Analisi delle contraddizioni e aporie a cui portano inevitabilmente i concetti tradizionali di Dio

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Analisi delle contraddizioni e delle aporie del concetto tradizionale di Dio

Cosa intendiamo con DIO?

Un essere infinito ed illimitato?

Allora un siffatto essere non può creare nulla, perché per farlo dovrebbe essere in qualche modo limitato da ciò che crea; come giustamente disse il filosofo G. Gentile “dio, per essere dio, renderebbe impossibile il mondo”, in quanto nella sua totalità ed infinità onnicomprensiva dovrebbe esistere soltanto lui, senza lasciare spazio ad altro. L’infinito è – in quanto tale – onni-inclusivo: non si può dare un “aldilà” o un “al di fuori” rispetto all’infinito, se non a costo di limitarlo e quindi finitizzarlo.

Non a caso, una parte della teologia ebraica tenta di risolvere questo problema tramite il concetto di “tsimtsum” che postula un “ritiro in se stesso”, ovvero una “auto-limitazione” da parte di Dio al momento della creazione.

Se Dio – in quanto infinito – includesse in sé anche l’Universo, verrebbe a mancare qualsiasi limite ontologico tra il creatore e la creatura; il mondo sarebbe semplicemente un sottoinsieme di Dio, una sua determinazione limitata (esattamente come la terra o qualsiasi altro pianeta o stella è nei confronti dell’Universo).

Dio non sarebbe – in altri termini – il principio creatore e provvidente di cui parlano le religioni, ma una semplice ed asettica estensione dell’Universo (che l’uomo, in linea di principio, potrebbe arrivare a conoscere grazie al progresso delle teorie scientifiche e al perfezionamento degli strumenti di osservazione).

Un Dio infinito, inoltre, essendo TUTTO e non mancando di NULLA non potrebbe desiderare nulla; non avrebbe senso attribuirgli una qualsivoglia forma di volontà.

Sarebbe, anche per questo motivo, indistinguibile dalla Natura (che non ha volontà e non persegue alcuno scopo).

Va osservato, da ultimo, che alcuni attributi che gli si assegnano non possono essere infiniti perché devono il loro senso proprio alla loro limitatezza (ad es. l’intelligenza, la personalità, la libertà, il senso morale).

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13 risposte a “Analisi delle contraddizioni e aporie a cui portano inevitabilmente i concetti tradizionali di Dio

  1. Ho letto il documento, vorrei sapere ma chi l’ha scritto è un teologo?Uno studioso dei testi sacri?
    Abbiate pazienza ma le lacune sono tante, le domande che si pongono nel documento non saprei definirle, le risposte mancano di vera argomentazione.
    Scusatemi per la mia arroganza ma al fine di non rendere per alcuni ridicolo questo documento, uno studio più approfondito non guasterebbe, a prescindere dalle proprie credenze, ma scivere
    “si sentiva solo?” è davvero una domanda puerile che mostra tutta la non conoscenza sulla creazione e sulla comprensione di quale sia la giusta difinizione d “creare,creatività” e si ama la propria “idea” ancora prima di averla realizzata.
    Viene trascurata la manipolazione avvenuta nei secoli dei testi sacri e molto altro…più che muovere una battaglia contro l’esistenza di dio o meno sarebbe stato meglio meglio e più producente muovere una battaglia contro le religioni monoteistiche…mi fermo qui scriverei un poema.

    “In entrambi i casi la ragione ultima dell’esistenza dell’universo è quella di essere gratuita, ovvero senza ragione.” ma ne sei cosi sicuro? Lasciando dio tranquillamente a casa sua…sei sicuro che non vi sia alcuna ragione? Sicuro di avere cercato bene le risposte?

    Mi scuso ancora se sono stata un po’ arrogante e presuntuosa ma lo sono stata non senza ragione.

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    • Ti rispondo io:

      “Ho letto il documento, vorrei sapere ma chi l’ha scritto è un teologo?Uno studioso dei testi sacri?”

      Si un teologo.

