Karol Wojtyla: quello che i media italiani si sono dimenticati di dire

Da Tu lo chiami Dio:

Karol Wojtyla è stato responsabile della diffusione dell’AIDS in Africa, dove la pubblicizzazione e l’uso dei preservativi, ostinatamente condannati dalla chiesa cattolica, avrebbero potuto salvare dalla malattia milioni di persone, fra cui tantissimi bambini. Il boicottaggio cattolico contro l’UNICEF ha inoltre ostacolato una seria politica di controllo delle nascite in un continente disastrato anche a causa della sovrappopolazione.

Karol Wojtyla ha dato copertura al dittatore, torturatore ed assassino cileno Augusto Pinochet, cui ha stretto la mano durante il viaggio nel martoriato paese sudamericano, nelle cui carceri venivano straziati migliaia di oppositori politici. Non una parola per le vittime ma la benedizione per il carnefice e la sua famiglia.

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Una risposta a “Karol Wojtyla: quello che i media italiani si sono dimenticati di dire

  1. Riportiamo, allora, l’analisi sociologica che l’editorialista Polly Toynbee ha espresso su The Guardian nei confronti dei venditori di falsi principi morali in Vaticano: “Nessuno può calcolare quante persone siano morte di AIDS in seguito all’atteggiamento tenuto da Wojtyla, quante donne siano morte inutilmente di parto, quanti bambini muoiano di fame in famiglie troppo numerose e povere. Tuttavia è ragionevole supporre che le morti silenziose, che non si vedono e non si contano, a lui imputabili siano tante quante quelle causate da un tiranno o un dittatore qualsiasi. La loro causa non è la malvagità, ma, qualunque essa sia, ai morti importa poco” .
    D’altronde, il vero problema fideistico rimane pur sempre il divieto di usare tecniche contraccettive, ininterrottamente negate dalla Chiesa, oltre che ai maschi, soprattutto alle femmine. Mentre gli operatori dell’ONU distribuivano le “pillole del giorno dopo” alle vittime degli stupri serbi in Bosnia, il Vaticano denunciò subito quest’operazione come immorale. Wojtyla ebbe l’ardire di inviare un messaggio che diceva a quelle donne violentate con sadismo e brutalità inimmaginabili: “Non abortite! I vostri figli non sono responsabili dell’ignobile violenza che avete subito. Non sono loro gli aggressori” . Insomma, il nemico doveva essere accolto come “carne della loro carne”.
    La storia si ripeté del tutto simile a danno delle donne albanesi del Kosovo nell’aprile del 1999. Subito dopo che costoro fossero sistematicamente violentate dalle forze di Slobodan Milosevic, l’ONU distribuì 350.000 kit per l’interruzione della gravidanza, ancora una volta denunciati dalla morale cattolica come crimine contro l’umanità. Monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia Accademia della Vita ha blaterato al riguardo: “Una vera e propria tecnica abortiva” o “Pillola del giorno dopo alle donne stuprate” , che rischia una scomunica immediata o automatica (“latae sententiae”), com’è accaduto con una bambina del Nicaragua, violentata e fatta abortire. Il cardinale ultrareazionario Miguel Obando y Bravo ha scomunicato la bimba, i medici, gli assistenti sanitari, i consulenti, le infermiere e tutti i collaboratori sanitari, chiedendone anche la carcerazione. Una protesta mondiale di donne che si autoscomunicarono a loro volta, costrinsero poi il Vaticano a ritirare l’interdizione lanciata dal vescovo.

    LA RELIGIONE CHE UCCIDE
    COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
    (Nexus Edizioni), giugno, 2010.
    517 pagine, 130 immagini, € 25

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