Religiosità costituzionalizzata

Un grande poeta scriveva che l’applicazione più rigida della legge sfocia nella più grave delle ingiustizie: sacrosanto, così come altrettanto indubbio è che spesso i problemi più gravi nascano da cretinate.

Condannare una persona per offesa al “sentimento comune”, è un conto: il problema è che la persona partecipante di questo “sentimento”, a volte non abbia la minima voglia di capire se esso prenda mosse da inganni. Ad esempio, qualora dicessi che chi offende la croce va punito, perchè essa ci riallaccia a pensare come “vero fatto storico” (!) la “morte” di un essere “onnipotente” (ma invisibile) a “nostro favore”, dovrei essere punito piuttosto io per voler punire la gente sulla base di illogicità che sempre io sono incapace di cogliere: perchè qualora non intervenissero le mistificazioni dei “teologi” e le imposizioni di politici e giudici bendati, condanne del genere non si verificherebbero di certo, in un paese che volesse dichiararsi civile e progredito.

Purtroppo, di solito al Governo adiscono elementi espressione reazionari, nostalgici della tipica borghesia padronale e reazionaria pre-risorgimentale, che tentano di riconformare il Paese ai “valori” incarnati da “Dio-Patria-famiglia”. Che siano di “Destra” o di “Sinistra”, il loro voto è comunque e sempre venduto alla Chiesa: e non è certo una novità.
L’Italia è endemicamente afflitta da questo grave problema, che dipende da fattori territoriali, climatici ed economici: impossibile, dunque, “cambiare la testa” all’italiano-medio. Sordi e ciechi a qualsiasi prova e controprova, i governantri baciapile continuano indefessi ad urlare e starnazzare, ad aspirare ai passati “eroici” del crociato e del saracino, a proporre il ritorno del papa-re, la questua porta a porta, la messa obbligatoria: e devi vedere anche in che modo questi “pacati seguaci” della “religione d’amore” s’infervorano, offendono, minacciano anche a livelli estremi, quando non hanno argomenti sensati da opporre! E’ naturale: difendono l’essere onnipotente per eccellenza, il “bene massimo”, al cui confronto (dicono) siamo men che trascurabili.

Mi rifiuto di pensare che chi ci governa e giudica creda davvero nell’esistenza di un essere “onnipotente”, creatore del “tutto” dal “nulla”, incarnatosi in un corpo umano da una vergine il giorno del solstizio d’inverno, e lasciatosi “immolare” per “salvarci dai peccati” all’equinozio di primavera su uno strumento di supplizio destinato ai ribelli contro lo Stato (l’invasore romano, beninteso), per poi resuscitare dopo tre giorni intimando ai “seguaci” di diffondere proprio quest’assurdissima storia, affinchè chi ci avrebbe creduto potesse essere salvato al suo ritorno alla “fine dei tempi”

Possiamo davvero pensare che questi personaggi agiscano credendo vera una sequenza talmente sgangherata? No: credo invece che molti di loro sappiano come stanno le cose, ma fanno finta di nulla. Sono sicuro che, qualora illustrata in questo modo, anzichè con i comodi fotogrammi selezionati dai pulpiti, una sequenza del genere dovrebbe risultare aberrante e ridicola a chiunque ritenga d’essere dotato di un cervello funzionante: soltanto una coltre di spesso fumo d’incenso, di minacce e di voci grosse, potrebbe far risultare vero ciò che non lo è.

Lo Stato Italiano, purtroppo, difende queste falsità: e lo fa addirittura “per legge”.

