Gesù e la sua famiglia – Figlio di Maria

(Traduzione da “Jésus après Jesus” di G. Mordillat e J. Prieur)

In tutto l’oriente, da sempre, gli Ebrei stabiliscono la loro filiazione in relazione al loro padre. Il figlio è “ben Giuseppe”, “ben Simon” o “ben Jacob”, figlio Giuseppe, di Simone o di Giacobbe, e lo rimane anche dopo il decesso del padre. Se un bambino è nominato rispetto alla sua madre, “figlio Maria” nel (nostro) caso, ciò suggerisce fortemente che il bambino sia nato da un padre sconosciuto.

Il fatto è che i primi testi cristiani, le epistole di Paolo come il vangelo di Marco, ignorano chi è il padre di Gesù. Ignorano Giuseppe tanto come padre naturale che come padre che provvede al suo sostentamento o padre legale. Per l’apostolo Paolo ma anche per l’evangelista Marco, Gesù ha tutta l’aria di essere nato da padre sconosciuto. È un bambino senza padre, come Mosè nella tradizione ebrea, come Maometto (che è orfano) tra i musulmani.

Le tre figure fondatrici delle tre grandi religioni monoteiste sono dunque tre uomini che non hanno conosciuto loro padre, e si potrebbe osservare che l’interlocutore privilegiato di Gesù nei vangeli è un padre celeste, un padre assente ed invisibile che chiama familiarmente abba, “papà” in aramaico, poiché per sublimare, direbbero i psicoanalisti, la mancanza di un padre reale, di carne e di sangue. Questo padre sconosciuto nutrirà d’altra parte la polemica ebraica.

In stile libellista, i Toledoth Yeshuh, questi contro vangeli redatti in ebraico nel X° secolo, in risposta ai massacri di ebrei, ma fondati su tradizioni molto più vecchie, introdurranno a carico la vita di Gesù e faranno di Maria a volte una prostituta, a volte una giovane donna abusata da un certo Panthera, o Pandera, che è a volte un vicino, a volte un legionario romano. Gesù, la cui nascita era per lo meno oscura, è stigmatizzato come bastardo. Molti passaggi presi dal Talmud rivaleggiavano in allusioni appena velate.

Queste accuse non hanno atteso a lungo prima di essere portate alla Lucae del giorno. Fin dalla fine dello II° secolo, il filosofo pagano Celso o il teologo cristiano Tertulliano ne fanno eco. Storicamente, esse risalgono anche certamente molto prima, poiché nel vangelo di Giovanni, quando Gesù accusa gli ebrei di avere il diavolo per padre, i suoi avversari gli rispondono: “Non siamo nati dalla prostituzione“(Jn 8,41), come se questo tipo di accusa circolasse già verso la fine del 1° secolo, e forse anche prima, al tempo quando Gesù era in vita”.
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3 risposte a “Gesù e la sua famiglia – Figlio di Maria

  1. Forse Gadamer non sarà felicissimo di questa ermeneutica. Così come Lessing poneva il famoso dubbio per cui “Non si può fondare una salvezza eterna su di un fatto storico”, così non è possibile fare illazioni teologiche per mezzo del metodo storico. Gli autori che citi usano spesso questo giochetto.
    In ogni caso ti seguo sempre con molto interesse.

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  2. spiritualrationality

    I fatti e le idee dimostrabili o autoevidenti non hanno bisogno di alcun atto di fede. Per convincerci che 5 + 5 = 10 basta provare a contare… La fede entra in gioco quando non ci sono prove evidenti o elementi sufficienti per dimostrare e convincere. Ma il passaggio dalla non evidenza e dall’incertezza alla certezza, anche qualora si tratti di possibilità o persino di probabilità, non è rischioso e indebito?
    Quanto più quando l’evidenza storica è mancante o/e divergente e persino contraria?

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  3. L’evidenza ha delle dinamiche complicate. Se tutto fosse riducibile a componenti logiche, passare da una certezza ad un evidenza sarebbe un gioco da ragazzini. Anche i sistemi filosofici e politici del ‘900 erano in sé evidenti, perché da un presupposto si sviluppava un sistema senza contraddizione interna, eppure era la radice del presupposto stesso ad essere sbagliato.
    Chiunque sa portare un principio di evidenza dato il presupposto e infatti io non critico le tue evidenze, ma il presupposto che genera le evidenze.

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