La ricerca di Dio attraverso le concezioni della fisica moderna

Con il presente articolo, ci proponiamo di dare un «matto in tre mosse» o se preferite un K.O. tecnico a coloro che ritengono l’esistenza di Dio un nonsenso, un qualcosa di contrario alla logica, o nella migliore delle ipotesi scientificamente impossibile. Per comprendere quanto siano goffe e grottesche le posizioni di questi atei/agnostici “alla moda”, non scevri di smanie di protagonismo, ci avvarremo delle concezioni della fisica moderna, di cui nessuno osa prendere atto al di fuori dei laboratori, perché per fare questo bisognerebbe aver raggiunto una libertà di pensiero sconosciuta alla schiera di coloro che oggi si dichiarano atei. (A questo proposito diffidiamo in generale di chi, volendo definire se stesso, usa un nome per opposizione, ex negatione).

Oggi l’esoterico non si trova certo nelle scuole esoteriche che si definiscono tali, bensì nei laboratori di fisica o neurofisiologia. Porteremo qui solo alcuni esempi che ci sembrano più che significativi: Come ammettere che un elettrone salti da un orbita all’altra a una velocità superiore alla massima, che è quella della luce? Che un quark arrivi prima di partire? Che la polarizzazione dei fotoni causi eventi nel loro passato? Che il tempo non sia simmetrico e che quindi, per usare una frase di Einstein, non sia impossibile telegrafare nel passato? Che per spiegare certi teoremi, ad esempio sull’inesistenza di una variabile che spieghi i salti di quanta, si possa prospettare uno spazio immaginario accanto a quello ordinario? Che l’immagazzinaggio della memoria nel cervello non sia localizzabile? Ma potremmo continuare…corpuscolo o onda? David Finkelstein talmudicamente risponde con una domanda: – perché un’alternativa sola? E osserva: a conti fatti con la fisica ultima, resta una sola sostanza, il tempo. Ma veniamo all’oggetto del nostro articolo, col quale dimostreremo al di là di ogni ragionevole dubbio, che Dio possiede coordinate diverse da quelle dimostrabili, allo stesso modo in cui esiste un limite al determinismo, che è una premessa delle scienze esatte. Per fare questo, ci serviremo della meccanica quantistica. La nuova meccanica quantistica ha messo in luce dei fenomeni di una realtà che è impossibile cogliere e descrivere per la natura stessa dei nostri mezzi di percezione e di conoscenza. Il comprenderli implica la rinuncia a una descrizione di cui si possa dare la veste della comune esperienza dei sensi.

Prendiamo il Principio di Indeterminazione di Heisenberg.

(diciamo subito che in questa circostanza, non ci avvarremo dell’ausilio di formule matematiche per non scoraggiare i lettori che non hanno familiarità con l’alta matematica).

La nuova meccanica quantistica è partita da una profonda revisione critica dei concetti di misura.

Prima di essa sembrava certo – anzi non era neppure messo in questione – che in una misura correttamente eseguita, non fosse alterato o turbato in alcun modo il fenomeno da misurare. Heisenberg ha posto in evidenza che non è così, che esiste sempre una interazione fra misura e fenomeno, non eliminabile neppure come caso limite.

Soltanto, quando ci troviamo di fronte a casi ordinari, questa interazione è non percettibile e trascurabile. Ma quando si passa dai fenomeni comuni, che chiamiamo macrocosmici, a quelli del mondo atomico, essa si manifesta in modo tale da influire profondamente sulle nostre possibilità di osservazione.

Per chiarire le idee, faremo un esempio. Supponiamo di voler riprendere la fotografia di un atomo, diciamo di idrogeno, o di volerlo soltanto vedere.

Non potremo avvalerci di onde luminose comuni perché esse sono troppo grandi rispetto alle dimensioni dell’atomo; dovremo adoperare un microscopio elettronico

in cui gli elettroni vengano lanciati sull’oggetto da osservare, quindi riflessi ed opportunamente rifratti, torneranno a darci, su uno schermo fluorescente o su una lastra fotografica, l’immagine ingrandita dell’atomo. Ma l’urto dell’elettrone partito dal microscopio sull’elettrone dell’atomo di idrogeno, strapperebbe questo dal nucleo turbandone le condizioni, energia, ecc.ecc.

