L’insostenibile leggerezza dell’infallibilità

L’infallibilità del papa rientra nelle verità di fede, benché si tratti di una delle più recenti. Fu infatti fermamente voluta da Pio IX e proclamata, dopo aspre discussioni e fra molte opposizioni, solo nel 1870, dal Concilio Vaticano I, ma con ovvio valore retroattivo. Esso decretò: «Insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato che il Romano pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando, adempiendo il suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica che una dottrina riguardante la fede o i costumi dev’essere ammessa da tutta la chiesa, gode, per quell’assistenza divina che gli è stata promessa nella persona del beato Pietro, di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto fosse dotata la sua chiesa, allorché definisce la dottrina riguardante la fede o i costumi».

……

Le smentite della storia
Ma i papi e la Chiesa si sono poi dimostrati davvero infallibili? In realtà non sembra, dato che la Chiesa ha cambiato molte dottrine importanti. Qualche esempio, in materia di norme morali: ieri legittimava la schiavitù e oggi la condanna; fino a Pio XII affermava che la donna deve essere subordinata all’uomo e oggi almeno verbalmente ammette la parità (fuorché nell’accesso al sacerdozio); la libertà di coscienza, oggi difesa da Benedetto XVI, fu condannata in forma solenne come “delirio” da Gregorio XVI e Pio IX; uccidere in nome di Dio è ritenuto un grave peccato da Benedetto XVI mentre era un dovere, premiato con la remissione dei peccati, per Urbano II, Innocenzo III, Gregorio IX, Pio V e tanti altri papi. La Chiesa ha cambiato idea anche su questioni di fede: Pelagio fu condannato nel 391 per avere sostenuto che i bambini si salvano anche senza battesimo e il Concilio di Trento lanciò contro tale posizione l’anatema. Oggi una commissione approvata da Benedetto XVI afferma che si può sperare, con «solide basi teologiche», che vadano in Paradiso. Altri dogmi, come quelli sulla verginità e l’immacolata concezione, sono contestati da preti e laici cattolici. E la Chiesa tace su questo dissenso ma scomunica per gli stessi motivi teologi più famosi (come Tissa Balasurya).
Per non dire di papa Onorio che professò la dottrina monofisita (secondo cui in Cristo v’è una sola natura e non due) poi condannata dal III Concilio ecumenico di Costantinopoli del 680-81, che lo dichiarò eretico. O “l’infallibile” Adriano VI che nel 1523 dichiarò che il papa può «errare, persino in materia di fede» e che «molti pontefici romani .erano eretici». E potremmo continuare.

L’infallibilità con scadenza

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