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Mestieri di successo: Louxien Intervista un Asso del Contrabbando di Droga.

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ono stata invitata sul sontuoso Yacht di Gabriel, alla fonda a St Julian’s sull’isola di Malta. L’equipaggio britannico accoglie i visitatori a colpi di fischietto. Dopo uno scambio di convenevoli e apprezzamenti che non sono attinenti con questa intervista, Gabriel ha accettato di rispondere ad alcune domande…

Louxien: Quand’è che hai cominciato a lavorare a tempo pieno nel contrabbando di droga?

Gabriel: Credo che la maggior parte dei contrabbandieri non lo faccia a tempo pieno. Penso che quasi nessuno riuscirebbe a sopportare la tensione di starci dentro a tempo pieno, e credo che uno degli scopi del contrabbando sia quello di fare abbastanza soldi per potersi rilassare per un po’. E poi è proprio la natura del contrabbando, è una specie di attività orgiastica: ti ci prepari, lo fai, e dopo – come puoi capire – ti riposi per un po’. Devi sapere una cosa: i contrabbandieri pensano sempre di fare il colpo grosso per poi ritirarsi, per cui non è che uno faccia veramente carriera come contrabbandiere: semmai uno si guarda indietro e si rende conto di avercela alle spalle, la carriera del contrabbandiere.

Louxien: mi sembra di capire quindi, che tu non lo consideri un vero e proprio mestiere…
Gabriel: Uno che fa un movimento di roba è una specie di piccolo guru, e a volte anche un grande guru: può essere una figura molto carismatica. Ha più prestigio, più soldi, più donne, roba migliore, e ha un tenore di vita più alto e vive più in fretta di qualunque rock star. Viaggia anche di più, ha tre o quattro barche e magari una piantagione giù in Colombia, cinque o sei case, un paio d’aerei e un paio d’imbarcaderi, e può avere interessi in vari campi leciti, per esempio nei trasporti o nelle macchine a noleggio: può darsi che controlli giri enormi. E può darsi che abbia un bel po’di donne (ride). Penso che in generale lo spirito del contrabbando sia più vicino a quello di una religione dell’estremo oriente che a quello di una compagnia multinazionale: il guru fornisce al gregge l’energia spirituale e i seguaci gli vanno dietro per fede.

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Louxien: quali doti personali deve possedere un contrabbandiere?

Gabriel: Il contrabbando è più che altro una faccenda psicologica, ma la maggior parte della gente non lo capisce, compresi moltissimi contrabbandieri e specialmente quelli alle prime armi. E’ questo il principale deterrente delle forze dell’ordine contro il contrabbando. Voglio dire che in realtà le probabilità di farsi prendere sono poche, pochissime, finché non entra in gioco il fattore psicologico. Oggi il governo dice che ne prendono il 10%. Io penso che per una volta gli inquirenti sottovalutino la loro efficienza e che siamo probabilmente più vicini al 20%, ma loro dicono il 10 per farsi dare più fondi. Ma tutto quello che t’hanno insegnato, tutti i condizionamenti, tutto quello che leggi sui giornali, tutte le voci, le storie e gli aneddoti che t’arrivano sono dei deterrenti psicologici contro il contrabbando, quindi devi autocondizionarti consapevolmente a pensare che puoi farcela anche se sei circondato dalla paranoia. Nei giri del contrabbando la paranoia è rovinosa: è come sabbia negli ingranaggi, per cui il contrabbando è una faccenda di fiducia contro paranoia.

Louxien: I contrabbandieri debbono avere una particolare abilità nel campo dei trasporti e della compravendita…(mi interrompe)

Gabriel: Veramente no, perché il primo requisito del contrabbandiere non è l’efficienza ma la segretezza. La segretezza ha una certa utilità negli affari attuali, come s’è visto in alcuni recenti processi, ma certo bisognerebbe anche considerare l’efficienza su larga scala. D’altra parte quando mi è capitato di lavorare in Florida, ho conosciuto della gente che fa contrabbando da tre o quattro generazioni: adesso lì va la cocaina, negli anni ‘ 70 andava la marijuana, ma i loro padri contrabbandavano rum o Scotch, e i loro nonni contrabbandavano schiavi e polvere da sparo. Il contrabbando è una cosa che esiste da vari millenni, e attira un certo tipo di mentalità: come ci sono sempre stati i musicisti, prostitute e uomini politici, c’è una certa categoria di persone che probabilmente sarà sempre attratta dal contrabbando.