Art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

“Senza distinzione”, ovvero “senza fare discriminazione”: il problema, però, non è “discriminare” in base alla religione altrui, bensì far sapere che nessuna di esse sia fondata sulla verità! Un problema insormontabile, per i costituenti: e che perciò molti si arroccano a definire “inalienabile”. Paura di “rivoluzioni”, e di alienarsi il favore della gente…

Dunque, questo principio non sancisce il diritto a credere, ma a non essere discriminati in base a ciò in cui si crede: a cosa serve, dunque? Molti dicono (facilisticamente) che non si possa “eliminare” la religione, senza incorrere in una “dittatura”: ma a prescindere dal fatto che da sempre ci troviamo in una “dittatura tacita”, un conto è la religione, un altro la religiosità. Per “religione” intendasi i sistemi di credenza organizzati facenti capo ad istituzioni rappresentative (chiese et similia): per “religiosità” intendasi l’azione di convogliamento delle passioni umane verso un simbolo.
Del resto, non ha senso ritenere “tutelabile” un “diritto” come quello di “convinzione religiosa”, dato che, come accade per quelli di pensiero e parola, non puoi certo impedire a chicchessia di pensare all’esistenza di Dio o dell’unicorno rosa. Non puoi impedire alla gente di pensare. La religiosità è insita anche nel rispetto reciproco, canone basale di convivenza: ma quando a questo sentimento colleghi un “dio garante”, che si occupi di “livellare” le escrescenze egoistiche, si inizia a passare alla religione, ed iniziano i guai.

Le religioni, sono cretinate dagli effetti gravissimi. Esse non uniscono, bensì dividono; non salvaguardano i sentimenti, ma li cannibalizzano; non sono fatte per far pensare prima di agire, ma per agire senza pensare; non danno risposte, ma accentuano i dubbi; non sono la cura, ma la malattia. Sono, in sostanza, la cosa più stupida dagli effetti più gravi che esista in seno alla cultura umana.

Ho detto “impossibile cambiare l’italiano”: ma in realtà volevo dire “quasi impossibile”. Contro il male delle religioni, l’unica arma non è metterle fuorilegge con la forza, ma fare informazione ed educare correttamente il cittadino, affinchè abbia l’opportunità di scegliere tra la Ragione oppure rimanere religioso (nel proprio privato, s’intende). Finchè il bigotto crederà che la croce non debba essere toccata perchè rappresenta un “vero evento storico”, gli arbìtri, i soprusi e il malgoverno non avranno mai fine; se non informiamo sui fatti, chi prospera su queste menzogne continuerà a fare il bello e cattivo tempo. Occorre che a fare informazione siano in primis i non-credenti: viceversa, non avrebbe senso nemmeno definirsi “atei militanti”.

Ma in fondo, dovrebbe essere lo Stato, ad avere la forza di imporre l’informazione oggettiva sulle cause e sugli effetti delle religioni: il cittadino accetta tutto ciò che proviene dallo Stato, e questo è anzi indice di autorità dello Stato. Chiunque si opponesse ai voleri dello Stato, per stolidità propria o dietro istigazione delle istituzioni religiose, andrebbe convinto non con la violenza, ma con gli argomenti, diversamente da come accadeva al tempo in cui il cristianesimo spadroneggiava incontrastato (v. ad es. Paolo di Tarso, Ai Romani 13.1-3).
Di parallelo, occorrerebbe eliminare le organizzazioni religiose, privandole gradualmente dei loro beni, e convincendo i loro stessi gestori dell’assurdità di ciò che propugnano: ciò non implicherebbe commettere “un sopruso”, inaugurare la “dittatura dell’ateismo” od altre assurde pretese ostentate da baciapile ed atei sui generis, bensì fare un favore al cittadino, liberandolo dalla longa manus di istituzioni invasive e parassitiche, che succhiano allo Stato miliardi di euro l’anno, senza però ricambiarlo con alcunchè di pratico. “Prima viene lo stomaco, poi la morale”.

Lo Stato dovrebbe garantire innanzitutto il lavoro, anzichè difendere sciocchi paternalismi e simbolismi: se togli all’individuo la possibilità di lavorare, automaticamente lo uccidi o ne fai un criminale. Questo, e non la “mancanza di religiosità”, fa diventare l’uomo un animale fratricida e cannibale. E se “non c’è lavoro”, tocca ancora ai dirigenti dello Stato fornire all’individuo degli input per poter essere occupato (Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto), anzichè pensare soltanto ad adire ai seggi per i propri tornaconti e la propria bella vita, dando così un cattivo esempio che va ad aggiungersi a quello dei predicatori di fumo d’incenso:

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