Falò delle eresie

La prima lista conosciuta delle nostre ventisette scritture del Nuovo Testamento compare nella lettera pasquale (di Pasqua) di Atanasio alla sua diocesi nel 367 AD/CE. Atanasio le elenca ed avverte il suo gregge di usare queste e non altre. Un risultato immediato di questa enciclica fu di spingere i fratelli del monastero del san Pacomio in Egitto, il primissimo monastero cristiano conosciuto, a nascondere via le loro copie dei libri vietati. Essi li seppellirono in una caverna in cartelle di cuoio, in cui riposarono nell’oblio fino al 1945 quando sono stati scoperti accidentalmente da un ragazzo pastore a Nag Hammadi. I monaci sapevano che gli inquisitori sarebbero venuti ancora li per vedere se l’enciclica fosse stata obbedita, e non volevano consegnare da bruciare le loro copie preziose dei vangeli di Tommaso, di Filippo, di Pietro, degli Egiziani e di Maria Maddalena; la loro Apocalisse dei Zostriani, Giacomo, Melchisedek, Set, Shem e Dositeo; le loro Epistole di Pietro e di Giacomo; o le loro opere apocrife di Giovanni e di Giacomo. La loro biblioteca attesta di una gamma sorprendente di scritture Cristiane ancora in uso. Noi abbiamo soltanto questi e molte poche altre copie dei libri esclusi perché le autorità di Costantino effettuarono una purga sistematica degli scritti ritenuti eretici per l’enciclica di Atanasio. Altri, come il Pastore di Erma, sono sopravvissuti fuori del canone poiché non sono stati considerati pericolosi, solo non officiali. L’importanza di questo fatto è ancora oggi notevolmente sottovalutato. Significa che il Nuovo Testamento come lo leggiamo noi è tanto un documento del quarto secolo quanto del primo. La piattaforma canonica fu pulita, per così dire, per lasciarci con un’impressione altamente ingannevole di come fosse il Cristianesimo iniziale. Anche così, lo studioso F.C. Baur nel diciannovesimo secolo fu capace di discernere la divisione nella Cristianità iniziale sul pro – e anti-Torah, linee Pietrine contro quelle Paoline, con lo Gnosticismo che stava in agguato in qualche luogo lungo il percorso. Alcune decadi più tardi Walter Bauer (Ortodossia e Eresia nella Cristianità più antica) ha dimostrato che il movimento Cristiano era molto più vario di quanto aveva pensato persino Baur, quel cattolicesimo emergente era riuscito a riscrivere la storia in modo da lanciarsi come il Cristianesimo originale, facendo una caricatura di tutte le altre varietà come gruppi insignificanti eccentrici e marginali. Poco tempo dopo che apparve il libro di Bauer, la scoperta del 1945 della biblioteca di Nag Hammadi rese chiaro che la Cristianità iniziale deve essere stata una giungla teologica ancor più rigogliosa di quanto qualsiasi studioso avesse ritenuto. Qui, per la prima volta, c’erano molteplici fonti primarie che attestano di molte famiglie di credi Cristiani iniziali completamente differenti, di cui avevamo avuto fino ad allora solo un minimo, o alcun, indizio. Chi avrebbe immaginato che ci fossero intere ali del Cristianesimo che pensavano che Gesù fosse la reincarnazione di Seth, di Melchizedek, o di Zoroastro? Elaine Pagels (i Vangeli Gnostici) fu quasi l’unica erudita che è sembrò rendersi conto del pieno significato dei testi Gnostici scoperti a Nag Hammadi, che essi non erano una certa specie di romanzi antichi di fantascienza ma piuttosto le sacre amate scritture della fede vivente della gente. Lei ha fatto un buon lavoro nel mettere un pò di carne sulle ossa. Per esempio, se ci domandiamo circa l’identità “dei singoli” sostenuti come modelli nel Vangelo secondo Tommaso, abbiamo bisogno solo di ricordarci che la parola greca è monachos (monaco) e che il documento è stato trovato presso un monastero. Come ancor oggi nel Buddismo, allora non c’era alcun canone. Differenti tipi di Cristiani usavano libri sacri differenti. Questo stava per cambiare. La lista del canone di Atanasio, che sostenne la cristologia “homoousica” (Cristo è “della stessa natura” del Padre) a Nicea, è stata adottata ufficialmente dal sinodo locale di Ippona nel 393 ed ancora dal sinodo di Cartagine nel 397. Ciò difficilmente significava che da quel momento in poi tutti abbiano acconsentito su che cosa avrebbe dovuto costituire il Nuovo Testamento. I codici dei manoscritti sopravvissuti (e ce ne sono proprio molti) a partire dai secoli successivi continuano ad includere alcuni dei libri meno eretici o a non includere alcuni più ortodossi. Gli scrivani apparentemente non si sentivano particolarmente legati a conformarsi alla norma Atanasiana. Perché avrebbero dovuto? Nessun concilio ecumenico avrebbe regolato in materia fino al Concilio della Contro Riforma di Trento nel 1551! In generale, comunque, sarebbe giusto dire che dal 400 AD/CE circa, le chiese mediterranee occidentali hanno usato il canone Atanasiano, restando riluttanti sugli Ebrei. Ci vollero altri due secoli finché le chiese orientali fossero pronte ad accettare l’Apocalisse come canonica. Anche oggi nelle chiese di Monofisite dell’Armenia e dell’Etiopia, il canone del Nuovo Testamento contiene libri come Barnaba, Clemente e 3 Corinti.

