Pensieri filosofici sulla Teodicea

Se, come affermano i teologi, è impossibile la libertà assieme all’impeccabilità in quanto l’una esclude l’altra, com’è possibile allora che dio sia libero e, al tempo stesso, incapace di peccare?

Ho preparato io stesso l’obiezione:

“Dio, pur essendo infinitamente libero, non può peccare perché non può logicamente volere qualcosa che è, al tempo stesso, contrario alla sua volontà (il peccato si definisce, infatti, come atto contrario alla volontà divina). L’onnipotenza può tutto, tranne l’assurdo.”

Ho preparato anche la contro-obiezione:

Se l’onnipotenza divina può tutto tranne l’assurdo (e questo è già di per sé un assurdo), ne consegue che dio non solo non può peccare ma neppure creare degli individui dotati di libertà di scelta. Per essere libera, infatti, una creatura deve avere la possibilità di resistere alla volontà divina, ovvero a quella volontà da cui dipende interamente la propria esistenza e  la propria conservazione; il che è assurdo.

Il concetto di “creatura libera” è, dunque, palesemente ossimorico.

E ancora:

Ammettiamo pure, per amor di disputa, che dio sia in grado di creare degli individui liberi (ovvero, di volere l’esistenza e la conservazione di individui che agiscono, o possono agire, contro la sua volontà); perché, allora, dovrebbe essergli impossibile creare degli individui capaci di fare soltanto un buon uso della loro libertà? Se non c’è nulla di contraddittorio nel fatto che una creatura possa contrastare la volontà a cui deve tutto il proprio essere, a maggior ragione non vi sarà alcuna contraddizione in un esercizio monodirezionale della libertà (ovvero, in una libertà utilizzata soltanto a fin di bene). In tal modo, però, viene a cadere la giustificazione leibniziana del male (fatta propria dall’intero mondo cattolico), la quale asserisce l’impossibilità logica di un utilizzo monodirezionale del libero arbitrio.

E’ evidente che qualsiasi teodicea che voglia discolpare dio addossando la responsabilità del male morale interamente sulla libertà umana non regge, nonostante la sua apparenza di plausibilità.

Tuttavia, si potrebbero porre molte altre domande insidiose a quei teologi che pretendono di focalizzare la questione sul libero arbitrio anziché su dio. Per esempio:

Assistere ad un omicidio (o a un qualsiasi altro crimine) e non intervenire per impedirlo, nonostante si sia in condizione di farlo, non significa forse diventarne automaticamente corresponsabili? E non è la stessa chiesa ad affermare che l’omissione di intervento rende conniventi nella colpa?

Il libero arbitrio di un pedofilo è più importante, agli occhi di dio, della dignità di un bambino?

La libertà di uno stupratore di stuprare, picchiare e seviziare dovrebbe considerarsi prioritaria rispetto all’esigenza di felicità e all’equilibrio psicologico della vittima?

La libertà di un dittatore come Hitler, Pol Pot o Khomeini di opprimere, tiranneggiare e massacrare sarebbe preferibile, agli occhi di dio, al benessere e alla stessa libertà del popolo a lui soggetto? Non è evidente che qui – come in moltissime altre situazioni – v’è un conflitto di libertà, che si risolve a danno dei più deboli? Non è possibile dare contemporaneamente il libero arbitrio al dittatore e a coloro che sono sotto di lui, così come al padrone e, nello stesso tempo, allo schiavo. Dio non aveva scelta: o poteva creare un mondo di soli uomini liberi oppure un mondo composto da privilegiati (i padroni) che possono abusare ad libitum del proprio libero arbitrio, e di reietti (gli schiavi), ovvero coloro che sono condannati a subire gli eccessi del libero arbitrio altrui. Quale sia stata la scelta compiuta da dio – sempre se ci ostiniamo ad ammetterne l’esistenza – lo possiamo constatare da soli.

Non dimentichiamo, inoltre, che per l’autore della Lettera ai Romani, che si presume ispirato da dio, “ogni potere viene da Dio” (13, 1-2) e “chi resiste alla legge resiste a Dio e si attira su di sé la condanna” (13, 2-3). Quindi, stando a quella che viene considerata la “parola del Signore”, il libero arbitrio – almeno per coloro che sono subordinati al potere altrui – è un dono che deve essere utilizzato il meno possibile, pena la condanna di colui che (si presuppone) ce ne abbia fatto dono.

Se dio garantisce la libertà a tutti gli uomini, e tutti davanti ai suoi occhi sono uguali, perché molti uomini hanno meno occasioni di altri per esercitare il prezioso dono del libero arbitrio? Perché alcuni uomini sono, di fatto, più liberi di altri?

Perché molte persone nascono addirittura prive di libero arbitrio?

Che facoltà decisionali posso riscontrare in un bambino cerebroleso o in un handicappato mentale grave?

