Perché il Laicismo è definitivamente Morto.



Il laicismo è definitivamente morto, perché una complicazione tecnico-sociale l’ha liquidato. Poteva esistere solo a condizione che l’ambiente fosse favorevole alla vita religiosa. Nel Diciannovesimo secolo il clima era ancora favorevole, anche se storici superficiali lo hanno negato. Oggi la situazione è una delle più sfavorevoli. Sembra che la condizione umana si orienti verso la inevitabilità del conflitto, ed è certo che la condizione di guerra continuata è inconciliabile con i dettami della Chiesa. Perché cento anni fa era possibile la formula del laicismo: «libera Chiesa in libero Stato»? Semplicemente perché lo Stato di fatto rendeva possibile la convivenza. Perché gli uomini di quello Stato potevano essere anche dei volterriani, ma il loro esserlo era qualcosa di esclusivamente «loro». Lo Stato non se ne risentiva. Come se uomini adulti tenessero oggi tra loro discorsi riprovevoli e sconvenienti ma avessero cura di allontanare le orecchie dei minori, per non offenderle. Nessun volterriano del 1850 si sarebbe permesso di propagandare le sue idee in modo da offendere il sentimento religioso dominante. «Non offendere» era un imperativo al quale la classe borghese era ossequiente, la classe di chi aveva il potere. Cioè lo spirito dominante era ancora quello della dottrina cristiana. Il proletariato era fuori questione per lo Stato non per la Chiesa che controllava con la sua organizzazione capillare (le parrocchie) la vita del popolo. La Chiesa poteva concordare ed accettare la formula «libera Chiesa in libero Stato» o almeno non dare battaglia, perché in definitiva era una semplice formula.

L’educazione del popolo era lei a controllarla. Aveva perduto un piccolo gruppo della borghesia che aveva il potere, ma non osava certo di questo potere, il piccolo gruppo, servirsi con mentalità volterriana. E’ stata la tecnica che in pochissimi anni ha messo delle minoranze al governo in condizione di manovrare delle masse.

Laici oggi non si può essere. Lo sono coloro che rinunciano ad essere veramente delle persone, perché stanchi, troppo stanchi, coloro che non sopportano la tragica condizione umana del presente, coloro che si chiudono in se stessi, diventando solitudini minacciose, perché in quanto solitudini hanno di fatto negato la «carità» del colloquio.

Articolo liberamente tratto da uno scritto del filosofo Enrico Castelli.

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6 risposte a “Perché il Laicismo è definitivamente Morto.

  1. E’ interessante che a dire cose del genere, questa “summa philosophie”, sia un “uomo” di chiesa, se non erro.

    P.s.: ma “volterriano” nel senso di “proveniente da Volterra”?

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  2. Provvedo immediatamente a colmare questa tua lacuna.
    Il professor Enrico Castelli fu direttore dell’istituto di studi filosofici presso l’Università di Roma fino ai primi anni ’60. È stato professore ordinario, presso l’Università di Roma La Sapienza, di Filosofia della religione sino al 1976
    In quegli stessi anni diresse “l’Archivio di Filosofia”, organo dell’istituto di studi filosofici, sempre in Roma. Tra le sue numerosissime pubblicazioni:
    Existentialisme théologique, Herman & Co., Paris 1948.
    I presupposti di una teologia della storia Cedam, Padova 1952.
    Il demoniaco nell’arte Cedam, Padova, 1952; ristampa Bollati Borighieri, Genova 2007.
    Pensieri e giornate Cedam, Padova, 1963.
    I presupposti di una teologia della storia, Cedam, Padova 1968.
    Il tempo esaurito , Cedam, Padova, 1968.
    Il tempo invertebrato, Cedam, Padova 1969.
    I paradossi del senso comune, Cedam, Padova 1970.
    La critica della demitizzazione, Cedam, Padova 1972.
    Il tempo inqualificabile, Cedam, Padova 1975.
    Diari (4 volumi), Cedam, Biblioteca dell’Archivio di Filosofia, Padova 1997.

    p.s.
    Ma quale uomo di Chiesa?
    Sei tu il filosofo del blog, mica io. Non dovresti saperle da te queste notizie? In fin dei conti, non sto mica parlando di un pinco pallino qualunque… 😛

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  3. Certo: “existentialisme theologique” “i presupposti di una teologia della storia” “il demoniaco nell’arte” evidentemente parleranno di giardinaggio.

