L’Allegra Banda dell’Angoscia: La psicosi maniaco-depressiva

La schizofrenia è la più “filosofica” delle malattie psichiche non già, ovviamente, nel senso che lo schizofrenico sia un filosofo (egli è la negazione del sapere e dell’amore, le due grandi forze che fanno l’uomo), ma nel senso che l’uomo sano, cioè capace di risanare sempre di nuovo in sé e negli altri la ferita esistenziale, può attraverso l’analisi dei vissuti schizofrenici prender coscienza di quel rischio estremo cui è esposta l’esistenza umana.

Letizia: «Le mie gambe camminano come quelle di un automa ben caricato, sono una donna meccanica…Vi do la mano e non sono io che ve la do. Mi sembra che se fossi io ve la darei in modo diverso, avrei sentito altro, non sono responsabile di nulla di ciò che faccio»

Maddalena: ­«Non posso fare più nulla, né sentire più nulla, sono inerte come una bestia da soma, in uno stato di prostrazione dal quale nulla può tirarmi fuori. Sin dalla mia infanzia ho provato momenti di indifferenza a tutto, di vuoto del cuore impossibile a esprimersi. Non soltanto il corpo è annientato, ma lo spirito ci sfugge e il cuore sta per morire. Tutto è tenebre in noi e fuori di noi. L’anima non vede e non sente che il nulla, nel quale sembra che si vada inabissando per sempre…Io mi sento interamente abbandonata in una solitudine terrificante, Dio si è ritirato, il cielo e la terra, tutto mi manca»

Mary: «Si crede che non ho più cuore, ma prima ne avevo…Io non ho la forza di materializzare la gente nel mio spirito e di provare qualche sentimento per essa, io dimentico le persone appena non le guardo più…Voi (il medico) non siete che un fantasma come tanti, come volete che si abbia obbedienza o affetto per qualcuno di cui non si sente la realtà?»

Sylvia: « Tutto in me è lettera morta, non sono più una donna che abbia un cuore, non sono che una povera marionetta tirata da fili da tutte le parti. Mi si ruba il pensiero, mi si ruba l’anima, mi si presta l’anima di un altro, muto ogni istante di proprietario, dietro la muraglia vi è qualcuno al quale io appartengo, poiché dispone delle mie azioni e dei miei pensieri»

Clarissa. «Di tanto in tanto la mia personalità se ne va, perdo la mia persona, è bizzarro e ridicolo, è come se un sipario cadesse e dividesse in due la mia personalità. Gli altri non se ne accorgono perché io posso parlare e rispondere correttamente. In apparenza io per voi sono la stessa, ma per me, questo non è vero…Tutto ciò che fa amare la vita se ne va e io divengo in tutta dolcezza un’altra, questo avviene dolcemente e gentilmente anche con piacere per me…E’ ben noioso, in questo momento il mio io mi sfugge ancora, come le cose, sembra ritornare per un momento, poi se ne va di nuovo. Non l’ho ancora interamente perduto ma ne ho perduto una buona parte, e comincio a non riconoscermi più»

Samantha: «Ecco che me ne vado improvvisamente. Non sono più io che tengo la forchetta, datemi uno specchio perché possa riconoscermi!»

Lydia: «Io sono morta senza essere morta, sono morta ma Dio mi lascia sulla terra…So bene che non sono morta affatto, i morti non parlano, ma sono una morta vivente»

Lilith: «Avvenga qualunque cosa, non m’importa quando, questo non mi riguarda. Il tempo non esiste per me in nessun modo. Per me non vi sono più anni, né mesi, né ore, il mio orologio rotto segna sempre la stessa ora…Il tempo dell’anima è irregolare per eccellenza, possono trascorrere anni e anni senza vivere un minuto moralmente, e si può vivere un minuto terrestre che valga un numero incalcolabile di annate morali»

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