Gesù e la sua famiglia – Fratelli e falsi fratelli

(Traduzione da “Jésus après Jesus” di G. Mordillat e J. Prieur)

La dura realtà dei testi, in ogni caso, fa che Gesù abbia avuto almeno due sorelle, il cui nome non è stato conservato, e quattro fratelli, che si chiamano Giacomo, José (o Joset o Giuseppe), Giuda (o Judas) e Simone. Non sono fonti più o meno incerte che lo pretendono, sono il vangelo di Marco e quello di Matteo, che danno anche quest’elenco (Mc 6,3 e Mt 13,55).

In aggiunta, i nomi dei fratelli di Gesù sono tutti portatori di un fortissimo carico simbolico nei confronti della storia di Israele: Giacomo, cioè Giacobbe, figlio minore di Isacco, i cui dodici figli diedero i loro nomi alle dodici tribù di Israele; José (Giuseppe), figlio Giacobbe, padre delle tribù di Manasse e di Efraim; Giuda (Judas) e Simone, nomi dei capi della sommossa vittoriosa dei Maccabei, età d’oro del giudaismo. Quattro nomi che dimostrano un profondo radicamento familiare nella pietà ebrea e anche nel suo nazionalismo. Se si aggiunge in quest’elenco il nome di Gesù, che, in ebreo, è lo stesso che quello di Giosuè (il successore di Mosè che condusse il popolo nella terra promessa), si tratta a colpo sicuro di una famiglia molto patriota.

La famiglia di Gesù era una famiglia ebrea come tante altre al 1 secolo, con sei o sette bambini. Come tutte le ragazze del suo tempo, Maria dovette essere sposata molto presto, e si può supporre che non avesse affatto più di una dozzina di anni quando si è trovata incinta di Gesù.

La lettura del vangelo di Matteo, suo malgrado, autorizza anche a pensare che Maria abbia potuto essere vittima di uno stupro (o di incesto) e che Giuseppe l’abbia accolta nel suo focolare, come lo tollera il Deuteronomio, senza lapidarla, senza sottoporla alla prova delle erbe amare (permetteva di scoprire le adultere), senza richiedere che ella fosse castigata per impudicizia.

Nulla impedisce ovviamente che abbiano avuto in seguito bambini insieme. In questo caso, i “fratelli” di Gesù sarebbero “fratellastri“, nati dalla stessa madre (Maria). ma da un padre diverso: da un padre sconosciuto per Gesù, da Giuseppe per gli altri. L’ipotesi di illegittimità non sarebbe senza base.

Molte argomentazioni possono essere avanzate per sostenere questa visione eterodossa della storia: Benché sembri essere il più anziano, Gesù non possiede alcun bene: “il figlio dell’uomo, non ha dove riposare la sua testa” (Mt 8,20). A maggior ragione, se Giuseppe fosse morto, avrebbe dovuto legittimamente ricevere l’eredità di suo padre, per quanto misera fosse stata.

I suoi fratelli sono sposati, come ne testimonia la frase di Paolo che evoca le mogli dei fratelli del Signore. Non sembra che Gesù lo sia stato, per quanto strano ciò sembrasse all’epoca, eccetto se, precisamente, fosse considerato come bastardo. Secondo il Deuteronomio, un figlio di padre sconosciuto non poteva sposarsi con una vero Israelita. “il bastardo è allontanato dall’assemblea di Yahvé” (Dt 23,2).

L’origine delle relazioni così tese tra Gesù e la sua madre si troverebbe legata a questa tara fondamentale che i suoi avversari gli oppongono costantemente. Così si spiegherebbe che i suoi fratelli – sempre solidali con la loro madre – gli testimoniano una certa ostilità, meno di una diffidenza certo, come verso qualche uno che è “a parte”. Molte frasi attribuite a Gesù prendono, in questa prospettiva, un colore inatteso:

“il fratello consegnerà il suo fratello alla morte” (Mt 10,21; Mc 13,12; Lc 21,16). Gesù non ha come fratello un certo “Giuda” o “Judas”, come quello che lo denuncia?

“quante volte il mio fratello potrà peccare contro me?” (Mt 18,21; Lc 17,3) Gesù non ha come fratello uno nominato “Simone”, come quello che lo disconosce tre volte?

