In the Shadow of Tomorrow. Le gravi responsabilità della scienza.

Quando Henri Becquerel, nel 1896, cominciò a studiare la strana nebulosità che compariva sulle sue lastre fotografiche, non prevedeva che la seconda ondata di ricercatori sulla radioattività sarebbe stata chiamata, come avvenne, a decidere in segreto se valeva la pena di rischiare una reazione a catena che poteva distruggere l’intero pianeta, per amore di una vittoria militare. Né sapeva quanto sarebbe stata riluttante la terza ondata di ricercatori a riconoscere che le applicazioni industriali della loro scienza avevano creato una sorgente di contaminazioni velenose, sufficiente a sterminare la vita di tutti i vertebrati, che avrebbe dovuto essere sorvegliata per un milione di anni; e che non erano sicuri se avrebbe potuto essere sorvegliata con sicurezza.

Noi oggi abbiamo il vantaggio del senno di poi, ma come lo useremo?

Manhattan Project scientists, led by Robert Oppenheimer (third from left in hat), examine metal rod surrounded by dynamite to test the high-explosives timers necessary for success with implosion method detonation.

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5 risposte a “In the Shadow of Tomorrow. Le gravi responsabilità della scienza.

  1. In pratica gran parte delle scoperte e delle tecnologie innovative sono state anzitutto in favore e in funzione militare. Direi che, più che responsabilità della scienza, si tratti di tutta una società umana guerrafondaia. L’umanità è ed è stata (sempre?) più interessata a combattere, distruggere ed uccidere che a costruire una società sviluppata, equa e “a misura d’uomo”.
    La domanda potrebbe essere: L’umanità è in grado di superare questo aspetto che la caratterizza?
    Col crescere della scienza e della tecnologia l’umanità è passata da succube della natura a dominatrice e condizionatrice di essa e, contemporaneamente, a costruire armamenti estremamente pericolosi per tutta la vita sulla terra…. Per ora sembra che i danni siano di gran lunga superiori alle opere positive. Riusciremo a “mettere giudizio” e farci guidare dal bene comune?
    Credo che l’alternativa siano grandi lotte, guerre e inquinamenti e distruzioni swpaventose. Questa credo sia la sfida dei prossimi 2 o 3 decenni….
    Anche se a qualcuno non piace, ricordo ancora l’esempio di vita pacifica delle scimmie Bonobo. Non sarebbe male imparare qualcosa da loro in fatto di aggressività e come ridurla drasticamente.

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    • Un grazie per questo commento all’Admin.
      Concordo pienamente con te.
      Anche se sarebbe bello pensare che l’uomo costruirà un mondo pacifico in cui la famiglia delle nazioni potrà coesistere armoniosamente, i segnali che riceviamo ci obbligano ad un “cauto pessimismo”. Albert Einstein notò una volta che la bomba atomica cambiava tutto eccetto il pensiero umano.
      Si riferiva alla nostra perenne aggressività, al nostro sfruttamento degli altri, al nostro avvilito senso dei valori.

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  2. Pingback: COME LA USEREMMO? « maschile individuale

  3. Purtroppo il nostro avvilito senso dei valori, inteso in senso collettivo, è adulterato da troppa propaganda faziosa, è sempre più intaccato ogni giorno che passa dalle bramosie di potere delle lobby interessate. La lotta tra il “senno di poi” e l’ipocrisia poco (e male) informata delle masse temo che non impedirà il dogma che vuole che “la storia si ripete”. Purtroppo.

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    • @Gifh—-Sono felice che tu abbia gradito questo brevissimo articolo, anche se ha a che vedere con le scienze in senso lato, diciamo epistemologico.
      In ogni caso non potrei fare di più, il massimo che gli utenti dei Social Network possano accettare è la scienza in dosi infinitesimali o in pillole…infatti questi articoli li ho ideati per gli utenti di Facebook (con un link verso questo blog).

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