Ispirazione “divina” ed umana

La Dei Verbum, Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione del Concilio Vaticano II
nel Capitolo III sotto l’intestazione “L’ispirazione divina e l’interpretazione della scrittura” asserisce:

11. Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo. La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo (cfr. Gv 20,31; 2 Tm 3,16) hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa per la composizione dei libri sacri, [2]
Dio scelse e si servì di uomini[3] nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo[4], scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva fossero scritte[5]. Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, bisogna ritenere, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, [6] per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture. Pertanto «ogni Scrittura divinamente ispirata è anche utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia perfetto, addestrato ad ogni opera buona» (2 Tim. 3,16-17, testo greco).

Diciamo comunemente che un pittore, un musicista, uno scultore, uno scrittore, ecc. sono stati o sono “ispirati”… In questo contesto intendiamo che gli artisti si sono sentiti o sono mossi da forti emozioni interiori e/o intuizioni forti e particolari.

Se attribuissimo questo significato al termine “ispirati” in relazione ai testi e agli insegnamenti delle “sacre scritture” delle varie religioni che rivendicano una “rivelazione divina” potremmo trovarci ad un buon punto di partenza per una “spiritualità razionale”.

Le religioni, tra l’altro, sono anche una specie di contenitori delle esperienze e della saggezza dei popoli in relazione alla religiosità umana.

Se rifiutiamo l’interpretazione della Dei Verbum e adottiamo quella accennata sopra, cambia profondamente la prospettiva del mondo della religiosità. Se, cioè, “filtriamo” i contenuti e gli insegnamenti delle varie religioni che si propongono come detentrici “in esclusiva” di “verità infallibili” in quanto “rivelate da Dio” da questi stessi aspetti di “verità assolute ed indiscutibili”, da un lato avremmo tolto gran parte, e quella più fondamentale, dei caratteri negativi delle religioni, dall’altro non rischieremmo di scartare tutto un complesso di esperienze e di insegnamenti frutto di tutto il passato della spiritualità umana.

Non è il caso di buttare l’acqua sporca con il bambino….

La convinzione di possedere la verità assoluta ed avere il sigillo ed il mandato divino per la difesa e la diffusione della “Verità” comporta integralismi, imposizioni, potere delle istituzioni religiose sullo spirito dell’uomo, indisponibilità al vero dialogo e a compromessi; comporta quindi ogni genere di contrasti insanabili tra religioni che, ciascuna per sé, rivendicano origini e missione divina, e tra queste religioni ed il mondo scientifico e laico.

Con queste premesse e con l’attenzione costante a non scambiare aspirazioni, concetti, ideali ed insegnamenti umani e, pertanto, relativi e sempre discutibili, per verità assolute divinamente rivelate, possiamo dialogare, discutere, valutare, accettare o meno, arricchirci e sviluppare un discorso nuovo, libero e aperto. Possiamo formulare nuovi concetti e rielaborarne alcuni antichi e, non vincolati da convinzioni che li presentano come non modificabili e completi, esplorare nuovi orizzonti alla luce della scienza e della conoscenza attuale.

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2 risposte a “Ispirazione “divina” ed umana

  1. Non sono d’accordo.

    Non è necessariamente vero che la convinzione di conoscere la verità assoluta debba comportare per forza integralismi, imposizioni o la negazone del dialogo con i laici e tra le religioni.
    Questo accadde in passato quando l’uomo non aveva ancora maturato le sue capacità di tolleranza e rispetto.
    Al giorno d’oggi le cose sono molto cambiate, almeno da parte cristiana, e cattolica in particolare.

    Ognuno è libero di sviluppare il proprio pensiero e di operare le sue scelte di vita.
    Dio, quindi la Chiesa, propone uno stile di vita che ci rende veramente liberi perchè è focalizzato sui veri valori, ma può essere discusso ed eventualmente non accettato.

    L’avere una fede in Dio non può essere causa di divisioni e contrasti perchè l’Amore di Dio insegna tolleranza e fratellanza.

    Tutti gli uomini sono alla ricerca del rapporto con Dio, perchè tutti siamo figli dello stesso Padre. Questi, ad esempio, sono i sentimenti propri della spiritualità di Assisi, l’iniziativa di preghiera universale voluta da Papa Giovanni Paolo II.

    Conoscere la verità assoluta consiste nel riconoscerci tutti figli dello stesso Padre Celeste.

    Un saluto.

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    • Io credo che la tolleranza da parte cattolica sia senz’altro aumentata, specie rispetto ai tempi in cui la chiesa puniva il dissenso con il rogo, ma i miglioramenti non sono dovuti ad una maggiore apertura della chiesa verso il mondo.

      La realtà è che la chiesa è stata costretta a ridimensionare le sue pretese di onnipotenza e dominio universale sull’uomo.

      Sono stati gli eretici e i liberi pensatori, a fare progredire la chiesa, non i suoi santi e i suoi chierici. Tanto meno le sue gerarchie, più interessate ai beni terreni che non a quelli dello spirito.

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