La fine del mondo non è un problema. Essa estinguerebbe, anzi, ogni problema.

La fine del mondo non è un problema. Essa estinguerebbe, anzi, ogni problema.

E’ invece l’atmosfera da fine dei tempi, è la paura della catastrofe cosmica a offrire spunto alla riflessione. Segno, questo, del fatto che abbiamo ormai raggiunto uno stadio in cui è il destino della terra in quanto tale a essere messo in discussione. La possibile evoluzione non riguarda pertanto ogni singolo uomo che abita il nostro pianeta ma, al tempo stesso, l’intera natura animata e inanimata. Di conseguenza, debbono esservi segnali decifrabili muovendo non solo dalla storia dell’uomo, ma anche da quella della terra. Consideriamo qui la paura, e in particolare la sensazione da fine dei tempi, come uno dei passaggi obbligati e inevitabili del nostro percorso. Con essa non solo si perde qualcosa, la si guadagna anche. E’ la crisi che precede la trasformazione. Bisogna viverla. La morte deve essere attraversata.

Il ciclone che si annuncia attraverso una grande depressione non può essere evitato, nè di fatto, nè sul piano morale e intellettuale – non importa se si tratti di disgrazia personale o cosmica, ovvero della fine del mondo. Solo così è possibile superare entrambe. La strada da percorrere conduce al di là del punto zero, conduce oltre la linea, oltre il muro del tempo, e attraverso di esso. Nella crisi scompaiono le dimensioni (un’ altra illusione ottica). La prossimità della morte modifica spazio e tempo. Anche nella capanna nordica, refugium per la meditazione, nella tenda, circondata dalla gelida tormenta che ulula nella tundra, può prendere la formula dell’estremo svuotamento: «Dio è morto».

Che ci si trovi di fronte a un cambiamento non solo di storia universale, ma anche di storia della terra, dovrebbe essere ormai diventato un argomento se non convincente, quantomeno degno di considerazione. Quando dopo una lunga fase di quiete le profondità cominciano a sommuoversi, cambia il manto della terra, del quale è parte non soltanto l’uomo, anche gli animali e le piante, così come il suolo e l’atmosfera vi appartengono. Quando il pesce di Sindbad si muove, sono in pericolo non solo gli uomini, ma anche gli alberi e gli uccelli.

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2 risposte a “La fine del mondo non è un problema. Essa estinguerebbe, anzi, ogni problema.

  1. Sto pensando che quelli che stanno mandando in malora il pianeta si stanno parando dietro in Maya e la fine del mondo, per giustificare il genocidio planetario programmato per risolvere il problema demografico , così si risolvono tutti problemi generati dalla loro ingordigia.
    Se questa ipotesi ha un fondo di verità, quella del 2012 è una balla planetaria , quello invece che è vero è la distruzione dell’equilibrio sociale, economico,finanziario,demografico, ecologico sconvolto da questa genia di “potenti” rivelatisi degli imbecilli planetari che per sfuggire al giudizio degli uomini comuni, hanno pensato bene di ammazzarli tutti inventandosi fenomeni soprannaturali. Sono dei delinquenti!

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