Sul baratro

17 05 2012

Sotto il profilo umano, colui che si suicida, scatena nella società civile sgomento e perplessità.

Il fattore scatenante che attualmente si presenta alla ribalta in questo momento, sono le cartelle esattoriali di “EQUITALIA”

Addossare la responsabilità a questo istituto mi pare ingenuo. (Con questo non voglio esonerare Equitalia da responsabilità che vanno oltre la funzione di esattore. Sarebbe giusto farne la storia, da quando, perché e da chi è stata costituita e qui verrebbero fuori giri di denaro, di banche e di affari che non toccano direttamente il suicida ma l’intera collettività che dovrebbe essere messa al corrente di come sino ad oggi abbia potuto godere di un certo benessere a titolo quasi gratuito e non conquistato)

Esaminando da vicino le vicende di chi molla la lotta e si autoelimina, risalta un fatto alquanto sconcertante: chi rimane, in questo caso i familiari oltre al dolore del gesto devono affrontare un futuro pesantissimo sotto il profilo economico-finanziario lasciato dal suicida. Ci si chiede allora se il suo è stato un gesto da uomo adulto e responsabile.

Pur ribadendo  e accettando la pietà umana nei confronti di una persona che si toglie la vita, non possiamo giustificare un gesto che nasconde nel  suo profondo  viltà e presunzione per non essere stato in grado di fermarsi ed accettare il proprio limite. E soprattutto non aver avuto l’umile coraggio di chiedere aiuto.

Spesso andando ad esaminare i fatti da vicino, si scopre che costui non ha mai fatto capire di essere in grosse dificoltà (Per orgoglio? Per paura di essere giudicato un buono a nulla? Per non apparire ai familiari un fallito?) Qualunque siano le motivazioni risalta sempre un fattore costante: si è esposto troppo ed ha perseverato nell’errore.

Quello che appare ancora più sconcertante è la strumentalizzazione che ne fanno tutti coloro che da questi gesti estremi ne ricavano ogni sorta di beneficio.

I giornali aumentano le tirature, i “buoni” trovano finalmente il ruolo di cui si sono investiti, chi è in difficoltà finanziarie per gli stessi motivi, trova finalmente un alibi per giustificare il suo stato fallimentare avendo pubblicamente trovato un colpevole.

Credo che sarebbe il momento di non nasconderci più dietro una pagliuzza.

Siamo arrivati ad un punto dove tutto è ingovernabile perché troppo allargato. Chi riesce a farsi un quadro generale degli eventi e capirà che tutto sfugge inevitabilemente al controllo, non può fare altro che ridimensionarsi superando la paura del giudizio di se stesso e della società.

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