Durante la riforma protestante, Martin Lutero poté rimodellare il canone semplicemente in virtù del fatto che stava preparando l’edizione tedesca ufficiale della Bibbia. Spettava a lui decidere che cosa sarebbe stato incluso. Egli rifiutò le Opere Apocrife del Vecchio Testamento Opere, soprattutto perché non erano sopravvissute nelle relative lingue originali. Egli sentiva che la sacra scrittura potesse essere considerata autorevole nel relativo originale Ebreo o Greco, che non ci si poteva basare sui Settanta o la Vulgata Latina; quindi un libro che esisteva soltanto come traduzione non poteva essere canonizzato. Egli rifiutò anche il contenuto teologico di alcune delle Opere Apocrife, ma egli non arrivò a condannarle. Anche i Puritani avrebbero letto dalle Opere Apocrife per edificazione, ed sono state incluse nella Bibbia del re Giacomo fino al 1823 quando i suoi editori decisero infine di rimuoverli.

Lutero ha rimescolato i libri del Nuovo Testamento, limitando gli Ebrei, Giacomo, Giuda e e l’Apocalisse ad un’appendice. Egli si riferì in modo sprezzante a Giacomo come “l’epistola di paglia”, mentre disse che il libro dell’Apocalisse meritava per essere gettato nel fiume di Elba. Nessuno di questi libri convogliava in modo adeguato la dottrina della salvezza per mezzo della grazia attraverso la sola fede, che era il suo filo a piombo. Inutile per dire, i Luterani non avrebbero scelto di seguire il loro capo su questo punto. Nel diciannovesimo secolo, i teologi protestanti avrebbero riconsiderato la questione, Schleiermacher invitò i colleghi a separare “il canonico” “dall’apocrifo” all’interno del Nuovo Testamento, mentre Harnack disse che era tempo di seguire Marcione e abbandonare il Vecchio Testamento. Forse l’osservazione protestante più sorprendente sulla questione canonica venne da Willi Marxsen, un tedesco del ventesimo secolo che notò che i Protestanti avevano implicitamente segato il ramo su cui erano seduti quando avevano rifiutato la tradizione della chiesa come norma per la fede in favore “della sola sacra scrittura”. Come sono giunti a questo frangente? Ignorando che lo stesso canone era puramente un aspetto della tradizione della chiesa, non di un decreto da Dio. La Bibbia non ci dice che cosa deve esserci nella Bibbia, lo fa tradizione, e quest’ultima è quello che i Protestanti sostenevano di rifiutare. Uh-oh.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

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