Alcune considerazioni sul “Consenso Informato”

L’articolo 32 della Costituzione Italiana afferma:

“…..

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

In base a questo articolo e ad altri principi si riconosce al malato il diritto al “consenso informato” prima di un intervento o una cura di una certa gravità e/o rilevanza per l’individuo.

Questo evidentemente comporta che il paziente (o i suoi parenti più prossimi in caso di incapacità) abbia/no il diritto di rifiutare la cura proposta….

Credo ne conseguano alcune riflessioni:

1) Se viene riconosciuto il principio che il paziente può accettare o rifiutare una cura, per quale ragione poi questi non avrebbe il diritto di interromperla?

2) Non dovrebbe essere consentito anche un “consenso informato” a termine rinnovabile o meno?

3) Nei casi nei quali sia possibile, prima di concedere il proprio consenso, il paziente non potrebbe esigere che gli venga predisposto un “pulsante” che gli permetta di “staccare la spina” in modo da non mettere in difficoltà psicologica o di fronte alla legge familiari o/e terze persone?

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