Tra Mitra e Gesù

Da Edicolaweb:

Il racconto cristiano del Natale è talmente popolare che molti credono che esso si trovi in tutti i Vangeli, mentre, al contrario, è presente in forma completa soltanto in Luca.
Ebbene, è piuttosto evidente come l’evangelista, nel suo racconto, abbia pesantemente attinto, rielaborando, sia dal patrimonio tradizionale veterotestamentario (il che, in realtà potrebbe far pensare semplicemente ad un “continuum profetico”) che, soprattutto, al patrimonio culturale pagano. Gli studi teologici anche di recente (3) hanno, infatti, sottolineato la profonda influenza pagana sulla narrazione di Luca, influenza che si esplica in una serie notevole di elementi:

  • La descrizione, così piena di sentimentalismo, della madre errante, che non trova un luogo dove partorire la propria creatura. Qualsiasi lettore greco non poteva non ricorrere col pensiero alla madre di Apollo, che non riesce a trovare un luogo per partorire, e che i poeti descrivono in modo analogo.
  • Come in Callimaco il figlio di Zeus viene avvolto in fasce e Dioniso bambino giace dentro un crivello, così in Luca il Gesù bambino giace dentro una mangiatoia, avvolto in fasce.
  • Il racconto bucolico dei pastori viene riferito pressoché identico a proposito della nascita di Ciro e di Romolo, nonché nelle storie dell’infanzia di Mithra; esso non ha nulla a che fare con i racconti analoghi dei Vecchio Testamento, dove manca proprio l’elemento essenziale, cioè l’omaggio alla divina creatura.
  • La luce nella notte è parte della natura dei Misteri: “Nella notte io vidi risplendere il Sole in luce accecante”, così suona il racconto della cerimonia iniziatica dei Misteri di Iside.
  • Dalle celebrazioni misteriche proviene il grido: “Oggi vi è nato il Salvatore”. L’esclamazione di giubilo degli Ierofanti in Eleusi suona: “La Signora ha generato un sacro fanciullo”; e nelle feste ellenistiche dell’Eone, influenzate da questa tradizione, risuonava il grido: “In quest’ora, oggi la Vergine ha partorito l’Eone” e “La Vergine ha partorito, la Luce cresce”. Per Osiride il grido suona: “Il Signore di tutte le cose viene alla luce… un Grande Re e Benefattore, Osiride, è nato” e nel culto dei re: “Vi è nato un Re e lo ha chiamato Carilao, perché tutti divennero felicissimi”.
  • Dalla pietas verso i sovrani derivano le locuzioni “annunciare una grande gioia”, “Salvatore”, “a tutto il popolo”.
  • L’annuncio d’una grande gioia in occasione della nascita di un redentore è motivo tipico della storia delle religioni, del quale non sappiamo con certezza se abbia le proprie radici nel sorriso del cielo e del mondo quando nacque Buddha oppure nel giubilo cosmico per Zarathustra o se i due motivi videro la luce solo nell’Ellenismo. Forse possiamo presumere in Luca le medesime fonti ellenistiche della IV Ecloga di Virgilio.
  • Le schiere celesti in Luca derivano da concezioni veterotestamentarie, ma ci riportano alla memoria anche i Cureti vestiti da soldati e i Coribanti intorno alla culla di Zeus, o le schiere che circondano il fanciullo Dioniso (4).
  • Tra tutti questi elementi, per altro in gran parte strettamente correlati l’uno all’altro, quello che, per questioni di più stretto parallelismo con il racconto cristiano, risulta storicamente più interessante è quello relativo al culto di Mithra (o Mitra).

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