      “Abbiate pazienza ma le lacune sono tante, le domande che si pongono nel documento non saprei definirle, le risposte mancano di vera argomentazione.
      Scusatemi per la mia arroganza ma al fine di non rendere per alcuni ridicolo questo documento, uno studio più approfondito non guasterebbe, a prescindere dalle proprie credenze, ma scivere “si sentiva solo?” è davvero una domanda puerile che mostra tutta la non conoscenza sulla creazione e sulla comprensione di quale sia la giusta difinizione d “creare,creatività” e si ama la propria “idea” ancora prima di averla realizzata.”

      Il problema è che prima dell’universo non c’era ne uno spazio in cui potesse esistere un dio ne un tempo, Ne consegue che non c’è ne un “oltre” l’universo ne un “prima” dell’universo quindi non ci può essere un atto di creazione. E’ una cosa totalmente contraddittoria.
      L’energia e lo spazio sono derivate dal big bang, il tempo è una derivata di energia e spazio; senza questi il tempo non esiste e senza il tempo non può esserci neanceh l’idea del “momento” della creazione. Questo esclude dio dalla formazione dell’universo.

      “Viene trascurata la manipolazione avvenuta nei secoli dei testi sacri e molto altro…più che muovere una battaglia contro l’esistenza di dio o meno sarebbe stato meglio meglio e più producente muovere una battaglia contro le religioni monoteistiche…mi fermo qui scriverei un poema.”

      Viene trascurato che i testi sacri sono SEMPRE stati creati a tavolino e MAI ispirati direttamente da un dio. Se così fosse non conterrebbero tante amenità come la terra piatta e non sarebbero malinterpretabili ma avrebbero una sola interpretazione comprensibile da chiunque, anche da chi non sa leggere.

      ““In entrambi i casi la ragione ultima dell’esistenza dell’universo è quella di essere gratuita, ovvero senza ragione.” ma ne sei cosi sicuro? Lasciando dio tranquillamente a casa sua…sei sicuro che non vi sia alcuna ragione? Sicuro di avere cercato bene le risposte?”

      Si poichè in natura nulla ha uno scopo se non lo scopo che gli danno gli esseri viventi.
      Un albero è una forma di vita, non ha uno scopo, ne ha infiniti. normalmente produce ossigeno, i castori lo usano per far le dighe, gli umani per la legna per i caminetti, per costruire case, per costruire strumenti ed armi, ecc. tanto per farti un esempio.
      Un sasso non ha uno scopo, ne ha infiniti. Dipende sempre che scopo gli dai. Quindi non è il sasso che ha “infiniti” scopi, il sasso e l’albero non ne hanno se non quello che gli dai tu.

      “Mi scuso ancora se sono stata un po’ arrogante e presuntuosa ma lo sono stata non senza ragione.”

      più che altro mi sembri attaccata all’idea di divinità. al punto di non riuscire a pensare che le cose possano addirittura non avere uno scopo 🙂

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      • Va bene cosi…ognuno è giusto che creda in quel che gli pare…

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        • Non proprio. Credere è e resta sempre una cavolata perchè significa limitare se stessi e non cercar di dimostrare che ciò che si pensa sia vero bensì restare sulle stesse idee per comodità.
          Non ‘cè una ricerca del vero ma un mantenimento ed una propagazione del falso. Questo vale per OGNI RELIGIONE ED OGNI FEDE.

          Io?
          Non credo. Non sono ateo, non sono cristiano, non sono babbonatalaro… Io sono Non credente. Perchè? Perchè ci sono milioni di storie assurde alle quali non credere e perchè la verità si misura con le prove, non con chi la spara più grossa ne con il numero di fedeli poichè se 5 miliardi di persone saltassero da un ponte nude non sarebbe più intelligente perchè son tante persone. 😉

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  2. 🙂 tu non credi ma credi nel bing beng che di recente gli scienziati ne hanno messo in forse la teoria, tu non credi…ma credi nella scienza, eppure anche la scienza è tanto approssimativa tanto quanto dio( inteso come entità o solo la spinta prupulsiva della creazione)…e dimmi che senso ha la tua esistenza ,nasci e muori e dopo ? Il nulla. Vieni al mondo senza una scopo ,vivi senza uno scopo…dio o non dio, che posto pensi di avere in questo universo?…

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    • Ho riletto bene il tuo commento, tu non sei un teologo, secondo mi auguro che ciò che hai scritto sia solo una presa per il culo, in caso contrario rileggiti.
      Poi se vogliamo scherzare facciamolo pure, ma con ‘ignoranza non si va avanti e ne si parla di discrosi seri.
      Con tutto il mio rispetto alla tua persona.
      Buona vita

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      • L’articolo l’ho scritto io, e per quanto Pasquale (che ringrazio per i suoi commenti) abbia risposto dicendo che sono un teologo, si è sbagliato perché sono un filosofo: infatti tra teologia e filosofia c’è la sua bella differenza ;-).

