Beatrice va in Convento…

Mia cugina Beatrice comunicò la sua volontà di essere accolta come oblata nel monastero benedettino di Disibodenberg alla fine del settembre ‘97, lasciando la sua famiglia sgomenta, e in me, un profondo senso di afflizione. Non potevo credere che le nostre strade avessero potuto divergere in un modo così sconvolgente e risolutivo. La ragione del mio avvilimento, derivava dal fatto di essermi resa conto di non essere  più l’esempio da seguire, il modello di ragazza libera e emancipata che un tempo suscitava la sua venerazione; essa ormai mi appariva distante, come quando da piccola aveva mostrato nella sua semplicità di essere avversa alle cose del mondo. Evidentemente la mutata situazione personale e la sua raggiunta maturità, avevano dato infine a Beatrice il coraggio di rendere manifesta la sua decisone di trascorrere la sua esistenza nel rifiuto del mondo, in una condizione di isolamento estremo, crudele e inconcepibile ai giorni nostri. Tuttavia a voler guardare le cose da un altro punto di vista, essa aveva sì, scelto la condizione della reclusa, ma in una condizione di aristocratica solitudine, nella libertà dell’anacoreta. Venne dunque il giorno fissato per l’ingresso in clausura, il cosiddetto Servicium Recludendi della morte al mondo dell’anacoreta, alla presenza di numerosi astanti. Questo rito è riservato a coloro che sono sepolti con la cerimonia ultima delle esequie: Beatrice è seppellita, perché veramente morta per il mondo: vengono accese le torce, perché possa andare incontro allo sposo che giunge nella notte, Sposa in Cristo, nel suo diciottesimo anno di età. In quel momento non potei trattenere le lacrime. In seguito, ho lungamente meditato la scelta di Beatrice. Ci fu un tempo in Europa, in cui molte figlie di famiglia nobile volevano prendere l’abito religioso e seguire la regola. Quelle giovani donne di famiglia aristocratica erano così numerose, che non si poteva più ospitarle nelle celle a loro riservate, e così si cominciò a pensare di trasferire ed ampliare i loro alloggi. Si costruirono nuovi monasteri. Ma che cosa spingeva al noviziato quelle ragazze giudiziose, quando al giorno d’oggi, le moltitudini di giovani donne riservano lo stesso anelito e la stessa dedizione alla partecipazione ad un concorso di bellezza, o alle selezioni del casting di un programma televisivo? A questa domanda mi rispose Beatrice, in uno dei pochi e fugaci colloqui che mi sono stati concessi, durante questi lunghi anni. Mi raccontò, che mentre era affacciata alla finestra e pregava il Signore onnipotente, improvvisamente, nel cuore della notte, vide una luce diffusa dall’alto fugare tutte le tenebre della notte, una luce che rischiarava con tanto splendore, pur irraggiando nelle tenebre, da vincere la luce del giorno. Era la luce di Dio…

 

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4 risposte a “Beatrice va in Convento…

  1. Ho letto da qualche parte….
    “Le vie, per raggiugere la libertà, sono individuali e ogniuno segue quella che l’instinto gli suggerisce. Istinto che prende forma e nome secondo lo stadio evolitivo in cui nasce”.

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  2. Bé, sai Mary…mi rendo conto che parlare alle ragazze
    di oggi del noviziato è come parlare di ricamo & uncinetto… 😀

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  3. Saturniatellus

    Ma tu non ci hai mai pensato una volta nella vita?

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