Louxien: que te vaya bien, amigo!

 

Sveliamo i trucchi dei trafficanti di droga. L’importazione a onde radio.

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I contrabbandieri furbi s’affidano sempre più ai prodigi della tecnologia per farla in barba agli onnipresenti agenti antidroga. Parliamo oggi di un classico sistema collaudato ormai da anni, ossia del segnale radio a tempo. Il prototipo originario collaudato nel Pacifico era chiamato National Weed (l’erba nazionale) era un impianto tipo 4016 dell’Institut Dr. Forster fabbricato a Grathwolstrasse in Germania. Ecco come si usa. Si mette la roba di contrabbando (cocaina, erba, eroina o altro) in un barilotto di plastica che durante la navigazione in acque internazionali rimane agganciato in modo visibile alla fiancata della barca (fig.1) ship 2

Se una lancia della guardia costiera si avvicina alla barca quando questa si trova nelle acque territoriali, cioè a meno di 12 miglia dalla costa, si attacca al barilotto un cavo con una speciale boa subacquea che contiene l’emittente radio e poi lo si lascia andare (fig.2)

ship 3Il rilevatore registra le coordinate del punto in cui si abbandona il barilotto e la profondità del fondale in cui va a posarsi, mentre la barca continua a navigare. Se perquisiscono la barca non trovano nulla. (fig. 3)

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Il rilevatore che è programmato per emettere un segnale su una sola frequenza ad intervalli che possono andare da pochi secondi ad alcune settimane, aspetta tranquillamente sott’acqua.
Un accessorio raccomandabile è una luce intermittente programmata per
lampeggiare simultaneamente col segnale radio.
Alcuni giorni dopo, la barca ritorna nella zona in attesa del segnale. Per
poter raccogliere questo segnale i poliziotti dovrebbero ascoltare giorno e
notte centinaia di frequenze e distinguere questo impulso isolato da tutti gli
altri, il che è un compito quasi impossibile, ma la barca sa dove e quando
aspettarlo. Quando si sente il segnale se ne localizza la provenienza e si manda un
sommozzatore a riprendere il malloppo.  (fig. 4)
E un altro carico ce l’ha fatta ad arrivare sul mercato…

I Primi Sballi, Ragazze!

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La Marijuana ha questo di divertente: le prime volte che fumi vedi le cose in una nuova luce magnifica, tranquilla e rilassata. All’improvviso il mondo si spoglia dei suoi polverosi veli grigi e diventa una scorpacciata di risate, ma di un riso speciale, imbevuto di colori brillanti e scintillanti che ti colpiscono come un’onda di calore. Niente ti lascia più indifferente: anche le cose più piccole, come un tic ad un mignolo o il tintinnio di un bicchiere di birra, diventano comiche, solleticanti e piene di significato. Tutti i pori ti si aprono come imbuti e le terminazioni nervose spalancano la bocca affamate e assetate di nuove visioni e suoni e sensazioni, e ogni sensazione, quando arriva, è la più eccitante che hai mai avuto.
Non ne hai mai abbastanza di niente: vorresti trangugiarti tutto il fottuto universo soltanto come aperitivo. I primi sballi sono una mazzata, amiche!

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SEI IN ARRESTO PER REATI DI DROGA? CONOSCI I TUOI DIRITTI!

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Conosci i tuoi diritti.
Nelle faccende in cui c’entra la polizia ci sono due tipi di considerazioni: quelle dal punto di vista legale e quelle dal punto realistico. Legalmente, c’è una lunga lista di diritti garantiti dalla Costituzione e dalle leggi, ma in realtà la polizia può fare praticamente quello che vuole, facendola franca il 99% delle volte. Alla fine tutta la questione si riduce al fatto che i poliziotti hanno un distintivo e, cosa più importante, una pistola e voi probabilmente non ce l’avete. Questo aspetto dei rapporti con la polizia è particolarmente importante per il criminale medio, i cui reati probabilmente non vanno al di là dell’atto di fumare una canna o magari vendere del libanese rosso.
Abbiamo delineato brevemente i vostri diritti per quel che riguarda la legge: tutti i particolari che seguono si applicano sia ai rapinatori a mano armata che a quelli di voi coinvolti in reati senza vittima. Continua a leggere

Mentre Irene Giaceva Morente. Si può superare l’angoscia di morire?