Una seconda fotografia non sarebbe più possibile; l’orbita dell’elettrone dell’idrogeno non può perciò essere osservata. Non possiamo più interpretare correttamente le misure di verifica: ai limiti del mondo atomico il metodo sperimentale diretto deve lasciare il suo posto ad altri mezzi di investigazione che ci parlano col linguaggio del simbolismo matematico. In altri termini, se vogliamo determinare la posizione di un elettrone, perderemo completamente ogni nozione esatta della sua velocità e viceversa: una misura esatta della posizione turba la velocità della particella, una misura esatta della sua velocità ne cancella l’immagine.

Il principio di indeterminazione, ha suscitato un grande fervore di discussioni soprattutto in campo filosofico ed epistemologico, venendo considerato come dicemmo sopra, un limite posto al determinismo che è una premessa fondamentale della scienza esatta. In conclusione, vorremmo sottolineare l’assenza di conflitto fra mitologia e scienza. La scienza sta ora irrompendo nelle dimensioni del mistero, entrando nella sfera di cui parla il mito. Ha raggiunto il limite, la soglia, l’interfaccia

tra quello che possiamo conoscere e quello che non potremo mai scoprire perché è un mistero che trascende ogni ricerca dell’uomo. Qual è la sorgente della vita?

Nessuno lo sa. Non sapremo mai che cosa è un atomo, se un’onda o una particella: è entrambe le cose. Sono cose che non conosciamo.

Questo è il motivo per cui parliamo del divino. Esiste una fonte trascendente di energia. Quando il fisico osserva le particelle subatomiche, vede una traccia su uno schermo. Queste tracce vanno e vengono, vanno e vengono, come noi stessi andiamo e veniamo e la vita intera va e viene. E’ l’energia che investe ogni cosa. Ecco a cosa si rivolge la venerazione mitica.

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20 risposte a “La ricerca di Dio attraverso le concezioni della fisica moderna

  1. Se interpreto correttamente, non condivido la conclusione: il fatto che la scienza sia giunta a degli orizzonti che, almeno per ora, sembrano invalicabili e ci proietti verso mondi indeterminabili non ci autorizza a fare il salto verso il divino.
    Ammesso che, anche tutti gli sviluppi tecnologici e scientifici futuri (ad es. transumanesimo) non potessero superare i limiti descritti nell’articolo, saremmo autorizzati solo a convenire che l’umanità non è in grado di farlo, ma non di affermare che “quindi” è dimostrato o dimostrabile un divino.
    A proposito di avvistamenti di oggetti che si ritiene non provengano dal nostro mondo è stata coniata la sigla Ufo che si limita ad affermare che tali oggetti non sono stati identificati/spiegati; non si afferma cosa siano, da dove vengano, ecc… Per poterlo fare occorrerebbe dimostrare positivamente tutta una serie di cose ed escludere tutte le altre possibili spiegazioni….
    Credo che si dovrebbe procedere allo stesso modo anche per fenomeni come apparizioni, miracoli, ecc… Bisognerebbe distinguere nettamente i fatti dalla loro spiegazione. Questo vale anche per tutto quello che riguarda l’”esigenza” o la “percezione intima” del divino
    Inoltre, come ho scritto altrove, l’ipotesi Dio crea più problemi di quanti ne risolva….per cui non sarebbe logicamente proponibile come soluzione…

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    • Commento di Costa de Beauregard alla polarizzazione dei fotoni:
      “Vanno abbandonati tanto il concetto di località che di realtà (…)
      La simmetria intrinseca del tempo comporta una simmetria intrinseca
      fra onde ritardate e avanzate e un’intrinseca simmetria fra l’informazione
      come acquisto di conoscenza e come potere organizzativo.
      Citando liberamente i Veda: «La separabilità è un’illusione correlativa al nostro modo di vedere ordinario e pragmatico, mentre la conoscenza cosmica, se si attingesse, sarebbe del passato, del futuro e dell’altrove, con conoscenza dei poteri soprannaturali».

      p.s.
      non credo che l’esistenza di Dio complichi le cose, anzi le semplifica,
      ma questa naturalmente è una mia opinione.

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      • Già che ci sei, fatti dire da Beauregard pure cosa significhi che un fotone (“quanto fondamentale d’energia”) “alle propaggini dell’universo” perda “energia”… O che cosa significhi che “prima” della “singolarità” l'”uovo primordiale” avesse “massa tendenzialmente infinita”. Se questa è la fisica attuale, non ci si dovrebbe stupire se qualcuno possa ancora pensare che l’esistenza di Dio non complichi le cose…

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  2. Giudico un offesa che tale articolo sia stato pubblicato sul sito di un aderente a Resistenza Laica, e come un non-senso in sè. L’assurdo elevato a sistema….

