Ateo è bello

Da Cronache Laiche:

Vale la pena tornare su uno stimolante articolo di Paul Zuckerman e Gregory Paul sul Washington Post del 3o aprile scorso a proposito di ateismo.
Nel pezzo si citano i risultati di approfonditi studi e ricerche da cui emerge che – nell’ambito dei paesi occidentali – a proposito di tortura, pena di morte, punizioni corporali ai bambini, razzismo, sessismo, omofobia, antisemitismo, degrado ambientale, violazione dei diritti umani gli atei appaiono senza dubbio più eticamente attrezzati dei fedeli di qualsiasi religione.
I non credenti sono inoltre più giovani, più istruiti, più tolleranti, meno nazionalisti e, naturalmente, più capaci di apprezzare la libertà di pensiero.

Ma c’è di più: il numero di omicidi risulta molto più contenuto in paesi secolarizzati, come Svezia o Giappone; negli stessi Stati Uniti, rincarano Zuckerman e Paul, in Louisiana e Mississippi, ad esempio – stati più “pii” di altri – si uccide molto di più che in Vermont o in Oregon, relativamente più laici.
I non religiosi possono vantare peraltro una più efficace capacità di espressione e la tendenza ad educare i figli alla razionalità nella soluzione dei problemi; l’elogio dell’ateismo prosegue proponendo il caso della Danimarca, storicamente tra le nazioni meno religiose al mondo (proprio per questo?) stabilmente prima nella classifica dei paesi più felici. Come, del resto, gli ex-sacerdoti: solitamente più sereni e liberi dopo essersi liberati dalla tonaca.

Seguito

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