E il naufragar m’è dolce in questo mare

Nel Vangelo di Luca(23, 46) leggiamo: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.
Quando ero giovane e credente nel Cristianesimo, molto tempo fa, alla sera amavo prepararmi al sonno con questa frase trasformata in preghiera… Poi con la perdita della fede ho sofferto il fatto di non potermi più affidare nelle mani di una qualche entità suprema tanto rassicurante.
Alcuni dei motivi più importanti che portano a credere sono le certezze e il senso di sicurezza per il presente e per il futuro proprio e dei propri cari. Ad es. di fronte a grosse difficoltà, alla malattia grave e alla morte, un credente può facilmente trovare per se stesso ed esprimere agli altri sentimenti e frasi consolatorie richiamando prospettive migliori di un’altra vita. In tali occasioni chi non crede si trova spesso senza parole.
Possiamo superare in qualche modo questo problema?
Già la scienza ci offre un piccolo aiuto col principio “nulla si crea e nulla si distrugge”, per cui sembra di poter sostenere che non ci disperderemo nel nulla ma, in qualche modo sopravvivranno almeno gli elementi costitutivi di noi stessi.
Consideriamo importante conservare i “luoghi della memoria”, da quelli ove si sono vissute spaventose tragedie fino a quelli che commemorano artisti, pensatori, grandi personaggi in ogni settore. Nella poesia “I Sepolcri”, Foscolo scrive: “A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta.” Sarebbe quindi anche illogico che “la natura” non si curasse dei vissuti abbandonando tanta ricchezza all’oblio.
Mi piace l’idea dell’unicità dell’essere che ha l’Induismo. Può aiutare molto pensare che dopo e oltre tutto questo mondo di divisioni, difficoltà, contrapposizioni e dolore ci sia una realtà unica nella quale tutto ritorna e trova pace.
Molto suggestiva è l’idea di un Panpsichismo come realtà unica della quale siamo partecipi ed espressione. In tale visione non ci può essere alcuna morte degli elementi psichici che ci compongono. Quando si costruisce una casa, non si utilizza nulla che non sia già esistente; si organizzano e complessificano materiali già esistenti. Dopo la demolizione restano macerie composte degli stessi materiali che formavano la casa: non si arriva mai al nulla, ma solo a scomposizioni più o meno profonde degli elementi della costruzione.
Così, poiché l’organismo umano è formato da elementi presenti in natura organizzati in modo tale da formare il nostro corpo, la nostra mente e la nostra sensibilità, dobbiamo supporre che dopo la morte avvenga come per la casa: gli elementi costitutivi possono dividersi tra loro e scomporsi in modo più o meno profondo, ma non si avrà mai il nulla. Quello che è composto può solo venire scomposto, mai annientato; quello che non è composto non può essere scomposto.
Nella prospettiva di un Panpsichismo universale qualsiasi scomposizione conserva comunque gli elementi costitutivi psichici e, al massimo della sua “scomposizione” non può che riportare alla universalità, completezza ed unicità dell’essere.
Sul senso della vita e della sofferenza proverò ad approfondire in seguito; per ora posso solo accennare che si possono individuare significati profondi ed orizzonti logicamente conseguenti all’impostazione proposta finora.
La condizione umana non consente certezze assolute su questi temi, ma l’insieme degli argomenti accennati ci offre delle buone basi per convinzioni e speranze fondate in questo “Infinito”, sia durante la vita che al tramonto di essa.
Per questo possiamo dire con Leopardi: “…e il naufragar m’è dolce in questo mare”.
Con questi sentimenti, convinzioni e speranze ricordiamo e celebriamo la vita e la recente scomparsa di grandi interpreti della canzone come Lucio Dalla e Whitney Houston.

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