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    • 1) Usualmente le persone permalose si tengono alla larga dalla sottoscritta.
      2) L’esclusione del mio articolo dal circuito di Resistenza Laica, mi puzza di integralismo di stampo scientista.
      3) Rispondo anche a te come ho risposto a Catalano
      con le parole di Niels Bohr, che ha dato un contributo fondamentale alla comprensione della struttura atomica e alla meccanica quantistica: « Soltanto ciò che non ha senso ha delle probabilità di essere vero »

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    • Per Arnaldo:
      Sai che tra i redattori di Resistenza Laica è stato ribadito varie volte che, non solo si accettavano interventi di agnostici, ma persino di credenti, purchè convinti e schierati per la laicità delle istituzioni.
      Ho più volte affermato che ritengo altrettanto difficile affermare l’esistenza che la non esistenza di un qualche eventuale essere superiore… credo che gli esseri umani, come le formiche, non siano in grado di scoprirlo o dimostrarlo “oltre ogni ragionevole dubbio”. Del resto è difficile, se non impossibile, scoprire il mondo da dentro un barattolo….
      Per questo, su questo blog hanno voce tutte le posizioni o ipotesi in merito, purchè non determinate da “rivelazioni”, “fede” cieca o integralismi di ogni genere che impediscano una serena e seria discussione.

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  3. Be’, anche a me appare abbastanza ragionevole il commento di “democraziaglobale”: il solo fatto che esistono dei limiti alla nostra conoscenza scientifica o che i nostri attuali parametri di riferimento scientifici non ci consentano di capire la natura di alcuni fenomeni fisici – condizione che, tra l’altro, si manifesta di continuo nella scienza – non dovrebbe farci sentire autorizzati a tentare di “spiegarli” con la fede.

    La teoria della relatività era, agli inizi del Novecento, considerata poco più che una stravaganza da molti dei migliori fisici dell’epoca: oggi è considerata indispensabile per spiegare i fenomeni fisici astronomici (mentre pare non funzionare più nell’infinitamente piccolo).
    Penso siamo tutti d’accordo che sia stato un bene che questa “stravaganza” sia rimasta nell’alveo della scienza e che non la si sia utilizzata per “scardinare” il rigore del metodo scientifico.

    Noi non sappiamo se esiste, come asserisce “Louxien”, una “una fonte trascendente di energia”.
    Forse sì o forse no.
    Ma se facciamo un “salto” di fede e diamo per certa la sua esistenza, ciò equivale ad aprire la porta a qualsiasi idea, anche la più bizzarra, senza curarci di dimostrarla in modo adeguato.
    Se invece è una scelta di tipo fideistico, non ci serve tirare in ballo la fisica quantistica. Il salto di fede è possibile sempre e comunque.

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  4. @ louxien, su 25/03/2010 a 22:28

    Mi era sfuggita pure questa

    Ciò che hai postato a proposito di “atoum/atomo” non sta nè in cielo nè in terra: se lo sottoponi ad un astrofisico (vero: e non di quelli che si leggono qualche cretinata sulle superstringhe, e poi si fanno i loro onanismi cosmici sull’esistenza di Dio…), come minimo ti dirà di non trovare il tempo per riderti dietro…
    Sarebbe stato meglio se avessi detto che si trattava di una copiatura di qualche sconclusionato astrofisicoide (di quelli, per intenderci, che credono di poter silenziare la gente semplicemente perchè conoscono qualche formula fisica da piegare ai loro vaneggiamenti preconcetti su divinità invisibili e suicide…): che sia invece farina tua, sarebbe semplicemente un’aggravante. Ma ti salva perlomeno il fatto che non sei un’astrofisica; viceversa, t’avrebbero radiata sul colpo.
    E non occorre certo masticare fisica ad “alti livelli”, per accorgersene. Quella roba fa parte di un revival: c’è stato un tempo, 30 anni fa, sulla scia del ribellionismo a tutti i costi post-68ino e di cretinate come quelle di Pawels e Bergier, in cui andava di moda “”riscoprire la “verità fisica” anche in un semplice nome, specie se del passato (ah, questi antichi, che sapevano già tutto!), e ciò anche come critica al sistema. La leggevo a 16 anni quella roba lì, pensa te; poi sai, si cresce…