Altre questioni:

Da dove viene il male? Dal libero arbitrio umano.

Da dove viene il libero arbitrio dell’uomo? Da dio, in quanto è lui che gliene ha fatto dono.

Per proprietà transitiva, dobbiamo allora riconoscere che il male viene da dio.  Infatti:

Se A implica B e B implica C, allora A implica C.

Sostituiamo A con dio, B con libero arbitrio e C con male, e otterremo logicamente la conclusione desiderata.

Il libero arbitrio o è un bene o non lo è.

Se è un bene (in quanto dono di dio) perché allora deve causare così tanta sofferenza?

Se non lo è, come possiamo considerarlo un dono divino?

La libertà di fare il male implica o no il suo esercizio pratico?

Se lo implica, non è possibile ricevere la libertà di fare il male e tuttavia astenersi sempre dal farlo.

Se non lo implica, è possibile concepire un’umanità universalmente buona, nella quale nessun individuo “mette in pratica” la propria libertà di fare il male.

Tertium non datur.

Nel primo caso abbiamo che dio, donando all’uomo il libero arbitrio, ha voluto lui stesso che facesse anche il male.

Nel secondo caso, dio avrebbe potuto donare agli uomini la libertà di fare il male e, tuttavia, renderli moralmente capaci di astenervisi sempre.

In entrambi i casi, dio non può non essere corresponsabile e coautore del male commesso dagli uomini.

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Una risposta a “Pensieri filosofici sulla Teodicea

  1. IL LIBERO ARBITRIO NON ESISTE

    Quando si è venuti al mondo, non abbiamo potuto scegliere” NIENTE per noi. E non solo il fatto stesso di venire o no al mondo… ma neppure il colore della pelle, il sesso, particolari caratteristiche fisiche, sensibilità, talenti, vulnerabilità, predilezioni, patologie, reattività… e neanche “il cervello” che ci ritroviamo, che è parte di quel corpo di cui non abbiamo potuto scegliere niente.

    Orbene, TUTTE le attività “intellettuali” (e non) sono espressione di quella parte (fisica) del corpo, il cervello, che non abbiamo in alcun modo potuto scegliere o condizionare al momento in cui siamo stati assemblati. Ed è il cervello che esprime emozioni, capacità di comprendere, analizzare, dedurre, riconoscere, ricordare, valutare, giudicare, apprezzare, scegliere, amare, decidere, e chi più ne ha più ne metta… cioè tutto quel tipo di attività/attributi intellettivi che fanno la “intelligenza” di una persona e che “superficialmente” (e fuorviantemente) amiamo classificare come di valenza “non fisica”, bensì spirituale (checchè questo possa mai significare). Del resto basta osservare, che se spegniamo “il cervello”, o anche solo lo influenziamo chimicamente o fisicamente possiamo persino capovolgere i comportamenti che ne conseguono: basta per esempio anche solo un bicchiere di vino di troppo a far “perdere la testa” anche all’uomo più “saggio” del mondo.

    ERGO… per non saper né leggere o né scrivere:
    se l’essere il meritorio(?) “poveri di spirito” è l’effetto del “cervello” che ci ritroviamo alla nascita… che cosa ci possiamo fare… se nati ahimè con un cervello(-che-non-abbiamo-scelto) più analitico, più critico, non suscettibile all’influenza di gratuite “proposizioni”… e quindi naturalmente scettico e diffidente, ci si comporta di conseguenza???? Cosa ci possiamo fare se si è nati con una o altra sorta di daltonia psico-sentimentale che ci “fa gerarchizzare” le cose in modo diverso dai cosidetti “valori” (?) della “media”(?) degli altri cervelli (quelli… dei poveri di spirito?)? Si è forse responsabili per non “esprimere” una “scelta”, o giudizio, o decisione che l’organo preposto ad esprimerla NON è in grado di farlo in quanto non congeniale/compatibile con la casualità della propria intrinseca funzionalità e/o intelligenza?…

    Che quanto detto non sia un puro vaneggiamento di… “quella-nessuno-senza-alcun-titolo-e-credito-qual’è-la-sottoscritta”, basta ricordare che già altre religioni dello stesso “ceppo cristiano” erano giunte alla conclusione della non “esistenza del concetto/principio” del libero arbitrio, tanto da parlare di “predestinazione” (vedasi Calvino e soci). Secondo quei certo ben più autorevoli (di me) “pensatori”, si nasce già destinati alla “salvezza” (per grazia) o alla perdizione, e che non sono quindi fatto conseguente al “libero” esercizio di scelte e comportamenti del singolo; per cui (santa ingenuità)… saranno scelte e comportamenti “automaticamente” quelli giusti, o quelli malvaggi, quelli che uno compirà nella propria vita a seconda se è predestinato alla salvezza o lombrosianamente alla “perdizione”.

    Amen…
    Fiona Petito

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