        Dunque: quali sarebbero le lacune che hai individuato nel mio scritto? Finora hai solo citato la domanda che pongo verso la fine (“si sentiva solo?”) prendendola un po’ troppo alla lettera, quando in realtà era PALESEMENTE IRONICA, e volta a mostrare come sia decisamente implausibile l’idea di un Dio assolutamente perfetto (= non mancante di nulla) che tuttavia decide di creare dei mondi. La risposta che danno in genere i credenti (teologi e non teologi) è che l’avrebbe fatto per amore. Ma può un sentimento – fino a prova contraria UMANO – muovere all’azione un Essere (per definizione dei teologi) perfetto e immutabile? Ha senso antropomorfizzare Dio, seppur attribuendogli sentimenti positivi? La visione di un Dio amorevole e onnipotente si può conciliare con il mondo così com’è, pieno di crudeltà e sofferenza (sia umana che animale)? Queste sono le domande – a mio avviso più che legittime – che pongo nel mio scritto, e le conclusioni a cui arrivo mi portano a negare l’esistenza del dio tradizionalmente concepito.
        Se poi per te Dio non corrisponde alla descrizione che ne ho dato (ovvero alla sua concezione tradizionale), se ne può riparlare.

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    • Tralasciamo che viene chiamato “big bang” il bingo bongo è un’altra cosa. 🙂
      A differenza di dio, il big bang è dimostrabile almeno matematicamente e qualcunque persona sa che la matematica non è una scienza ma la madre di tutte le scienze perchè è perfetta in ogni sistema in cui la integri.
      Aggiungici che matematicamente è possibile ottenere un universo dal nulla senza violare nessuna legge fisica poichè al formarsi di energia si forma anche il suo opposto lo spazio. Infine agigungici che il tempo, è risaputo che varii in base alla densità di energia e spazio (sulel stelle va più lento che sulla terra, nei buchi neri non scorre) ed ottieni come risultato che non serve un dio perchè esista l’universo e che questo non può essere creato.poichè non c’è un prima dato che non c’era il tempo in cui potesse esistere questo “prima” essendo tutta l’energia e lo spazio concentrati in un punto e non c’è un fuori perchè lo spazio, visto che esiste in quantità proporzionale all’energia, è limitato. Quindi non c’è un “oltre”.

      Ne consegue che nonpuò esserci un creatore senza un “oltre” l’universo e senza un “prima” dell’universo. Chiaro il concetto? 🙂

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  3. “Viene trascurata la manipolazione avvenuta nei secoli dei testi sacri e molto altro…”

    Di questo hanno già trattato persone ampiamente qualificate, tant’è che la cosa è risaputa tra gli esperti super partes.
    In ogni caso, non c’è bisogno di tirare in ballo le manipolazioni dei testi sacri per comprendere che sono scritti meramente umani, come può appurare chiunque si prenda la briga di leggerli e di notare le loro innumerevoli contraddizioni, incongruenze, falsità storiche e scientifiche, atrocità morali, ecc.
    E’ più che sufficiente citare (come ho fatto nel mio scritto) i passi più crudeli e disumani delle scritture per concludere che non possono essere il frutto della rivelazione di un Dio onnisciente e benevolo.
    E non mi si dica che tali passaggi scomodi non vanno presi per quello che dicono ma interpretati in senso figurato, perché trattasi di puerile esercizio di “mirror climbing”. Con che criterio poi dovremmo stabilire quali passi vanno presi alla lettera e quali no? Perché il racconto della caduta nell’Eden o del diluvio universale è mitologico e quello del parto verginale no?

