La “realtà”

Quando prendiamo in mano una pietra, questa ci sembra ben solida e compatta, ma sappiamo che è composta da molecole che, a loro volta sono composte da atomi composti da protoni ed elettroni, a loro volta composti da particelle più piccole. Tra i miliardi di elementi che compongono la pietra ci sono spazi enormi. La compattezza è solo dovuta alla nostra incapacità di vedere oltre certi limiti nel mondo delle piccole dimensioni. La scienza attuale non è ancora arrivata a scoprire gli elementi minimi costitutivi di tutto l’Universo.

Abbiamo costantemente esperienza di avere a che fare con tutto un mondo di cose, piante, animali e persone “reali” più o meno consistenti, solide e compatte. Tutto questo, tutto il mondo che conosciamo, in effetti è il risultato di innumerevoli composizioni, agglomerazioni, strutturazioni, complessificazioni.

Gli elementi minimi costitutivi di tutta la realtà si uniscono e si combinano variamente tra di loro realizzando particelle più grandi. Queste, a loro volta, si organizzano e si collegano.

Le forze e gli elementi in gioco determinano il costituirsi di nuovi elementi, man mano più complessi, in quelle che sembrano tutte le combinazioni possibili.

Oggi vengono costruiti potenti elaboratori elettronici capaci di svolgere compiti innumerevoli, complessi e stupefacenti. Eppure le funzioni di base degli elaboratori si riducono a semplicissime e minime operazioni che sono prodotte da banali segnali di “acceso”/”spento”. L’organizzazione in modo opportuno di operazioni minime ed elementari permette di ottenere risultati così sofisticati.

La materia procede su livelli sempre più alti di complessificazione e di organizzazione fino agli atomi, alle molecole, alle macromolecole. Sembra che la materia proceda a forme di organizzazione superiori quando ha sviluppato tutte le possibilità al precedente livello quando le spinte determinate dalla concorrenza per lo “spazio vitale”, ad un certo punto critico, portano a cercare e sperimentare forme nuove di organizzazione e di complessificazione.

Se tutto quello che conosciamo del “mondo esterno a noi” risulta frutto di strutturazioni, complessificazioni e organizzazioni a partire elementi minimi costitutivi della “materia”, perché mai lo stesso non dovrebbe essere vero anche per noi stessi, per il nostro organismo, e, persino, per gli aspetti come quelli che consentono la sensibilità o la “psichicità”?

Se, come sembra logico, supponiamo che “lo spirito” sia già uno degli aspetti o elementi costitutivi della materia e la accompagni in ogni successivo grado di complessificazione, non occorre ricorrere a strane differenziazioni tra “anime” degli animali e quelle degli uomini e ad ancor più bizzarri “interventi divini” che “creino” magicamente anime al momento della fecondazione come se l’”Essere Supremo” stesse lì pronto ad inetrvenire!

Quando l’ovulo viene fecondato inizia a suddividersi moltiplicandosi rapidamente in modo esponenziale. Ai primi stadi le cellule sono indifferenziate tra loro poi cominciano a distinguersi progressivamente fino a diventare cellule delle tante diverse componenti dell’organismo. Alcuni gruppi di cellule si trasformano in apparati per la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto, il gusto…; altri nel sistema muscolare, ecc. In ogni caso, le cellule si “specializzano” per una determinata funzione. In questo processo si accentuano molto le particolari strutture che consentono il massimo di capacità per una determinata funzione.  Ad es. le cellule della vista accrescono le conformazioni che consentono di captare e differenziare i segnali visivi. In tutto questo processo non si crea nulla; si attua solo un processo di specializzazione: da cellule indifferenziate e polivalenti (staminali), dotate di percezione di base generale, si arriva a cellule strutturate in modo idoneo e specialistico per percepire determinati segnali, e solo quelli. Da notare che la specializzazione consente di accentuare un aspetto particolare ma “atrofizza” le altre potenzialità di base. Questo può avvenire perché in un organismo complesso altri gruppi di cellule si specializzano per altre funzioni di supporto come, tra l’altro, il nutrimento e la difesa consentendo alle altre di dedicarsi solo ad altri compiti specifici.

Un gruppo di cellule si specializza per formare il sistema nervoso che, a sua volta, si struttura in modo da formare un sistema centrale, il cervello, idoneo e necessario per la gestione, il controllo, l’unificazione e la progettazione di tutto l’organismo e dei sui obiettivi. Anche in questo caso non si crea nulla; si specializzano solo le cellule in modo che percepiscano al meglio i segnali provenienti dagli altri apparati e dall’insieme e siano in grado di elaborarne e unificarne i contenuti.

Si tratta sempre e comunque “solo” di complessificazione, organizzazione e di specializzazione.

Appena possibile seguiranno approfondimenti su vari aspetti qui accennati solamente.

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