Il canone completo

L’obiettivo della presente raccolta è di provare a togliere via la patina Nicena, cioè, la patina ortodossa, dai testi sottostanti dei primi Cristiani. Per invocare uno shibboleth (parola difficile da pronunciare da persone di altra lingua madre) contemporaneo e per applicarlo agli argomenti antichi, vogliamo celebrare l’originale diversità autentica del Cristianesimo iniziale. Come ha rilevato Helrnut Koester in classe, “Il migliore canone è il canone più comprensivo”. Ciò è storicamente vero perché allargare la rete dà un senso più vero dei primi anni della religione. Ma ricordiamoci, anche, quello che ha detto Kermode: spalancando le porte del canone, vi diamo il benvenuto a nuove fonti di ispirazione e di idee. Perché dovremmo permettere che comitati di ecclesiastici sconosciuti ed estinti da lungo tempo decidano per noi che cosa ci sarà sul nostro menu spirituale?

Qui c’è una possibilità di dare un orecchio a Ebioniti, a Nasoreani, a Gnostici, a Marcioniti, a Dositeani e ad altri che hanno preso parte alla miscela della Cristianità iniziale senza trasformarli in cittadini di seconda classe, senza mettere i ventisette libri approvati da questa parte e “i con-correnti” da quell’altra, anche se molti studiosi continuano a farlo.

Ho detto insieme con la delimitazione dell’indice dei contenuti, la determinazione del canone incluse il fare una versione ufficiale di ogni libro, con un’interpretazione ufficiale. Le edizioni di Marcione non erano sicure e la gente fu tenuta a utilizzare le versioni Cattoliche. Né era  concesso al popolo decidere che cosa significasse il testo soltanto leggendolo; si doveva consultare un vescovo, che consultava il credo.

Questo libro cerca di disfare queste limitazioni in favore di un metodo eclettico, comprendente per la prima volta in un Nuovo Testamento stampato l’opera di critici radicali del testo come J. C. O’Neill, Munro Winsome e William il O. Waiker Jr. In assenza di prova assoluta, la maggior parte degli studiosi resistono in modo conservativo alle indicazioni che i primi testi furono alterati. Nel caso del Nuovo Testamento, non è possibile indicare un manoscritto originale per indicare che manca di linee che si sospetta siano state aggiunte successivamente. Ma insistere su una prova che sia definitiva è ignorare l’evidente. Noi non abbiamo alcun manoscritto prima del 200 C.E. circa. Il possibili cambiamenti sarebbero stati fatti prima di tale periodo. I conservatori non vogliono proprio avere a che fare con le ripercussioni. Se fattori stilistici, contraddizioni teologiche, salti logici sono ritenuti sufficienti per convincerci che il testo sia stato interpolato, l’intero testo diventa sabbie mobili, dicono i conservatori. Allora noi non potremmo mai essere sicuri di cosa pensasse Paolo, che cosa fece Gesù, che cosa dica realmente la Bibbia.

Abbastanza vero, ma questo è un problema solo se ci si sente di dogmatizzare dal testo. Nessun erudito ha avuto mai una tale prerogativa. Ogni esegesi deve essere sperimentale e nessuno obietterà a meno che lui o lei siano troppo spaventati per pensare da se stessi o permettere altri ad agire in tal modo. Ciò deluderà solo il dogmatico che desidera dimostrare che il testo sia un libro infallibile per cortocircuitare il dibattito teologico.

Lo stesso vale per l’interpretazione del testo. È facile cadere nell’abitudine di alimentare il testo con il proprio credo. Lo storico non ha alcun diritto di fare ciò e deve tenere sgombri i propri occhi e le proprie orecchie tese per vecchie e nuove possibilità di che cosa significhi il testo, che cosa avrebbe potuto significare per gli scrittori e per i lettori antichi che condividevano presupposti differenti dai nostri. L’obiettivo di questa traduzione, come Vladimir Schklovsky ha detto della critica letteraria in generale, è “de-familiarizzare” il testo. In altre parole, per mettere a nudo i falsi presupposti che lo rendono virtualmente invisibile al lettore. Per fare questo, per rivelare il Nuovo Testamento come un nuovo libro, ho adottato la politica di muovermi avanti e indietro fra la traduzione del testo più letteralmente del solito, anche se suona un pò brusco, e parafrasare se ciò metterà in evidenza delle implicazioni trascurate. I passi discussi – quelli assenti in alcuni manoscritti – sono indicati in corsivo. Ci sono inoltre numerose note critiche e storiche a piè di pagina, inclusi riferimenti incrociati per i passi riportati in altri libri della sacra scrittura o extra-canonici.

Nel perseguire l’agenda che ho scelto, devo riconoscimento a due illustri predecessori: primo Ethelbert Stauffer, la cui dimenticata Teologia del Nuovo Testamento fece un uso pieno e senza precedenti di fonti extra-canoniche per completare con l’inserimento della sorprendente ricchezza del mondo del mito e del pensiero dei primi Cristiani. Secondo è Hugh J. Schonfield, che, anche senza ampliare l’indice, ha prodotto una recente traduzione del Nuovo Testamento (il Nuovo Testamento Autentico), che ha cercato di presentare il vecchio libro come se fosse stato appena dissotterrato da qualche tomba imbiancata dal sole del Vicino-Oriente.

Questo libro rappresenta una fra un numero quasi infinito di possibilità per (mostrare) che cosa avrebbe potuto apparire il Nuovo Testamento se fosse stato assemblato in circostanze diverse. Non è definitivo in alcun senso, né potrebbe esserlo. Ma se raggiunge il suo scopo di scuotere il Nuovo Testamento per liberarlo dalle bende della mummia della familiarità e aiuta a rendere il Nuovo Testamento un libro completamente nuovo per il lettore, allora io sono soddisfatto.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

Bibliografia

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