È davvero impossibile sconfiggere il cristianesimo?

Le connessioni culturali, politiche, sociali ed economiche convergenti verso “dio” sono ramificatissime, è vero: ma non per questo sono ipso facto indistruttibili. Tutto cambierebbe, qualora gran parte dell’umanità fosse al corrente del fatto che l'”esempio divino” della crocefissione sarebbe, in realtà, una beffarda montatura letteraria finalizzata ad assoggettare le “masse bovine”, e che, lungi dall’essere un “simbolo di carità ed altruismo”, quel crocefisso sia in realtà la causa dell’ipocrisia umana ed il simbolo d’imprinting perpetuo della soggezione stessa: viceversa, non sarebbe stato spiegabile tutto questo feroce accanimento per difendere due miserabili pezzi di legno incrociati, odiosi persino alla spietata cultura che ne fece l’egida della propria fortuna.

L’ateo non fa proselitismo, è vero; ma per via del medesimo codice deontologico, ha il diritto e il dovere di far sapere comunque come stiano le cose veramente. Viceversa, non sarebbe convinto che le religioni siano tanto false quanto nocive, e che pertanto debbano essere combattute con tutte le forze, così come esse hanno combattuto ateismo, paganesimo e quant’altro intralciava loro la strada. Fare i “tolleranti” solo per “differenziarsi” dagli intolleranti, non aiuta a risolvere le cose.

Le religioni non possono avere degli effetti positivi, già a partire dal fatto che sono basate sul falso. Il credente che si mostrerà osservante delle consegne dei dogmi e degli “insegnamenti divini”, penserà di non poter sbagliare, e dunque ammetterà che tali precetti siano realmente d’origine “divina”: ma si tratta, più che altro, di una presunzione individuale. Un essere onnipotente non ha alcun bisogno d’impartire leggi e divieti; questa è una “banalità”, e in quanto tale si è sempre cercato di costruirvi attorno dei recinti di filo spinato adornati di rose inodori.

Purtroppo, la menzogna incarnata dalle religioni non è come mentire per una caramella: vengono estorti allo Stato Italiano, annualmente, dai 4 ai 7 miliardi di euro, nella pretesa di doverlo fare per onorare e mantenere i “bisogni spirituali” dei “supplenti” di un “dio” visibilmente incapace di esaudirli, quando si tratta di richieste così “prosaiche”! L’avallo della falsità rende l’uomo tale da pensare che sia lecito mentire su tutto. C’è da dire inoltre che, in fondo, il “ministro di culto” è stato sin dalle origini indulgente nei confronti della menzogna “a fin di bene”: e questo non è un problema esclusivamente cristiano. Poeti e scrittori “laici” pagani dileggiavano la furberia e la fraudolenza dei loro sacerdoti; invece, i “santi” cristiani, molto onestamente, deridevano sia gli uni che gli altri! Cosa dire ad esempio del buon Eusebio di Cesarea, “padre della storiografia cristiana” (!), assiduamente proteso in questa nobile pratica, per poi scrivere un intero capitolo sulla necessità dell’inganno “come medicina per chi vuol essere ingannato”?

L’inganno fa già parte delle sinergie di una società basta sullo scambio: è insito nella necessità di trarre un guadagno da un oggetto in vendita, per cui alla millanteria si unisce sempre un quid di sovrappiù atto a promuovere l’oggetto ed a ricavarne un utile. Dio assai commerciale pare, d’altronde, quel biblico Yahveh che mercanteggia con Mosè la salvezza dei disobbedienti, che giura sulla propria “anima” (!), che si infuria e pente a ciclo continuo. Ma la religione dovrebbe essere avulsa da simili mezzucci: beninteso, qualora fosse impostata sulla verità.

Le religioni sono un “incidente di percorso obbligato”, lungo il dipanarsi del progresso cognitivo umano: siamo partiti da epoche primitivissime, ove l’uomo ha creduto di poter convogliare in un concetto di “divino e inspiegabile” tutto ciò che (paradossalmente) non riusciva ancora a capire, ma ci siamo protratti nei secoli a continuare a credere ciò, complici gli interessi di classi parassitiche che hanno imposto queste falsità con prevaricazione, propagazione dell’ignoranza e inganno, in barba alla pretesa che le religioni sarebbero una “scelta”. Non diciamo dunque di “eliminare le religioni” (anche perché, presto o tardi, si suicideranno od elimineranno a vicenda, tramite “scontri di civiltà” e ricatti politico-economici), ma d’informare su cosa esse siano in realtà, affinchè l’uomo decida, prima individualmente e poi collettivamente, in cosa “credere” e su cosa – leggi a parte – impostare il regolamento della propria esistenza su questo pianeta, “atei” o meno che siano.

Occorrebbe spezzare il ciclo vizioso che, due millenni fa, ha iniziato una nuova èra di falsificazione, ed impedire che la cosa possa ripetersi ancora. Occorrerebbe dunque che le Nazioni stesse informino il cittadino sulle loro origini e sui loro effetti, e, se possibile, mettano fuorilegge le organizzazioni religiose, se davvero desiderano il progresso dell’umanità. È dunque possibile, ed anzi legittimo, che queste stesse istituzioni compiano il percorso opposto, iniziando dal cristianesimo: la religione di oltre 2 miliardi di persone, e dell’Italia.

