Gesù e la sua famiglia – I vangeli dell’infanzia

(Traduzione da “Jésus après Jesus” di G. Mordillat e J. Prieur)

I vangeli di Luca e di Matteo comportano effettivamente due partenze. Da tempo la critica ha bene rilevato che i “vangeli dell’infanzia” erano parti riportate. Passati i primi due capitoli, i resoconti di Matteo e di Luca in effetti non fanno la minima allusione ai miracoli e meraviglie della concezione di Gesù. Alcuni ricercatori, come Marie Émile Boismard, suppongono che un vangelo battista o “Giovannita” (dedicato a Giovanni il battista) sia stato accaparrato dal vangelo di Luca e sarebbe stato riciclato in modo da costruire l’infanzia di Gesù sul modello di quella di Giovanni il Battista.

Come nel vangelo di Marco – il più vecchio – per il vangelo di Giovanni – il più recente – Gesù è distinto da Dio al momento del rito battesimale, da adulto. Niente angelo annunciatore, niente stella, non magi, non accessori né decori che faranno la favola dell’immaginario popolare. La gloria dell’elezione divina basta ampiamente all’evangelista Giovanni. L’autore del quarto vangelo del resto da così poca importanza alla verginità di Maria che non ne proferisce parola. Teologicamente non è un tema che conta. Per lui, Maria è “la madre di Gesù”, come lo era per il vangelo di Marco. In compenso, Gesù vi è designato senza riserva come il “figlio Giuseppe” (Jn 1,45 e 6,42), ma forse questo è per passare la difficoltà?

Nel registrare i quattro vangeli sullo stesso diapason, si può concludere che la loro conoscenza del personaggio risale in realtà nel momento in cui Gesù raggiunge il movimento del Battista ed inizia al suo seguito la sua predicazione.

Su tutto ciò che precede, nessuno ne sa nulla. C’è soltanto un assordante silenzio che i resoconti leggendari cercheranno di popolare di gesti e di parole. Le genealogie, i vangeli dell’infanzia ed i dati “storici” al modo greco o romano da parte di Luca sono contributi più tardivi effettuati da redattori ulteriori. Non è del resto la minima delle caratteristiche della storia di Maria in tutta la tradizione cristiana: più ci si allontana dalla fonte, più le informazioni abbondano! Come scriveva Charles Guignebert, “l’immaginazione agiografica ha avuto buon gioco, di fronte alla tradizione autentica, per abbandonarsi alle invenzioni più commoventi o più semplicistiche, secondo il talento degli inventori”2

Altro paradosso, e non dei minori, per i cattolici Maria è diventata il simbolo anche della maternità e della fecondità mentre i testi del Nuovo Testamento – a parte l’arrivo al mondo di Gesù e quella di Giovanni il Battista, ed ancora esclusivamente nel vangelo di Luca – non raccontano alcuna nascita, che, di tutti i miracoli effettuati da Gesù, il solo che non compie è di rendere fertile una donna sterile, che non si incrocino nei testi che vergini, vedove, eunuchi, che tutto quello che ha riferimento con la sessualità e la riproduzione è rigettato, che le donne incinte vi sono maledette.

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