    “Più che muovere una battaglia contro l’esistenza di dio o meno sarebbe stato meglio meglio e più producente muovere una battaglia contro le religioni monoteistiche…”

    Infatti il Dio che critico, mostrandone le incongruenze e gli attributi contraddittori, è proprio quello desunto dai monoteismi. E, purtroppo, è la concezione di Dio che ha prevalso nella storia del pensiero occidentale e mediorentale…

    “In entrambi i casi la ragione ultima dell’esistenza dell’universo è quella di essere gratuita, ovvero senza ragione.”

    Hai letto bene il contesto in cui ho fatto questa affermazione? Se è vero, come è vero, che un ipotetico ente assolutamente perfetto non ha NESSUN MOTIVO per creare l’universo, e se tuttavia (sempre per ipotesi) lo crea ugualmente, come può siffatto universo avere uno scopo? Non c’è differenza tra un universo del genere e un universo increato, perché non può avere nessuna meta a cui tendere.
    Se poi per te l’universo dovesse essere (ipotizzo) un’entità vivente e autocosciente (= panpsichismo), allora non avrei nulla da ridire, se non che questa affascinante teoria necessita di prove (che al momento mancano).

    “Mi scuso ancora se sono stata un po’ arrogante e presuntuosa ma lo sono stata non senza ragione”.

    No, a mio avviso lo sei stata in modo un po’ troppo precipitoso…ma fa lo stesso…

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  4. Chiaro l tuo concetto

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    • Mi scuso solo per la mia impulsiva arroganza e di non avere trovato modo e spazio,sempre difficile farlo per scritto, delle mie idee, anche se non concordo in alcuni punti mi ripeto va bene cosi,, c’è sempre da imparare da tutti.

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  5. IL RE, I CIECHI E L’ELEFANTE

    C’era una volta, in India, un re molto potente, tanto potente che si annoiava a morte.

    Fu così, per distrarsi che decise di fare un piccolo scherzo/esperimento.

    Ordinò che il giorno dopo, al centro della piazza della capitale, fosse portato un elefante e che, intorno ad esso,

    fossero riuniti tutti coloro che erano nati ciechi.

    Il giorno seguente al centro della piazza si trovava un enorme elefante e, tutta intorno a lui, una folla di uomini e donne nati ciechi.

    “Miei cari” disse il re “poichè vorrei sapere fino a che punto può vedere un cieco, vi chiedo di toccare l’elefante e, dopo averlo fatto di descriverlo,

    colui che indovinerà come è fatto l’elefante riceverà in premio di governare con me.”

    Tutti i ciechi presero a toccare l’elefante. Alcuni erano in basso e gli toccavano le zampe, altri erano saliti fin sulla groppa e gli toccavano

    la testa, altri ancora si erano spinti più in là e gli toccavano le orecchie. Insomma, ogni cieco analizzò minuziosamente la bestia fino al tramonto,

    giunto il quale il re tornò ad affacciarsi al palazzo e chiese loro di descrivere l’elefante.

    Allora quelli che avevano toccato una delle zampe dissero che l’elefante era alto come un tubo, ma quelli che gli erano saliti in groppa li contraddirono dicendo che era come una montagna ma quelli che gli avevano toccato solo le orecchie si adirarono e dissero che non

    capivano nulla! L’elefante era sì grande ma sottile come una stoffa e allora intervennero quelli che avevano toccato solo la proboscite e scoppiò una rissa.

    Ogni cieco asseriva di conoscere l’elefante meglio di tutti gli altri e scazzottava con tutti difendendo la propria parziale verità con grande divertimento del re.

    Ecco come siamo, ciechi che scazzottano fra loro, per difendere una verità parziale, se unissimo le nostre verità parziali vinceremmo il premio.

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  6. Le contraddizioni che io ho analizzato nel mio articolo non sono verità parziali, che possono in qualche modo convivere in uno stesso soggetto (Dio) ed essere colte da diversi punti di vista, ma affermazioni mutualmente incompatibili che si escludono a vicenda. Un po’ come dire che uno stesso oggetto sia quadrato e al tempo stesso circolare. Resta poi sempre da dimostrare l’esistenza stessa dell’elefante (Dio)…

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