Le connessioni culturali, politiche, sociali ed economiche convergenti verso “dio” sono ramificatissime, è vero: ma non per questo sono ipso facto indistruttibili. Tutto cambierebbe, qualora gran parte dell’umanità fosse al corrente del fatto che l'”esempio divino” della crocefissione sarebbe, in realtà, una beffarda montatura letteraria finalizzata ad assoggettare le “masse bovine”, e che, lungi dall’essere un “simbolo di carità ed altruismo”, quel crocefisso sia in realtà la causa dell’ipocrisia umana ed il simbolo d’imprinting perpetuo della soggezione stessa: viceversa, non sarebbe stato spiegabile tutto questo feroce accanimento per difendere due miserabili pezzi di legno incrociati, odiosi persino alla spietata cultura che ne fece l’egida della propria fortuna.

L’ateo non fa proselitismo, è vero; ma per via del medesimo codice deontologico, ha il diritto e il dovere di far sapere comunque come stiano le cose veramente. Viceversa, non sarebbe convinto che le religioni siano tanto false quanto nocive, e che pertanto debbano essere combattute con tutte le forze, così come esse hanno combattuto ateismo, paganesimo e quant’altro intralciava loro la strada. Fare i “tolleranti” solo per “differenziarsi” dagli intolleranti, non aiuta a risolvere le cose.

Le religioni non possono avere degli effetti positivi, già a partire dal fatto che sono basate sul falso. Il credente che si mostrerà osservante delle consegne dei dogmi e degli “insegnamenti divini”, penserà di non poter sbagliare, e dunque ammetterà che tali precetti siano realmente d’origine “divina”: ma si tratta, più che altro, di una presunzione individuale. Un essere onnipotente non ha alcun bisogno d’impartire leggi e divieti; questa è una “banalità”, e in quanto tale si è sempre cercato di costruirvi attorno dei recinti di filo spinato adornati di rose inodori.

Purtroppo, la menzogna incarnata dalle religioni non è come mentire per una caramella: vengono estorti allo Stato Italiano, annualmente, dai 4 ai 7 miliardi di euro, nella pretesa di doverlo fare per onorare e mantenere i “bisogni spirituali” dei “supplenti” di un “dio” visibilmente incapace di esaudirli, quando si tratta di richieste così “prosaiche”! L’avallo della falsità rende l’uomo tale da pensare che sia lecito mentire su tutto. C’è da dire inoltre che, in fondo, il “ministro di culto” è stato sin dalle origini indulgente nei confronti della menzogna “a fin di bene”: e questo non è un problema esclusivamente cristiano. Poeti e scrittori “laici” pagani dileggiavano la furberia e la fraudolenza dei loro sacerdoti; invece, i “santi” cristiani, molto onestamente, deridevano sia gli uni che gli altri! Cosa dire ad esempio del buon Eusebio di Cesarea, “padre della storiografia cristiana” (!), assiduamente proteso in questa nobile pratica, per poi scrivere un intero capitolo sulla necessità dell’inganno “come medicina per chi vuol essere ingannato”?

L’inganno fa già parte delle sinergie di una società basta sullo scambio: è insito nella necessità di trarre un guadagno da un oggetto in vendita, per cui alla millanteria si unisce sempre un quid di sovrappiù atto a promuovere l’oggetto ed a ricavarne un utile. Dio assai commerciale pare, d’altronde, quel biblico Yahveh che mercanteggia con Mosè la salvezza dei disobbedienti, che giura sulla propria “anima” (!), che si infuria e pente a ciclo continuo. Ma la religione dovrebbe essere avulsa da simili mezzucci: beninteso, qualora fosse impostata sulla verità.

Le religioni sono un incidente di percorso obbligato, lungo il dipanarsi del progresso cognitivo umano: siamo partiti da epoche primitivissime, ove l’essere umano ha creduto di poter convogliare in un concetto di “divino e inspiegabile” tutto ciò che (paradossalmente) non riusciva ancora a capire, e ci siamo protratti nei secoli a continuare a credere ciò, complici gli interessi di classi parassitiche che le hanno imposte con prevaricazione, propagazione dell’ignoranza e inganno, in barba alla pretesa che esse sarebbero una “scelta”. Non diciamo dunque di “eliminare le religioni” (anche perché, presto o tardi, si suicideranno od elimineranno a vicenda, tramite “scontri di civiltà” e ricatti politico-economici), ma di informare su cosa esse siano in realtà, affinchè l’uomo decida, prima individualmente e poi collettivamente, in cosa “credere” e su cosa – leggi a parte – impostare il regolamento della propria esistenza su questo pianeta, “atei” o meno che siano.

È dunque possibile, ed anzi legittimo, che queste stesse istituzioni compiano il percorso opposto.Occorrebbe spezzare il ciclo vizioso che, due millenni fa, ha iniziato una nuova èra di falsificazione, ed impedire che la cosa possa ripetersi ancora. Occorrerebbe dunque che le Nazioni stesse informino il cittadino sulle loro origini e sui loro effetti, e, se possibile, mettano fuorilegge le organizzazioni religiose, se davvero desiderano il progresso dell’umanità.

