Funzioni e Creazione

Quando si costruisce una casa, si utilizzano dei materiali già presenti in natura; non si utilizza nulla che non sia già esistente. Ad un certo punto però succede qualcosa di veramente nuovo: quel particolare insieme combinato ed organizzato in quel modo specifico realizza una funzione assolutamente nuova: la protezione dalle intemperie, la dimora, il focolare domestico.
Pur non venendo creato nulla di nuovo, si realizza però qualcosa che prima non esisteva. La leva, la ruota, il carro, ecc., al momento della loro prima realizzazione non furono creazioni ma funzioni nuove.

La storia delle conquiste tecnologiche è anche la storia della realizzazione di sempre nuove funzioni, di combinazioni di funzioni, di organizzazioni di molte funzioni.
Le attrezzature prodotte dalla moderna tecnologia, dalle auto ai computer, ai satelliti, vengono realizzate utilizzando dei materiali già esistenti; attraverso l’opportuna composizione e strutturazione di parti si producono strumenti utili che permettono funzioni nuove e sempre più complesse.

Una parte importante della ricerca scientifica odierna è dedicata a scoprire gli elementi minimi costitutivi e le forze che sono alla base di tutta la realtà. è possibile perché alcuni compiti generali come la distribuzione del nutrimento, la difesa, ecc. vengono forniti o svolti da altri organismi, apparati, sistemi, ecc.
Le forze e/o gli elementi costitutivi minimi interagiscono e costituiscono funzioni sempre più complesse fino a formare gli atomi, le molecole, le macro molecole, ecc.
Un tempo si riteneva che tra la materia inanimata e gli esseri viventi ci fosse un salto netto ed incolmabile. Oggi sappiamo che è veramente difficile trovare un punto di demarcazione preciso e chiaro tra le macromolecole più complesse e le manifestazioni più elementari della vita.

Per cercare di spiegare il passaggio graduale dal mondo inanimato a quello vivente, alcuni studiosi come Ervin Laszlo (Olos. Il Nuovo Mondo della Scienza, La teoria del “campo PSI”), suppongono che, insieme alle altre forze costitutive della materia ci sia anche una specie di campo Psi o elemento psichico.
Supponendo che nell’etere ci sia un insieme di segnali captabili completi, vari strumenti di ricezione manifesterebbero il tipo e le qualità di segnale in base alle caratteristiche ed alla perfezione della strumentazione recettiva e di diffusione: o audio o video o audio e video, o mono o stereo, alta fedeltà, bianco e nero o a colori, ecc… la parte di ricezione e diffusione sarebbe condizionata e proporzionata ai vari tipi di apparecchiatura.
Si tratta di realizzazioni di funzioni diverse, sempre nuove e/o migliorative. Non si crea nulla di nuovo, ma si realizzano capacità e funzioni di tipo e di grado diverso.

Con la formula E=mc2 Einstein enunciò la convertibilità della massa in energia. In precedenza, e intuitivamente anche oggi ai non addetti ai lavori, sembrava che l’energia fosse ben diversa dalla massa e inconciliabile con essa: l’energia sembrava immateriale
Allo stesso modo possiamo supporre che il campo Psi o l’elemento psichico, in un futuro, speriamo non lontano, possa essere inquadrato coerentemente nell’ambito delle forze elementari costitutive della materia.

Qualunque e comunque sia il principio che distingue e caratterizza il mondo della vita da quello inanimato, gli organismi viventi continuano a realizzare ed esprimere funzioni sempre nuove e sempre più complesse.
Sappiamo che i virus, pian piano, si adattano alle medicine. Questo succede per modificazioni casuali o/e adattamenti minimi trasmessi alle loro generazioni successive. Gli esseri viventi più elementari cominciano la loro piccola e limitata esplorazione: Si protendono, in qualche modo, al di fuori di se stessi alla ricerca del cibo. Si confrontano con un mondo circostante. Fanno prove errori e controprove finché non raggiungono un risultato o/e subiscono modificazioni casuali.

Supponiamo che queste forme elementari di vita si formino così una piccola esperienza che, col ripetersi uguale e costante delle azioni e delle risposte, venga mandato in un embrione di memoria organica. Se si tiene conto che le cellule e gli organismi monocellulari si riproducono molto velocemente suddividendosi ogni volta in due parti identiche alla matrice che le ha originate, si può considerare più facile e probabile un passaggio di informazioni. Infatti vengono fatte ogni volta due copie dell’organismo immediatamente precedente e quindi viene copiato anche tutto quanto è stato messo in memoria.

Comunemente si tende a credere che gli istinti siano innati.
Quando noi apprendiamo a guidare o a scrivere a macchina, o altre cose del genere, prima riflettiamo su ogni movimento, poi col ripetere sempre le stesse azioni, mandiamo in memoria e, quindi automatizziamo man mano il procedimento per cui non occorre poi rifletterci più. Così liberiamo il cervello in modo che possa avere spazio per occuparsi di altro.

Dovrebbe essere quindi la percezione delle varie sensazioni di dolore, di appagamento o di altro, a generare il riflesso condizionato, non viceversa. Le sensazioni sono vere e proprie forme di conoscenza. Il riflesso condizionato sarebbe una conoscenza, dolorosa, lieta, o di altro genere, ma comunque ripetitiva e perciò mandata in memoria conoscitiva e/o operativa.
I riflessi condizionati, confermati e ripetuti per un certo periodo possono venire codificati e trasmessi geneticamente, almeno tra gli organismi che si riproducono per suddivisione.
Possiamo immaginare che si formino così gli istinti naturali.