In una clinica Irene stava morendo – ahimè, troppo lentamente! –di un cancro al retto che era stato recidivo due anni dopo una operazione importante e dei trattamenti ai raggi X. Il male si era adesso propagato a tal punto da non essere più operabile. Il fegato e le ossa erano stati colpiti. Non c’era più niente da fare, se non tentare di alleviare le sue sofferenze. Ma, malgrado le forti dosi di sonniferi e di sedativi, continuava ad essere nervosa e a lamentarsi quando era sveglia, e gemeva e si agitava durante il sonno provocato dagli ipnotici. Sua sorella e il medico curante si domandarono se non potevano fare di più per aiutarla durante il processo angoscioso. L’ L.S.D. fu suggerito con qualche esitazione, poiché non era stato somministrato fino ad allora che ad una sola persona in un caso simile. Il medico sperava che la droga avrebbe potuto – almeno per alcune ore – allontanare i pensieri di Irene da se stessa e dalla prospettiva della morte. Se fosse stato possibile elevare il suo pensiero cosciente al di là di se stessa, forse si sarebbe convinta che la sua prossima scomparsa non doveva essere causa di terrore. Col consenso della famiglia, venne somministrata una leggera dose unica di LSD ; Irene allora cominciò a parlare, e il suo medico annotò dettagliatamente.

Ecco più o meno parola per parola, ciò che Irene pronunciò con calma sotto l’influenza dell’LSD.

“La mia scomparsa adesso, non ha più importanza, neanche per me. Non è che un episodio dell’alternanza dell’esistenza e della non-esistenza. Io non vedo nessuna relazione con la religione e con quello che si dice della morte. Suppongo di essere distaccata – questa è la parola – liberata da me stessa, dalle mie sofferenze e dalla mia disintegrazione. Posso morire con calma, in questo istante, se così deve essere. Non chiamo la morte, né la respingo. Sì, vedo ciò che avete fatto. Avete estirpato il mio IO. E’ un approccio alla morte, una preparazione al grande incontro, quando il NON-IO sarà più permanente. C’è ancora qualcosa. Per una volta, posso vedere l’ordine nel disordine. Ciò che assomiglia ad un caos, ad una confusione, non è che la vasta complessità del tutto, dei movimenti che si intrecciano gli uni negli altri. Per me che vi parlo, l’dea che la vita è priva di senso, la teoria secondo cui tutto è casuale è un non-senso”.

“Sto morendo, me ne rendo perfettamente conto. Ben presto gli ingranaggi della mia mente si fermeranno, poiché gli ingranaggi complicati del corpo non riusciranno più a sopportarli. Tutto si sfascerà in un cumulo di molecole tra gli scarti da cui sarà tirata una nuova matrice. La nuova non avrà nessun punto in comune con me. Bisogna che accetti e ammetta questa possibilità dell’estinzione totale in quanto essere umano”.

L’uomo è probabilmente la sola specie animale che venga presa dall’angoscia all’idea della sua scomparsa, poiché l’uomo soltanto ha la facoltà di riflettere su se stesso. E’ il solo essere capace di concepire l’avvenire e a considerarsi una creatura distinta dalla natura. Noi siamo nati in un mondo senza ego. Ma viviamo e moriamo prigionieri di noi stessi. Questa coscienza di sé – senza la fede capace di donargli un senso – può suscitare una paura insopportabile della morte. Freud diceva che nessuno può realmente concepire il suo proprio annientamento. Ed è così che la paura di morire costituisce, in molti casi, l’ultima sofferenza.

Nel caso di Irene, speravamo che un po’ di questa fantastica droga che è LSD le avrebbe permesso di affrontare le sue sofferenze e la prossima fine. Volevamo provocare un breve e lucido intervallo di assenza del suo ego per farle accettare l’idea che l’integrità fisica non è assolutamente necessaria e che forse, c’è qualche cosa “al di là”. Attraverso questo processo, noi speravamo che avrebbe potuto sopportare le sue sofferenze e la sua angoscia: sembrava proprio che questo scopo fosse stato raggiunto.

La morte deve umanizzarsi. Conservare la dignità nella morte per coloro che stanno morendo, è uno dei più grandi problemi della medicina moderna. Le sofferenze continue, violente, profonde non lasciano intatte neanche le personalità più forti. Quando il malato sa che solo la morte metterà fine alla sua sofferenza, questa si identifica con la morte e diventa in proporzione più difficile da placare.

