Canone indefinito

Per Ireneo (115-202), il vescovo di Lione e l’avversario principale dello Gnosticismo, il Testamento Cristiano comprendeva i quattro Vangeli, le Epistole Paoline e gli Atti. Egli usò anche la 1 Pietro, 1 Giovanni, 2 o 3 Giovanni (non lo dice quale, ma accenna a “un’altra” Epistola Giovannina), Giuda e l’Apocalisse ma non sembrava ancora considerare questi come la sacra scrittura. Nessuna menzione degli Ebrei, di 2 Pietro, o di Giacomo. Venti anni più tardi, Tertulliano (metà del secondo – metà del terzo secolo), un seguace di Ireneo, ebbe la stessa lista ma li considerò tutti la sacra scrittura. Tertulliano ha usato gli Ebrei ed le Epistole di Barnaba senza dire specificamente che li considerava canonici. Egli pensava che 1 Enoch dovesse essere incluso nel Vecchio Testamento. Il primo Cristiano che conosciamo che si è riferito alle sacre scritture ebree come Vecchio Testamento fu Melito di Sardis alla fine della terza parte del secondo secolo. Clemente di Alessandria (160-215) fu il primo a chiamare le sacre scritture Cristiane il Nuovo Testamento.

Anche se Ireneo considerava i libri appena elencati sopra come autorevoli e canonici, non predicava che quell’autorità fosse da ispirazione divina. Come la vedeva lui, la loro autorità derivava dalla loro posizione come documenti fondamentali dell’era apostolica. Di nuovo, Tertulliano portò le cose ad un passo ulteriore significativo, individuando l’autorità di questi libri nella condizione di scritture specificamente scritte dagli Apostoli piuttosto che solo del periodo iniziale del Cristianesimo. Per essere considerati autorevoli, dovevano essere stati composti dagli Apostoli di Gesù e dai loro delegati, che egli considerava Marco e Luca perché si diceva che fossero stati assistenti rispettivamente a Pietro ed a Paolo. Ireneo come il suo predecessore, Papia, Vescovo di Ierapoli, avevano collegato Marco a Pietro in questo modo verso il 130 AD/CE. Tuttavia, attribuendo affermazioni a Papia funzionò come hadith – di licenze convenienti per rendere questo o quell’argomento autorevole secondo la necessità – come nell’Islam dove la rivendicazione di accesso allo Ieft – sopra i versi coranici o alle tradizioni orali antiche era un modo per aggirare la sacra scrittura.

Clemente di Alessandria non aveva alcun canone chiuso e fece frequenti riferimenti non solo ai nostri quattro vangeli convenzionali ma anche al Vangelo secondo gli Ebrei ed  al Vangelo secondo gli Egiziani, all’apocrifo così come agli Atti canonici, alle Epistole di Clemente e Barnaba, la Predicazione di Pietro ed il Pastore di Erma. Se deve essere creduto Morton Smith, Clemente possedeva anche Marco Segreto. Fino a questo periodo, i libri del Nuovo Testamento erano autorevoli perché erano apostolici. Fu il successore di Clemente, Origene (185-251), che per primo li dichiarò scritti ispirati, in contrasto con gli scritti degli scrittori ispirati o autorevoli, che era una distinzione importante che continua ad essere effettuata anche nel ventunesimo secolo. Origene pensava che, poiché un libro era ispirato o non lo era, spettava alla chiesa decidere quali appartenessero alla Bibbia, ma egli stesso non ha fatto quella scelta. Egli ne vide soltanto il bisogno. Eusebio, il grande storico della chiesa ed il propagandista del Cristianesimo Constantiniano, chiarisce che i confini canonici precisi erano ancora una materia in discussione alla metà del quarto secolo. Egli ci dice come, nelle discussioni dei teologi contemporanei, le scritture disponibili in effetti rientravano in quattro categorie. In primo luogo, c’erano i libri considerati genuinamente apostolici: i quattro vangeli convenzionali ed le epistole di Paoline, con una certa disputa degli Ebrei, 1 Giovanni, 1 Pietro e Atti. Alcuni dei padri della chiesa includevano l’Apocalisse nella categoria apostolica, benché Eusebio stesso non fosse affatto un suo fan. In secondo luogo, c’erano libri generalmente discussi: 2 e 3 Giovanni, Giuda, Giacomo e 2 Pietro, mentre alcuni accettavano gli Ebrei; Origene ammetteva che “Dio solo sa” chi ha scritto gli Ebrei. Terze erano le opere “spurie” (il che vuol dire che erano possibilmente pseudonime), che erano tuttavia accettabili e usabili: il Vangelo secondo gli Ebrei, gli Atti di Paolo, il Pastore di Erma, l’Apocalisse di Pietro, la Didachè (Insegnamento dei Dodici Apostoli alle Nazioni), Barnaba e per qualcuno l’Apocalisse di Giovanni. Eusebio pensava che fosse stato “Giovanni l’Anziano” piuttosto che il figlio di Zebedeo ad aver scritto l’Apocalisse. Quarto erano falsi completamente eretici: gli Atti di Giovanni, di Andrea, Pietro, Tommaso ed altri ed i Vangeli di Pietro, Tommaso e di Mattia. La questione di una lista definitiva era ancora aperta, almeno per un pò. Ma Eusebio ci dice come Costantino avesse fatto e spedito ai prelati per tutto l’impero cinquanta copie di pergamena di lusso del Nuovo Testamento, questo naturalmente implicava un testo fisso. Non possiamo fare a meno di pensare alla tradizione Islamica che, per soffocare i dibattiti di teologici nei quali gli avversari facevano appello a testi differenti del Corano, il califfo Uthman si fece portare tutte le copie differenti conosciute, fece standardizzare un testo ufficiale dai suoi eruditi, ed abbia bruciato quelli precedenti. La distribuzione di un codice del Nuovo Testamento dal Ministero degli Interni da parte di Costantino deve aver avuto lo stesso effetto che l’instaurazione di una lista ufficiale. Tuttavia, la Bibbia di Costantino potrebbe non aver concordato abbastanza con la nostra lista familiare di ventisette libri. Il Codice Sinaitico ed il Codice Vaticano, che datano a partire da questo periodo e sono possibilmente esempi delle Bibbie del pulpito Costantiniano, includono libri come Barnaba e la 1 Clemente.

Il Canone Muratoriano, un documento frammentario proveniente da Roma scoperto da Muratori, è stato considerato generalmente del secondo secolo, ma alcuni ora sostengono che dati al quarto secolo. Esso elenca tutti i nostri libri del Nuovo Testamento tranne gli Ebrei, Giacomo e 1 e 2 Pietro, mentre comprende l’Apocalisse di Pietro e la Sapienza di Salomone. Esso menziona ma rigetta il Pastore dei Erma.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

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