L’amore e la famiglia. Il sesso libero

(Tratto da “ Il disastro mondo” di Francesco Golzio) Grazie!

Cos’è la famiglia, di cui esistono nel mondo moltissimi tipi? E’ la sublimazione, la regolarizzazione o il tentativo (fallito) di regolarizzare il rapporto sessuale, di tracciare un binario, che nei secoli è divenuto sempre più stretto, sul quale dovrebbe correre, con molte regole, la vita sessuale dell’umanità. Noi crediamo, anzi sappiamo, e lo mostreremo nel corso del capitolo, che i vari gruppi umani primitivi hanno vissuto (come lo vivono oggi i popoli che primitivi sono ancora) un sesso passionale e vibrante, cui hanno imposto anch’essi regole ma di cui hanno pienamente apprezzato la grande capacità di dare una gioia immensa sia fisiologica che neurologica. L’istinto intelligente della scimmia nuda ha fatto comprendere subito che l’accoppiamento produceva non soltanto i bambini ma anche la gioia della coppia e che questa gioia era la più economica e la più grande: fare l’amore non costava nulla!

La società tardo- antica e dell’alto medioevo cominciò a subire, nello scenario mediterraneo, la dura influenza del Cristianesimo e della sua predicazione ascetica e moralistica. Si formò proprio allora quella dottrina cristiana, poi divenuta tradizionale, che vede nell’attività sessuale l’unico vero e grande peccato, ignorando, talvolta, come incolpevoli le ruberie, le simonie, addirittura gli assassinii. Forse perché i ricchi, cui il Cristo aveva contrapposto i suoi poveri, esaltavano nella loro vita i piaceri della carne più dei poveri. E, infatti, nonostante le predicazioni e la terribile paura delle pene infernali, i ricchi (e i poveri) continuavano a godere di donne e di uomini: certo, accanto a loro non c’era il silenzio e l’invidia del popolo, ma il disprezzo degli anacoreti e, talvolta, le pene concrete della giustizia umana che si accaniva contro i peccatori, le prostitute, che poi diverranno le “diverse” e le streghe.

Il medioevo, quella lunga età tutta occidentale che va dal III/ IV secolo al XVII e XVIII secolo, cioè alla nascita dell’industria e del capitalismo, fu epoca di grandi corruzioni e di grandi peccati. Noi conosciamo meglio le vicende delle corti e dei potenti, perché di esse esistono narrazioni, mentre poco o nulla ci rimane che parli direttamente della vita dei poveri. Quelle furono vicende in cui i furti, le rapine, gli assassinii, il sesso la fecero da padroni e conquistarono alla loro concreta realtà vescovi e prelati, papi e cardinali, monaci e monache. Basterà ricordare due sole vicende esemplari, di cui non vale più la pena nemmen parlare tanto sono note: la vita romana della corte papale soprattutto all’epoca dei Borgia, la vita della corte di Enrico VIII di Inghilterra le cui cronache sono quelle di un solo lungo intrigo, di assassinii, di tradimenti, di continui godimenti sessuali. Senza contare le vicende analoghe della corte dei Valois di Francia nel secolo XVI, dove correva spesso il veleno e le regine restavano accoppiate come cani con i loro amanti nei corridoi oscuri della reggia. Senza contare le vicende del Re Sole (Luigi XIV di Francia), di sua moglie, delle sue tre principali amanti, e delle altre, un fulgido esempio di libertà sessuale (analoghi comportamenti erano seguiti dalle altre “famiglie” della corte), in cui gli accoppiamenti erano continui e continue, pure, le gravidanze. Non c’era allora, per nessuno, alcun sistema di controllo delle nascite (se non il coitus interruptus), non c’era alcun vero rispetto dei bambini, più o meno “cose” destinate, probabilmente, alla morte. Luigi XIV ebbe da un’amante sette figli, da un’altra sei, dalla moglie- regina, sette o otto: nascevano, a volte, quasi in contemporanea e venivano affidati a balie, a famiglie, talvolta riconosciuti, talvolta no.

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