    Quanto a questo altro tuo post, impostato sul “principio d’inteterminazione” (cavallo di battaglia dei “fisici cristiani”), è lodevole: tutt’al più potrei ritenerlo un esercizio sofistico utile per tenerti allenata ad immaginare, ma non credo proprio che esso dimostri l’esistenza di esseri onnipotenti, invisibili e creatori del tutto dal nulla.
    Potrai pur crederci personalmente, tu ed altri che la pensano come te, ma ciò non implicherà che tanto il processo logico basale da cui parte la proposizione impostata su quel “principio” quanto le formulazioni filosofiche che avallerebbero l’esistenza di Dio, siano non solo integrabili in quanto congrue (cosa che non è), ma anche dimostrabili in un contesto comune (il che non è, di pari)… Dall’indeterminabilità di un orbitale non scaturisce che la non-constatabilità di un ente supremo sia ad essa analogizzabile… E mi pare che non ci piova, senza che sia necessario scomodare Bohr, Einstein (brrr, che soggezione! Strano che tu non abbia fatto pure la solita citazione “due cose sono infinite: l’universo ecc ecc”…), Eisenberg, Godel e quant’altri supercevelloni-umili-che-apporto-per-zittirti-tanto-non-sei-uno-scienziato.

    In breve, non dire agli altri di “studiare” (che non sarebbe comunque un’attestazione di una tua presunta umiltà, nè d’ignoranza e presunzione altrui): prima, tu impara a disimparare.

    p.s.: non prenderla come critica astiosa. Come diciamo dalle nostre parti, il medico pietoso non sana il malato. Forse, in fondo in fondo, è che ti voglio bene (?), e mi addolora sentirti dire certe cose. Ma questo è meglio lasciarlo nell’indeterminato…

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  5. …Uffa, ma caro Biagio, al cuore non si comanda e anch’io ti voglio bene. E’ per questo che non mi sono mai presa la briga una buona volta di smontare pezzo per pezzo quel fragile castello di cartapaglia su cui si reggono i tuoi principi e le tue convinzioni…
    Spero che apprezzi questo mio gesto di Carità Cristiana che ho avuto nei tuoi riguardi.

    Pace & Bene

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  6. Fine lodevole, ma a quanto vedo, ne hai ancora di strada da fare…

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    • Bè, come si dice: lo scherzo è bello quando dura poco, perciò ho rimosso il mio video su Massimo Catalano…
      Buon proseguimento, caro Biagio.

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      • Ho notato. Brava. Hai fatto semplicemente la cosa più corretta, mi pare: non era decoroso né meritato per me, per te e per chi lo leggeva.

        Quando hai 5 minuti, magari mi fai sapere qualcosa di più preciso sul punto in cui ti trovi riguardo allo smantellamento del mio castello di cartapesta.

        Per il momento, sarebbe interessante sapere (credo per tutti quanti) come mai adesso spunta che sei cristiana: forse mi sono perso qualche puntata precedente?

        Buon proseguimento a te.

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  7. Procediamo con ordine: Il video doveva essere uno scherzo fra te e me, ma mi sono ricordata che esiste un link fra il mio profilo Facebook e SR, e non potevo permettere che il suo effetto moltiplicatore (che indubbiamente FB possiede), potesse nuocere alla tua immagine, i social network sono pieni di gente “inalterabilmente ilare” che con queste cose ci va a nozze…e siccome ci tengo a te, non mi va che degli stupidi ridano di qualcuno di cui non possono permettersi di ridere…semplice no?
    Secondo: mai detto di essere atea, il mio atteggiamento verso la religione è più vicino al Fideismo, o forse all’esistenzialismo cristiano.
    Resto comunque anti-clericale convinta. L’unica opzione oggi praticabile è quella della Fede come fatto Privato. Se io a casa mia voglio pregare sono solo fatti miei. Se finalmente lo capissero anche gli altri, metà delle discussioni che si fanno su questo blog, non avrebbero più “raison d’être”.

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  8. Ah, e sul castello di cartapaglia, lungi da me l’intenzione di volerlo abbattere…perché mai dovrei precipitarti in una crisi esistenziale? Il vero Guru non ti dice mai qualche cosa che non sei ancora pronto ad ascoltare… 🙂

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    • Guarda: con quella faccia da… guru che ti ritrovi… tutto potrebbe accadermi, fuorchè una crisi esistenziale. Per cui, magari inizia, poi si vede. O devo pensare a un altro 12p?

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      • E se sull’avatar mi metessi una bella barba lunga e bianca tipo Babbo Natale, ti sembrerei più Guru?

        Che cosa è il 12p?
        scusa ma sai…non conosco il tuo gergo.

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        • L’avevo scritto nel 29_18:08
          “prima pensa poi parla, perchè parole poco pensate possono produrre parecchie pirlate…”

          e ci aggiungo un corollario

          “prima leggi (BENE), poi (magari) parla”

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