Per alleviare il terrore, lottare contro la depressione e diminuire le sofferenze, sono stai utilizzati sin dai tempi preistorici dei narcotici. L’oppio è stato rimpiazzato dalla morfina e da altri derivati, così come da nuovi prodotti chimici sintetici. Tutti questi medicamenti diminuiscono le sofferenze, permettono al malato di dormire e possono risollevargli il morale. Per coloro la cui morte è vicina, il pericolo di assuefazione è irrilevante.

Uno studio del Dr Eric Kast, di Chicago, indica che LSD supera di gran lunga gli altri narcotici per quanto riguarda l’efficacia e la durata dell’azione nell’alleviamento del dolore.

Anche altre ricerche confermano questa constatazione. Sembrerebbe che l’LSD non agisca sulla parte del cervello che riceve gli impulsi del dolore, ma alteri il significato della sofferenza, e, di conseguenza, la diminuisca. E’ ciò che è successo a Irene. Assorta in pensieri e sentimenti che andavano al di là di se stessa, era indifferente alla sofferenza, che era stata la sua preoccupazione principale della sua esistenza cosciente da diversi mesi, e che ora aveva perso il suo significato.

Nel corso della lunga giornata del suo trattamento con l’LSD, delle infermiere entrarono due volte nella camera per ricordare che la puntura destinata ad alleviare le sue sofferenze non era stata fatta.

Riprese a parlare solo verso la fine del pomeriggio.

“Quando morirò, non ci si ricorderà a lungo di me; non lascio molti amici, e quasi nessun parente.

Non ho fatto molte cose, niente bambini, niente. Ma va bene così”.

“Ecco che ricomincia. Sembra che vada e venga, ma non è più come prima”.

– L’importante è ricordarsi, dice il medico.

– Sì, oh sì, ma mi ricorderò di tutto?

– Vi ricorderete di molte cose, ed ho qui alcuni appunti che potremo rivedere per aiutarvi a farvi rammentare il resto, rispose.

Il giorno dopo i suoi lineamenti erano di nuovo profondamente tirati. Ma nuotava ancora in una atmosfera di calma.

“Il dolore è ritornato, ma credo di poter adattarmi. Che giornata è stata ieri! Una specie di giorno di festa per me”.

Durante le tre settimane seguenti, Irene fu sensibilmente più distesa. C’era un aura di calma intorno a lei. Ebbe ancora bisogno di calmanti di tanto in tanto. Poi morì.

Le Ricette di Mamma Louxien. Torta alla Marijuana, Burro e Besciamella di Canapa Indiana

 

Volete trascorrere con gli amici un week-end in allegria nella vostra casa al mare o in campagna, ma non avete centomila euro da spendere per far bella figura con gli ospiti come fa il vecchio bagascio di Villa Certosa? Niente paura: con le ricette di Mamma Louxien, non avrete bisogno di investire grandi capitali, ma vi garantiamo ugualmente un finale di serata sbalorditivo, anzi stupefacente….

Torta alla Canapa

Ingredienti                                                                               

200 g di farina

150g di zucchero

60/70 g di burro

2 uova

1 bicchiere di caffè

1 pizzico di sale

1/2 bustina di lievito per dolci

5 g di Canapa in polvere

 

 

 

 

Preparazione

Sbattere in una terrina le uova e lo zucchero; a parte scaldare la canapa nel burro per 25 minuti a fiamma molto bassa e amalgamate continuamente. Aspetta che il burro si raffreddi un pò e versatelo nel composto di uova e zucchero. Aggiungete il sale, il caffè freddo e la farina setacciata. Lavorate l’impasto evitando di formare i grumi e aggiungete per ultimo il lievito amalgamando bene. Travasate in uno stampo da forno imburrato e spolverato di farina. Infornate a 180°C per 50 min. ca. non aprendo mai il forno durante la cottura. Spegnete e lasciate raffreddare in forno per 5 min. Guarnite le fette con panna montata.

