La donazione di Costantino

Da Apocalisse:

Quando nel 330 l’imperatore spostò la sua Corte a Costantinopoli, l’antica Bisanzio, i vescovi di Roma (non ancora Papi) diventarono sempre maggiormente interessati negli affari civili. In questo periodo due papi emergono come particolarmente noti per la loro grandezza. Leone il Grande (440-461) , per il presunto salvataggio di Roma contro Attila l’Unno, e Gregorio il Grande (590-604), che occupò effettivamente sia la poltrona di capo materiale sia quella di Patriarca dell’Occidente.

Dopo che i Lombardi, una barbara tribù proveniente dal Baltico, si insediò definitivamente in Italia nel 568, il papato ebbe poca tranquillità.

Indifesi, con l’allontanamento della sede imperiale (trasferita a Costantinopoli), i papi dovettero cercare nuovi alleati militari, al fine primario di conservare gli enormi possedimenti terrieri di cui disponevano (occorre ricordare che, stranamente, nessuna delle varie invasioni barbariche succedutasi nel tempo, comportò particolari persecuzioni religiose o costrizioni sul terreno della fede per alcun cristiano. I Barbari erano cioè di gran lunga più tolleranti dei cristiani. Trattavasi quindi solo di interesse politico).

Dopo un anno di pontificato Stefano III, intraprese il viaggio per incontrare Pipino, re dei Franchi. In precedenza non era mai successo che un Papa chiedesse aiuto ad un sovrano Occidentale. Era la prima delle molte richieste di aiuto militare che si sarebbero verificate. Nell’abbazia di St.Denis, Stefano nominò Pipino e suo figlio Carlomagno “patrizi dei Romani”.

Sembra che proprio in questa occasione Il Papa abbia mostrato al re un documento antichissimo, polveroso e spiegazzato, conservato per secoli negli archivi papali.

Datato 30 marzo 315, era chiamato la “donazione di Costantino“. Si trattava di un legato o donazione da parte del primo cristiano(?) imperatore a papa Silvestro.

Il documento raccontava la storia commovente di come Costantino contraesse la lebbra e, mentre i preti pagani gli avevano suggerito di riempire una fontana appositamente costruita con il sangue di infanti, al fine di immergersi e guarire, cosa rifiutata dall’imperatore commosso dalle lacrime delle madri, gli fosse capitato di sognare Pietro e Paolo che gli imponevano di consultare papa Silvestro, allora rifugiato sul monte Soratte.

Il papa gli avrebbe mostrato la vera “fontana di pietà” ed una volta recuperata la salute, l’imperatore avrebbe dovuto costruire chiese in tutto l’impero e gettare via gli idoli pagani.

Insomma Costantino guarisce e, riconoscente, in nome del Senato e dell’intero popolo romano fa un dono al Vicario del figlio di Dio (notare la dizione “vicario del figlio di Dio”) ed a tutti i suoi successori :

“In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare ed onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo….
Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le provincie, palazzi e distretti della città di Roma e dell’Italia e delle regioni occidentali.”

Costantino diede anche una spiegazione, fino ad allora assolutamente inedita, del perchè avesse tenuto per se l’Oriente. Lui desiderava che Roma, dove la religione cristiana era stata fondata dall’Imperatore del Cielo (Cristo), non avesse rivale alcuno sulla terra. La Roma pagana abdicava a favore della Roma cristiana.

Re Pipino rimase impressionato. Il documento provava che il Papa era successore di Pietro e di Costantino. L’imperatore aveva agito come fosse lo stalliere di Silvestro, ispirando in futuro molti imperatori e re ad imitare la sua umiltà nelle molteplici incoronazioni che avrebbero avuto luogo in seguito.

Quando Pipino entrò in campo con le sue forze e scacciò i Lombardi, rese al Papa tutte le terre che doverosamente gli spettavano sulla base della “donazione”.

Si trattava di una straordinaria evoluzione dei vangeli: Gesù non possedeva nulla, mentre il suo capo discepolo non solo disponeva regalmente di enormi territori, ma aveva anche bisogno di alleanze militari per conservarli.

La “donazione” continuò ad essere importante anche in seguito. Per esempio l’unico papa inglese, Adriano IV°, si appellò ad essa quando regalò l’Irlanda ad Enrico II° d’Inghilterra. Adriano, tra l’altro, era Nicola Breakspear, figlio di un prete.

Tutto questo potrebbe anche passare…, ma la donazione è un falso palese e vergognoso.

Lorenzo Valla, studioso ed assistente papale, la esaminò accuratamente nel 1440, dimostrandone inconfutabilmente la falsità.

Valla lo dimostrò allo stesso pontefice, spiegandogli che il papa all’epoca della donazione non era Silvestro, ma Milziade. Costantinopoli non portava quel nome, ancora da venire, ma era chiamata ancora Bisanzio. La forma della scrittura non era latino classico (quello dell’epoca presunta) ma un latino bastardizzato utilizzato secoli dopo.

In cento diversi modi Valla fece letteralmente a pezzi il documento falso, risalendo anche ai probabili falsari, la curia Laterana poco prima del viaggio di Stefano III presso i Franchi.

Il libro di Valla venne pubblicato soltanto nel 1517, accettato e riconosciuto unanimamente dagli studiosi, mentre la Chiesa continuò ancora per secoli ad asserire l’autenticità di un documento assolutamente ridicolo.

La favola della lebbra di Costantino è una pietosa fiaba del V secolo. I fatti sono assai diversi. Costantino era “Vescovo dei Vescovi” (altro titolo di cui i papi si appropriarono), Capo assoluto del’Impero, era non cristiano e nemmeno catecumeno, tuttavia nessuno si elevava alla sua altezza e persino il vescovo di Roma (che sarebbe stato chiamato Papa diversi secoli dopo) costituiva una nullità, un niente per l’imperatore. Era infatti tecnicamente e praticamente un misero vassallo. All’epoca tutti i vari vescovi delle diverse sedi si riferivano a Costantino come al capo assoluto anche della Chiesa

E mentre egli costruiva splendide chiese in Oriente, edificava altrettanto magnifici templi pagani in Costantinopoli.

Allora non c’erano questioni di grado: l’Imperatore era “sacro”, Pontifex Maximus. STOP. Capo supremo politico.STOP. Capo supremo religioso. STOP.

Ne conseguiva che solo l’imperatore poteva convocare assemblee religiose, come il Concilio di Arles nel 314. Come disse un vescovo contemporaneo:”La chiesa era parte dello Stato. Era nata all’interno dello Stato, e non lo Stato nella Chiesa.”

Ultima curiosità di questa pagina è che fu Costantino ad inventare i concili generali, con il Concilio di Nicea (Bitinia) del 325, irritato dal fatto che dopo aver concesso ai cristiani libertà di fede, questi passassero il tempo litigando tra loro.

Il vescovo di Roma Silvestro, non solo non partecipò al Concilio, ma non ebbe alcuna voce in merito alle decisioni religiose, che furono prese integralmente e direttamente da Costantino, con una condanna formale dell’Arianesimo, probabilmente decisa solo per ragioni di prestigio, visto che non aveva alcun interesse religioso, o per dare una sberla morale ai vescovi ariani, che erano decisamente la maggioranza.

Originale

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