Il “Testimonium Flavianum”

Da “La Croce di spine” – (Yeshua):

Innanzitutto è addirittura inverosimile pensare che Giuseppe Flavio, discendente da nobile stirpe sacerdotale, fidato collaboratore del Sinedrio e, pertanto, di indubbia fede ebraica, possa aver descritto Gesù sottolineandone gli aspetti miracolistici e quelli connessi alla natura messianica in senso divino.

Se, poi, il passo fosse integralmente autentico e se, dunque, Giuseppe Flavio asserendola avesse … conseguentemente condiviso la natura divina di Gesù, considerando anche l’eccezionalità di tale aspetto, non avrebbe dovuto dedicare spazi ben più ampi di quelli offerti dal Testimonium Flavianum alla vita ed alle opere dell’uomo/dio? A seguito di tale inaudita attestazione di “divina messianicità”, come avrebbe potuto un sacerdote ebreo continuare a considerarsi fedele e ad esercitare il proprio ministero per quella fede che professava …l’attesa del messia?

….

Che senso avrebbe avuto, infine, la posizione assunta da Giuseppe a proposito di Vespasiano che egli ritenne il “profeta” atteso da Israele (diversamente dai giudei che ne attendevano un altro di “biblica investitura) (7)?

Come avrebbe giustificato la sua apologia di fronte a quel potere imperiale al quale politicamente si votò, e che individuava nel movimento cristiano (sarebbe meglio dire giudeo-messianico) un pericolo per l’ordine pubblico?

….lo storico cristiano Origene, vissuto verso la fine del III secolo, pur conoscendo le opere di Giuseppe Flavio, nella sua confutazione al Discorso Veritiero di Celso dimostrò di ignorare l’esistenza del Testimonium Flavianum, mentre il primo a parlarne profusamente fu Eusebio di Cesarea nel IV secolo, al punto che molti ipotizzano un inserimento fraudolento del passo nel corpo dell’antica scrittura (8) .

Gli apologisti cristiani del II e del III secolo, in particolare Clemente Alessandrino, Ireneo, Tertulliano, Giustino e Ippolito, pur conoscendo l’opera di Giuseppe, non citano mai questo brano che, se originariamente presente nella stessa, sarebbe tornato loro molto utile.

Origene, invece, non solo ignorava l’esistenza del passo in questione, ma asseriva che Giuseppe non credeva alla natura messianica di Cristo:”E la cosa sorprendente è che egli, pur non ammettendo il Gesù essere il Cristo, ciò nondimeno rese a Giacomo attestazione di tanta giustizia” (9) .

In un’altra opera, lo stesso riprese il medesimo concetto, facendo egualmente rilevare come Giuseppe abbia detto queste cose “sebbene non credente in Gesù come il Cristo” (10).

…..

Il passo, che non ha un antefatto né una conclusione, appare all’improvviso tra la narrazione di due episodi, con i quali non ha alcuna connessione logica o espositiva: la sottrazione da parte di Pilato del denaro del sacro tesoro per la costruzione di un acquedotto, e le “azioni scandalose” poste in essere a Roma dai seguaci di Iside, contemporaneamente alle vicende amorose di una tal “signora Paolina” (14).

…..

Secondo Luca, la missione di Giovanni il Battista, che Giuseppe fa apparire in un periodo successivo a quello al quale con il Testimonium riferisce la vicenda di Gesù, iniziò nell’anno 29 d.c. (15) e, restando sempre ai Vangeli, si concluse mentre il suo coetaneo Gesù (che nel frattempo aveva iniziato la propria) era ancora vivo: quindi, non oltre il 30- 31 d.c.

La lite tra Erode Antipa ed Areta IV iniziò successivamente alla morte di Filippo, fratello di Erode, che, come detto da Giuseppe Flavio, avvenne “nel ventesimo anno di Tiberio, dopo avere governato per trentasette anni la Traconitide, la Gaulanitide e la tribù detta dei Batanei” (16), pertanto nel 34 d.c..

La battaglia che ne seguì e che segnò la disfatta di Erode, ebbe luogo nel 36 d.c., in quanto sappiamo che Tiberio inviò il legato di Siria Vitellio in aiuto dello sconfitto Erode, il quale, giunto a Gerusalemme, si fermò, essendo venuto a conoscenza che Tiberio era morto (37 d.c.)

La data certa della battaglia (36 d.c.) costituisce la prova più evidente dell’alterazione da parte dei redattori dei Vangeli della cronologia degli eventi per fini strumentali.

Giuseppe Flavio, infatti, afferma che l’unione di Erode con Erodiade, moglie di suo fratello, fu la causa scatenante delle ire di Areta, essendo questi il suocero di Erode, il quale, messo a conoscenza dalla figlia dell’intenzione del marito di ripudiarla, mosse guerra contro il genero.

Sappiamo dai soli Vangeli, che il Battista fu imprigionato e successivamente giustiziato per via delle sue accuse di adulterio contro Erode, colpevole di essersi unito alla moglie di suo fratello.

Come può essere avvenuto tutto questo intorno al 30 d.c. (periodo nel quale i Vangeli collocano la vicenda del Battista) se i riferiti eventi sono avvenuti in stretta sequenza temporale tra il 34 e il 36 d.c.?

…..

Giuseppe riferisce che “ad alcuni Giudei parve che la rovina dell’esercito di Erode fosse una vendetta divina, e di certo una vendetta giusta per la maniera con cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista” (18).

Accertato che Giovanni Battista morì non prima del 34 e non oltre il 36 d.c., e considerando che secondo i Vangeli Gesù gli sopravvisse, si arriva alla conclusione che nello stesso periodo Gesù era ancora vivo nel pieno dei suoi 40 anni circa (se, come si evince dal Vangelo di  Matteo, nacque nel 4 a.c.).

Se invece Gesù al tempo della morte del Battista fosse già morto da tempo, come si intenderebbe dalla collocazione cronologica del Testimonium rispetto al passo che narra di quest’ultimo (19), che senso avrebbe l’affermazione di Matteo su Erode che, udendo la fama di Gesù “disse ai suoi servitori “costui è Giovanni Battista! Egli è resuscitato dai morti”” (20)?

Che fine farebbe quanto riferito da Marco: “ Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il Vangelo di Dio…” (21)?

Come mai, infine, il popolo avrebbe imputato la sconfitta di Erode alla vendetta divina per la morte del Battista?

Possibile che avesse già dimenticato quella del “Figlio di Dio” nella quale, secondo il Vangelo di Luca, anche Erode fu coinvolto (22)?

…..per quale motivo in Guerra Giudaica (scritta circa un ventennio prima di Antichità Giudaiche) non si incontra traccia alcuna di Gesù o di Giovanni Battista, nonostante gli argomenti trattati nella prima opera fossero di regola nuovamente affrontati e meglio approfonditi nella seconda?

Forse il “Figlio di Dio”, che si incarna e sbalordisce un intero popolo con prodigi straordinari, è degno di apparire appena in Antichità Giudaiche, dove si parla molto di più della “signora Paolina”, ma non lo è abbastanza da essere quantomeno accennato in Guerra Giudaica?

Non è forse legittimo pensare a tale discontinuità come ad un “errore di coerenza”, dato dall’impossibilità per i falsari di raggiungere ed alterare uniformemente l’intera mole di manoscritti circolanti?

Originale integrale

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