implicare che i Dodici avessero svolto un certo ruolo importante. Se mai lo avessero fatto, le loro opere sarebbero state fra i Giudei Cristiani nella Palestina ed in gran parte dimenticati dopo il 70 AD/CE e la distruzione di Gerusalemme. Un gruppo di tre epistole anonime “dall’Anziano”, un maestro dei missionari che viaggiavano alla fine del primo secolo, fu attribuito gratuitamente a Giovanni, il figlio di Zebedeo. Due scritture spurie Pietrine (1 e 2 Pietro, di autori pseudonimi differenti) furono scelte dallo complesso molto più grande di opere Pietrine apocrife che sopravvivono oggi, comprese le due Apocalissi di Pietro, il Vangelo di Pietro, i Viaggi di Pietro, gli Atti di Pietro, la Predicazione di Pietro, la Lettera di Pietro a Filippo, la Lettera di Pietro a Giacomo, ecc. Le due Epistole favorite furono aggiunte, come lo fu una lettera da qualcuno chiamato Giacomo ed un altra da un Giuda. Giacomo era il fratello del Signore? Figlio di Zebedeo? Figlio di Alfeo? Qualche altro Giacomo? Nessuno lo sa. Comunque, questi documenti ci hanno dato il nocciolo del canone cattolico, anche se siano stati richiesti alcuni secoli per delimitare il suo esatto profilo.

    Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price