Oltre la vita? 2a parte

Da Fai Notizia:

Le esperienze ai confini della morte, anche note come NDE (acronimo per l’espressione inglese “Near Death Experience”, a volte tradotto in italiano come esperienza di pre morte) sono esperienze vissute e descritte da soggetti che, a causa di malattie terminali o eventi traumatici, hanno sperimentato fisicamente la condizione di coma, arresto cardiocircolatorio e/o encefalogramma piatto, senza tuttavia giungere fino alla vera e propria morte. Da un punto di vista strettamente scientifico, il contributo a tutt’oggi piu’ approfondito e’ probabilmente quello di Pim van Lommel, un cardiologo olandese che insieme ad altri colleghi nel 2001 pubblico’ sulla prestigiosa rivista medica “The Lancet” i risultati di uno studio condotto per oltre 10 anni su 344 pazienti. Lo studio, condotto con metodi statistici, aveva come obiettivo la verifica dell’esistenza o meno delle NDE. Piu’ specificamente, lo scopo fu quello di verificare se cio’ che chiamiamo coscienza e memoria fosse un fenomeno dell’attivita’ cerebrale o se fosse indipendente da questa. Dopo una lunga disquisizione sui metodi adottati, sui pazienti, sulle medicine usate negli interventi etc. van Lommel e colleghi conclusero che i fenomeni riscontrati potevano essere spiegati solo assumendo che la coscienza non fosse un semplice epifenomeno dell’attivita’ cerebrale. Data la prestigiosa natura della rivista nella quale lo studio fu pubblicato, ben presto nacque una polemica tra i sostenitori della natura puramente materialistica della coscienza e Van Lommel. L’attacco piu’ conosciuto venne dalle colonne di Scientific American, firmato da Michael Shermer, al quale van Lommel indirizzo’ una circostanziata replica.

Nella sua rubrica “Lo scettico” ( su Scientific American del marzo 2003), Michael Shermer citava una ricerca pubblicata sulla celebre rivista medica The Lancet, del dott. Pim van Lommel e collaboratori, asserendo che quello studio segnava un punto a sfavore dell’idea che mente e cervello possano separarsi. Eppure i ricercatori sostenevano l’esatto opposto, mostrando che esperienze coscienti fuori dal corpo hanno luogo durante periodi di morte clinica, allorquando l’attività del cervello è a zero (encefalogramma piatto). Come ha commentato Jay Ingram sul Canadian Discovery Channel: “L’uso che (Shermer) fa dello studio (di van Lommel) a vantaggio del proprio punto di vista è fraudolento. Avrebbe dovuto dire: «Gli autori pensano che vi sia un mistero, ma io intendo interpretare diversamente le loro scoperte». Invece non l’ha fatto, e penso che questo sia molto spiacevole”.
Nell’articolo che segue (tratto da http://nderf.org ), Pim van Lommel ribadisce che Shermer ha presentato le prove in modo distorto:

“Solo recentemente mi è stato mostrato l’articolo nella rubrica “Lo scettico” di Michael Shermer. Da un organo di stampa così prestigioso e, secondo la mia opinione, scientifico, come io reputo Scientific American, mi attendo sempre articoli scientificamente ben documentati, e non so con quale approfondimento sia stato revisionato l’articolo di Shermer dallo staff redazionale della rivista prima della pubblicazione. La mia reazione all’articolo di Shermer è dovuta al fatto che sono il principale autore dello studio pubblicato su The Lancet nel dicembre 2001 col titolo: “Near-death experiences in survivors of cardiac arrest: a prospective study in the Netherlands” (NDE di sopravvissuti ad arresti cardiaci: un’indagine estensiva in Olanda”. Ciò che (Shermer) scrive a proposito delle conclusioni della nostra indagine e degli effetti delle stimolazioni elettriche e magnetiche del cervello, mi obbliga a scrivere quest’articolo, dato che sono in disaccordo tanto sulle sue teorie quanto sulle sue conclusioni.

La nostra indagine è stata condotta su 344 sopravvissuti ad arresti cardiaci per studiare la frequenza, la causa ed il contenuto delle loro NDE. Una NDE è la testimonianza delle impressioni vissute durante uno speciale stato di consapevolezza, che comprende elementi specifici come un’OBE (Out of Body Experience = esperienza fuori dal corpo), sensazioni piacevoli, la visione di un tunnel, di una luce, di parenti defunti, ed eventualmente una revisione della propria vita. Nella nostra indagine 282 pazienti (82%) non conservavano alcun ricordo relativo al periodo di incoscienza, mentre 62 pazienti (18%) riferirono di aver avuto una NDE con tutti gli elementi “classici”. Tra i due gruppi non c’era alcuna differenza in relazione alla durata dell’arresto cardiaco o dello stato di incoscienza, all’intubazione, al trattamento medico, alla paura di morire presente prima dell’arresto cardiaco, al sesso, alla religione, al livello di istruzione o a precedenti informazioni sulle NDE. Furono riportate con maggior frequenza NDE in persone di età inferiore ai 60 anni, con più di un ritorno in vita da una crisi cardiopolmonare durante la degenza in ospedale (CPR = Cardiopulmonary Resurrection) e precedenti NDE. Pazienti con problemi di memoria conseguenti a CPR prolungate e complicate riportarono NDE con minor frequenza.

Articolo completo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...