BURRO DI CANAPA :
IMMERGERE 500G DI BURRO IN 2 LITRI DI ACQUA 80
GRADI, APPENA IL BURRO É SCIOLTO AGGIUNGERE  500 GR DI FONDI DI CANAPA FOGLIE E FOFFA (sbriciolo/fonda). MESCOLARE PER 3 ORE AD 80 GRADI POI  UNA VOLTA SPENTA LA PIASTRA DI COTTURA   SEPARARE  LA  PARTE LIQUIDA DA QUELLA SOLIDA  SE POSSIBILE STRIZZARE LA CANAPA IN MODO DA ESTRARRE IN MAGGIOR QUANTITATIVO DI  SOSTANZE. A  QUESTO PUNTO BISOGNA AVERE DI FRONTE UN RECIPIENTE CONTENENTE UN LIQUIDO VERDE (ACQUA E BURRO FUSO)  APPENA QUESTO LIQUIDO RAGGIUNGERÀ I 3 GRADI  IL BURRO SI SARÀ DENSIFICATO SOPRA L’ACQUA E NON SARÀ PIÙ IL BURRO COLOR CREMA CHE  AVEVATE  IN ORIGINE  MA UN BURRO  VERDE PSICHEDELICO!!! CON IL BURRO FARE CIÒ CHE SI     VUOLE  ES.  BISCOTTI. 

Besciamella alla Marijuana

 Ingredienti

40 g di burro

2 cucchiai di farina

400 cc di latte fresco

½ cipolla

sale e pepe q.b.

noce moscata

20 g di canapa polverizzata

 

Preparazione

Polverizzare la marijuana e rosolarla nel burro per cinque minuti. Poi aggiungere la cipolla senza dorarla e versare lentamente la farina mescolando continuamente perché non si formino i grumi. A fuoco molto basso aggiungere il latte precedentemente bollito e continuare a mescolare per altri 5 – 10 minuti fino a raggiungere la consistenza desiderata.

Aggiungere infine sale, pepe e noce moscata grattugiata a proprio piacimento e lasciar riposare qualche minuto.

 

La Tavola Periodica dell’Ecstasy

Va bene amici, con questo breve articolo non vogliamo incoraggiare l’uso della famigerata droga simbolo delle notti discotecare e delle maratone techno…, tuttavia dato che il sindacato delle discoteche italiane ci segnala che sono dai 300.000 ai 500.000 i potenziali consumatori annui di MDMA, ed altre statistiche ufficiali stimano che siano oltre 85.000 i giovani fra i 15 e i 25 anni che usano l’Ecstasy come ingrediente base per divertirsi, sarà il caso di saperne qualcosa di più, soprattutto per quelli che desiderano assumerlo senza danni. In primo luogo, contrariamente a quello che avete letto nelle cronache allarmistiche e isteriche della stampa scandalistica nostrana, l’Adamo (nome gergale dell’Ecstasy), è stata largamente utilizzata in psicoterapia nel corso degli anni ’70 con ottimi risultati. Non è una sostanza innocua e priva di effetti collaterali, tuttavia un uso sporadico e quantitativamente limitato può essere facilmente tollerato.

Questo significa, per capirci, che se l’assumete una volta al mese (e non di più) nella dose di 150 mg (una pasticca sola quindi) potete ridurre i pericoli dell’ecstasy. Oltre questa soglia, state già andando ad arrischiarvi sul terreno dell’abuso e la faccenda potrebbe anche finire male. Il problema è, che di solito, sul mercato l’ecstasy non si trova mai pura, ma viene adulterata (tagliata) con varie sostanze che di solito sono porcherie. Quindi in una pillola di Adamo la quantità di principio attivo (MDMA) spesso non supera il 50%, il resto sono schifezze come barbiturici, stricnina, amfetamine o eroina, ma anche polveri varie, veleno per topi, vermifugo per animali domestici o addirittura metalli pesanti come il pericolosissimo piombo.

Insomma in realtà non potete sapere in anticipo cosa vi state mettendo in corpo, ed è probabile che molte delle “discese” dell’ecstasy che provocano le stragi del sabato sera, siano dovute alla presenza di barbiturici associati alla MDMA, che provocano un pericolosissimo stato di spossatezza ed ebetismo, che si traducono in una diminuzione dei riflessi alla guida del veicolo e…

Ooops! In men che non si dica vi ritrovate al Campo Santo. Per ironia del destino, Nicholas Saunders, uno dei più ferventi sostenitori dei positivi effetti della MDMA è scomparso di recente proprio in un incidente stradale…

E adesso, l’approfondimento per i più “tosti”  😉

 L’Ecstasy Terapeutica.

