Ipazia, vita e sogni di una scienziata

Da Sulla pelle di Ipazia

Gli uomini, purtroppo, possono essere capaci di distruzione e violenza. La storia lo insegna. Ma quando qualcuno arriva a dire che la violenza è giustificata da dio, allora è illimitata. Può accadere qualsiasi cosa. Si arriva a  torturare e uccidere altri esseri umani nascondendosi dietro il fatto che sia per volontà divina. Il romanzo parte dalla prima metà del V secolo d.C e percorre un lungo periodo  punteggiato di efferate violenze. E tutto perché un giorno un uomo è venuto e ha detto io parlo in nome di dio.

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La scuola pitagorica di Samo faceva studiare anche le donne. E questo fu il suo “crimine” . Perciò fu costretta a trasferirsi ad Alessandria che, con la sua enorme biblioteca era un vivo centro culturale. Di generazione in generazione la scuola alessandrina dette un contributo importante allo sviluppo dell’astronomia, della geografia, della matematica. E non solo. Qui fu completato il lavoro di Pitagora. Ed in questo contesto si formò questa straordinaria figura di scienziata e di filosofa, che  i suoi contemporanei dicono essere stata anche una bella donna. Ma nel V secolo il cristianesimo aveva intrapreso  la strada del potere.  E personaggi come il vescovo Cirillo furono campioni di violenza. Non solo distruggendo il Museo di Alessandria e le statue di Apollo, ma anche con campagne di pulizia etnica a danno di chi non era cristiano.  Così gli uomini di fede condannarono Ipazia sbranandola pezzo a pezzo.

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