Spunti e stimoli per determinare i fondamenti per una “morale naturale” – 1a parte

Gli studi sul mondo vegetale e, soprattutto, animale, hanno evidenziato che in natura vale la legge del più forte, del più furbo, del più adatto, del più aggressivo, ecc. Spesso vengono “premiati” comportamenti che, secondo i nostri comuni parametri sarebbero considerati estremamente “immorali”, come quelli di insetti che depongono le uova nel corpo di altri animali che  saranno poi divorati vivi dalle larve….

Fino a non molti anni fa si consideravano negativamente animali come “il lupo cattivo”, “le iene”, le “belve feroci”, gli avvoltoi che si cibano di carogne, i serpenti, ecc. Non a caso molte storie edificanti ritraggono questi animali come protagonisti negativi…. Le nuove conoscenze hanno mostrato che nel mondo vegetale ed animale tutti i comportamenti sono da considerare in un insieme complesso nel quale i predatori sono importanti quanto le prede; i “furbi”, i “profittatori”, i “prepotenti”, ecc., sono parte del complesso sistema che costringe ad una continua concorrenza; un sistema che porta ad un continuo miglioramento, a trovare nuove soluzioni, nuovi percorsi, adattamenti, migliori prestazioni, ecc.

In questo contesto ogni giudizio morale perde completamente di senso: i predatori non sono cattivi e non fanno il male e le prede non sono nobili e moralmente positive…

Vengono spese sempre maggiori risorse in persone e mezzi per salvare e difendere ogni genere di animali, dai lupi alle tigri, dai coccodrilli ai pescecani…. Inoltre gli operatori del settore sanno bene che, a meno che si tratti di salvare specie in estinzione, in una situazione normale non farebbero bene a difendere le prede o gli animali più deboli dai predatori e dai più forti…Se si difende la gazzella dal leone si rischia di far morire di fame il leone o i suoi cuccioli….. Tutto questo nella consapevolezza dell’importanza di ogni singola specie di predatori e di prede per il corretto funzionamento dell’intero “eco-sistema”.

Il principio del dovere di “non ingerenza” viene percepito sempre più dai ricercatori e, di conseguenza, anche dalla cultura comune, tanto che persino varie saghe di fantascienza si richiamano ad esso affermando che gli esploratori di altri mondi abitati non devono influenzare in alcun modo le culture extraterrestri con le quali vengono in contatto….

Eventuali extraterrestri più evoluti di noi e un eventuale Dio (o Dei, Dee, santi, sante), non rispetterebbero questo principio di “non ingerenza”?!

Al tempo dei Romani, gli dei erano “una spanna” superiori agli uomini ed era facile credere che qualcuno con particolari qualità fosse figlio di qualche dio o persino un dio….e che si interessassero e “impicciassero” di vicende terrene… Dopo gli sviluppi scientifici degli ultimi secoli che hanno ampliato enormemente gli orizzonti della conoscenza umana in ogni ambito, l’idea di Dio è stata “adattata”. Ovviamente un Dio all’altezza del compito dovrebbe conoscere molto più dei massimi esperti di ciascun aspetto dello scibile anche nel loro insieme globale ed essere molto più delle realtà che sono state scoperte. Così, ad es. un eventuale Dio dovrebbe sapere molto di più di tutte le conoscenze astronomiche umane attuali e future ed essere molto più della grandezza dell’universo o degli universi….

Contemporaneamente si è verificato anche un ridimensionamento graduale dell’uomo: Da un lato, la Terra non è più il centro e il punto focale dell’universo come non lo è il Sole…. Negli ultimi anni sono state scoperte forme di vita non legate alla presenza di ossigeno ritenute impossibili in precedenza: sono state trovate forme di vita nelle profondità degli oceani e in rocce a vari chilometri di profondità….

Dall’altro lato, gli studi sulle piante e sugli animali hanno evidenziato che in natura non esistono salti ma gradazioni diverse di percezione e di coscienza che arrivano fino all’uomo: gli animali più “evoluti” hanno capacità simili a quelle umane solo in gradazioni minori; alcuni, come i cani esprimono sentimenti che possono competere e persino vincere nel confronto con gli esseri umani….

In aggiunta si è preso coscienza che nell’universo valgono e agiscono le stesse leggi che sul nostro pianeta permettono forme di vita di ogni genere e in condizioni tanto diverse e proibitive per cui si può ritenere estremamente probabile che esistano forme di vita in molte altre parti dell’universo e che possano essersi sviluppate in modo simile o pesino superiore a quella umana…..

Quando ammaestriamo qualche animale, generalmente diamo premi o castighi in base alle risposte positive o negative ai nostri obiettivi… A noi succede la stessa cosa: generalmente ci piacciono, ci danno soddisfazione, gioia, appagamento, ecc., le cose positive e ci dispiacciono, ci procurano dolore, sofferenza, disagio, ecc.. Ci piace mangiare, bere, dormire, giocare, imparare, competere, vincere, fare sesso, amare, ecc.. Se esaminiamo bene, si tratta di azioni fondamentali per la vita, per la difesa, il miglioramento e la continuazione della specie…. Solo le esagerazioni o il privilegiare  aspetti meno importanti a detrimento di altri più essenziali può essere negativo. Ad es. mangiare troppo o giocare tutto il giorno sono un “male”….

Lo studio del mondo animale ci ha insegnato che in natura esistono comportamenti comuni come la difesa del territorio, della prole, del proprio gruppo, la competizione per l’accoppiamento e la propagazione dei propri geni, la lotta per il cibo, ecc… L’essere umano ha gli stessi comportamenti di base proprio perché costituiscono gli aspetti che consentono la difesa, conservazione, la propagazione e il miglioramento della specie.

La stessa violenza, se nel suo contesto e nelle misure adeguate, risulta positiva. Oggi ci troviamo a dover affrontare il problema dello scontro tra culture e tra razze diverse. In origine era importante la difesa della propria cultura, del proprio gruppo, come lo era quello per il territorio. Oggi con la sempre maggiore mescolanza e interazione tra i popoli, è diventato fondamentale trovare forme di convivenza e di tolleranza reciproca facendo leva sulla possibilità di arricchimenti reciproci….Lo stesso razzismo è un elemento inizialmente positivo ma è diventato estremamente negativo nelle società multietniche.

In conclusione, i peccati e i mali che le religioni condannano, normalmente sono aspetti positivi della natura; solo le esagerazioni o una inversione della scala dei valori e delle priorità costituisce negatività.

Nella comune lotta per la sopravvivenza o si impara dagli errori, se se ne ha il tempo e il modo, o si paga anche caro. Gli errori stessi, se e in quanto servono ad imparare, non sono un male, ma, come sappiamo per esperienza, poiché si impara molto di più e meglio dagli errori, possono essere visti in modo positivo.

Alla luce di quanto sopra, le dottrine di morale naturale proposte dalle religioni andrebbero quantomeno ripensate se non del tutto abbandonate.

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Una risposta a “Spunti e stimoli per determinare i fondamenti per una “morale naturale” – 1a parte

  1. Grazie per il prezioso contributo.

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