La prima contro-riforma

Se Marcione fosse stato soltanto un certo scrivano eccentrico, persone come il martire Giustino, Ireneo, e Tertulliano non si sarebbero occupati di lui. Infatti, egli si trasformò in una forza con la quale fare i conti come il suo Cristianesimo Paolino sparso ampiamente e profondamente. Il rapporto fra Marcione ed i capi cattolici del suo tempo è parallela in modo impressionante con i rapporti difficili fra Paolo e gli apostoli di Gerusalemme in Galati e 2 Corinti. C’erano tentativi iniziali di cooperazione ecumenica, ma non ha funzionato. La Chiesa Cattolica ha cercato di cooptare il Marcionismo alla fine del secondo secolo, come anticipato sopra, aggiungendo il materiale ai testi Paolini ed a Luca, armonizzando il Cristianesimo Paolino con il Giudaismo nel modo ancora familiare oggi, insistendo che il Cristianesimo era l’erede legittimo delle promesse del patto di Dio con Israele e il popolo Ebraico. Se avesse trionfato il Marcionismo, oso dire che avremmo visto rapporti Ebreo-Cristiani più pacifici visto che né l’uno né l’altro lato avrebbe percepito l’altra parte come una minaccia.

Come ha risposto la Chiesa Cattolica allo Sputnik Marcionita di una sacra scrittura specificamente Cristiana? Dove Marcione ha abbandonato le sacre scritture Ebree  per la religione Ebraica e le ha sostituite con le scritture distintamente Cristiane, i vescovi Cattolici decisero di mantenere la Bibbia Ebraica, interpretata nuovamente in un modo Cristiano e di aggiungere ad essa un nuovo insieme di sacre scritture. Essi non ebbero obiezioni ad avere un insieme di libri che avrebbero parlato in modo evidente di fede e di pratica Cristiana. Si ricordi che essi li avevano già ed era solo una questione di renderle ufficialmente parte della Bibbia. Così hanno assunto il corpus Paolino, aggiungendo le Pastorali ed interpolando le altre per renderle in accordo con l’insegnamento Cattolico. Il vangelo di Marcione si è trasformato in nel nostro Vangelo di Luca aggiungendo i capitoli 1-3, il sermone della sinagoga di Nazareth, il figlio prodigo, la torretta di Siloe e il massacro di Pilato dei Galilei, “il discorso dei detti sapienziali” (della montagna), l’entrata trionfale, i coloni cattivi (vignaioli), la previsione del battesimo di spirito e l’ascensione. Per equilibrare e diluire Luca, hanno aggiunto Matteo, Marco e Giovanni, anche se Giovanni dovette essere rimescolato ed interpolato estesamente, come ha mostrato Bultmann, prima che potesse passare come ortodosso. Potrebbe attestare la scarsa importanza relativa dei Dodici il fatto che nessuno ha fatto alcun tentativo di attribuire neanche nomi apostolici ai racconti di Marco e di Luca. I vangeli sono tutti anonimi, non pseudonimi, essendo i quattro nomi convenzioni editoriali aggiunti una volta che la gente cominciò ad usare una raccolta di vangeli, generando la necessità di differenziarli: “Questa volta leggiamo dal vangelo secondo Matteo”. Forse ad un certo punto Marco e Luca furono tenuti nella stessa stima con Giovanni e Matteo come capi importanti, benché soltanto la congettura li identifichi con le personalità del Nuovo Testamento con quei nomi. È interessante che i due nomi maschili più comuni nell’impero romano risultavano essere Marco e Luca.

Volendo ristabilire l’importanza dei dodici, i compilatori del Nuovo Testamento hanno fatto un tentativo ritardato di rappresentarli nel canone accanto a Paolo. Gli Atti degli Apostoli hanno cercato di cooptare Paolo e rendere Pietro il suo gemello, riunendo entrambi i lati, i devoti alla memoria di Paolo ed i devoti di quella di Pietro, così come anche implicare che i Dodici avessero svolto un certo ruolo importante. Se mai lo avessero fatto, le loro opere sarebbero state fra i Giudei Cristiani nella Palestina ed in gran parte dimenticati dopo il 70 AD/CE e la distruzione di Gerusalemme. Un gruppo di tre epistole anonime “dall’Anziano”, un maestro dei missionari che viaggiavano alla fine del primo secolo, fu attribuito gratuitamente a Giovanni, il figlio di Zebedeo. Due scritture spurie Pietrine (1 e 2 Pietro, di autori pseudonimi differenti) furono scelte dallo complesso molto più grande di opere Pietrine apocrife che sopravvivono oggi, comprese le due Apocalissi di Pietro, il Vangelo di Pietro, i Viaggi di Pietro, gli Atti di Pietro, la Predicazione di Pietro, la Lettera di Pietro a Filippo, la Lettera di Pietro a Giacomo, ecc. Le due Epistole favorite furono aggiunte, come lo fu una lettera da qualcuno chiamato Giacomo ed un altra da un Giuda. Giacomo era il fratello del Signore? Figlio di Zebedeo? Figlio di Alfeo? Qualche altro Giacomo? Nessuno lo sa. Comunque, questi documenti ci hanno dato il nocciolo del canone cattolico, anche se siano stati richiesti alcuni secoli per delimitare il suo esatto profilo.

Traduzione da “Pre Nicene New Testament” di Robert M. Price

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