“Maestro dì a mio fratello di dividere la nostra eredità” (Lc 12,13): Gesù non ha come fratello “Giacomo” che sembra essere il suo fratello più anziano?

E tanti altri dove la parola “fratello” può essere intesa nel senso più immediato del termine, come se il testo portasse i cento sprazzi di una lunga lite di famiglia. Famiglia contro la quale Gesù si scaglia a varie riprese: “chi ama suo padre o la sua madre più di me, non è degno di me” (Mt 10,37);”se qualcuno viene a me senza odiare suo padre, la sua madre, sua moglie, i suoi bambini, i suoi fratelli, le sue sorelle e perfino la sua vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14,26);”sono venuto ad opporre l’uomo a suo padre, la ragazza alla sua madre, la nuora alla sua suocera; si avranno per nemici le persone della propria famiglia (Mt 10,35-6)…”

 

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Una risposta a “Gesù e la sua famiglia – Fratelli e falsi fratelli

  1. Il mancato discorso del Papa alla Sapienza, ha sollevato un polverone. Come la penso in merito l’ho già espresso in un post, quindi non torno su quell’argomento.
    La laicità è importante, ma chiariamo bene cosa sia la laicità. La laicità è il contrario dell’integralismo, è apertura, dibattito, democrazia, rispetto per gli altri, rispetto per se stessi. Come ho detto, quella dell’altro giorno a mio avviso è stata una sconfitta per la laicità; si poteva fare parlare il Papa e poi discutere, una volta tanto non parlava dal suo Balcone di San Pietro, ma da una sede laica. Sarebbe stata una bella occasione per dialogare, anche se non con lui direttamente, ma si poteva ribattere alle sue parole, magari in altra sede.
    Passo oltre. La laicità è importante, il rispetto per le religioni deve essere massimo, ma non dobbiamo farci imporre precetti religiosi. Questo vale per tutte le religioni. Tempo fa ci fu la discussione sul velo nei luoghi pubblici: il velo che copre anche il viso deve essere vietato, punto! E’ vietato in un paese islamico come la Turchia, le nostre leggi non prevedono di potere girare a volto coperto. Il velo può coprire i capelli ma, in Italia, non deve coprire il viso. Queste sono le nostre leggi.
    Quando poi leggo di maestri che hanno vietato ai bambini di fare il presepe, ritengo di potere dire che queste sono amenità pazzesche. Il presepe, più che un fatto religioso, è un fatto culturale, esiste praticamente da sempre nei nostri luoghi ed è una gioia per i bambini. Inoltre ricordo che Cristo è un messia anche per gli islamici, quindi non vedo quale disturbo possa dare la realizzazione di un presepe, ai bambini non crisitani.
    L’Italia ha una sua cultura, che mischia indubbiamente una tradizione crisitana a una laica. Non possiamo rinunciare alla nostra cultura, chi lo vuole fare, è perché non ha cultura.
    Ci vuole rispetto, per tutti, ma non possiamo rinunciare a ciò che siamo e ciò che abbiamo. Dobbiamo permettere agli stranieri di integrarsi nel nostro paese, favorire la loro integrazione, ma non dobbiamo chinare il capo e rinunciare alle nostre conquiste di libertà e laicità. Noi abbiamo uno Stato che ha certe regole, le dobbiamo rispettare e fare rispettare, altrimenti rischiamo di passare da un ramo all’altro, dalla laicità a nuovi modelli di integralismi religiosi.
    Io non rinuncerò mai alla mia cultura. Difendere la laicità dello Stato, deve andare in tal senso: tollerare tutti i credi, ma porre dei paletti comuni e, soprattutto, non rinunciare a ciò che i nostri avi hanno costruito negli anni, solo per un buonismo radical-chik da salotto.
    La laicità deve valere nei confronti di tutte le religioni: Cristiani, Islamici, Buddisti, Induisti, ecc.
    Laicità per tutti e nei confronti di tutti.
    La nostra cultura deve permettere agli altri di integrarsi, ma non deve rinunciare a se stessa, come a volte è successo e sta succedendo.

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