La MDA sta per 3,4 metilenediossiamfetamina parente stretto della MDMA, divenne abbastanza nota negli ’60, quando tra gli hippy era chiamata la “droga dell’amore”. E’ attiva in dosaggi che variano tra i 50 e i 200 mg. Claudio Naranjo, nel suo libro the healing journey, l’ha definita “la droga dell’analisi” particolarmente utile per la terapia incentrata sulla regressione dell’Io e la reminescenza del vissuto infantile. Ha anche fama di essere un afrodisiaco e viene utilizzata in certi ambienti (come la cinematografia pornografica) come eccitante per ballare e fare sesso. Tornando alla MDMA, viene anch’essa citata da Naranjo, dove si dice che provochi una sensazione simile a quella “dell’ Eterno Presente”. Un maestro di meditazione ha suggerito che l’esperienza con “Adamo” facilita la disgregazione delle barriere fra il corpo, la mente e lo spirito. Esiste poi, un’ampia letteratura che descrive osservazioni tratte da esperienze individuali e di gruppo con la MDMA, concernenti l’utilizzazione di tali esperienze nei processi autonomi di guarigione, nella psicoterapia e nella pratica spirituale. (vedi ad esempio “Through the gateway of the heart, accounts of experiences with MDMA and other empathogenics substances” di Sophie Adamson). Comunque tutte queste notizie non interesseranno “gli sballati” che usano l’ecstasy esclusivamente per uno scopo edonistico-ricreativo. “Coloro che prendono la sostanza per svago o semplicemente per sconvolgersi con ogni probabilità ottengono solo questo: poche ore gradevoli, con poco o nessun contenuto intellettuale.”

 

 

L’Esperienza della Morte Volontaria: per conoscere, prima dell’arrivo della vostra ora, i Regni dell’Oltre Tomba

Dosaggi forti di ketamina possono produrre tutte le caratteristiche delle NDE, “esperienze vicino alla morte”, comprese il viaggio attraverso un tunnel verso la luce (il cosiddetto “effetto-tunnel”), la convinzione che si è morti, uscite dal corpo e fluttuazioni nell’ambiente circostante, comunicazioni “telepatiche” con entità disincarnate, ecc. Possono essere rivissuti eventi della propria infanzia. Le esperienze dissociative appaiono spesso così genuine che chi le esperisce è certo di aver abbandonato il proprio corpo.
Timothy Leary ha descritto le sue esperienze con ketamina come “esperimenti nella morte volontaria“. Stanislav Grof afferma che “se hai un’esperienza completa con la ketamina, non puoi più credere che esista veramente la morte o che la morte ti possa influenzare“.

La ketamina è un anestetico generale che viene adoperato sia per uso umano che veterinario. La sua molecola [2-(2-clorofenil)-2(metilammino) cicloessanone] è molto simile a quella del PCP (fenciclidina o benactazina, venduta principalmente come Sernylan), che fu la prima sostanza di questa nuova classe di composti ad essere utilizzata come anestetico. E’ più corretto definire la ketamina come un anestetico dissociativo poiché, in base a quanto si è appreso dai racconti di pazienti sottoposti ad operazioni chirurgiche e ad anestesia con ketamina, la mente viene separata dal corpo e in numerosi casi questa scissione provoca allucinazioni profonde, esperienze extracorporee, visioni mistiche, sensazioni di ingresso in un’altra realtà, sensazioni che sono state definite clinicamente come “reazioni da emersione”.

I suoi effetti sono stati riassunti qui:

• ineffabilità;
• convizione in merito alla veridicità dell’evento e di
essere morti;
• stato di calma e tranquillità (anche se non sono mancati
casi di paura che sono rimasti spiacevoli);
• emersione di eventi passati, spesso rivisti come una
sorta di “revisione di vita” (o life-review);
• OBE (out-of-body experience). Percezione di separazione
dal corpo, che spesso comprende una vista oggettiva
dello stesso;
• ingresso in un’altra “realtà”, caratterizzato da rapidi
movimenti attraverso tunnels, comunemente conosciuto
come “effetto tunnel”;
• incontri con esseri di luce, parenti e amici defunti, archetipi
ed entità mistiche;     

                                                                                       

Approfondimento per i più enciclopedici:

