Gesù e la sua famiglia – L’uomo dei sogni

(Traduzione da “Jésus après Jesus” di G. Mordillat e J. Prieur)

Se le epistole di Paolo ed il vangelo di Marco ignorano Giuseppe, da parte nostra ignoriamo come e perché questo nome appare nel vangelo di Matteo, dunque soltanto intorno agli anni 80 non prima. L’evangelista Matteo s’avvicina del resto timidamente al personaggio. Egli vuole considerarlo soltanto in riferimento a sua moglie. Per lui, Giuseppe è “lo sposo di Maria” (Mt 1,16), senza che Maria sia mai detta “moglie di Giuseppe“. Quanto a Gesù, non è mai Gesù ben Giuseppe, “il figlio di Giuseppe“, è soltanto “il figlio del carpentiere” (Mt 13,55).

Per Matteo, Gesù non è del resto mai in contatto con questo padre virtuale, eccetto che nei resoconti della prima infanzia, ed ancora in modo implicito.Al tempo di Matteo, negli anni 80, è soltanto un nome, è soltanto un’ombra. Non esercita alcun’autorità, non ha alcun’iniziativa personale. È un uomo che dorme, un uomo che sogna, e ogni atto del quale è guidato da un angelo. Giuseppe è sonnambulo.

Nella bibbia ebraica, Giuseppe, il figlio di Giacobbe, è conosciuto proprio come “l’uomo dei sogni“. Gli esegeti da tempo hanno trovato una parata alla cancellazione problematica di Giuseppe: era già morto, dicono, quando Gesù si è messo in marcia, e dunque non c’è nessuna ragione di interessarsi a lui – tanto più che ciò avrebbe ridotto al minimo l’onnipotenza della paternità divina.

Si potrebbe anche considerare un’altra risposta più provocatoria: Giuseppe è un nome di prestito, lo pseudonimo del vero padre di Gesù, di cui nessuno ha mai saputo nulla. Contro l’aria di calunnie la risposta di Matteo è che occorre intendere attraverso il concepimento miracoloso del figlio Gesù. All’insulto, replica con il meraviglioso. Al capitolo 1 del vangelo secondo Matteo, dopo un lungo sviluppo genealogico che mette Gesù tra la discendenza di Davide e di Abramo, è detto che Maria, “fidanzata a Giuseppe (…) prima che avessero condotto una vita comune, si trovò incinta“(Mt 1,18). Contro ogni attesa, quando Giuseppe scopre lo stato della sua promessa – e benché sembri immediatamente convinto che il bambino non sia suo -, non la ripudia, neanche segretamente, perché un angelo viene ad informarlo che “quello che è stato generato in essa viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20).

Gesù non può essere nato come tutti gli altri esseri umani, egli è nato da una vergine. L’evangelista trasforma la gravidanza di Maria in segno d’elezione, in fenomeno soprannaturale, in miracolo. È il compimento, egli dice, di una profezia di Isaia, che confortava il re ansioso Achaz annunciando un segno divino: “ecco che la vergine concepirà e partorirà un figlio e lo chiamerà col nome di Emmanuele” (Mt 1,23) – “Emmanuel” che, in ebraico, significa “dio è con noi!“. Poiché il bambino non aveva ricevuto questo nome, sarà la tradizione a spiegare che tra Emmanuele e Gesù, che significa in ebraico “dio salva, ha salvato, salverà”, non c’è che una sfumatura.

 

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