Ad ogni modo, i microrganismi fanno le prime esperienze, le memorizzano e le trasmettono alla specie.
L’organizzazione permette il potenziamento delle capacità singole ed anche la specializzazione col demandare a gruppi di cellule compiti specifici. Si formano i vari organi preposti al nutrimento, al movimento, alla riproduzione, alla percezione. I sensi sono costituiti da cellule specializzate e organizzate per una funzione specifica che capta al meglio percezioni selettive. La specializzazione

Il processo di complessificazione procede verso livelli sempre più alti e verso forme di organizzazione man mano più capaci ed evolute.
Le nuove realtà non sarebbero permanenti e neppure si costituirebbero se, insieme alla complessificazione non si sviluppassero anche legami interni che uniscano le varie parti e le distinguano dal resto della realtà.

Più si procede nella complessificazione più si rende necessario un centro di controllo, un centro organizzativo e programmatico, una forza unificante. Il legame interno si centralizza si qualifica e si specializza sempre di più fino a diventare un organo specifico: il cervello.

Il tipo di complessificazione che si sviluppa man mano, che si procede verso stadi più alti del processo evolutivo, non solo tende a sempre maggiore unitarietà negli individui, ma sviluppa anche una interiorizzazione che si manifesta con sempre maggiore conoscenza e coscienza di se, con sempre maggiore possibilità di autocoscienza.

Il processo di complessificazione unificante ed interiorizzante determina anche una progressiva distinzione e separazione dal mondo circostante per cui il processo potrebbe essere definito complessificazione individualizzante. Significativo al riguardo è il fatto che i bambini piccoli acquistano coscienza di se stessi come distinti dal resto della realtà solo dopo un anno o due di esperienze relazionali nelle quali viene sperimentato il proprio io come soggetto delle percezioni e delle azioni in modo separato dal resto del mondo circostante.
L’evoluzione procede per stadi successivi fino all’uomo che sembra essere oggi il più alto prodotto dello sviluppo della vita sulla terra.

A parte teorie più o meno fondate e valide per spiegare come avvenga il processo che permette la costituzione di funzioni ed organismi sempre più evoluti e complessi. È evidente che si tratta di gradazioni progressive e basate su evoluzioni di forme precedenti e non continue creazioni di stadi successivi.

La percezione e la manifestazione psichica, comune agli esseri viventi, viene progressivamente potenziata e specializzata in varie funzioni sempre più qualificate. Fino a non molti decenni fa si sosteneva che l’uomo fosse radicalmente diverso dagli altri animali perché usava un linguaggio, sapeva fare attrezzi, apprendeva nuove conoscenze e strategie, ecc.

Oggi sappiamo che anche gli animali usano dei linguaggi più o meno articolati, che imparano a utilizzare strumenti, che insegnano la nuova “cultura” alla loro prole, che cantano, ecc. Tutto farebbe pensare che una maggiore conoscenza ci farà scoprire anche negli animali altri aspetti che ora sembrano prerogativa umana. Sembra evidente che anche sulle manifestazioni più strettamente legate ad aspetti di percezione ed espressione del mondo “psichico”, tra gli animali più evoluti e la specie umana, esistono differenze solo di gradazione, non differenze qualitative evidenti ed inconciliabili. Anzi, come sappiamo bene, alcuni animali mostrano sensibilità “psichiche” superiori a quelle umane come, ad esempio la profondità e la capacità affettiva che hanno i cani.

Visto che le espressioni animali e quelle umane più strettamente legate al mondo “psichico” risultano differenti solo per grado, non per qualità non è logico né scientificamente consentito affermare che solo l’uomo abbia un’anima: o hanno l’anima tutti o nessuno.

La scienza considera teorie anche ipotesi che, pur avendo trovato riscontri e plausibilità, non sono però ancora generalmente accettate e condivise dal mondo scientifico.
La dottrina dell’intervento creativo divino non ha alcun riscontro o prova dal punto di vista scientifico, pertanto, nell’ambito della scienza, al massimo potrebbe essere considerata una semplice ipotesi, non una dottrina che possa mettere in discussione, contrapporsi o sostituire l’evoluzionismo che, al contrario, presenta innumerevoli e indiscutibili evidenze.
In ogni caso, l’unica possibile teoria di una eventuale creazione, potrebbe riguardare solo l’origine di ogni particella, principio o forza minima costitutive di tutto l’universo esistente e non gli sviluppi successivi.

Sarebbe ridicolo che un buon programmatore dovesse intervenire di continuo su ogni piccola variazione di esigenze degli utenti di un programma da lui realizzato.
Immaginare che un eventuale Dio abbia creato l’universo e poi intervenga continuamente per aggiustare il tiro o aggiungere funzioni nuove al programma base, darebbe una immagine ben misera di una tale divinità. Inoltre, per una divinità eterna e immutabile, fuori da ogni tempo e da ogni spazio, quando avrebbe potuto essere arrivato il momento giusto per creare? E dove? Ma su Dio è facile dire di tutto, tanto nessuno può controllare e dimostrare il contrario.

Le immagini sono tratte da:

primatology.files.wordpress.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...