    Sicuramente ti sfugge che con “uomo di chiesa” (specie se tra virgolette) si può intendere non solo il “prete”, ma anche chi, pur essendo “laico”, difende la chiesa annessi e connessi: e dal passo che hai citato, questo signore non mi parrebbe certo un “laico laico”.

    Quanto ai “filosofi”, se questo è uno di loro, credo che siano ben altri. Mi pareva avessi detto Bertrand Russell!

    P.s.: capirei che tu non abbia altri metodi, ma guarda che cercare di sminuire l’opponente accentuando “l’ironia” non solo è scorretto, ma è persino volgare.

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    • Che dire? Prendo atto che l’uso dell’ironia è una prerogativa esclusivamente maschile. Tu sei autorizzato a farne, quando ad esempio hai commentato “volterriano” nel senso di “proveniente da Volterra”…A noi femminucce invece, vengono richieste temperanza, moderazione e morigeratezza…

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    • Non mi pare che esista da qualche parte una “black-list” dei filosofi o dei pensatori che non possano venire citati in codesto blog. Addirittura hai usato la definizione di “laico laico” per qualificare qualcuno che possa essere ritenuto credibile, o più degno di fede, rispetto ad un altro che è un pò meno laico, e quindi meno attendibile.
      Ricorda che ragionando in termini di “purezza”, alla fine trovi sempre qualcuno più puro di te che ti “epura”…

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      • Ingrid… scusa ma a volte ho come l’impressione che, per qualche strano motivo, tu ti fossilizzi su un argomento o addirittura un termine, per farci sopra una polemica o simili. Sembri davvero troppo tesa. Cos’è che è, il caldo? O sei felice di vedermi?

        Con “laico laico” ho intenso indicare qualcuno che non appartiene a un ordine di religiosi (dunque è un laico [“del popolo”]; una persona normale che, a differenza loro, si sposa, fa figli, fa sesso, lavora, etc) e che però non crede in divinità, rispetto a quello che potremmo definire un “laico religioso”. Era tanto per variare, e non utilizzare il termine “ateo”.

        Cosa c’entra la black list, poi: stavo semplicemente rimarcando che, a tuo supporto, tu apporti l’opinione di persone che la pensano come te (ed è naturale che sia così), ma che non per questo devono automaticamente indicare un’opinione veritiera. Com’è ovvio, tu potrai dire che non per questo dovrebbe essere veritiera la mia o quella di altre persone che rifiutano Dio o “semplicemente” hanno stabilito, tramite dei ragionamenti, che detto essere non esiste; ma dall’altro lato, è pur vero che non puoi certo ridurre gli argomenti del tuo disaccordo a facezie, sarcasmo, posizioni di campanilismo personali-sessuali e opinioni di filosofi (o tali solo nominalmente) che ti “dimostrano” che Dio esiste (sulla scorta di argomenti d’autorità o di analisi molto parziali).
        Ci vogliono gli argomenti, non le chiacchiere, per destabilizzare i “castelli di cartapaglia”: non credi? A minacciare siamo tutti bravi. Tutti possiamo tirare sassi, e nascondere le mani.

        Ps: perchè non inizi a firmarti con nome e cognome? Può darsi che possa diventare un incentivo per farti sentire più responsabile e pensare di più prima di digitare la prima cosa che ti capita contro gli altri. E soprattutto, ti prenderei più sul serio.

        Pps: quando rispondi, non postare due post uno appresso all’altro: è contro la netiquette (senza dire che la gente che ti vede in colonna a sinistra con 4 post consecutivi, può pure pensare che tu sia tarantolata…). Casomai accorpa il primo al secondo, e cancella il primo.

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