Stan Grof è oggi il più stimato ricercatore psichedelico. Scienziato cecoslovacco venuto negli USA nel 1967 per un anno sabbatico e ivi rimasto dopo la repressione sovietica della Primavera dubcekiana, Grof è uno dei fondatori della psicologia transpersonale, scuola di pensiero che coniuga le intuizioni di Jung, Reich e Rank con i risultati della sperimentazione con gli psichedelici. Nella sua più recente opera “Beyond the Brain” (1985), egli espone un modello comprensivo del funzionamento dell’inconscio che sistematizza vent’anni di esplorazioni psichedeliche.
Così nel libro “Storming Heaven”, intervistato dall’autore Jay Stevens, Grof descrive gli effetti della Ketamina:
“La Ketamina è una sostanza assolutamente incredibile. In un certo senso è molto più misteriosa dell’LSD. Cose veramente stupefacenti accadono che hanno strordinarie implicazioni per la nostra comprensione della realtà. Essa sembra essere totalmente imprevedibile. Non puoi giudicare dalla tua esperienza precedente come sarà la prossima. Ti può portare alla realtà subatomica o astrofisica, ad altre galassie. Ti può far vivere la vita di un girino o sperimentare quello che tu senti sia la coscienza di oggetti inanimati. La mitologia di una certa cultura può prendere vita davanti ai tuoi occhi… Non sono molto convinto del suo potenziale terapeutico. Penso tuttavia che abbia un incredibile potenziale per affrontare il problema della morte. Se hai un’esperienza piena con la Ketamina, non potrai mai credere che la morte esista o che possa influenzare ciò che tu sei.”
Se questa descrizione degli effetti della Ketamina può lasciare quantomeno perplessi, essa è moderata a confronto di quella che segue. John Lilly, neuroscienziato che ha assunto la droga per cento giorni consecutivi (!) ed autore di un libro in cui descrive la propria esperienza ketaminica, senza pudori infatti afferma al riguardo:
“Sotto Ketamina posso oltrepassare il confine che porta ad altre realtà… Posso sperimentare la realtà dei quanti. Posso vedere dall’interno l’iperspazio descritto da John Wheeler… Ho sperimentato stati in cui posso contattare i creatori dell’universo, così pure come i locali controllori creativi”
Benché tali affermazioni in un mondo pre-basagliano condurrebbero dritti all’internamento psichiatrico, è tuttavia necessario dire che anche altri consumatori di Ketamina hanno parlato della comparizione nel proprio viaggio di “piccole entità”, con le quali sarebbe possibile dialogare e ottenere risposte su quisquiglie quali la storia dell’universo, il futuro del pianeta e dell’evoluzione umana, nonché, last but not least, sulla realtà della morte.
Sta di fatto che, come Jay Stevens riporta nell’opera succitata, in una sede rispettabile quale il convegno americano di Psicologia Umanistica, parte degli intervenuti erano più interessati a confrontare le “affermazioni” delle entità per stabilirne l’univocità, piuttosto che ad ascoltare le relazioni.
Approfittate di questa opportunità unica, per conoscere, prima dell’arrivo della vostra ora, i regni dell’oltre tomba, e dare uno sguardo di là della soglia…

Manuale basato sul Libro Tibetano dei Morti: attenzione, seguire la segnaletica luminosa!

Desiderate spezzare la ruota delle reincarnazioni? Volete porre fine a quella grande giostra del dolore che è l’esistenza umana? E’ necessario conoscere il codice-colore dell’aldilà…seguire scrupolosamente le giuste indicazioni luminose:

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Strega è bello! La Strega rappresenta la Luce!

Uno dei libri più preziosi è «La Strega» di Jules Michelet, e le più belle pagine di Roland Barthes sono la sua introduzione…”…al tempo della servitù della gleba, isolata nel suo tugurio la giovane moglie del servo porge l’orecchio a quei leggeri demoni del focolare, residuo delle vecchie divinità pagane che la Chiesa ha scacciato: ne fa i suoi confidenti, mentre il marito fuori lavora.

Nella sposa del servo la Strega è ancora soltanto virtuale, non si tratta che di una comunicazione sognata fra la donna è la Soprannatura: Satana non è ancora concepito. Poi i tempi si fanno più duri, la miseria, l’umiliazione aumentano; fa la sua comparsa nella Storia qualcosa che cambia i rapporti fra gli uomini, trasforma la proprietà in sfruttamento, svuota di ogni umanità il vincolo fra servo e signore: è l’Oro. Astrazione esso stesso dei beni materiali, l’Oro astrae il rapporto umano, il signore non conosce più i suoi contadini, ma soltanto l’oro impersonale di cui devono fargli tributo. Continua a leggere