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5 risposte a “È davvero impossibile sconfiggere il cristianesimo?

  1. Innanzitutto, benvenuto sul blog anche da parte mia.
    Partirei proprio dal fondo del tuo articolo, e cioè dove tu suggerisci le possibili strategie di uscita dal circolo vizioso delle falsificazioni operate dalle religioni e dalle loro organizzazioni. Mi piacerebbe sapere che cosa pensi del dibattito che si è aperto di recente, sull’America post-cristiana. Se è ancora possibile considerare gli USA come ” l’estremo Occidente”, è probabile che le tendenze che si stanno manifestando laggiù, nel volgere di pochi anni riguarderanno anche la vecchia Europa. Riporto brevemente un recente sondaggio dell’ American Religious Identification Survey
    Negli Stati Uniti le persone che si identificano come appartenenti ad un determinato credo religioso sono in calo. Diminuiscono praticamente tutte le confessioni, ad esempio coloro che si dichiarano ebrei (-1,2%). In leggera controtendenza, ma il processo di secolarizzazione interessa anche la loro comunità, i musulmani (+0,6%).
    Il dato significativo riguarda però i cristiani, che scendono percentualmente di dieci punti dal 1990 ad oggi.

    La questione meriterebbe forse qualche riflessione. Già autorevoli riviste come Newsweek, hanno parlato della fine dell’America cristiana. Le cifre che ho citato non sono di poco conto. Il numero di americani che dichiarano
    la loro “non appartenenza” religiosa, è in pochi anni quasi raddoppiato. Gli stessi vertici ecclesiastici della chiesa americana hanno parlato di
    “un notevole cambiamento culturale”, “i connotati della base della cultura americana si sono profondamente modificati”,”Il cosiddetto consenso giudaico-cristiano dello scorso millennio ha ceduto il passo a uno post-moderno, post-cristiano, post-occidentale…”
    interessante è notare che la percentuale di coloro che si dichiarano atei/agnostici è passata dal 1990 al 2009, da 1 milione a circa 3,6 milioni, cifra che rappresenta circa il doppio degli episcopali degli Stati Uniti.

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  2. Ciao, grazie.
    Non ero al corrente del suddetto dibattito. I dati che citi rispecchiano comunque la situazione di altre parti del mondo, dove l’islam è in costante tendenza d’ascesa (e non poteva essere altrimenti, in quanto religione arrabbiata, di aree feudali e povere, specie culturalmente); credo che, se i numeri non cambieranno, tanto potrebbe implicare un cambio di guardia dagli effetti pericolosissimi (magari una sostituzione del “cristianesimo” attuale con un nuovo ibrido, entro meno di un decennio), se gli atei non inizieranno a far notare quali effetti potrebbe avere la cosa.
    Un saluto.

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    • Concordo sulla pericolosità dell’Islam specialmente di quello fondamentalista.
      Sarebbe interessante sapere quanto le politiche Americane (e non solo) degli ultimi decenni abbiano acceso gli animi e contribuito e contribuiscano alla diffusione dell’Islam.
      Non va sottovalutato anche il fatto che, generalmente, gli islamici hanno molti più figli, per cui il sorpasso, se non già avvenuto, non è lontano.
      Ritengo che la principale forza del Cattolicesimo sia la sua struttura piramidale monolitica che conferisce rappresentatività, potere e autorevolezza ai suoi rappresentanti.
      Accenno quì che, a mio avviso, la debolezza dei laici è notevolmente accentuata dalla dispersione e mancanza di unità e rappresentanza….
      Le gerarchie vaticane hanno anche il vantaggio di poter parlare e predicare su tutto senza doverlo dimostrare in concreto come avveniva al tempo degli stati pontifici.

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      • Molto probabilmente la dispersione è anche frutto della mancanza di un denominatore-limite accomunante sotto il cui ombrello coabitare, di modo da elaborare in maniera coerente un’azione e un pensiero a misura d’uomo; la mancanza di tale terminus di riferimento, che per i credenti è – ovviamente – Dio, può essere sopperita tramite la consapevolezza del problema, oltrechè dal riferimento alla ragione “sicut deo” (perlomeno allo scopo d’ammortizzare la carenza sulle batute iniziali). Nella speranza che l’ateo non preferisca il facile sentimento di “libertà illimitata” (illusorio) di uno status isolato alla responsabilità d’agire allo scopo di compiere azioni utili.

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  3. Nel libro “Uscire dal Gregge” viene trattato il tema sotto vari aspetti. Si fa notare, tra l’altro, sia l’inaffidabilità dei dati forniti dalle gerarchie cattoliche, sia il fatto che, mentre il numero dei credenti e dei praticanti cala progressivamente, il potere e l’influsso della Chiesa sulle istituzioni e sui media cresce in modo impressionante.

    Ricordo il post “Forza di convinzione del Cattolicesimo in Italia

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